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13/09/2022 - Greenthesis S.p.A.: Greenthesis SpA: il desorbimento termico di Bussi sul Trino

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Greenthesis spa: il desorbimento termico di bussi sul trino

Il SIN - Sito di Interesse Nazionale di Bussi sul Tirino è stato istituito come tale nel 2008 a seguito della scoperta di aree con rifiuti industriali abusivamente interrati e/o sparsi non solo nel Comune di Bussi, ma anche nel Comune di Bolognano (Pescara).

Tale zona comprende diverse aree, tra cui quella gestita, a partire dal 2021, dalla società Tre Monti nata sinergicamente dall'unione di Greenthesis, Herambiente, Sersys Ambiente e Edison.

L'intervento è partito dalla zona nord dell'area Tremonti del SIN di Bussi sul Tirino operando in continuità con l'azione cominciata in precedenza da Edison in questa porzione di sito.

L'aspetto più importante dell'azione di bonifica, che avviene nell'ambito di un progetto di intervento autorizzato volto alla bonifica di terreni contaminati da sostanze clorurate, risiede nella tecnologia scelta per intervenire: il desorbimento termico in situ.

Il desorbimento termico è un sistema tramite il quale si riscalda il terreno con dei tubi posti in profondità, permettendo così di far evaporare ed aspirare le sostanze organiche volatili e semi-volatili presenti nel sottosuolo. I rifiuti misti ai terreni superficiali, invece, vengono rimossi e trasferiti nei siti deputati al loro trattamento e, quando possibile, recuperati.

Il progetto di intervento si sviluppa in due fasi successive:

  1. il modulo pilota, applicato a circa 400 mq, utile e necessario alla calibrazione dei parametri sitospecifici;
  2. il modulo full scale per l'applicazione di larga scala sull'intera area interessata (5.200 mq).

Il sistema è inoltre di tipo integrato: sono presenti sia le postazioni di applicazione della tecnologia sia una serie di postazioni di controllo della stessa.

A tale scopo sono realizzati:

  • punti di riscaldamento posizionati, attraverso comuni perforazioni, alla profondità desiderata, in relazione alla giacitura della contaminazione;
  • pozzi di estrazione vapori (VEW);
  • pozzi di estrazione multifase (MPE);
  • pozzi di monitoraggio;
  • punti di captazione di eventuali emissioni fuggitive;
  • pozzi di monitoraggio della temperatura (TMP).

Come si svolge l'attività di bonifica?

Per predisporre al meglio l'attività a Bussi sul Trino, l'area è stata completamente compartimentata mediante palancolatura laterale e capping superficiale con lo scopo di isolare e limitare la circolazione idrica nel sottosuolo, riducendo la penetrazione di acqua meteoritica, le perdite di calore e impedendo eventuali migrazioni di vapori all'esterno dell'area in trattamento.

Gli elementi riscaldanti, inseriti dentro camicie metalliche, consentono di innalzare la temperatura del sottosuolo, sino alla temperatura di ebollizione della soluzione acquosa portando così al desorbimento dei contaminanti legati alla matrice solida e, di conseguenza, alla vaporizzazione degli stessi.

In particolare, per questo sito, il sistema di riscaldamento individuato come il migliore per raggiungere gli obiettivi è stato quello conduttivo: ossia, il riscaldamento del terreno avviane per mezzo di conduzione dalla singola resistenza elettrica posta all'interno di ciascuno degli elementi riscaldanti in acciaio dai quali il calore si diffonde per conduzione. In superficie, poi, gli elementi riscaldanti sono collegati ad una Power Unit che regola l'apporto energetico a ciascun elemento per determinare una diffusione ottimale del calore nell'intera area di trattamento. La captazione dei vapori è assicurata da punti di ventilazione e pozzi di estrazione multifase (equipaggiati con sistemi di dewatering) che raccolgono tutti i vapori generati convogliandoli all'unità di trattamento.

La rimozione dei contaminati dal flusso gassoso avviene per mezzo di filtrazione su carboni attivi, prima dell'emissione nell'atmosfera. Eventuali acque e condense sono raccolte e separate, per essere qualificate e smaltite a norma di legge.

Le emissioni in atmosfera sono assoggettate a verifica di conformità rispetto ai limiti di emissione previsti in apposito provvedimento AUA (Autorizzazione Unica Ambientale).

Le tre fasi del processo di desorbimento termico in situ

L'intervento di desorbimento termico in situ si compone di tre fasi distinte:

  • Riscaldamento fino alla temperatura di esercizio di ebollizione (100°C)
  • Trattamento a temperatura costante e massimizzazione della rimozione di inquinanti
  • Raffreddamento dell'area di bonifica

Nella prima fase, oltre al riscaldamento del sottosuolo, si attua anche l'estrazione (emungimento) delle acque presenti al fine di ridurre le perdite di calore per evaporazione della sola fase liquida. Durante questa fase la rimozione dei contaminanti avviene prevalentemente in sostanza liquida o disciolta in acqua. L'aumento della temperatura del suolo, infatti, favorisce la mobilità e la solubilità dei contaminanti facilitandone l'estrazione assieme all'acqua.

Si passa dunque alla seconda fase dove, una volta raggiunta la temperatura di esercizio, essa viene mantenuta costante agendo sull'immissione di energia nel sottosuolo.

Al termine della fase di esercizio attivo dell'impianto pilota, l'unità di riscaldamento viene spenta (fase tre), mantenendo attivi i soli sistemi di aspirazione e trattamento degli effluenti al fine di garantire il contenimento delle eventuali emissioni gassose provenienti dal sottosuolo sino al raffreddamento (parziale) dei terreni.

Tramite tale tecnologia si è in grado di garantire una decontaminazione di ingenti volumetrie di intervento (circa 20.000 mc) in tempi rapidi e con impatti ambientali ridotti.

L'applicazione del trattamento consente il raggiungimento degli obiettivi di bonifica con apprezzabili vantaggi in termini di:

  • sostenibilità , poiché non comporta asportazione della massa del rifiuto;
  • sostenibilità ambientale, grazie a minori movimentazioni e trasferimenti di matrici contaminate;
  • sostenibilità economica, visto il costo più accessibile del trattamento in confronto ad altre metodologie (es. conferimento off site);
  • sostenibilità sanitaria, non avendo esposizione alle matrici contaminate (che rimangono in situ) per il personale;
  • velocità , è un processo veloce che non dipende dalla disponibilità e ricettività di impianti esterni;
  • sicurezza, poiché agisce a profondità rilevanti, senza bisogno di scavi e opere di sostegno;
  • circolarità delle risorse, grazie alla decontaminazione infatti c'è il recupero totale del terreno autoctono, senza bisogno di portare materiali vergini.

Conclusioni

Applicare, negli anni a venire, questa tecnologia laddove sia possibile per compatibilità di tipologia di contaminanti è, dunque, assolutamente auspicabile e conveniente. In particolare, potrebbe essere utilizzata in situazioni urbanizzate, nelle quali il ridotto impatto in termini di movimentazioni, ma anche di interferenze con strutture preesistenti, si rivela essere un aspetto di centrale importanza. In Italia ad oggi ci sono (solo) circa una decina di impianti: ci auspichiamo che nel prossimo futuro possano crescere.

Disclaimer

Greenthesis S.p.A. ha pubblicato questo contenuto il 13 settembre 2022 ed è responsabile delle informazioni in esso contenute. Distribuito da Public, senza apportare modifiche o alterazioni, il 13 settembre 2022 17:13:08 UTC.

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