Simone Sgamma

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Consulente finanziario

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Bnl - Bnp Paribas Life Banker
Frosinone, Roma, Napoli, Firenze, Milano
Fino a €20MLN
Fino 5 anni
Laurea
27 anni
299
23 giugno 2022
MoneyController Financial Educational Award Top Financial Educational

Awards: III-2022 ,

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Profilo professionale

Laureato in Economia e Commercio, ho avviato da subito la mia carriera professionale in ambito bancario come consulente finanziario essendo da sempre appassionato di mercati finanziari e consulenza patrimoniale.
Investimenti, risparmio assicurativo, previdenza, protezione e servizi bancari, sono le cinque aree su cui sviluppo la mia attività. Nel lavoro punto sempre a seguire con costanza tutti i miei clienti con un monitoraggio attivo della situazione finanziaria e patrimoniale, al fine di cogliere le opportunità che il mercato offre.
Ho scelto BNL Life Banker, perché ritengo che sia un modello di consulenza finanziaria unico nel nostro paese, il quale permette al consulente di essere un vero e proprio punto di riferimento per i suoi clienti sia dal lato personale che professionale.

Le mie principali competenze

Analisi strumenti finanziari, trading
Consulenza agli imprenditori
Consulenza patrimoniale
Gestione del rischio finanziario
Ottimizzazione di portafoglio
Pianificazione assicurativa
Pianificazione del patrimonio immob.
Pianificazione pensionistica
Pianificazione successoria
Valutazione Mutui e leasing

I miei credit

Le mie ultime attività

Il fallimento di FTX, colosso delle Criptovalute

17.11.2022 / 145 / 0

La caduta di FTX uno dei giganti della finanza di ultima generazione rischia di mettere in crisi l’intero sistema delle criptovalute coinvolgendo oltre 1 milione di investitori, fra istituzionali e retail per una perdita totale di circa 30 miliardi di dollari. Solo qualche mese fa il fondatore del terzo Exchange di criptovalute al mondo, FTX, aveva dichiarato al Financial Times che volendo avrebbe potuto anche acquistare un colosso della finanza tradizionale come Goldman Sachs. La notizia del fallimento di FTX ha creato una certa ansia sui mercati finanziari e in particolar modo a quei settori che sono legati alle crypto. Infatti negli ultimi mesi sono stati molteplici i fallimenti di società impegnate nel settore crypto, i quali potrebbero generare un vero e proprio effetto domino. Cosa è accaduto prima del fallimento? Tutto ha preso avvio dal clamoroso fallimento del token Luna, ad aprile, che aveva generato il panico nel mercato e trascinato con sé quattro società, che nel giro di tre mesi hanno dovuto dichiarare bancarotta per insolvenza. Per ironia della sorte, era stato proprio fondatore di FTX in quelle settimane a cercare di tranquillizzare mercati ed investitori, sulla solidità del sistema, proponendosi come garante per gli investitori coinvolti. Inoltre ad inizio novembre Coindesk, aveva espresso dubbi circa la solvibilità di Alameda Research, società controllata da FTX, tanto che la stessa controllante e il suo token FTT sono caduti in una crisi di liquidità. Alla fine FTX è stata costretta a richiedere la protezione dei creditori attraverso il Chapter 11 al fine di gestire l’operatività aziendale. Cosa è successo dopo la caduta del colosso FTX? Nelle ore successive alla notizia Bitcoin e Ethereum hanno ceduto il 15 e 24% in un mercato che negli ultimi mesi ha visto performance negative addirittura del 90%. In tutto ciò anche grandi clienti sono stati coinvolti. Esattamente BlackRock e Sequoia si aggiungono ad un altro milione di investitori rimasti a mani vuote dopo il fallimento della società. Inoltre Sequoia in una nota ha chiaramente specificato ai propri clienti la svalutazione a zero di FTX. D’altronde la stessa FTX negli ultimi mesi era nel mirino della SEC (la società che si occupa del controllo della borsa negli USA), che da tempo chiede al governo e al Congresso una legge che regolamenti un settore, cresciuto a dismisura negli ultimi anni, senza adeguati controlli e regole per garantire investitori e sistema finanziario. Nello scorso marzo il presidente americano Biden ha emanato un ordine esecutivo in cui chiedeva espressamente al Congresso di riunirsi per deliberare sul tema delle regole del settore, che vale più di 2000 miliardi di dollari. Questa richiesta deriva anche dai molteplici fallimenti, tanto che vari governi lavorano per cercare una soluzione volta a ridurre tutte quelle operazioni ai limiti della legalità messe in atto da tali società. Un esempio è il Regno Unito il quale ha vietato l’operatività di Binance sul suolo britannico a causa di carenza di trasparenza operativa. Il fallimento di FTX porterà ad una svolta del mercato crypto che non sarà più quello di prima. Tutti ci interroghiamo sul futuro e su quali azioni verranno messe in campo dalle autorità competenti. Con buona probabilità possiamo già anticipare che l’evento di per sé ha condotto ad una perdita di fiducia delle cryptovalute tanto da portate sempre più investitori ad effettuare domande sulla solidità delle aziende operanti nel settore.

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BTP Italia 2030, un titolo da maxi cedole

11.11.2022 / 9839 / 2

Nel 2022 l’inflazione in Italia è cresciuta arrivando ad un livello elevato tale da allarmare i risparmiatori. Per proteggerli il tesoro nel mese di giugno 2022 effettuò l’emissione del BTP indicizzato all’inflazione che stando ai dati odierni promette una maxi cedola per coloro che lo hanno sottoscritto. Nel mese di ottobre, l’indice dei prezzi è cresciuto dell’11,9% annuo. Questo è un dato che non si vedeva in Italia da molto tempo, infatti dobbiamo tornare indietro fino al 1984 per trovarne uno più alto. Il contesto attuale preoccupa molto i consumatori ma non i possessori di BTP Italia 2030 ISIN: IT0005497000, i quali sono in attesa di riscuotere a dicembre la loro prima cedola. BTP Italia 2030 è un bond con indicizzazione all’inflazione FOI dell’Istat. Ogni sei mesi il titolo effettua una rivalutazione del capitale e della cedola in base all’andamento del suddetto indice, a cui si aggiunge il rendimento minimo fissato all’ 1,6% annuo. Inoltre per coloro che hanno sottoscritto il prodotto in fase di emissione, il tesoro ha previsto anche un premio fedeltà pari all’1% del capitale investito. Il premio verrà erogato solo ai risparmiatori che deterranno il titolo fino a scadenza in due tranche: lo 0,4% nel giugno 2026 come premio intermedio e il restante 0,6% a scadenza ovvero il 28 giugno 2030. Meccanismo di rivalutazione di BTP Italia Nello specifico, il Tesoro comunicò per il BTp Italia 2030 un indice FOI iniziale di 109,72. Nel mese di settembre, era salito a 113,50. Sulla base del dato preliminare di ottobre, tale indice è salito ulteriormente del 3,5%. Non lo avrebbe immaginato nessuno, tant’è che si tratta di un massimo storico. Dunque, dovremmo attenderci un indice FOI ad ottobre a circa 117,50, in rialzo del 7,1% su base semestrale. Questo significa che i possessori del BTp Italia 2030 avrebbero diritto a una rivalutazione del 7,1%. Su ogni 1.000 euro nominali detenuti in portafogli, incasserebbero 71 euro a titolo di capitale e altri 8,57 euro a titolo di interessi. In totale, 79,57 euro, l’8% del capitale nominale investito. Al netto dell’imposizione fiscale del 12,50%, sarebbe il 7%. La protezione dall’inflazione ci sarebbe quasi tutta. Chiaramente, serviranno i dati ufficiali del Tesoro per trovare conferma per le nostre stime. Forse non a caso, dopo la pubblicazione del dato sull’inflazione, il BTp Italia 2030 ha incrementato anche il suo valore ad oggi pari a 98,4. Malgrado ciò, resta sotto la pari, per cui si continua a poterlo acquistare a sconto rispetto al suo valore di rimborso a scadenza.

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Obbligazioni, quali acquistare contro l’inflazione?

06.10.2022 / 134 / 1

Investire in obbligazioni è certamente più sicuro rispetto ai titoli azionari non dal punto di vista della remunerazione ma bensì in termini di sicurezza. Acquistando azioni l’investitore parteciperà al rischio della società emittente, mentre sottoscrivendo obbligazioni presterà denaro che avrà indietro a scadenza insieme a degli interessi periodici. Attenzione; acquistare obbligazioni è rischioso se lo si fa a scatola chiusa. Bisogna conoscere attentamente la situazione dello Stato o dell’azienda per scongiurare l’eventualità che non possa onorare il debito. Nello scenario odierno le obbligazioni continuano ad essere, uno degli strumenti preferiti sia per chi ha un basso profilo di rischio, sia per chi vuole rischiare qualcosa in più. Il settore obbligazionario è uno dei più variegati in cui qualunque investitore può trovare uno strumento che sia in linea con le sue prospettive di rischio-rendimento. Scegliere però le migliori non è affatto facile, proprio perché sul mercato sono presenti prodotti diversi tra loro che possono presentare  diverse prospettive di rendimento ma anche differenti prospettive di rischio Che cosa sono le obbligazioni? L’obbligazione è un titolo di credito “ per chi acquista” e uno di debito “ per chi vende”. Rientrano nei debiti di una società o di uno stato emessi al fine di finanziare  le proprie attività. Chi le acquista ha la garanzia di riscuotere l’ intero capitale a scadenza più gli interessi previsti dal titolo obbligazionario. In italia le obbligazioni si suddividono in due tipologie: OBBLIGAZIONI STATALI, emesse da autorità statali al fine di finanziare la spesa pubblica. OBBLIGAZIONI CORPORATE, emesse da aziende che ricercano capitali per poter finanziare le attività correnti. È sicuro investire in obbligazioni? Parlare di investimenti completamente sicuri non è corretto. Un investimento per sua natura non è mai sicuro, quindi l’investitore dovrà tenere a mente la possibilità di generare un profitto o una perdita. Tuttavia, confrontandosi con esperti del settore si riuscirà a valutare l’affidabilità degli strumenti finanziari da inserire in portafoglio al fine di ridurre il  grado rischio. Obbligazioni indicizzate all’inflazione cosa sono? L’inflazione è un problema crescente soprattutto nell’anno in corso, che sta mettendo a dura prova gli italiani ed i loro investimenti. Le obbligazioni indicizzate all’inflazione offrono rendimenti sull’andamento del tasso d’inflazione proteggendo i risparmi e dando anche la possibilità di generare una rendita attraverso l’aumento dei tassi d’interesse. Questi titoli presentano lo stesso sistema di rimborso dei titoli di stato classici a cui si aggiunge una componente variabile, che cambia proporzionalmente al variare del tasso d’inflazione nazionale.   Le obbligazioni indicizzate all’inflazione italiane Lo stato offre due tipologie di titoli obbligazioni indicizzate all’inflazione. BTP ITALIA: Titolo con indicizzazione all’inflazione italiana. Emesso a giugno 2022 ha durata di 8 anni ed il suo collocamento è mirato al rifinanziamento dell’emergenza Covid-19. Il titolo offre un rendimento minimo dell’1,6% a cui va aggiunto il doppio premio fedeltà dell’1%. A questo si aggiunge anche l’evoluzione dell’inflazione nazionale. BTPi: Titolo indicizzato all’inflazione dell’Eurozona. Ha durata variabile che va dai 18 mesi ai 30 anni con cedole semestrali crescenti dallo 0,1% al 3,2% rivalutate sull’inflazione europea.  Conviene investire in obbligazioni indicizzate? Davanti all’attuale situazione macroeconomica i titoli di stato indicizzati all’inflazione possono essere un ottimo strumento di protezione. Il basso rischio che presentano li rende adatti ad un’ampia fetta d’investitori.  Sono strumenti che premiano in periodi di alta inflazione mentre premiarono molto in caso di deflazione e proprio per questo aspetto bisogna sempre valutare le previsioni d’inflazione in base alla durata delle obbligazioni. Prospettive future Con l’aumento del costo del denaro, dei prezzi, dell’inflazione e con il relativo aumento dei tassi d’interesse le obbligazioni risultano essere interessanti. In particolare modo in Italia, abbiamo degli ottimi prodotti collocati sul mercato secondario, che potranno aiutare gli investitori a superare questo momenti di crisi contendendo le eventuali perdite causate dall’inflazione e dalla conseguente riduzione di potere d’acquisto. Come sempre resto  a disposizione dei lettori di MoneyController per fornire ulteriori informazioni.

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