Nota stampa: Punto sui consumi idrici e impatto della siccità nel Piacentino
Punto sui consumi idrici e impatto della siccità nel Piacentino
Qual è l'impatto della siccità nel Piacentino per quanto riguarda i consumi idrici delle famiglie? Esistono delle criticità?
Va innanzitutto sottolineato che si parla di acqua per uso idropotabile, che viene gestita da IRETI, non di acqua per uso irriguo. In linea generale la stagione estiva 2022 ricorda quella 2017 anche se non ancora a quei livelli. Al momento si iniziano a registrare alcune criticità, in particolare nelle zone montane dove l'approvvigionamento idrico avviene mediante sorgenti. La gran parte della provincia è invece servita da pozzi e quindi da acque di falda: anche in questo caso si registrano sensibili diminuzioni dei livelli in quanto, a fronte di scarse precipitazioni e nevicate, non si è avuta una sufficiente ricarica delle falde.
Se la situazione della siccità non migliorerà nel corso dell'estate, sarà necessario razionare l'acqua nelle case?
Per il momento nei programmi di Ireti non si prevede il razionamento dell'acqua, che comunque andrebbe deciso di concerto con gli Enti competenti e le Comunità locali, ma si sta potenziando l'attività di controllo e manutenzione. Sono infatti quotidianamente attivi e presidiati i monitoraggi volti a minimizzare le dispersioni e, nel contempo, si stanno studiando piani di emergenza idrica integrativi ed alternativi, come il ricorso ad utilizzo di autobotti per far fronte ad un eventuale aggravio della siccità o alla rimessa in funzione di impianti di potabilizzazione mobili, già utilizzati nel 2017. Sotto quest'ultimo aspetto, i numerosi interventi di interconnessione operati durante l'emergenza del 2017, in parte finanziati dalla Regione, stanno permettendo di affrontare la situazione attuale con un minimo vantaggio.
Ci sono delle avvertenze e dei consigli che si possono dare agli utenti?
Gli Enti locali hanno proceduto ad emanare le ordinanze rivolte alla popolazione, di concerto con ATERSIR che ne ha delineato lo schema. Al gestore IRETI non resta che sottolineare la necessità, da parte degli Utenti, del rigoroso rispetto delle ordinanze per la limitazione dell'uso di acqua potabile emesse dai Comuni e della massima attenzione a mantenere comportamenti finalizzati al risparmio idrico.
Da dove arriva l'acqua che esce dai rubinetti dei piacentini? Quanto è estesa la rete degli acquedotti? Quanti sono i pozzi? C'è acqua disponibile o la gestione in alcuni casi è diventata problematica?
In città e nella maggior parte dei comuni di pianura intorno alla città l'acqua viene captata da quasi 200 pozzi. Nella media-alta val d'Arda le utenze sono alimentate dalle acque derivate dall'invaso di Mignano. Per le altre zone collinari-montane numerose sorgenti alimentano i relativi acquedotti. La rete acquedottistica è estesa per circa 4.500 km. La disponibilità idrica negli ultimi anni è sempre stata sufficiente sebbene si siano presentate criticità nei periodi estivi caratterizzati da fenomeni più o meno importanti di siccità.
Quanta acqua consuma mediamente un piacentino? Il vero problema è l'acqua dell'agricoltura: esiste una cifra che dia idea di quanta acqua si consuma complessivamente per l'uso domestico e quanta ne serve per l'agricoltura in provincia di Piacenza?
Per l'uso domestico il prelievo degli utenti può variare da zona a zona, in ogni caso si può considerare un consumo medio quotidiano pari a 180 litri per ogni abitante. L'acqua per uso irriguo, come già detto, non è gestita da IRETI.
Si potrebbe aggiungere qualche dato sulla qualità dell'acqua che esce dai rubinetti?
Le acque di sorgente sono caratterizzate da un'ottima qualità chimico-fisica. IRETI procede solamente con trattamenti di disinfezione a base di cloro per renderle potabili ma in tanti casi lo sarebbero già alla fonte. Le acque captate dall'invaso di Mignano sono invece sottoposte ad importanti e articolati processi di trattamento e filtrazione. Infine, le acque di pozzo hanno contenuti salini (calcio-magnesio) che le rendono naturalmente più "dure" come tutte le acque di falda della Pianura Padana. Oltre alla già citata clorazione, in alcuni casi isolati vengono effettuati trattamenti per la rimozione di ferro, manganese e nitrati che, in alcuni pozzi, hanno concentrazioni più elevate.
Secondo Arpae non possiamo permetterci di perdere il 20-30% dell'acqua degli acquedotti. Ieri la minoranza di Castelsangiovanni ha segnalato la presenza di continui cantieri per aggiustare l'acquedotto nel territorio castellano, indice della cattiva condizione della rete. Qual è la situazione nel Piacentino? E' corretta la stima di una perdita del 20-30%? Quali investimenti si stanno facendo per evitare questo problema?
Nonostante considerevole estensione della rete e l'età media di posa - che si aggira attorno ai 50 anni con necessità di frequenti interventi di riparazione - la percentuale media di perdite sulla provincia di Piacenza si attesta intorno al 25%. Il dato, se confrontato con la media italiana (39%), è un valore assolutamente migliorativo a conforto degli investimenti, che nel corso del tempo sono stati effettuati. Per diminuire ulteriormente tale valore ed ottimizzare la gestione della rete, negli ultimi anni Ireti sta investendo molto sulla suddivisione della rete in porzioni definite e quindi molto più controllabili (distrettualizzazione) e sulla regolazione ottimale delle pressioni. Queste attività permettono di monitorare costantemente l'andamento dei consumi ed individuare in modo rapido le dispersioni per poi intervenire in modo mirato con le campagne di ricerca delle perdite. A ciò si affiancano i piani di sostituzione delle condotte più ammalorate nel rispetto dei Piani di intervento deliberati da Atersir e dei relativi finanziamenti a disposizione.
Allegati
Disclaimer
IREN S.p.A. ha pubblicato questo contenuto il 08 luglio 2022 ed è responsabile delle informazioni in esso contenute. Distribuito da Public, senza apportare modifiche o alterazioni, il 11 luglio 2022 10:07:06 UTC.
