Roberto Aprile

Consulente finanziario

II° 2020
2019
Finanza E Previdenza
Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo, Chieti, L'Aquila, Pescara, Teramo
Fino a €20MLN
Oltre a 10 anni
Laurea
65 anni
604
24 agosto 2018
II° 2020
2019

Profilo professionale

Consulente finanziario, mutualistico e patrimoniale
Responsabile in ambito associativo del settore servizi finanziari - Confederazione Sindacale Autonoma Attività Produttive Da quando ho iniziato l’attività nel 1989, qualche anno dopo essermi laureato in Sociologia, la mia figura professionale ha conosciuto una veloce e irreversibile evoluzione del ruolo e dello stesso stile di lavoro, approdando a svolgere una funzione costituzionalmente rilevante in quanto si occupa di un diritto garantito dalla Costituzione: la tutela del risparmio. La mia attività ruota attorno a tre fondamentali funzioni: Pianificare, Educare e Informare. Pianificare le risorse finanziarie significa focalizzare le esigenze del risparmiatore e trasformarle in obiettivi concreti, per raggiungerli mediante l’utilizzo di opportuni strumenti ben individuati. Nel fare questo, è anche mio compito rendere il risparmiatore consapevole delle scelte, informandolo adeguatamente sui criteri, sui rischi e sulle opportunità di questa attività chiamata investimento. Spesso, incontro persone che sono rimaste vittime della confusione che nasce dalla scarsa conoscenza della materia finanziaria o, al contrario, da una mole eccessiva di informazioni talvolta complesse, altre volte semplicistiche, mediate da internet, tuttavia non omogenee e difficili da gestire; di conseguenza le loro scelte di investimento sono spesso suggerite da aspettative eccessive e da atteggiamenti incoerenti e spesso emotivi. Si può comprendere dunque perchè nella mia professione, prima ancora che con il denaro, si abbia a che fare con il fattore umano. Personalmente ritengo che le relazioni umane abbiano in se stesse valore. Anzi, posso dire che la mia crescita personale, e professionale – dove la seconda è prolungamento, funzione ed espressione della prima – sono stati possibili solo esercitando attenzione verso l’oggetto della mia azione che non è l'investimento in quanto tale, ma la persona di cui accetto di prendermi cura per quanto riguarda la formazione e la salvaguardia del suo patrimonio, sia a tutela del suo nucleo familiare, sia per la corretta transizione del patrimonio stesso alle giovani generazioni. Questo è il mio compito, e lo ritengo concretamente conseguito non davanti al'ottenimento di un risultato finanziario soddisfacente, ma nella misura in cui l'investimento rappresenta, al di là delle performance, la realizzazione di un progetto di crescita della persona, nel suo vissuto, per le sue necessità reali, attraverso la sua emotività, avendo colto le sue priorità legate prima di tutto alle esigenze di sicurezza, tutela e sviluppo del proprio nucleo familiare, piuttosto che del denaro e della ricchezza in quanto tale.
Leggi di più

Le mie principali competenze

I miei credit

  • Master Patrimoney "Il Patrimonialista" in Consulenza Patrimoniale il 10/12/2018
  • Albo Unico dei Consulenti Finanziari, sezione territoriale I - Roma, 22/12/1992 delibera n. 6728
  • Registro Unico degli Intermediari assicurativi e riassicurativi, sezione "E" n. E000054374, 11/05/2007
  • Laurea in Sociologia (presso Università La Sapienza di Roma)
  • Formazione professionale assicurativa Ramo Vita (presso Scuola di Formazione INA)
  • Formazione professionale in Finanza e Previdenza (presso Finanza e Futuro)
  • Master in Consulenza finanziaria indipendente (presso Consultique)
  • Master Corporate in servizi di consulenza alle aziende (presso Consultique)
  • Percorso formativo di consulenza patrimoniale (presso ABI Formazione)
Leggi di più

Le mie ultime attività

PROGRAMMARE UN PIANO DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE

29.06.2020 / 48 Visualizzazioni

    Da cosa cominciare Quali prodotti e quali profili di investimento scegliere Come comportarsi   La pensione obbligatoria, chiamata “primo pilastro”, ha l’obiettivo di offrire una tutela di base, necessaria ma non sufficiente ad assicurare un tenore di vita adeguato alle ordinarie necessità. Ad integrazione del primo, è allora diventato necessario affiancare forme pensionistiche collettive complementari, che rappresentano il cosiddetto “secondo pilastro”. Tra queste rientrano i fondi pensione aperti. Quando cominciare?  Il momento per l’investimento previdenziale è sempre “adesso”! Un programma di previdenza complementare va cominciato subito, per beneficiare del più lungo periodo possibile di accumulazione. Il fattore tempo è fondamentale per la crescita del montante da cui dovrà scaturire la rendita pensionistica: più lungo è il programma dei versamenti, maggiore sarà il capitale accumulato e più alta la prestazione pensionistica che si otterrà; anche piccoli versamenti, se fatti senza perdere tempo e con regolarità, possono alla lunga contribuire a raggiungere un capitale sufficiente a produrre una rendita interessante. Come fare? Si comincia sempre dalla fine, domandandosi cioè quanta rendita aggiuntiva serve per ricostituire una pensione adeguata all’attuale tenore di vita. A questo scopo può essere di aiuto ricorrere a un simulatore, non sarà certamente preciso, ma fornirà un esito sufficiente a costituire un riferimento: quanto risparmio è necessario accantonare nel tempo, per generare la somma mancante alla rendita pensionistica? Bene, una volta stabilita la somma da integrare, bisogna individuare lo strumento adatto per capitalizzare il risparmio necessario: l’obiettivo può essere raggiunto con strumenti specificamente predisposti, sottoscrivendo da subito un fondo pensione o prodotti assicurativi come la rendita vitalizia, (esistono alcune rilevanti differenze tra le due tipologie di strumenti); ma è possibile anche attivare un Piano di accumulazione,  Impostando un piano automatico di versamenti ricorrenti: è una scelta di buon senso. Esso consente di minimizzare i rischi  tipici di mercati altamente remunerativi, come quello azionario, la cui volatilità su un orizzonte di lungo termine tende ad essere riassorbita. Va tenuto però presente che alla fine, per convertire in rendita  il capitale accumulato, si dovrà ricorrere comunque ad uno specifico strumento assicurativo. E’ proprio a questo punto che appare chiara l’importanza di dare avvio per tempo all’accantonamento previdenziale: se l’età della pensione è ancora molto lontana, sarà possibile permetterti il lusso di scegliere linee di investimento a maggior contenuto azionario, la volatilità di breve periodo può essere del tutto ignorata, puntando al maggior rendimento ottenibile nel lungo periodo. Inoltre, più è lungo il periodo di permanenza in un fondo pensione, maggiore è il vantaggio fiscale che si otterrà quando sarà liquidata la prestazione: si tratta di uno sconto dello 0,3% per ogni anno di contribuzione… e non è poco, perché in questo modo sarà possibile arrivare ad una imposta minima sulla rendita del 9%, dopo che per tutto il periodo della contribuzione le somme investite nel fondo pensione avranno beneficiato anche della deducibilità fiscale, fino ad un massimo di 5.164 euro all’anno! E’ validissima anche una polizza di rendita. Per questo prodotto non è prevista la deducibilità fiscale riconosciuta ai fondi pensione, ma a differenza di questi,  hanno il vantaggio di liquidare rendite totalmente esenti da imposta, il che le rende molto più interessanti per chi ha superato la soglia della deducibilità, ovvero per coloro che per varie ragioni non possono o non vogliano avvantaggiarsene. Attenzione! L’investimento non va mai perso di vista, ma  va monitoralo continuamente, al fine di ribilanciare il portafoglio ogni volta che ce ne sia il bisogno. Per fare questo sarà opportuno contare sull’assistenza di un consulente che suggerirà  quando e come spostare le somme dai comparti più volatili a quelli che lo sono meno,  man mano che si avvicina il momento della prestazione pensionistica o l’eventuale anticipazione. Infatti, nonostante l’adesione al fondo pensione sia  una forma di investimento vincolata, la normativa al riguardo prevede la possibilità di disporre di parte del capitale investito anche prima del pensionamento. Le  anticipazioni di capitale possono essere richieste però per motivi specificamente previsti, quali  l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa (per sé o per i figli), per motivi di salute; le somme possono essere in parte riscattate in occasione del cambiamento di lavoro. Si ha poi la possibilità di liquidare l’intero montante in forma di capitale, qualora esso non superasse la soglia “fisiologica” necessaria per essere convertito in rendita. L’adesione al fondo pensione può avviene in forma collettiva, se prevista dal proprio CCNL di riferimento, da un accordo aziendale, dalla associazione di categoria o dall’ordine professionale cui si appartiene, ovvero individualmente, attraverso un piano individuale pensionistico (PIP). La scelta degli strumenti richiede una attenta valutazione dell’offerta presente sul mercato, in termini di affidabilità e solidità. Non basta confrontare i relativi rendimenti ottenuti  nell’ultimo periodo, è necessario confrontarli su base pluriennale, oltre la stabilità del rendimento,  vanno confrontati attentamente anche gli indici quantitativi che descrivono l’attività e la qualità della gestione in termini di rapporto rischio/rendimento, di volatilità, di efficienza. Infine anche i costi devono essere presi in considerazione, sebbene non costituiscano un elemento decisivo nella scelta (esistono fondi costosi ma gestiti molto bene e fondi meno costosi ma che sono gestiti in maniera mediocre),  tuttavia i costi inevitabilmente incidono sul risultato finanziario netto.

Leggi il mio post

Leggi tutti i miei post

Consulenza finanziaria e tutela patrimoniale

13.09.2019 / 300 Ascoltatori

Tutela e protezione del patrimonio: quali potrebbero essere i rischi e come è possibile proteggersi.

Ascolta il mio podcast

Ascolta tutte le mie interviste

LA DONAZIONE DELL’ IMMOBILE SECONDO LA CONSULENZA PATRIMONIALE: RISCHI E TUTELE.

09.06.2020 / 112 Visualizzazioni

  La donazione come strumento di pianificazione successoria Conseguenze dell’atto donativo in caso di vendita dell’immobile donato Come tutelare l’acquirente e il valore dell’immobile E’ prassi comune che i genitori alienino dal loro patrimonio determinati beni, per lo più immobili, a beneficio dei figli. La donazione, non è altro che una distribuzione del patrimonio che il genitore fa in genere ai figli  quando è ancora in vita, configurandosi in tal modo come uno strumento di pianificazione successoria. Quanto esso sia efficace lo possiamo vedere dai rischi ai quali il donatario è oggettivamente esposto, a partire dal momento in cui si aprirà la successione. Perché l’asse ereditario possa essere suddiviso equamente tra gli eredi, l’immobile donato diventa oggetto della riunione fittizia. E’ chiamata così l'operazione contabile con la quale si procede alla ricomposizione dell’asse ereditario: al momento della successione, al valore globale dei beni, sottratti i debiti, si somma il valore attualizzato delle donazioni. Sull'asse così formata si calcola la quota “disponibile” di cui il defunto poteva appunto disporre, al netto delle quote di riserva garantite ai legittimari. Ora, se il valore del bene donato supera quello della quota ”legittima” , alla quale ognuno degli eredi legittimari (e cioè il coniuge, i figli e in mancanza dei figli i genitori) ha diritto, il donatario si troverà a dover riconoscere la differenza di valore a coloro che tale diritto trovassero leso. Questi infatti avrebbero la possibilità, anche a distanza di anni (dieci dalla morte del donante), di rendere inefficace la donazione posta in essere dal defunto quand’era in vita, tramite l’azione cosiddetta di “riduzione”, ottenendo in tal modo il reintegro delle quote legittime, lese per effetto della donazione. Si comprende come questo rischio implichi conseguenze importanti nel caso il donatario decidesse di vendere l’immobile ricevuto in dono. Il rischio infatti si trasferisce in capo a chi volesse nel frattempo acquistare l’immobile donato: l’erede leso nella legittima, infatti, potrebbe chiedere al terzo acquirente la restituzione del bene (o la somma corrispondente) anche se questi è del tutto estraneo alla vicenda e può vantare la proprietà del bene, con “regolare” atto d’acquisto. Questa possibile, anche se statisticamente poco probabile, situazione costituisce un vero ostacolo alla vendita dell’immobile, che perderebbe gran parte del suo valore commerciale, danneggiando il donatario stesso.  Le banche infatti, proprio per le ragioni accennate, tendono a rifiutare la concessione di finanziamenti che abbiano in garanzia immobili la cui origine sia donativa. Il problema potrebbe essere evitato qualora il genitore, prima di porre in essere la donazione dell’immobile, si riservasse nell’atto la facoltà di disporre di quel bene. In tal modo, nel caso in cui il figlio, un domani, volesse rivendere l’immobile oppure ipotecarlo, il donante, potrebbe esercitare la facoltà di tornarne proprietario, e così disporne. Se ciò da un lato permette di salvare la commerciabilità dell’immobile, dall’altro la soluzione equivale all’“annullamento” formale della donazione, cosa che richiederebbe un nuovo atto, e che comporterebbe considerevoli costi e complicazioni. Essa infatti potrebbe risultare non applicabile o perché nel frattempo è venuto meno il donante, o perché per formalizzare l’atto di revoca occorre la presenza di testimoni che potrebbero non essere disponibili. Qui ci viene però in soccorso la soluzione assicurativa. L’acquirente di un bene di origine donativa e l’ente mutuante possono infatti tutelarsi stipulando una specifica polizza contro i rischi da donazione. Questa polizza prevede il risarcimento del danno derivante dall’eventuale spossessamento dell’immobile; nel qual caso il risarcimento viene effettuato direttamente alla persona avente diritto alla restituzione, sottraendo l’acquirente ai rischi economici ma anche ai disagi di natura pratica, organizzativa e morale, derivanti dal fatto stesso di trovarsi privo dell’immobile già acquistato.  Si comprende bene quindi come lo strumento assicurativo si affermi ancora una volta nella sua indispensabile funzione di preservazione e tutela, in questo caso a garanzia della sicurezza della compravendita e della commerciabilità dell’immobile.      

Leggi il mio post

Leggi tutti i miei post

La pubblicazione della pagina profilo è a cura e su iniziativa personale del singolo consulente. MoneyController non si assume alcuna responsabilità in merito ai contenuti pubblicati dal consulente e a quelli accessibili attraverso link a siti web esterni citati dal consulente.

Condividi