Mario Sorrentino

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Consulente finanziario

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Profilo professionale

Svolgo la professione di consulente finanziario dal 01/06/2023, con la missione di migliorare la cultura finanziaria nel nostro paese, aiutando le persone ad ottimizzare i propri risparmi in modo consapevole ed efficiente. Ho un approccio goal-based: parto dalle esigenze dei miei interlocutori per poi formulare una proposta personalizzata che sia coerente, infatti gli incontri con i miei interlocutori sono gratuiti.
Fornisco assistenza ai miei clienti a 360 gradi, aiutandoli a gestire al meglio l’intero patrimonio se richiesto.
Prima di essere consulente sono anche io investitore nonchè cliente di me stesso: il mio obiettivo quotidiano è immedesimarmi nei miei interlocutori e quindi essere il consulente che vorrei avere se fossi dall’altro lato. Sono laureato magistrale in Finanza presso l’Universitá degli Studi di Napoli Federico II e ho conseguito il master in "Public & Private Asset Advisor" presso l'IPE Business School, durante il quale ho approfondito strategie di crescita e protezione del patrimonio attraverso strategie sui mercati pubblici e privati. Sono inoltre Educatore Finanziario Professionista Certificato AIEF, poichè sono costantemente attivo nel campo della redazione di articoli finanziari sia sul mio blog (www.sorrentinoinvestimenti.it)

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Le mie principali competenze

Analisi strumenti finanziari, trading
Consulenza agli imprenditori
Consulenza patrimoniale
Gestione del rischio finanziario
Ottimizzazione di portafoglio
Pianificazione assicurativa
Pianificazione del patrimonio immob.
Pianificazione pensionistica
Pianificazione successoria
Valutazione Mutui e leasing

I miei credit

  • Laurea Magistrale in Finanza
  • Diploma Academy Azimut: Public & Private Asset advisor
  • Educatore Finanziario AIEF
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Le mie ultime attività

Criptovalute: la storia fa riflettere

22.01.2024 / 149 / 0

Sebbene le criptovalute siano passate alla ribalta a partire dal 2020, in realtà, in particolare il Bitcoin presenta oramai circa 13 anni di storia borsistica che, se analizzati in maniera approfondita, possono offrire degli interessanti spunti di riflessione. Indubbiamente ogni criptovaluta ha o dovrebbe avere un suo “progetto” più o meno convincente alle spalle, ma da un punto di vista puramente finanziario e quindi borsistico tutte le criptovalute hanno mostrato una certa correlazione positiva con Bitcoin. Per comprendere dunque l`andamento delle cripto ed eventuali risvolti futuri, analizziamo l`andamento storico di Bitcoin, in particolare gli ultimi 3 anni. A partire dal 2010 fino al 2021, Bitcoin è stato protagonista di una crescita inarrestabile, mostrata soprattutto nel biennio 2020-2021, complici le politiche monetarie espansive delle banche centrali che hanno inondato il mercato di liquidità. In effetti il decennio di cui sopra ha visto una crescita inesorabile di tutti i principali indici, ma Bitcoin ha registrato gran parte della sua performance positiva tra inizio 2020 e fine 2021, quando ha raggiunto il valore di 68.000.$ Questo trend ha alimentato i primi interrogativi: Bitcoin è il nuovo strumento per diversificare il portafoglio? Prenderà il posto dell`oro? Può essere una nuova moneta e il mondo se ne sta accorgendo? Bitcoin, a partire dalla recessione tecnica del 2020, ha mostrato effettivamente un trend positivo, in seguito ridimensionatosi (attualmente ha recuperato terreno, ma è ancora a -60% circa dai massimi di fine 2021), ma entriamo nel dettaglio. Un asset come l`oro è considerato bene rifugio non soltanto per le sue peculiarità di rendimento in scenari di incertezza e crisi e quindi per la sua funzione di decorrelatore, ma anche e soprattutto per la volatilità di medio-lungo periodo contenuta che, in ottica di portafoglio, potrebbe offrire stabilità e , dunque, diversificazione. Alla luce dei dati più recenti, Bitcoin però sembra mostrare una volatilità addirittura amplificata rispetto alle azioni growth (es.: indice Nasdaq) e la sua performance sembra seguire le stesse dinamiche di prezzo. Bitcoin (e le altre cripto) dunque può essere classificato come asset ultra-growth, non soltanto per il suo comportamento sui mercati finanziari, ma anche per il rischio che incorpora il suo prezzo in relazione all`effettiva incapacità del mercato di designarne uno scenario futuro. In effetti, sulla questione Bitcoin= nuova moneta, la serie di eventi nefasti che si sono susseguiti (caso Terra-Luna e fallimenti di exchange) ha in parte fatto ritornare con i piedi per terra la nicchia di mercato che sembrava fortemente convinta dell`ormai capacità di questo nuovo asset di “camminare con le proprie gambe”. In realtá, proprio per le sue caratteristiche di “territorio inesplorato”, Bitcoin ha trovato, come ci si poteva immaginare, le ritrosie dei governi e delle autorità di vigilanza. Non è infatti uno scenario da sottovalutare quello che vede le più grandi potenze mondiali elaborare progetti in merito a valute digitali (la Cina ha già lo Yuan digitale), che rappresenterà un altro driver di prezzo per le criptovalute in generale.  Risulta allo stato attuale difficile immaginare un sistema di pagamenti che esuli dal controllo dei governi, alla luce delle numerose “storie” poco trasparenti che si riscontrano nel quotidiano in merito a questo nuovo mondo. Tuttavia, spesso si trascura il fatto che una valuta, in particolare una valuta di riserva, è definita tale non soltanto perchè utilizzata nella maggior parte degli scambi commerciali, ma anche perchè è trasparente e universalmente accettata dietro atto di fiducia.  Per esempio: in una transazione il venditore accetta una quantità “X” di € o $ o altra valuta, perchè sa che con quel denaro potrà comprarsi altri beni e quindi sa che quel denaro ha un valore effettivo riconosciuto dal mercato. Ma perché c`è un valore effettivo riconosciuto? Perché alle spalle della valuta è presente uno Stato che ne fa da garante, elemento totalmente assente nel mercato delle criptovalute. Questo meccanismo è il pilastro della moneta FIAT, ossia svincolata dal sistema aureo che vigeva fino alla fine degli Accordi di Bretton Woods (1971) e che consentiva la convertibilità della moneta in oro. Lato investitori dunque, alla luce dei livelli di volatilità delle criptovalute, che potrebbero incrementarsi maggiormente anche considerando i fattori di incertezza di cui sopra, e delle loro sempre più importanti correlazioni positive con le azioni growth, siamo sicuri che possano rappresentare una scelta di portafoglio razionale in ottica diversificativa? E soprattutto, siamo sicuri del fatto che le dinamiche tipiche di finanza comportamentale non ostacolino l`investitore retail nella gestione di una simile volatilità? Non dimentichiamoci che, come da manuale di finanza, la vera essenza della diversificazione del rischio non risiede nel numero di asset da detenere in portafoglio, quanto nei loro livelli di volatilitá e nelle correlazioni che, combinati, vanno a determinare le oscillazioni del portafoglio di investimento.

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Il TFR

18.01.2024 / 153 / 0

La gestione del TFR  (Trattamento di fine rapporto) per il lavoratore dipendente è da sempre oggetto di dibattiti. Ciò che spesso sfugge ai lavoratori dipendenti è il modo in cui il TFR può essere intelligentemente trattato, ammortizzando inoltre l`impatto della tassazione al momento dell`erogazione dello stesso. Insomma, il TFR è una forma di reddito differito del lavoratore dipendente il cui periodo di differimento ha origine nel momento in cui ha inizio il rapporto lavorativo. Vediamo insieme le peculiarità del TFR. Cos`è e come funziona il TFR. Modalità di gestione e tassazione del TFR. TFR in azienda o nel fondo pensione?. Conclusioni.   1. Cos`è e come funziona il TFR Il TFR è una somma di denaro  che spetta al lavoratore dipendente nel momento in cui termina il rapporto lavorativo, a prescindere dalla causa che ne ha determinato la fine. Il Trattamento di fine rapporto non spetta ai tirocinanti e ai collaboratori, mentre spetta agli apprendisti. Per far fronte a quest`uscita, nel tempo l`azienda effettua accantonamenti, per ogni anno di servizio o frazione di anno, che ammontano in totale ad una quota pari al 6,91% della retribuzione annua lorda. Questa quota deve essere obbligatoriamente rivalutata dall`azienda annualmente dell`1,5%+ 75% della variazione dell`indice FOI, accertato dall`ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell`anno precedente. La retribuzione annua lorda che viene utilizzata come base di calcolo della quota di TFR non può eccedere la soglia di 240.000€. Il TFR è di fatto una prerogativa di tutti i lavoratori dipendenti, regolarmente contrattualizzati, a tempo indeterminato o determinato di almeno 15 giorni continuativi nel mese. 2. Modalità di gestione e tassazione del TFR Ciascun lavoratore ha diritto di scegliere se: lasciare il TFR come liquidità in azienda (azienda con meno di 49 dipendenti) o al Fondo di Tesoreria INPS (azienda con più di 49 dipendenti non può detenere il TFR come liquidità al suo interno ma deve destinarlo all`INPS); destinare il TFR al fondo pensione. In caso di prima assunzione, il lavoratore dipendente del settore privato deve decidere se   destinare il proprio TFR a un fondo pensione e quindi alla previdenza complementare oppure lasciarlo all`interno dell`azienda o nel fondo di tesoreria INPS (se l`azienda ha più di 49 dipendenti). La scelta verrà effettuata compilando il modulo TFR2, altrimenti in caso di mancata esplicitazione della scelta del dipendente sul TFR , vige il meccanismo di silenzio-assenso per cui il il TFR confluisce automaticamente nel fondo pensione previsto dal contratto collettivo di lavoro o, in presenza di più fondi, in quello a cui è iscritto il maggior numero di dipendenti. Nel caso in cui non esista un fondo pensione di riferimento, il TFR viene versato al fondo residuale individuato dalla normativa. Nel caso in cui il dipendente del settore privato si trovi in un nuovo rapporto di lavoro e durante il rapporto lavorativo precedente ha deciso di mantenere il TFR in azienda, il nuovo datore di lavoro continuerà a mantenere il TFR in azienda o al fondo di garanzia INPS, fatta salva la possibilità per il dipendente di chiedere di versare il TFR maturando alla previdenza complementare. Per ciò che concerne i dipendenti pubblici, l`insieme delle scelte possibili sono differenti in base alla data di assunzione e tipologia di rapporto contrattuale instaurato (qui le condizioni: https://www.covip.it/per-il-cittadino/educazione-previdenziale/faq/quali-sono-scelte-possibili-lavoratori-dipendenti-del#:~:text=In%20mancanza%20di%20una%20scelta,dipendenti%3B%20in%20tal%20caso%20il ). In relazione al tipo di scelta, il TFR è soggetto ad un regime fiscale differente sia in termini di aliquote che in termini di tempistiche di tassazione. TFR lasciato in azienda o all`INPS : al momento dell`erogazione per cause di cessazione del rapporto lavorativo (cambio lavoro, dimissioni, licenziamento), il TFR è soggetto a tassazione separata pari alla media dell`IRPEF degli ultimi 5 anni di lavoro: aliquota minima del 23% e aliquota massima del 43%. TFR versato nel fondo pensione: il TFR non viene tassato nel momento in cui viene veicolato nel fondo pensione; il TFR andrà ad alimentare il fondo pensione e solo nel momento in cui viene erogata la prestazione del fondo stesso ci sarà tassazione secondo l`aliquota agevolata del 15% sul capital gain che, trascorsi 15 anni di partecipazione, si ridurrà dello 0,30% annuo fino ad un`aliquota minima del 9%.   3. TFR in azienda o nel fondo pensione a confronto. Il lavoratore dipendente del settore privato che ha lasciato il TFR in azienda può chiederne al datore di lavoro un`anticipazione per una quota non superiore al 70% sul trattamento cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta, a condizione che abbia prestato almeno 8 anni di serviziopresso lo stesso datore di lavoro. Inoltre la richiesta di anticipazione deve rientrare nei limiti del 10% degli aventi titolo e del 4 % del numero totale dei dipendenti. L`anticipazione può essere ottenuta solo una volta nel corso del rapporto di lavoro e deve essere giustificata da: spese sanitarie per terapie e interventi straordinari certificati dalle autorità competenti; acquisto prima casa di abitazione per sé o per i figli, che sia documentato con atto notarile. (ART. 2120 C.C). Non possono chiedere l`anticipazione del TFR lasciato in azienda i dipendenti pubblici, dipendenti privati di aziende in crisi e dipendenti che hanno in corso la cessione del quinto. Per i dipendenti pubblici è previsto un altro tipo di istituto, differente dal tipico anticipo TFR, sancito dal decreto 4/2019 che prevede la facoltà per il dipendente di stipulare un contratto con la banca di riferimento in modo tale da ottenere l`importo corrispondente, pagando un tasso di interesse. I requisiti per la richiesta sono ad ogni modo gli stessi visti pocanzi. Tutti coloro che veicolano il TFR all`interno dei fondi pensione potranno chiederne un`anticipazione o il riscatto secondo la normativa dei fondi pensione. Dunque sarà possibile chiedere fino al 75% del montante accumulato nel fondo pensione (TFR+ eventuali versamenti aggiuntivi) per spese sanitarie per sé e per i figli in qualsiasi momento, mentre la richiesta fino al 75% per ristrutturare casa per sé e per i figli, sarà possibile soltanto una volta trascorsi 8 anni di partecipazione al fondo pensione. Infine è possibile chiedere, trascorsi 8 anni di partecipazione al fondo pensione, fino al 30% del montante accumulato per “ulteriori esigenze non documentate”. Per conoscere la tassazione su eventuale riscatto o anticipazione si veda il seguente link https://www.parliamodiinvestimenti.it/pensione-integrativa-tutto-quello-che-devi-sapere/ . 4. Conclusioni Senza dubbio la scelta di destinare o meno il TFR alla previdenza complementare è legata alla specificità del singolo lavoratore, ma è stato appurato che in termini puramente finanziari lasciare il TFR in azienda nel lungo periodo è una scelta poco premiante. Questa tesi si avvalora se si considerano anche i notevoli vantaggi fiscali legati alla previdenza complementare e ai rendimenti storici dei fondi pensione in relazione alla rivalutazione del TFR in azienda (o nel fondo tesoreria INPS). Quanto è stato detto rende l`idea di come il TFR sia in realtà una “risorsa nascosta” per il lavoratore dipendente, che può essere ottimizzata magari con l`aiuto di un consulente finanziario di fiducia. In effetti, come abbiamo visto, le modalità di trattamento del TFR sono molteplici ed è necessario che il lavoratore quantomeno venga a conoscenza della migliore soluzione per le proprie esigenze.   FONTI https://fiscomania.com/anticipo-tfr/ https://www.covip.it/per-il-cittadino/educazione-previdenziale/faq/quali-sono-scelte-possibili-lavoratori-dipendenti-del#:~:text=In%20mancanza%20di%20una%20scelta,dipendenti%3B%20in%20tal%20caso%20il https://www.we-wealth.com/news/investimenti/leggi-e-normative/tfr-cose-e-come-viene-tassato https://www.covip.it/per-il-cittadino/educazione-previdenziale/faq/conferimento-tfr#:~:text=Entro%206%20mesi%20dalla%20prima,alcuna%20forma%20di%20previdenza%20complementare. https://www.brocardi.it/testo-unico-imposte-redditi/titolo-i/capo-i/art19.html#:~:text=19%20TUIR&text=1.,gi%C3%A0%20assoggettate%20ad%20imposta%20sostitutiva.

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Pensione aggiuntiva: i benefici che devi conoscere

10.01.2024 / 109 / 0

Nell`ultimo anno, i principali portali di finanza hanno registrato un forte interesse soprattutto delle fasce più giovani di lavoratori nei confronti dell`argomento delle pensioni. In controtendenza rispetto a quanto emerge dalle classifiche dei paesi più evoluti finanziariamente, i giovani italiani sembrano essere particolarmente propensi ad adoperarsi per far sì che il proprio futuro finanziario sia più roseo di quanto gli si prospetti. Vediamo insieme in che modo un lavoratore può attrezzarsi per migliorare il proprio futuro pensionistico. Trend delle pensioni Cosa fare per costruirsi una pensione aggiuntiva Caratteristiche del meccanismo della previdenza complementare   1. Trend delle pensioni I lavoratori italiani hanno un grosso problema: ogni euro che versano di contributi si trasformerà in 0,40€ di pensione, 0,60€ nel migliore dei casi. Perché? Diminuisce il numero delle nascite e la vita media continua ad aumentare. Ciò vuol dire che in Italia ci sono più pensionati che lavoratori. Questa dinamica è un problema perché il nostro sistema pensionistico è contributivo: i lavoratori versano una parte dello stipendio lordo che guadagnano all`INPS o alle varie casse private. I contributi versati servono a pagare le pensioni di chi ha terminato la propria carriera lavorativa. Allo stato attuale, ad ogni pensionato corrispondono 2 lavoratori con i cui contributi viene alimentata la pensione. Questo fenomeno continua ad amplificarsi, anche per il fatto che l´inserimento nel mondo del lavoro per un giovane richiede sempre più tempo. Ma è possibile fronteggiare il trend in questione in modo efficiente? 2. Cosa fare per costruirsi una pensione aggiuntiva Prima di qualsiasi ragionamento tecnico in merito agli strumenti migliori da utilizzare, è importante considerare che adoperarsi per costruirsi una pensione aggiuntiva consente innanzitutto di salvaguardare il proprio tenore di vita. A questo proposito, l´accantonamento graduale di risparmio consente di costruirsi un tesoretto da poter poi utilizzare come pensione, senza che il proprio stile di vita quotidiano venga intaccato. In sintesi, la soluzione migliore è costruirsi mensilmente un “gruzzoletto” andando ad impiegare una quota del proprio risparmio in un piano pensionistico, in modo tale da non far pesare sui propri consumi quotidiani la rata del piano stesso e allo stesso tempo crearsi un futuro finanziario senza dubbio più roseo. Certamente, meno si investe, più tempo ci vorrà per raggiungere un capitale congruo con le proprie aspettative finanziarie: proprio per questo iniziare il prima possibile consente anche di iniziare con piccole cifre il proprio percorso di accumulo di risparmio. 3. Caratteristiche del meccanismo della previdenza complementare Lo stato italiano, proprio perché consapevole del fatto che il sistema pubblico difficilmente riuscirà a garantire un`adeguata pensione ai lavoratori, ha introdotto una serie di vantaggi fiscali per coloro che aderiscono ad una forma di previdenza complementare. Da un punto di vista puramente tecnico le forme pensionistiche complementari si suddividono in fondi pensione negoziali (o chiusi), fondi pensione aperti e piani individuali pensionistici (PIP). I primi sono sottoscrivibili solo a determinate categorie di lavoratori, i secondi e i terzi sono accessibili a tutti. Per ció che concerne il trattamento fiscale dei contributi versati al sistema della previdenza complementare, lo stato italiano ne permette la deducibilità fino a 5.164,57€ annui. I lavoratori dipendenti vedranno il vantaggio fiscale direttamente in busta paga, la quale sarà più consistente poiché il datore di lavoro funge da sostituto d´imposta. I lavoratori autonomi invece vedranno il vantaggio fiscale nel momento in cui pagheranno l`IRPEF, che sarà inferiore. ESEMPIO - reddito lordo = 50.000€ -contributi alla previdenza complementare: 5.164€; L´IRPEF sarà pagata su 44.386€ (50.000€-5.164€) invece che su 50.000€ di reddito lordo. Inoltre sui rendimenti del fondo pensione, l´aliquota è del 20%, più vantaggiosa rispetto al 26% sui rendimenti degli investimenti classici. Per ció che concerne la prestazione pensionistica, ciò che deriva dai contributi versati a partire dal primo gennaio 2007 subisce una ritenuta a titolo d`imposta pari al 15%, che, passati 15 anni di partecipazione al fondo, diminuisce di un 0,30% all`anno fino ad un massimo di 6 punti percentuali. Infatti, dopo 35 anni di partecipazione l´aliquota scende al 9%. È possibile chiedere l`anticipazione delle somme accumulate nel fondo pensione alle seguenti condizioni: -da subito, fino al 75% del montante per spese sanitarie a seguito di gravi situazioni, tassazione al 15%; -dopo 8 anni, fino al 75% del montante per acquisto o ristrutturazione prima casa, tassazione al 23%; -dopo 8 anni, fino al 30% del montante per ulteriori esigenze non documentate, tassazione al 23%. In merito al riscatto in un’unica soluzione, antecedentemente all’accesso al pensionamento in presenza di determinate situazioni attinenti all’iscritto, queste sono le linee guida COVIP. Si ha riscatto parziale (50 per cento della posizione individuale) per eventi quali l’inoccupazione per periodi compresi fra 12 e 48 mesi, il ricorso a procedure di mobilità, la cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria. Il riscatto totale della posizione individuale è ammesso in caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo, in caso di inoccupazione superiore ai 48 mesi o in caso di perdita dei requisisti di partecipazione alla forma pensionistica complementare. Con riferimento alla prestazione pensionistica erogata dal fondo pensione, Può essere erogata in forma di rendita oppure parte in rendita e parte in capitale (fino al massimo del 50 per cento del montante finale accumulato); per i “vecchi iscritti”(coloro che al 29 aprile 1993 erano già iscritti ad una forma pensionistica complementare istituita prima del 15 novembre 1992) è possibile l’erogazione in capitale dell’intero ammontare. Se la rendita derivante dalla conversione di almeno il 70 per cento del montante finale è inferiore al 50 per cento dell’assegno sociale, la prestazione può essere fruita interamente in capitale. 

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