29/09/2025 - Mare Engineering Group S.p.A: Relazione Semestrale Consolidata al 30 giugno 2025 (Relazione semestrale consolidato 2025 29sett 08 35 con allegati)

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Relazione semestrale consolidata al 30 giugno 2025 (relazione semestrale consolidato 2025 29sett 08 35 con allegati)


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SOMMARIO

Lettera agli azionisti 4

Struttura societaria e perimetro di consolidamento 5

Organi sociali e di controllo 6

Consiglio di Amministrazione 7

Mare Group in breve 8

Ruolo e responsabilità dei principali dirigenti 9

Andamento economico generale 10

Crescita del PIL: rallentamento generalizzato e divergenze regionali 10

Inflazione in calo e politiche monetarie a un punto di svolta 12

Commercio internazionale: brusca frenata e flussi distorti 13

Impatto delle crisi geopolitiche e del protezionismo 14

Contesto Macroeconomico Italiano Primo Semestre 2025 16

Andamento del PIL e della crescita economica 17

Dinamica dei prezzi e inflazione 18

Mercato del lavoro: occupazione e disoccupazione 18

Commercio estero e bilancia commerciale 19

Produzione industriale e attività manifatturiera 20

Andamento di consumi e investimenti interni 21

Relazione sulla gestione Mare Group al 30 giugno 2025 22

Principali dati economici 22

Conto Economico Consolidato pro-forma 22

Conto Economico consolidato 23

Ricavi delle vendite e delle prestazioni 24

Rimanenze 24

Lavori in corso su ordinazione 24

Incremento di immobilizzazioni per lavori interni 24

Altri Ricavi e Proventi 24

Principali dati patrimoniali 26

Immobilizzazioni immateriali 27

Immobilizzazioni materiali 27

Rimanenze 27

Crediti commerciali 27

Debiti commerciali 27

Capitale Circolante Netto Operativo 27

Patrimonio Netto Consolidato 27

Posizione Finanziaria Netta 27

Principali dati finanziari 28

Fatti di rilievo avvenuti nel primo semestre 29

Ricerca e Sviluppo 32

Principali Progetti di R&S - I semestre 2025 32

Collaborazioni e Partnership 33

Ricadute Industriali e Prospettive 33

Sicurezza informatica e protezione dei dati 33

Progetti di responsabilità sociale d'impresa (CSR) 34

Relazioni con le comunità locali 34

Collaborazioni con Confindustria e Università 34

Rischi e incertezze 35

Principali rischi operativi, finanziari e tecnologici e relative strategie di mitigazione 36

Risorse umane e politiche di gestione del personale 36

Formazione e sviluppo delle competenze 37

Diversità e inclusione 37

Attuazione della parità di genere 38

Sostenibilità e responsabilità sociale 38

Qualità e certificazioni 39

Conformità normativa e gestione del rischio 39

Relazioni con le parti correlate 40

Prevedibile evoluzione della gestione 40

Eventi significativi avvenuti dopo il 30/06/2025 41

Bilancio Consolidato Mare Group S.p.A. Semestrale Al 30 giugno 2025 42

Stato patrimoniale consolidato 42

Conto economico consolidato 46

Rendiconto finanziario consolidato, metodo indiretto 48

Note esplicative al bilancio semestrale consolidato 51

Principi di redazione 51

Continuità aziendale 52

Criteri di valutazione applicati 53

Immobilizzazioni immateriali 53

Immobilizzazioni materiali 55

Partecipazioni 56

Rimanenze 56

Prodotti finiti 56

Crediti 56

Disponibilità liquide 57

Ratei e risconti 57

Fondi per rischi e oneri 57

Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato 57

Debiti 58

Ricavi 58

Costi 58

Proventi e oneri finanziari 59

Imposte sul reddito 59

Nota Esplicativa Attivo 60

Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti della capogruppo 60

Introduzione 60

Analisi delle variazioni dei crediti verso soci per versamenti ancora dovuti 60

Valore delle immobilizzazioni finanziarie 63

Crediti 66

Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni 67

Disponibilità Liquide 67

Ratei E Risconti Attivi 67

Nota Esplicativa Passivo 68

Patrimonio Netto 68

Riconciliazione PN civilistico-consolidato - al 30 giugno 2025 69

Continuità del patrimonio netto consolidato 2024 - 30 giugno 2025 70

Fondi per rischi ed oneri 71

Trattamento di fine rapporto lavoro 71

Debiti 71

Obbligazioni 72

Debiti Vs. Fornitori 72

Debiti Tributari 72

Altri Debiti 73

Risconti E Ratei passivi 73

Nota Esplicativa Conto Economico 74

Costi di produzione 75

Costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci e costi per servizi 76

Costi per servizi 76

Costi per il godimento di beni di terzi 76

Costi per il personale 76

Ammortamento delle immobilizzazioni materiali ed immateriali 76

Oneri diversi di gestione 76

Proventi e oneri finanziari 77

Imposte sul reddito d'esercizio 77

Altre Informazioni 78

Informativa sugli adeguati assetti 78

Operazioni di locazione finanziaria 78

Nota Esplicativa Parte Finale 78

Allegati 79

‌Lettera agli azionisti

Gentili Azionisti,

Il primo semestre del 2025 rappresenta per Mare Group un passaggio di scala decisivo.

I risultati raggiunti testimoniano la solidità del nostro percorso e la capacità del Gruppo di crescere in modo organico e, al tempo stesso, di integrare con successo nuove realtà imprenditoriali, rafforzando progressivamente la nostra piattaforma industriale.

Abbiamo dimostrato di saper crescere mantenendo equilibrio e coerenza: la performance operativa riflette la robustezza del modello, mentre la capacità di generare margini in crescita conferma la validità delle scelte strategiche compiute. Anche la solidità patrimoniale si è ulteriormente rafforzata, garantendo al Gruppo basi stabili su cui continuare a costruire.

Il semestre è stato caratterizzato da un'intensa attività di sviluppo straordinario. Abbiamo completato acquisizioni di alto profilo - La SIA, Powerflex, I.D.E.A., Rack Peruzzi, M2R - e consolidato il nostro ruolo di aggregatore di eccellenze tecnologiche attraverso partecipazioni qualificate come quelle in DBA Group e TradeLab. Con l'OPAS su La SIA e l'ingresso in Eles, abbiamo inoltre rafforzato in modo significativo il nostro posizionamento in comparti chiave, segnando nuove tappe nella costruzione del Polo nazionale dell'ingegneria.

Parallelamente, l'evoluzione del portafoglio ordini, solido e diversificato, ci consente di guardare al futuro con fiducia. Le prospettive di crescita nei settori Aerospace & Defense, infrastrutturale e mission critical sono rilevanti, e ci hanno portato a rivedere al rialzo le nostre previsioni per l'anno in corso, a conferma della capacità del Gruppo di generare valore in maniera sostenibile.

Il semestre è stato anche un periodo di profonda trasformazione organizzativa. Abbiamo visto imprenditori e manager di qualità scegliere di unirsi al nostro progetto, apportando competenze e visione, e contribuendo a rafforzare una traiettoria industriale che mira a costruire una realtà nazionale capace di competere su scala internazionale. Questo percorso, già oggi concreto, è destinato ad ampliarsi ulteriormente con l'ingresso di nuove realtà che condividono la nostra visione.

Tutto ciò conferma che il nostro modello è scalabile, inclusivo e orientato a un obiettivo chiaro: la creazione di un Polo nazionale dell'ingegneria nei settori ad alta specializzazione. Una missione che non è solo industriale, ma anche culturale e strategica per il Paese, e che Mare Group sta portando avanti con coerenza, velocità e determinazione.

Vi ringrazio per la fiducia che continuate a riporre in Mare Group e sono certo che, insieme, sapremo cogliere con determinazione le opportunità che ci attendono.

Antonio Maria Zinno Amministratore Delegato Mare Group S.p.A.

‌Struttura societaria e perimetro di consolidamento

Si riporta di seguito il perimetro di consolidamento del Bilancio consolidato relativo all'esercizio del primo semestre 2025.



  • Mare Group SK S.r.o.: Sede Legale Ľ. Fullu 9/A - 841 05 Bratislava - městská cast Karlova Ves (Slovacchia) Partita IVA SK2023285352 cap. soc. 650.751 euro.

  • Mare Group Brasil LTDA: Sede legale Praca Silviano Brandao 66 Sala 06 Centro Contagem MG 32017-680 (Minas Gerais) Partita IVA 19.595.977/0001-27 cap. soc. 31.695 euro.

  • Mare Group CZ S.r.o.: Sede Legale Benesova 1269/28 - 586 01 Jihlava (Repubblica Ceca) Partita IVA 27676463 cap. soc. 200 000,- Kč.

  • Powerflex S.r.l.: Via Campitello 6 CAP 82030 Limatola (BN) Partita IVA 01048870628 cap. soc. 50.000 euro.

  • I.D.E.A. S.r.l.: Via XX Settembre 61 CAP 03039 Sora (FR) - Partita IVA 03230290607 cap. soc 10.000 euro.

  • La SIA S.p.A.: Sede legale Viale Schiavonetti 286 CAP 00173 Roma (RM) Partita IVA 08207411003 cap. soc 2.000.000 euro.

  • M2R Holding S.r.l.: Viale Luigi Schiavonetti 286 CAP 00173 Roma (RM) Partita IVA 02724560590 cap. soc

    10.000 euro.

    Di seguito si riportano le partecipazioni della Capogruppo sia in imprese controllate che in imprese collegate:

    Nome

    Partecipazione

    Settore di Attività

    Mare Group SK

    100%

    Industria 4.0 e tecnologie abilitanti

    Mare Group CZ

    51%

    Digitalizzazione aziendale

    Mare Group Brasil

    98%

    Servizi di consulenza ingegneristica

    Powerflex S.r.l.

    100%

    Ingegneria per la Difesa, l'Avionica, l'Aerospazio, il Navale e il Ferroviario

    I.D.E.A. S.r.l.

    100%

    Robotica e Automazione Industriale

    La SIA S.p.A.

    70,6%

    Servizi di ingegneria e architettura ad alta specializzazione

    DBA Group S.p.A.

    10,3%

    Ingegneria, architettura e ICT per infrastrutture complesse

    TradeLab S.r.l.

    10%

    Consulenza per l'ingresso sul mercato e lo sviluppo sostenibile

    M2R Holding S.r.l.*

    100%

    *Detiene il 100% di RENT4SERVICE S.r.l.

    Eles S.p.A.

    20%

    Testing di semiconduttori

    Francesco Cuomo Crea S.r.l.

    25%

    Altre creazioni artistiche e letterarie

    Nel semestre sono state acquisite ed incluse pro-rata nel perimetro di consolidamento del Gruppo le seguenti società:

  • Powerflex S.r.l., consolidata per 5/6 del periodo;

  • I.D.E.A. S.r.l., consolidata per 3/6;

  • La SIA S.p.A., consolidata per 1/6;

  • M2R Holding, consolidata per 1/6.

    Le frazioni temporali indicate si riferiscono esclusivamente al consolidamento del conto economico, mentre le situazioni patrimoniali delle società acquisite risultano integralmente consolidate alla data del 30 giugno.

    ‌Organi sociali e di controllo

    Consiglio d'Amministrazione

    Presidente

    Marco Bellucci

    Amministratore Delegato Antonio Maria Zinno

    Consigliere Delegato Giovanni Caturano

    Consigliere Indipendente Valeria Conti

    Consigliere Indipendente Francesco Grillo

    Collegio Sindacale

    Presidente Fabrizio Fiordiliso

Sindaco effettivo Dario Gravagnola

Sindaco effettivo Federico Gruarin

Organismo di Vigilanza

Presidente Nicola Di Palma

Membro Francesco Iorio

Membro Fabio Caiazzo

Revisori

DELOITTE & TOUCHE S.P.A.

Società di Revisione

In data 1° marzo 2024 è stato nominato il nuovo Consiglio di amministrazione composto da 3 membri: Marco Bellucci (Presidente), Antonio Maria Zinno (Amministratore Delegato) e Giovanni Caturano (Consigliere Delegato). In data 21 maggio 2024 sono stati nominati due amministratori indipendenti: Valeria Conti e Francesco Grillo aventi requisiti di indipendenza ai sensi dell'art. 6-bis del Regolamento Emittenti Euronext Growth Milan.

‌Consiglio di Amministrazione



Marco Bellucci

Chairman and R&D Director

Nato in Italia nel 1973. Laureato in Ingegneria dei Materiali presso l'Università "Federico II" di Napoli, è tra i soci fondatori di Mare Engineering. Responsabile diretto nella ideazione, coordinamento e partecipazione di oltre 100 progetti di ricerca inerenti a simulazione di prodotti e processi, sviluppo di materiali e tecnologie innovative, Intelligenza Artificiale.



Antonio Maria Zinno

Chief Executive Officer

Nato in Italia nel 1976. Nel 2001 si laurea in Ingegneria dei Materiali presso l'Università "Federico II" di Napoli, e fonda Mare Engineering, società operante nell'R&D che ha sviluppato metodologie, software e brevetti per prodotti e processi industriali. La sua attività imprenditoriale si è ampliata negli anni: è azionista e direttore di molte aziende nel campo dell'Ingegneria Digitale. Nel 2022 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine "Al Merito della Repubblica italiana".



Giovanni Caturano

Innovation and Communication Director

Nato nel 1971 in Italia, è un pioniere della Extended Reality e sviluppatore software dall'età di 14 anni. In SpinVector, acquisita dal Mare Group nel 2019, ha creato videogiochi con milioni di utenti, ottenuto premi internazionali per oltre 500.000$ e sviluppato prodotti XR, installazioni immersive. È docente di Videogiochi e Realtà Virtuale nel corso di laurea magistrale in Ingegneria Informatica all'Università di Benevento e conferenziere a livello nazionale e internazionale.



Valeria Conti

Independent Director

Laureata in Economia e Commercio con lode e specializzata in diritto tributario con master presso la LUISS, ha lavorato con Deloitte e Studio Gianni & Origoni prima di fondare CD Tax nel 2021. Esperta in operazioni di acquisizione, riorganizzazione societaria e quotazioni borsistiche, presta consulenze su principi contabili internazionali IAS-IFRS e rappresenta società in verifiche fiscali. Ricopre ruoli di vigilanza ed è amministratore indipendente in società quotate.



Francesco Grillo

Independent Director

Francesco Grillo è un economista laureato alla LUISS di Roma e con un MBA da Boston University. Insegna alla Bocconi e alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, ed è stato visiting fellow a Oxford. Consiglia il Ministro delle Infrastrutture italiano e ha lavorato per il Ministro dell'Istruzione. Ora dirige Vision and Value. È anche editorialista e direttore del think tank Vision, organizzando conferenze internazionali su Europa e cambiamento climatico.

‌Mare Group in breve

Mare Group è una società di ingegneria che promuove l'innovazione per le imprese di ogni dimensione attraverso le tecnologie abilitanti, concentrandosi sulla trasformazione digitale e sulla sostenibilità. Il business di Mare Group si sviluppa intorno all'Ingegneria, applicata a vari contesti industriali, facendo leva su Piattaforme Tecnologiche proprietarie sviluppate nel corso di anni, che consentono di migliorare scalabilità e marginalità del business.

I principali settori di mercato sono Aerospazio e Difesa, Industria e Trasporti, Infrastrutture e Civile, PMI (orizzontale rispetto ai mercati di sbocco). Le attività svolte vanno dalla progettazione alla simulazione, dall'ottimizzazione dei processi al training virtuale, dalla manutenzione predittiva al testing e controllo qualità di sistemi complessi per essere completate con servizi digitali avanzati e strumenti di supporto alle decisioni basati su Intelligenza Artificiale.

Al centro dell'approccio di Mare Group all'innovazione, le Piattaforme Tecnologiche proprietarie creano una base scalabile per la crescita, permettendo verticalizzazioni più rapide e ottimizzazione del ciclo di vita dei contratti. Le piattaforme di Mare Group abbracciano:

  • Realtà Virtuale e Aumentata per l'addestramento immersivo e il supporto remoto.

  • Sensoristica IoT e IA per il monitoraggio e la manutenzione predittiva, con applicazioni nell'ottimizzazione energetica, nella gestione degli edifici e nelle infrastrutture critiche.

  • Sistemi di IA per l'analisi della competitività, pianificazione dell'innovazione e ricerca di fondi per le PMI in maniera rapida e automatizzata.

    Con oltre 2.000 clienti, più di 500 dipendenti e 24 uffici in 5 nazioni, Mare Group è un attore significativo nel panorama dell'innovazione italiana ed è in espansione all'estero.



    Le numerose acquisizioni realizzate dal 2019, con le successive fusioni, dimostrano la grande capacità del Gruppo di integrare risorse e tecnologie complementari per accrescere il portafoglio prodotti e incrementare la presenza sul mercato, che include più marchi, alcuni sviluppati internamente, altri acquisiti tramite fusioni strategiche. Con 4 brevetti concessi e 2 depositati, focalizzati sull'Industria 4.0 e 5.0. Mare Group mostra un orientamento chiaro verso le frontiere tecnologiche emergenti e l'innovazione dei processi. Il team di R&D è la forza trainante che trasforma le idee innovative in tecnologie all'avanguardia, servizi e prodotti che stabiliscono nuovi standard di eccellenza. L'offerta di Mare Group è integrata e flessibile, capace di adattarsi e rispondere alle mutevoli esigenze del mercato. Questo orientamento strategico rende Mare Group il partner ideale per le aziende che mirano ad essere protagonisti nell'era dell'innovazione digitale, cercando soluzioni avanzate per tenere il passo con i tempi in un mondo sempre più connesso e tecnologicamente avanzato.

    ‌Ruolo e responsabilità dei principali dirigenti



    Paolo Altichieri

    Chief Of Staff

    Laureato in Economia Aziendale presso l'Università Commerciale "L. Bocconi" ha ricoperto ruoli manageriali ed apicali presso istituti di credito italiani e banche di investimento internazionali. Ha il compito di coordinare le attività funzionali alla crescita di Mare Group con focus sugli investitori equity e finanziatori di varia matrice. Supporta la realizzazione delle linee strategiche grazie ad una approfondita conoscenza della comunità finanziaria maturata in più di 30 anni.



    Luigi Di Palma

    Managing Director

    Laureato in Ingegneria dei Materiali e della Produzione con PhD in Ingegneria Aerospaziale, vanta oltre venticinque anni di esperienza nel settore aerospaziale tra industria e ricerca. Dopo ruoli di rilievo in Vulcanair e CIRA, dove ha guidato progetti europei Clean Sky e Horizon, dal 2021 è in Mare Engineering Group S.p.A.., di cui è attualmente Managing Director. Esperto valutatore per la Commissione Europea ed European Innovation Council, è Professore di Certificazione Aeronautica e Aviazione Sostenibile presso l'Università della Campania "Luigi Vanvitelli" e autore di oltre 50 pubblicazioni scientifiche.



    Vincenzo Grosso

    Chief Financial Officer

    Laureato con lode in Economia e Management presso l'Università degli Studi Roma Tre, ha poi conseguito un MBA presso l'Universidad Politecnica de Cartagena (Spagna). Ha maturato un'esperienza decennale in società di consulenza, sia Boutique che Multinazionali, in imprese manifatturiere e società di servizi. Nel 2020 entra in Mare Group come Chief Financial Officer. Dirige e coordina le aree: finance, accounting, treasury e P&C.



    Gennaro Tesone

    Chief Growth Officer & Investors Relator

    Ingegnere, napoletano, innovatore ed imprenditore classe 1975. Nel 2012 fonda Eclettica con la quale vende soluzioni sul mercato delle medio/grandi imprese, lavorando per le principali aziende del tessuto produttivo italiano. Nel 2020, mediante un meccanismo di concambio azionario conferisce la propria azienda a Mare Group nel quale ricopre il ruolo di Chief Growth Officer per linee esterne con particolare focus nelle attività di M&A. Dal 2024 ricopre il ruolo di Investor Relator.

    ‌Andamento economico generale

    Il primo semestre del 2025 ha visto un indebolimento della crescita economica mondiale, con importanti divergenze tra le principali aree geografiche e un contesto reso complesso da tensioni commerciali e crisi geopolitiche. Gli organismi internazionali segnalano un rallentamento generalizzato: il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede per il 2025 una crescita globale del PIL attorno al +2,8%, in calo rispetto al 3,3% registrato nel 2024. I maggiori contributi alla crescita provengono ancora dai paesi emergenti, mentre le economie avanzate rallentano bruscamente.

    Nel frattempo l'inflazione, pur in discesa rispetto ai picchi toccati nel biennio precedente, rimane su livelli superiori ai target in diversi paesi, condizionando le politiche monetarie.

    Di seguito si analizzano l'andamento del PIL, dell'inflazione, del commercio internazionale e dei mercati dei noli marittimi nella prima metà del 2025, evidenziando gli effetti delle crisi geopolitiche (guerra in Ucraina, tensioni in Medio Oriente e insicurezza nel Mar Rosso) e delle misure protezionistiche sullo scenario economico globale.

    ‌Crescita del PIL: rallentamento generalizzato e divergenze regionali

    La crescita economica mondiale nei primi mesi del 2025 si è mostrata debole e disomogenea. In base alle ultime stime FMI, il PIL globale aumenterà del +2,8% nell'anno, in marcata decelerazione rispetto al 2024.

    Le economie avanzate dovrebbero crescere appena dell'+1,4% complessivo nel 2025, con un notevole ridimensionamento rispetto al recente passato. In particolare, negli Stati Uniti l'attività economica sta rallentando: dopo una fine 2024 ancora robusta, il primo trimestre 2025 ha segnato addirittura una lieve contrazione con PIL a -0,1% trimestre su trimestre (pari a -0,5% annualizzato).

    Su base annua, l'economia statunitense è cresciuta del +2,1% rispetto al Q1 2024, ma la traiettoria è discendente. Per l'intero 2025, le previsioni indicano una crescita annuale degli USA intorno a +1,8%, quasi la metà del 2024. Tale indebolimento è dovuto a vari fattori:

  • il venir meno della domanda repressa post-pandemia;

  • l'impatto restrittivo dei rialzi dei tassi d'interesse nel 2022-23;

  • più recentemente, l'aumento dell'incertezza e dei costi derivante dalle nuove barriere commerciali introdotte dagli Stati Uniti stessi (si veda oltre).

Anche l'Area Euro mostra segnali di stagnazione, pur evitando finora una recessione. Nel primo trimestre 2025 il PIL dell'eurozona è cresciuto di +0,6% rispetto al trimestre precedente, accelerando leggermente rispetto alla fine del 2024.



Su base annua, ciò equivale a una crescita dell'+1,5% rispetto al Q1 2024. Tuttavia, si tratta in larga parte di un rimbalzo tecnico dopo la debolezza dell'anno scorso: ricordiamo che nel 2024 il PIL dell'area euro è aumentato di appena +0,9%. Per il 2025, le istituzioni prevedono un'espansione ancora modesta, attorno a +0,8-0,9% quindi praticamente invariata rispetto al 2024. Persistono differenze marcate all'interno dell'Unione: economie fortemente manifatturiere e orientate all'export (come Germania e Italia) risentono più del rallentamento globale e dell'aumento dei costi energetici, mentre settori dei servizi e paesi meno esposti mostrano maggior tenuta.

Nel complesso, l'Europa continua a soffrire di crescita anemica, zavorrata da investimenti deboli, alto costo del credito e dall'incertezza generata dalle politiche commerciali internazionali in evoluzione.



Molto significativa è la frenata della Cina che, pur mantenendo tassi di espansione superiori agli occidentali, vede sfumare la robusta ripresa post-pandemia. Nel primo semestre 2025 il PIL cinese è cresciuto di circa +5,3% su

base annua, in linea con l'obiettivo ufficiale "~5%" fissato da Pechino. Tuttavia, la dinamica trimestrale mostra un indebolimento: +5,4% a/a nel primo trimestre e +5,2% nel secondo.

La domanda interna cinese resta fragile - con consumi prudenti e settore immobiliare in difficoltà - mentre sul fronte estero pesa il clima di guerra commerciale con gli USA. Gli analisti prevedono quindi un ulteriore rallentamento nella seconda metà dell'anno.

Le ultime previsioni medie indicano il PIL cinese in crescita di ~4,6% nel 2025, ben al di sotto del +5,0% registrato nel 2024 e dei trend pre-2020. Anche l'FMI, alla luce dell'inasprimento tariffario americano, ha rivisto al ribasso le stime per la Cina, indicandone un'espansione appena del +4,0% nel 2025.

Va notato che la Cina sta evitando un tracollo solo grazie a misure di sostegno: le autorità hanno aumentato la spesa infrastrutturale e varato sussidi ai consumi, oltre a tagliare i tassi d'interesse a maggio, per contrastare i venti contrari di deflazione interna e calo dell'export.

Nel Giappone e in altre economie asiatiche avanzate si osserva un moderato miglioramento rispetto al 2024, grazie soprattutto al calo dei prezzi energetici (benefico per paesi importatori) e alla ripresa del turismo. Ad esempio, il PIL giapponese è previsto crescere di circa +1,2% nel 2025, in lieve accelerazione.

Al contrario, molte economie emergenti di altre aree (dall'America Latina all'Africa) mostrano andamenti differenziati: alcuni esportatori di materie prime beneficiano della stabilizzazione dei prezzi di petrolio e commodities, mentre altri restano frenati da inflazione elevata e margini di manovra limitati nelle politiche economiche. In media, il FMI stima per i mercati emergenti una crescita di +3,7% nel 2025 - superiore, dunque, a quella dei paesi avanzati - ma con notevoli dispersioni al loro interno. È emblematico il caso del Medio Oriente: le economie del Gulf Cooperation Council continuano a crescere a ritmi sostenuti (3-4%), sostenute dalla domanda di petrolio e dall'espansione fiscale, mentre paesi in conflitto o instabilità (come Iran, Siria, Yemen) restano in gravi difficoltà. In sintesi, si sta ampliando la divergenza geografica: Stati Uniti ed Europa in marcato rallentamento, Cina e Asia emergente in decelerazione strutturale, ma comunque più vivaci, e alcune regioni (Medio Oriente, Africa subsahariana) relativamente resilienti grazie a fattori specifici. Un contributo negativo alla crescita globale nel 2025 deriverà dalla contrazione del commercio mondiale (vedi sezioni seguenti), che penalizza in particolare le economie più aperte. Il FMI segnala che l'effetto combinato delle nuove politiche tariffarie e dell'incertezza sta sottraendo circa 0,8 punti percentuali alla crescita globale prevista per i prossimi due anni.

Non a caso, gli shock protezionistici degli USA colpiscono soprattutto la domanda interna americana e, per il tramite del commercio, il resto del mondo: la Commissione Europea stima che il nuovo contesto di dazi ridurrà la crescita del PIL USA di ~1,6 punti nel 2025 rispetto allo scenario precedente, con effetti di ricaduta (più contenuti) anche su Asia ed Europa.

Ciò contribuisce a spiegare perché il rischio di recessione globale sia aumentato: secondo JP Morgan vi è oltre il 60% di probabilità che l'economia mondiale entri in recessione entro fine 2025 uno scenario che a inizio anno appariva meno probabile.

‌Inflazione in calo e politiche monetarie a un punto di svolta

Secondo l'International Monetary Funds, l'inflazione mondiale si è gradualmente ridotta nei primi sei mesi del 2025, pur restando superiore ai livelli desiderati in alcune aree. Il FMI prevede un'inflazione globale al 4,3% nel 2025 (fonte: imf.org), in discesa dal 5-6% medio del 2023, grazie soprattutto al calo dei prezzi energetici e alimentari e all'azione restrittiva delle banche centrali. Nei paesi avanzati l'inflazione sta rientrando più rapidamente del previsto: nell'Area Euro l'inflazione annua è scesa intorno al 2% già a metà 2025 (dopo aver toccato il 10% nell'ottobre 2022), raggiungendo di fatto l'obiettivo della Banca Centrale Europea.

Anche negli USA la fiammata inflazionistica post-pandemia si è attenuata significativamente: l'indice CPI, che superava il 9% a metà 2022, è sceso al 2,7% annuo a giugno 2025. Tuttavia, negli Stati Uniti si è registrata una lieve recrudescenza inflattiva in tarda primavera: a giugno l'inflazione generale è risalita dal 2,4% di maggio (fonte: reuters.com), con un aumento mensile di +0,3% (equivalente a un ritmo annualizzato ~3,5%). Questo rimbalzo è attribuito al trasferimento sui prezzi finali dei nuovi dazi all'importazione decisi dall'Amministrazione Trump: diverse categorie di beni importati (dall'elettronica all'abbigliamento) hanno mostrato rialzi anomali, segno che le tariffe record stanno iniziando a farsi sentire sui prezzi al consumo.

Va notato che in alcune grandi economie emergenti l'inflazione non è più un problema primario: in Cina, al contrario, prevalgono rischi di deflazione. Nel primo semestre 2025 i prezzi al consumo cinesi sono risultati pressoché stabili o in leggero calo, mentre i prezzi alla produzione sono diminuiti a giugno al tasso più rapido degli ultimi due anni. Ciò riflette la domanda interna debole e l'eccesso di capacità produttiva in alcuni settori, problematiche che hanno spinto Pechino ad allentare la politica monetaria (con un taglio dei tassi in maggio) per scongiurare una spirale deflazionistica.

Anche in altre economie asiatiche l'inflazione è moderata (attorno al 2% in Giappone, <4% in India), mentre resta molto alta in varie economie emergenti di altri continenti - ad esempio attorno al 7-8% in media nell'America Latina e oltre il 15% in Turchia - a causa di fattori locali e della pass-through valutario. Le banche centrali si trovano dunque in una fase di svolta. Dopo aver alzato aggressivamente i tassi d'interesse tra il 2022 e il 2023 per contrastare l'inflazione, nel 2025 la maggior parte delle autorità monetarie sta sospendendo o invertendo la rotta.

Negli Stati Uniti, la Fed aveva portato il tasso sui FED FUNDS al 5,25% (valore massimo) nel 2023; successivamente, complice il rallentamento dell'inflazione core sotto il 4%, ha operato alcune riduzioni a fine 2024, riportando il tasso di riferimento intorno al 4,5%.

Nel primo semestre 2025 la Fed ha mantenuto i tassi fermi, bilanciando da un lato la necessità di sostenere la crescita (fragile) e dall'altro la preoccupazione per il potenziale nuovo impulso inflattivo generato dai dazi.

I mercati fino a primavera scontavano ulteriori tagli Fed entro fine anno, ma il riaccendersi delle pressioni sui prezzi ha spinto molti analisti a posticipare le attese di allentamento monetario. In sintesi, la Fed adotta un approccio "wait-and-see": pronta a tagliare se l'economia peggiora, ma frenata dall'incertezza sulle prospettive inflative.

In Europa il ciclo monetario è più avanti nella fase accomodante. La BCE, dopo aver innalzato il tasso sui depositi fino al 3,75% nel 2023, ha iniziato a ridurlo nella seconda metà del 2024. Con una serie di otto tagli da 25 punti base ciascuno, l'Eurotower ha progressivamente riportato il tasso di deposito al 2,0% nel giugno 2025. Nell'ultima riunione (giugno) la BCE ha segnalato una pausa: con l'inflazione dell'eurozona ormai al target del 2% e un'economia ancora debole, la Banca si ritiene "in buona posizione" e intende valutare i dati prima di ulteriori mosse. In pratica, Francoforte indica che potrebbe aver concluso il ciclo di allentamento - il più aggressivo dalla crisi del 2008-09 in termini di rapidità - salvo sorprese negative sul fronte macro. Questa divergenza temporale tra Fed e BCE è interessante: mentre la Fed ha rallentato (ma non invertito) i tagli per via dell'inflazione da dazi, la BCE ha potuto procedere più speditamente grazie al calo più rapido dell'inflazione europea.

Nel complesso, il 2025 segna l'inizio di una fase di graduale normalizzazione: i tassi d'interesse reali tornano positivi nelle economie avanzate, mentre le condizioni finanziarie mondiali restano fluide, suscettibili di improvvisi irrigidimenti qualora gli shock geopolitici dovessero intensificarsi.

‌Commercio internazionale: brusca frenata e flussi distorti

L'andamento del commercio mondiale nel primo semestre 2025 ha seguito un profilo insolito: un forte rimbalzo iniziale, dovuto a fattori eccezionali, seguito da un previsto brusco rallentamento. Secondo il rapporto semestrale

del WTO, nel primo trimestre 2025 il volume del commercio mondiale di merci è aumentato addirittura del +5,3% su base annua (e +3,6% rispetto al trimestre precedente), registrando una crescita ben superiore alle attese.

Questo scatto è stato trainato soprattutto da un'impennata delle importazioni nordamericane, salite di oltre il 13% q/q nei primi mesi dell'anno. La ragione principale è stata un fenomeno di front-loading: molte imprese USA hanno anticipato gli acquisti dall'estero temendo gli aumenti tariffari annunciati, cercando di far arrivare le merci prima dell'entrata in vigore dei nuovi dazi. Inoltre, la temporanea "tregua" tariffaria (gennaio-marzo) tra Stati Uniti e Cina - con la sospensione di alcune delle tariffe più elevate - ha favorito un breve rimbalzo degli scambi sino-americani. Questi elementi hanno gonfiato i dati commerciali di inizio anno.

Lo slancio è però destinato ad esaurirsi rapidamente. Già dal secondo trimestre 2025 si osservano segnali di indebolimento: molte imprese hanno scorte elevate e le nuove tariffe, entrate in vigore ad aprile, iniziano a frenare la domanda di importazioni. Il WTO, infatti, prevede un forte rallentamento nei restanti mesi. Nello scenario aggiornato ad aprile, il volume del commercio mondiale di beni è atteso addirittura in leggera contrazione nel 2025 (-0,2%), in netto peggioramento rispetto al +2,9% registrato nel 2024. Si tratta di una revisione epocale: all'inizio dell'anno ci si attendeva ancora una moderata crescita (+2,7% per il 2025 nello scenario precedente), ma l'escalation protezionistica ha portato a tagliare di quasi 3 punti le stime. Se poi le misure tariffarie "sospese" dovessero effettivamente essere implementate e l'incertezza commerciale dilagare, il calo del commercio potrebbe aggravarsi fino a un -1,5% nel 2025 secondo gli economisti WTO. In ogni caso, si tratterebbe della peggiore performance del commercio mondiale dai tempi della pandemia.

Molto differenziati gli andamenti tra regioni e settori. I nuovi attriti colpiscono soprattutto gli scambi USA-Cina e più in generale le importazioni statunitensi: si stima che nel 2025 il Nord America sottrarrà ben 1,7 punti percentuali alla crescita del commercio mondiale, a causa del forte calo atteso delle sue importazioni (fino a -10% secondo il WTO). Anche l'Europa vedrà scambi più deboli di quanto avrebbe avuto in assenza di dazi (importazioni attese

+1,9% anziché +2,1%), ma continuerà a dare un contributo leggermente positivo al commercio globale. L'Asia rimane il motore principale: pur risentendo dei minori ordinativi americani, continuerà a trainare circa +0,6 punti della crescita (o minor calo) del commercio mondiale. Significativo il fenomeno dei flussi deviati: le esportazioni cinesi, ostacolate dalle tariffe USA, vengono in parte reindirizzate verso altri mercati. Ci si attende ad esempio un aumento del 4-9% dell'export cinese verso le regioni diverse dal Nord America, il che accentua la concorrenza per altri paesi esportatori. I comparti più colpiti dal riassetto degli scambi sono quelli oggetto di dazi mirati: prodotti tessili, abbigliamento, apparecchiature elettriche in primis, dove l'import USA dalla Cina crolla e altri fornitori (Vietnam, Messico, ecc.) cercano di colmare il vuoto. Anche il commercio di servizi risente indirettamente del clima: la minore movimentazione di merci riduce la domanda di trasporti e logistica internazionale, mentre l'incertezza frena i viaggi e gli investimenti, con il risultato che per il 2025 la crescita del commercio mondiale di servizi è prevista al +4,0%, ben al di sotto del trend storico e delle previsioni pre-crisi.

In sintesi, il commercio internazionale si conferma come principale vittima delle attuali tensioni geopolitiche ed economiche. Dopo la resilienza mostrata nel 2024 (quando era tornato a crescere più del PIL mondiale, +2,9% vs +2,8%), il 2025 segna un netto arretramento dell'integrazione commerciale globale. L'era di crescita robusta degli scambi, già messa in dubbio dalla pandemia, subisce un ulteriore arresto a causa dell'aumento di barriere e rivalità economiche. Si tratta di un elemento di rischio non solo congiunturale ma potenzialmente strutturale, qualora la "frammentazione" in blocchi economici dovesse proseguire.

‌Impatto delle crisi geopolitiche e del protezionismo

Gli scenari geopolitici turbolenti hanno fatto sentire il loro peso sull'economia nei primi sei mesi del 2025. La guerra in Ucraina, giunta al secondo anno, continua a rappresentare un fattore di instabilità e costo economico. Per

quanto riguarda l'Europa, il conflitto ha comportato un ingente impegno di bilancio (sostegno finanziario e militare all'Ucraina, aumento delle spese per la difesa) e ha mantenuto elevata l'incertezza per imprese e famiglie. Fortunatamente, l'impatto diretto sui mercati energetici si è notevolmente attenuato rispetto al 2022: grazie alla diversificazione delle forniture e a due inverni miti, i prezzi del gas naturale in Europa sono crollati dal picco di 124 €/MWh del 2022 a valori attorno ai 40-50 € nel 2023-2024 (fonte: public.confindustria.it).Analogamente il prezzo del petrolio Brent, dopo aver mediato 101 $/barile nel 2022, è sceso a circa 85 $ nel 2023. Questo ridimensionamento dei prezzi energetici (ritracciati su livelli pre-guerra) ha contribuito in modo sostanziale al calo dell'inflazione europea e globale. Tuttavia, la situazione resta fragile: il conflitto in Ucraina continua a disturbare i traffici commerciali nel Mar Nero e la produzione/esportazione di cereali e fertilizzanti, con effetti a catena sui prezzi alimentari in vari paesi (soprattutto in via di sviluppo). Inoltre, permane un rischio geopolitico generale che penalizza il clima di fiducia: l'UE ha recentemente riconosciuto che il protrarsi della guerra e l'incertezza sulle sue evoluzioni pesano sulle decisioni di investimento e sul sentiment.

Nel Medio Oriente, la situazione è diventata più tesa a partire dalla crisi tra Israele e Palestina scoppiata a fine 2023. Pur trattandosi di un conflitto regionale, le ripercussioni internazionali non sono trascurabili. In particolare, nel timore di un allargamento delle ostilità, i mercati petroliferi hanno vissuto momenti di nervosismo: in seguito all'escalation in Israele, il prezzo del greggio ha subito rialzi temporanei (fino a +10% nell'ottobre 2023), scontando il rischio di coinvolgimento di paesi produttori come l'Iran. Tali aumenti si sono poi riassorbiti dopo che il conflitto è rimasto circoscritto e grazie anche all'azione coordinata dell'OPEC+, che ha gestito l'offerta in modo da evitare shock (i produttori del Golfo hanno interesse a prezzi stabili e non eccessivamente alti per non deprimere la domanda). A metà 2025 il petrolio Brent oscilla attorno a 80-85 $/bbl, un livello relativamente neutrale per l'economia mondiale e inferiore alle medie 2022. Nondimeno, le tensioni in Medio Oriente rimangono un fattore di rischio latente: eventuali crisi più ampie (coinvolgimento dell'Iran nelle ostilità, chiusura dello Stretto di Hormuz, ecc.) potrebbero far impennare i prezzi energetici e invertire il trend disinflazionistico attuale.

Infine, il clima di protezionismo commerciale, già citato, costituisce forse la novità più rilevante di questo periodo. La decisione degli Stati Uniti di imporre dazi generalizzati su praticamente tutte le importazioni (10% base, con punte molto più alte su alcuni paesi e prodotti) ha segnato la fine di un'era di liberalizzazione e aperto una fase di conflittualità economica.

In conclusione, il primo semestre 2025 delinea un contesto economico globale più fragile e incerto. La crescita rallenta ovunque e il commercio subisce contraccolpi significativi, sotto il peso combinato di politiche monetarie restrittive pregresse, shock geopolitici e nuove barriere protezionistiche. Al tempo stesso emergono segnali positivi: l'inflazione, principale emergenza del 2022-23, sta rientrando verso livelli più gestibili, permettendo alle banche centrali di allentare la presa; inoltre, alcune economie mostrano capacità di adattamento (ad esempio la prontezza dell'Europa nel sostituire le forniture energetiche russe, o la rapidità delle catene logistiche nel riassestarsi su rotte alternative). Per la seconda metà del 2025, le prospettive restano però condizionate dall'evoluzione delle vicende geopolitiche e commerciali. In assenza di distensione sul fronte bellico (Ucraina, Medio Oriente) e di un chiarimento sul fronte tariffario (dove incombe la scadenza delle tregue USA in agosto), l'economia mondiale continuerà a navigare a vista. Organismi come l'OCSE e il FMI invitano i paesi a cooperare per ripristinare un clima di prevedibilità nelle relazioni economiche internazionali, pena il rischio di un periodo prolungato di bassa crescita e alta incertezza. Il 2025 potrebbe dunque rappresentare un punto di svolta: o verso una stabilizzazione del quadro globale, oppure verso una frammentazione più marcata che peserebbe sullo sviluppo nei prossimi anni. Le imprese e gli investitori, dal canto loro, restano in attesa di segnali più chiari per orientare strategie e allocazione di risorse in questo contesto mutevole.

‌Contesto Macroeconomico Italiano Primo Semestre 2025

Nel primo semestre 2025 l'economia italiana ha mostrato una crescita moderata, accompagnata da un deciso calo dell'inflazione e da un mercato del lavoro in rafforzamento. Di seguito vengono analizzati in dettaglio i principali indicatori macroeconomici (PIL, inflazione, mercato del lavoro, commercio estero, produzione industriale, consumi e investimenti), con riferimento ai dati ufficiali disponibili e alle fonti statistiche istituzionali. Una sintesi quantitativa degli indicatori chiave è riportata nella Tabella 1.

Indicatore

Valore (Periodo)

Note

PIL reale

(var. congiunturale)

+0,3%

(1º trim. 2025 vs 4º trim. 2024)

+0,7% tendenziale annuo; crescita acquisita +0,5%

Inflazione (NIC)

+1,7%

(giugno 2025, tendenziale annuo)

Inflazione di fondo +2,1%; inflazione acquisita

+1,4%

Disoccupazione

(tasso)

6,5%

(maggio 2025)

Minimo 5,9% ad aprile; disoccupazione giovanile

~21,6%

Occupazione

(tasso 15-64 anni)

62,9%

(maggio 2025)

Occupati 24,3 milioni (record storico)

Produzione industriale

-0,7%

(maggio 2025 vs aprile, var. mens.)

-0,9% tendenziale annuo; media marzo-maggio

+0,6% sul trim. prec.

Saldo commerciale

(extra-UE)

+18,9 mld €

(gen-mag 2025)

In calo da +26,6 mld € del 2024; deficit energetico -21,1 mld €

Export

(valore)

+1,6%

(gen-mag 2025 vs stesso periodo 2024)

Extra-UE +0,5%; farmaceutico e alimentare trainanti

Import

(valore)

+8,4%

(gen-mag 2025 vs stesso periodo 2024)

Dato extra-UE; forte aumento import energia inizio anno (calo prezzi)

Tabella 1 - Principali indicatori macroeconomici Italia, 1º semestre 2025. (Variazioni percentuali o valori assoluti come indicato. Fonti: ISTAT, Banca d'Italia, MEF, Eurostat)

‌Andamento del PIL e della crescita economica

Nel primo trimestre 2025 il PIL dell'Italia è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, risultando in crescita dello 0,7% su base annua rispetto al primo trimestre 2024 (fonte: ISTAT.it).



Si tratta del secondo trimestre consecutivo di crescita positiva, dopo la sostanziale stagnazione osservata nel terzo trimestre 2024. La crescita acquisita per l'intero 2025, ovvero l'aumento del PIL che si avrebbe nell'anno anche in assenza di variazioni congiunturali nei trimestri restanti, è pari a +0,5% dopo il primo trimestre.

Analizzando le componenti della domanda interna, nei primi tre mesi dell'anno si registra un incremento moderato dei consumi finali nazionali (+0,1% congiunturale) e un deciso aumento degli investimenti fissi lordi (+1,6% congiunturale). La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un contributo positivo alla crescita del PIL di

+0,4 punti percentuali nel trimestre (di cui +0,1 punti dai consumi delle famiglie e delle ISP - Istituzioni Sociali Private - e +0,3 punti dagli investimenti). La spesa delle Pubbliche Amministrazioni è risultata lievemente in calo e ha sottratto -0,1 punti di PIL. La variazione delle scorte ha avuto un impatto negativo significativo, sottraendo circa

-0,3 punti percentuali alla crescita del PIL del primo trimestre. Dal lato estero, la domanda estera netta ha contribuito positivamente, seppur marginalmente (+0,1 punti percentuali) alla crescita trimestrale, in un contesto di aumento sia delle esportazioni (+2,8% trimestrale) che delle importazioni (+2,6%) rispetto al trimestre precedente. Dal lato dell'offerta, il primo trimestre ha visto un aumento del valore aggiunto sia nel settore agricolo (+1,4% congiunturale) sia nell'industria (+1,2%), mentre il comparto dei servizi ha registrato una lieve flessione nel trimestre (-0,1%). In parallelo, gli indicatori del mercato del lavoro incorporati nei conti nazionali mostrano un incremento delle ore lavorate (+1,0% nel trimestre) e delle posizioni lavorative totali (+0,7%), accompagnato da una moderata crescita dei redditi pro-capite nominali (+0,5%).

Nel secondo trimestre 2025, secondo le valutazioni della Banca d'Italia, l'attività economica avrebbe rallentato rispetto ai primi mesi dell'anno. Gli indicatori congiunturali disponibili segnalano infatti un indebolimento: la dinamica dei consumi delle famiglie e della spesa per investimenti è rimasta contenuta, risentendo del basso clima di fiducia e dell'elevata incertezza, mentre anche la domanda estera ha mostrato segnali di indebolimento. Nel complesso ciò suggerisce che tra aprile e giugno il PIL italiano abbia subito un forte rallentamento del ritmo di crescita, dopo il +0,3% registrato nel primo trimestre (una stima ufficiale preliminare del PIL del 2º trimestre sarà diffusa dall'ISTAT a fine luglio 2025). Le ultime proiezioni macroeconomiche indicano per l'Italia una crescita

annua del PIL intorno allo 0,6% nel 2025, in lieve accelerazione al +0,8% nel 2026, ma con rischi al ribasso legati al contesto geopolitico e commerciale internazionale.

‌Dinamica dei prezzi e inflazione

Secondo i dati ISTAT, nel corso del primo semestre 2025 l'inflazione italiana è drasticamente diminuita rispetto ai livelli elevati toccati nel biennio precedente, assestandosi su valori prossimi al 2%. In giugno 2025, l'indice nazionale dei prezzi al consumo NIC (al lordo dei tabacchi) è aumentato dell'1,7% rispetto a giugno 2024, segnando un lieve rialzo rispetto al tasso tendenziale di +1,6% registrato a maggio. La dinamica dei prezzi al consumo è trainata principalmente dai rincari nel comparto alimentare (beni alimentari freschi +4,2% annuo e lavorati +3,0% in giugno, in accelerazione rispetto al mese precedente) e dai servizi relativi ai trasporti (+2,9%). Al contrario, si rileva un deciso ridimensionamento delle tensioni inflazionistiche nei settori energetici: i Beni energetici regolamentati pur crescendo del +22,7% annuo a giugno, mostrano un netto rallentamento (erano a

+29% in maggio), mentre i prezzi dei Beni energetici non regolamentati calano del -4,6% annuo, contribuendo a frenare l'inflazione complessiva.

L'inflazione di fondo - calcolata al netto di energetici e alimentari freschi - si mantiene anch'essa su livelli moderati, attestandosi a +2,1% annuo a giugno (in leggera risalita dal +1,9% di maggio). Ciò indica che, depurando l'effetto dei prodotti più volatili, la crescita dei prezzi interni resta contenuta attorno al 2%. In particolare, i beni industriali non energetici mostrano prezzi quasi stazionari (+1,0% annuo a giugno), mentre i servizi evidenziano aumenti relativamente più sostenuti (+2,7% annuo). Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si sta comunque riducendo (1,7 punti a favore dei servizi, da 1,8 punti del mese precedente).

Nei primi sei mesi dell'anno l'inflazione media si è notevolmente raffreddata rispetto al 2022-2023. L'inflazione acquisita per il 2025 - ovvero la variazione media annua già "ereditata" se i prezzi restassero stabili nel resto dell'anno - risulta pari a +1,4% per l'indice generale NIC (e +1,8% per la componente di fondo). Questo dato, insieme alle proiezioni di Banca d'Italia, suggerisce che sull'intero 2025 l'inflazione italiana potrebbe collocarsi attorno all'1,5-2%, un livello storicamente contenuto e in linea con l'obiettivo di stabilità dei prezzi dell'Eurozona. Le aspettative di inflazione di famiglie e imprese rimangono sotto controllo e moderate, riflettendo la credibilità delle politiche monetarie e il rallentamento dei costi energetici.

‌Mercato del lavoro: occupazione e disoccupazione

Il mercato del lavoro italiano ha evidenziato un ulteriore miglioramento nel primo semestre 2025, con livelli di occupazione ai massimi storici e disoccupazione in diminuzione su base tendenziale. A maggio 2025 il numero di occupati ha raggiunto 24 milioni 301 mila unità, il valore più elevato dall'inizio delle serie storiche (2004) (fonte: ansa.it). Ciò corrisponde a un tasso di occupazione (15-64 anni) salito al 62,9%, in aumento di +0,2 punti percentuali rispetto ad aprile e di circa +1 punto nell'ultimo anno. La crescita dell'occupazione su base mensile a maggio (+80 mila unità rispetto ad aprile) ha interessato sia gli uomini che le donne, concentrandosi soprattutto tra i lavoratori over 50 e trainando un calo significativo del numero di inattivi nella fascia 15-64 anni (-172 mila in un mese, tasso di inattività sceso al 32,6%).

Anche su base tendenziale annua l'occupazione risulta in forte aumento (+408 mila occupati rispetto a maggio 2024), confermando il consolidamento del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione si mantiene su valori storicamente molto bassi. Ad aprile 2025 il tasso di disoccupazione generale è sceso fino al 5,9% - il livello minimo degli ultimi quindici anni - per effetto di un calo degli attivi in cerca di lavoro. Si tratta di un valore eccezionalmente basso nel confronto storico, come evidenziato anche dalla Banca d'Italia. Nel mese di maggio 2025 il tasso di disoccupazione è risalito al 6,5% (in crescita di +0,4 punti percentuali su aprile), a seguito dell'ingresso di nuove persone nella forza lavoro attiva in cerca di impiego.

Nonostante questo rimbalzo mensile, il dato rimane inferiore rispetto a un anno prima (era ~7,6% a maggio 2024 secondo le serie storiche ISTAT) ed evidenzia la tenuta complessiva dell'occupazione. In termini assoluti, i disoccupati a maggio risultano circa 1,69 milioni di persone, in leggero aumento (+15 mila) rispetto a maggio 2024 a fronte però di un marcato incremento degli occupati e di un forte calo degli inattivi nello stesso periodo, segno di maggiore partecipazione al mercato del lavoro. Permane più elevato, sebbene anch'esso in miglioramento rispetto al passato, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni). Ad aprile 2025 la disoccupazione giovanile è scesa sotto il 20% (circa 19,2%), minimo anch'esso pluriennale, mentre a maggio il tasso è risalito attorno al 21-22% per effetto di maggiori ingressi di giovani nella forza lavoro attiva. Tali oscillazioni mensili sono comuni per questo indicatore, ma il trend di fondo negli ultimi anni è di graduale riduzione della disoccupazione tra i giovani, pur restando su livelli elevati in valore assoluto. Complessivamente, l'occupazione continua a crescere: nel primo trimestre 2025 il numero di occupati è aumentato dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, e anche nel secondo trimestre si stima un ulteriore (seppur più contenuto) incremento dell'occupazione.

Dal lato delle retribuzioni, nel primo semestre si osserva una crescita delle retribuzioni contrattuali nominali superiore all'inflazione, il che ha permesso alcuni recuperi di potere d'acquisto per i lavoratori. Tuttavia, in termini reali le retribuzioni medie restano ancora leggermente inferiori ai livelli del 2021, a causa dell'erosione prodotta dall'elevata inflazione nel 2022-23 non completamente recuperata. Nel secondo trimestre vi sono indicazioni di un lieve indebolimento della dinamica salariale, coerente con un contesto di inflazione più contenuta e con alcuni segnali di raffreddamento della domanda di lavoro.

‌Commercio estero e bilancia commerciale

Nei primi mesi del 2025 il commercio estero italiano ha evidenziato andamenti contrastanti: da un lato una tenuta (e in alcuni settori crescita) delle esportazioni, dall'altro un aumento significativo delle importazioni (soprattutto energetiche) e un conseguente ridimensionamento dell'avanzo commerciale complessivo rispetto all'anno precedente. Nel periodo gennaio-maggio 2025 il valore totale delle esportazioni italiane di beni risulta in lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2024. In base ai dati ISTAT, l'export complessivo segna un +1,6% tendenziale nei primi cinque mesi dell'anno.

La crescita è stata trainata in particolare dalle vendite all'estero di prodotti farmaceutici, alimentari, mezzi di trasporto e metalli. Si registrano invece cali in settori come prodotti petroliferi raffinati, coke, autoveicoli e alcuni beni di consumo durevoli. Sul piano geografico, la performance positiva delle esportazioni italiane ha riguardato soprattutto i mercati dell'Unione Europea - in particolare Germania (+7,3% nel primo bimestre) e altri partner come Paesi Bassi e Spagna - mentre sui mercati extra-UE la dinamica è più eterogenea.

Complessivamente, l'export verso i Paesi extra UE nei primi cinque mesi è risultato quasi stabile (+0,5% in valore annuo): in crescita le vendite verso Svizzera (+12,3%), Paesi OPEC (+11,3%), Medio Oriente, MERCOSUR e Stati Uniti (+7,2%), in flessione quelle verso Turchia (-19%), Russia (-17,7%), Cina (-13,2%) e, in minor misura, Regno Unito (-1,5%). Questo quadro riflette anche fattori straordinari, come l'anticipo di domanda dagli USA a inizio anno in vista di possibili nuovi dazi (fenomeno che ha sostenuto temporaneamente le nostre esportazioni verso gli Stati Uniti nel primo trimestre).

Sul fronte delle importazioni, i primi mesi del 2025 mostrano un incremento marcato in valore, dovuto in parte al diverso andamento dei prezzi energetici e delle scorte. Nei primi cinque mesi, le importazioni complessive dall'estero risultano in aumento - il dato extra-UE segna un +8,4% tendenziale in valore - riflettendo soprattutto il confronto con i livelli eccezionalmente bassi di import registrati un anno prima. Va ricordato infatti che nel 2024 l'Italia aveva temporaneamente ridotto gli acquisti esteri di energia a causa dei prezzi elevati; nel 2025, con prezzi energetici in calo rispetto ai picchi e una situazione di offerta più stabile, gli acquisti di energia dall'estero

sono risaliti (pur a prezzi unitari inferiori), contribuendo significativamente all'aumento delle importazioni in valore. Al netto dell'energia, la domanda di beni importati appare più contenuta e riflette una crescita economica interna moderata. In particolare, si segnala nel periodo un calo degli acquisti dall'estero di beni strumentali (-12% annuo a maggio per i paesi extra-UE) e intermedi, segno di un certo rallentamento del ciclo industriale.

Di conseguenza, il saldo della bilancia commerciale italiana è rimasto positivo nel primo semestre 2025, ma in riduzione rispetto all'anno precedente. Considerando il solo interscambio con i paesi extra-UE, l'avanzo commerciale nei primi cinque mesi dell'anno ammonta a +18,9 miliardi di euro, in calo rispetto ai +26,6 miliardi registrati nel medesimo periodo del 2024.

Complessivamente, il contributo netto del commercio estero alla crescita del PIL italiano è stato lievemente positivo nel primo trimestre, ma potrebbe risultare neutro o negativo nel secondo trimestre dati i recenti sviluppi (export in flessione). Ciononostante, l'Italia conserva una posizione commerciale ed esterna strutturalmente solida: il saldo corrente della bilancia dei pagamenti rimane attivo (in linea con i livelli medi del 2024 nel primo trimestre 2025), e la posizione patrimoniale netta sull'estero del Paese risulta ampiamente creditrice, a testimonianza di un accumulo di avanzo esterno negli ultimi anni.

‌Produzione industriale e attività manifatturiera

L'attività industriale italiana ha mostrato segnali di ripresa all'inizio del 2025, seguiti però da un andamento altalenante in primavera. Nel primo trimestre 2025 la produzione industriale (indice destagionalizzato) è aumentata complessivamente di circa +0,4% rispetto al quarto trimestre 2024, interrompendo una fase di debolezza protrattasi per gran parte del 2024. In particolare, a gennaio si era registrato un deciso rimbalzo produttivo, seguito da una flessione a febbraio e da una sostanziale stabilizzazione a marzo (+0,1%) Questo ha portato a una lieve crescita media nel trimestre, con incrementi concentrati nei comparti dei beni intermedi (+0,9% nel trimestre) e dei beni energetici (+1,4%), mentre la produzione di beni di consumo e di beni strumentali è rimasta in calo rispetto al trimestre precedente (-0,6% e -0,3% rispettivamente).

Ad aprile 2025 l'industria italiana ha mostrato segnali incoraggianti: la produzione industriale è aumentata dell'1,0% rispetto a marzo, segnando il primo incremento tendenziale (annuo) dopo oltre due anni di cali consecutivi - indicativo di una possibile inversione di tendenza. Tuttavia, questo slancio non è proseguito il mese seguente. A maggio 2025, infatti, l'indice destagionalizzato della produzione industriale ha subito un calo del -0,7% rispetto al mese precedente, annullando in parte il guadagno di aprile, ed è risultato inferiore del -0,9% rispetto a maggio 2024. La flessione di maggio ha interessato soprattutto i beni di consumo (-1,3% su aprile) e i beni intermedi (-1,0%), mentre il comparto dei beni strumentali è rimasto stabile e la produzione di energia ha registrato un piccolo aumento (+0,7%). Questa dinamica evidenzia le difficoltà di tenuta dell'industria manifatturiera in un contesto di domanda debole e incertezza internazionale. Considerando l'intero periodo primaverile, l'output industriale mostra comunque una leggera crescita: nella media del trimestre marzo-maggio 2025 la produzione industriale risulta in aumento del +0,6% rispetto ai tre mesi precedenti. Le prospettive per il settore manifatturiero italiano restano moderatamente positive ma condizionate dall'instabilità internazionale.

Dopo la lunga contrazione iniziata nel 2022, si sono finalmente osservati nel 2025 dei segnali positivi nell'industria. Le indagini qualitative presso le imprese manifatturiere indicano un lieve recupero del clima di fiducia a fine semestre: l'indice di fiducia delle aziende industriali è aumentato a giugno 2025 per il secondo mese consecutivo, dopo un periodo di flessione, suggerendo un miglioramento delle aspettative. Tuttavia, permangono rischi legati all'elevata incertezza geopolitica e alle politiche commerciali globali, che espongono la nostra industria - fortemente orientata all'export - a possibili shock esterni. Banca d'Italia sottolinea che il settore manifatturiero italiano rimane esposto alle fragilità del contesto internazionale, nonostante i recenti progressi.

‌Andamento di consumi e investimenti interni

In base ai dati ISTAT, la domanda interna in Italia nei primi sei mesi del 2025 presenta un quadro in chiaroscuro, con investimenti vivaci e consumi delle famiglie più deboli. Come già accennato, nel primo trimestre i consumi finali nazionali sono aumentati solo marginalmente (+0,1% rispetto al trimestre precedente).

In particolare, i consumi delle famiglie residenti hanno risentito dell'erosione del potere d'acquisto subita nel recente passato a causa dell'inflazione: nonostante il calo dei prezzi energetici e il leggero aumento dei salari reali, le famiglie sono rimaste caute nella spesa. Gli indici di fiducia dei consumatori, infatti, dopo un recupero nel 2023, hanno mostrato un peggioramento nei primi mesi del 2025 (ad aprile l'indice di fiducia ha segnato un marcato calo riguardo alle aspettative sull'economia italiana). Ciò ha portato a un atteggiamento prudente, con una preferenza per il risparmio precauzionale e una moderata crescita dei consumi soprattutto nei beni essenziali. All'interno dei consumi, si sono osservati incrementi in alcuni servizi (es. spesa per viaggi e ristorazione in ripresa con la fine delle restrizioni) e nella spesa alimentare, mentre gli acquisti di beni durevoli sono rimasti più deboli.

Nel secondo trimestre 2025 la crescita dei consumi risulta ancora contenuta secondo le valutazioni congiunturali, in linea con un clima di fiducia basso e condizioni finanziarie più rigide (tassi d'interesse ancora relativamente elevati, sebbene in calo). Va però segnalato che l'inflazione in forte diminuzione ha alleggerito la pressione sul reddito disponibile reale, creando i presupposti per una graduale ripresa del potere d'acquisto delle famiglie. Decisamente più dinamica è risultata la spesa per investimenti fissi, che ha fornito un contributo importante alla crescita economica nel semestre. Nel primo trimestre 2025 gli investimenti fissi lordi sono aumentati dell'1,6% rispetto al trimestre precedente, confermando il ruolo di traino della domanda per beni capitali. Questo incremento ha fatto salire il tasso di investimento delle società non finanziarie al 22,4% nel primo trimestre, in leggero aumento rispetto ai trimestri precedenti. Gli investimenti sono stati sostenuti sia dal settore delle costruzioni (in aprile la produzione nelle costruzioni è rimbalzata +2,4% su marzo, con un incremento congiunturale medio di +1,7% nel trimestre febbraio-aprile) sia dagli investimenti in macchinari e attrezzature. In particolare, nel manifatturiero l'aumento della produzione di beni strumentali (+1,7% nel trimestre primaverile) suggerisce una domanda solida di macchine e impianti, probabilmente anche per beneficiare di incentivi agli investimenti tecnologici e ai programmi del PNRR. Anche il comparto immobiliare ha dato segnali positivi: nel primo trimestre 2025 il volume di compravendite di abitazioni è aumentato di oltre l'11% annuo, segno di vitalità che può aver stimolato investimenti residenziali (nonostante una lieve flessione dei prezzi delle case nuove).

Nel secondo trimestre 2025 è probabile che il ritmo degli investimenti sia divenuto più moderato, pur restando positivo. Banca d'Italia rileva che la spesa per investimenti ha avuto una dinamica contenuta in primavera rispetto ai mesi precedenti, in parte a causa dell'incertezza e del clima meno favorevole. Alcuni fattori, come il graduale aumento dei costi di finanziamento fino a inizio anno e la saturazione di capacità in alcuni settori, possono aver attenuato la crescita degli investimenti nel secondo trimestre. Tuttavia, il livello assoluto degli investimenti rimane elevato e rappresenta un pilastro fondamentale della congiuntura: le imprese continuano a investire, spinte anche dalla transizione digitale ed ecologica in corso e dal necessario ammodernamento produttivo dopo la pandemia. Nel primo trimestre, ad esempio, la quota di profitto delle imprese si è leggermente ridotta (42,1%, in calo di 0,2 punti), segno che parte dei margini aziendali è stata reinvestita anziché distribuita, a sostegno dell'accumulazione di capitale. In conclusione, il contesto macroeconomico italiano nel primo semestre 2025 è caratterizzato da una crescita economica modesta ma positiva, inflazione in calo su livelli moderati, mercato del lavoro in ulteriore miglioramento e una domanda interna sostenuta soprattutto dagli investimenti, mentre i consumi delle famiglie rimangono più deboli. Il tutto si inserisce in un quadro internazionale incerto, che ha visto un rallentamento del commercio mondiale e tensioni geopolitiche influire sull'export e sulla fiducia. Nonostante ciò, l'Italia mantiene fondamentali solidi, con conti con l'estero in attivo, finanze pubbliche sotto controllo e prospettive di crescita moderata.

‌Relazione sulla gestione Mare Group al 30 giugno 2025

‌Principali dati economici

‌Conto Economico Consolidato pro-forma

Al fine di fornire una rappresentazione più completa delle performance del Gruppo, è stato predisposto un conto economico consolidato pro-forma che include i risultati delle società Powerflex S.r.l., I.D.E.A. S.r.l., La SIA S.p.A. e M2R Holding S.r.l. a partire dal 1° gennaio 2025. Tale prospetto si differenzia dal conto economico consolidato che, in conformità ai principi contabili, riflette i risultati solo dalla data di acquisizione delle partecipazioni.

Il conto economico pro-forma consente di apprezzare appieno la dimensione raggiunta da Mare Group in termini di ricavi e marginalità ed evidenzia il potenziale industriale e finanziario derivante dall'integrazione delle società acquisite, fornendo una visione più chiara e prospettica della capacità del Gruppo di generare valore, anche in relazione alla circostanza che delle aziende acquisite al 100% sono stati approvati dagli organi amministrativi i progetti di fusione per incorporazione in Mare Group.

Conto economico riclassificato pro-forma

30-giu-25

30-giu-241

Var. %

Valore della Produzione

31.642

18.806

68,3%

Di cui Ricavi delle vendite e delle prestazioni

24.977

13.149

90%

Costi esterni per materiali e servizi

(14.291)

(6.197)

>100%

Valore aggiunto

17.351

12.609

37,6%

Costo del personale

(11.023)

(7.903)

39,5%

Oneri diversi di gestione

(1.054)

(612)

72,2%

EBITDA2

5.274

4.094

28,8%

Aggiustamenti

627

276

>100%

EBITDA adjusted

5.901

4.370

35%

Valori in €/000

Nel primo semestre 2025 i ricavi delle vendite e delle prestazioni pro-forma si attestano a 24.780 migliaia di euro, con un incremento del 90% rispetto al corrispondente periodo del 2024. Il Valore della Produzione pro-forma raggiunge 31.642 migliaia di euro, in crescita del 68,3%, sostenuto sia dall'aumento delle commesse sia dall'inclusione delle nuove società nel perimetro.

L'EBITDA reported si attesta a 5.274 migliaia di euro, in crescita del 28,8% rispetto al 2024, mentre l'EBITDA adjusted, pari a 5.901 migliaia di euro (+35,0%), beneficia di aggiustamenti per 627 migliaia di euro relativi principalmente a sopravvenienze passive e altri costi non ricorrenti e da sopravvenienze attive, non di competenza del periodo.

1 Il raffronto al 30/06/2024 è effettuato sui dati della semestrale 2024, riferiti al perimetro allora vigente.

2 Non include costi straordinari.

‌Conto Economico consolidato

Di seguito il conto economico riclassificato del Gruppo al 30/06/2025 comparato con i dati dell'esercizio al

30/06/2024.

Conto economico riclassificato

30-giu-25

30-giu-24

Var. %

Ricavi delle vendite e delle prestazioni

19.780

13.149

50,4%

Variaz. rimanenze di prodotti in corso di lavor., semilavorati e finiti

(427)

-

Variaz. dei lavori in corso su ordinazione

3.127

1.151

>100,0%

Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni

1.075

3.000

-64,2%

Altri ricavi e proventi

1.161

1.506

-22,9%

Valore della Produzione

24.717

18.806

31,4%

Costi esterni per materiali e servizi

(9.862)

(6.197)

59,1%

Valore aggiunto

14.855

12.609

17,8%

Costo del personale

(8.914)

(7.903)

12,8%

Oneri diversi di gestione

(933)

(612)

52,5%

EBITDA3

5.008

4.094

22,3%

Aggiustamenti

627

276

>100,0%

EBITDA adjusted

5.635

4.370

28,9%

Ammortamenti

(4.791)

(2.499)

91,7%

Svalutazioni

-

(100)

-100,0%

Accantonamenti

(86)

(35)

>100,0%

EBIT

131

1.460

-91,0%

EBIT adjusted

758

1.736

-56,3%

(Oneri)/proventi finanziari

(687)

(461)

49,0%

Rett. Valore att. Finanz.

(3)

(149)

-98,0%

Costi Straordinari

(1.033)

Risultato ante imposte

(1.592)

850

<100,0%

Risultato ante imposte (EBT) adjusted4

68

1.126

-94,0%

Imposte

(62)

(277)

-77,6%

Risultato Netto

(1.654)

573

<100,0%

Risultato Netto adjusted5

6

849

-99,3%

Valori in €/000

3 Non include Costi straordinari

4 Aggiustato anche dei costi straordinari

5 Aggiustato anche dei costi straordinari

Il conto economico riclassificato del Gruppo al 30 giugno 2025, comparato con i dati del corrispondente periodo 2024, evidenzia una crescita significativa dei ricavi e della marginalità operativa, riflettendo l'espansione organica e l'ampliamento del perimetro di consolidamento.

Il Valore della Produzione pro-forma del Gruppo pari a 24.717 migliaia di euro in aumento di 5.911 migliaia di euro, evidenzia un incremento del 31,4% rispetto al primo semestre 2024.

Si riporta di seguito il dettaglio del Valore della produzione:

Descrizione

30-giu-25

Variazioni

30-giu-24

Ricavi delle vendite e delle prestazioni

19.780

6.631

13.149

Variazione rimanenze di prodotti in corso di lavorazione,

semilavorati e prodotti finiti

(427)

(427)

-

Variazione dei lavori in corso su ordinazione

3.127

1.976

1.151

Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni

1.075

(1.925)

3.000

Altri ricavi e proventi

1.161

(345)

1.506

Totale

24.717

5.911

18.806

Valori in €/000

‌Ricavi delle vendite e delle prestazioni

I ricavi delle vendite e delle prestazioni consolidate nel primo semestre 2025 sono pari a 19.780 migliaia di euro con una variazione positiva di 6.631 migliaia di euro, in aumento del 50% rispetto al corrispondente periodo del 2024 quando si erano attestate a 13.149 migliaia di euro. L'incremento è generalizzato in tutte le aree operative del Gruppo ed è trainato in particolare dalle commesse nei settori Aerospace & Defense e infrastrutturale.

‌Rimanenze

Si segnala una riduzione negativa delle rimanenze per 427 migliaia di euro rispetto al 2024.

‌Lavori in corso su ordinazione

L'ammontare dei lavori in corso nel primo semestre 2025 è pari a 3.127 migliaia di euro in aumento di 1.976 migliaia di euro rispetto ai 1.151 migliaia di euro del 2024, ed è riferita prevalentemente a commesse pluriennali in ambito A&D e mission critical, che costituiscono una componente rilevante dell'attività del Gruppo e riflettono l'aumento degli ordinativi nel primo semestre 2025.

‌Incremento di immobilizzazioni per lavori interni

L'ammontare delle immobilizzazioni per lavori interni nel primo semestre 2025 è pari a 1.075 migliaia di euro in diminuzione di 1.925 migliaia di euro rispetto ai 3.000 migliaia di euro del 2024. Tale consistente decremento è legato al completamento delle piattaforme tecnologiche proprietarie.

‌Altri Ricavi e Proventi

Gli altri ricavi e proventi si attestano a 1.161 migliaia di euro, in calo rispetto ai 1.506 migliaia di euro del 2024. La voce è riconducibile in larga parte a contributi e finanziamenti per attività di ricerca e sviluppo.

Di seguito la composizione dettagliata dei costi operativi:

Descrizione

30-giu-25

Variazioni

30-giu-24

Materie prime, sussidiarie e merci

2.372

188

2.184

Servizi

6.507

3.108

3.399

Godimento beni di terzi

983

282

701

Personale

8.914

1.011

7.903

Oneri diversi di gestione

142

37

105

Totale

18.918

4.626

14.292

Valori in €/000

I costi operativi ammontano a 18.918 migliaia di euro (14.292 migliaia di euro nel 2024), in aumento per effetto della crescita delle commesse e dell'ampliamento del perimetro; la loro incidenza sui ricavi, pari al 76,5%, resta sostanzialmente in linea con il 76,8% del primo semestre 2024.

L'EBITDA reported si attesta a 5.008 migliaia di euro (4.094 migliaia di euro nel 2024, +22,3%), mentre l'EBITDA adjusted raggiunge 5.635 migliaia di euro (4.370 migliaia di euro nel 2024, +28,9%). beneficia di aggiustamenti per 627 migliaia di euro relativi principalmente a sopravvenienze passive e altri costi non ricorrenti e da sopravvenienze attive, non di competenza del periodo

La marginalità si conferma stabile al 22,8% rispetto al 23,2% del 2024.

Gli ammortamenti ammontano a 4.791 migliaia di euro (2.499 migliaia di euro nel 2024), riflettendo l'avvio del piano sulle piattaforme tecnologiche e l'avviamento derivante dalle acquisizioni.

L'EBIT è pari a 131 migliaia di euro (1.460 migliaia di euro nel 2024), mentre l'EBIT adjusted raggiunge 758 migliaia di euro (1.736 migliaia di euro nel 2024). Tali valori riflettono principalmente l'incremento degli ammortamenti legati agli investimenti tecnologici e agli avviamenti derivanti dalle operazioni di M&A. L'aggiustamento, pari a circa 1.033 migliaia di euro è dovuto prevalentemente a costi straordinari non ricorrenti per analisi strategiche finalizzate all'ampliamento dei settori di mercato.

Gli oneri finanziari netti ammontano a 687 migliaia di euro (461 migliaia di euro nel 2024).

Il Risultato Netto adjusted è positivo per 6 migliaia di euro (849 migliaia di euro nel 2024), mentre il Risultato Netto reported si attesta a -1.654 migliaia di euro (573 migliaia di euro nel 2024) di cui -1.845.095 migliaia di pertinenza di gruppo e 190 migliaia di pertinenza di terzi, riflettendo gli ammortamenti e i costi straordinari sostenuti a supporto della crescita.

È importante sottolineare che il business di Mare Group, così come quello di alcune società recentemente acquisite (in particolare La SIA), presenta una marcata stagionalità, con una concentrazione dei ricavi e della generazione di cassa nel secondo semestre. Tale dinamica, unita agli effetti positivi delle integrazioni in corso, è attesa tradursi in un rafforzamento della redditività e della posizione finanziaria nella seconda parte dell'anno.

‌Principali dati patrimoniali

Si riporta di seguito prospetto di Stato Patrimoniale riclassificato secondo il criterio finanziario.

Stato patrimoniale riclassificato

30-giu-25

31-dic-24

Immobilizzazioni immateriali

39.478

30.617

Immobilizzazioni materiali

3.096

1.419

Immobilizzazioni finanziarie

13.719

298

Totale Immobilizzazioni

56.293

32.334

Rimanenze

18.065

8.743

Crediti commerciali

28.521

15.572

Debiti commerciali

(11.011)

(8.763)

Capitale Circolante Netto Operativo

35.575

15.552

Altri Crediti / Debiti

(6.611)

(2.430)

Capitale Circolante Netto

28.964

13.124

Altre attività / passività

4.161

(292)

Fondi per rischi ed oneri

(516)

(428)

Fondo TFR

(4.729)

(3.153)

Capitale Investito Netto

84.173

41.584

Capitale Sociale

4.517

3.723

Riserve

46.434

34.815

Risultato di Gruppo

(1.845)

1.696

Totale Patrimonio Netto di Gruppo

49.106

40.234

Patrimonio netto di Terzi

3.628

30

Patrimonio Netto Consolidato

52.734

40.263

Debiti finanziari a breve termine

19.676

15.224

di cui anticipi su crediti commerciali

7.134

5.438

Debiiti finanziari a medio lungo

26.805

11.071

Liquidità

(10.388)

(2.553)

Crediti finanziari

(2.565)

(20.585)

Altre Voci

(2.089)

(1.835)

Posizione Finanziaria Netta

31.439

1.321

Debiti cumulati vs soc. di Leasing

1.125

-

Altri titoli

(13.150)

-

Posizione Finanziaria Netta adj6

19.413

1.321

Valori in €/000

6 Adjusted. Gli aggiustamenti alla PFN includono tra l'altro crediti verso azionisti per capitale sottoscritto da versare, saldo netto delle posizioni tributarie rateizzate e altri saldi di natura finanziaria.

‌Immobilizzazioni immateriali

Le immobilizzazioni immateriali ammontano a 39.478 migliaia di euro, in incremento rispetto ai 30.617 migliaia di euro del 31 dicembre 2024. L'aumento è riconducibile prevalentemente all'iscrizione all'avviamento derivante dalle recenti acquisizioni (La SIA, M2R Holding), confermando l'impegno del Gruppo nella valorizzazione degli asset intangibili come leve di crescita scalabile.

‌Immobilizzazioni materiali

Le immobilizzazioni materiali si attestano a 3.096 migliaia di euro, in aumento rispetto a 1.419 migliaia di euro al 31 dicembre 2024. La variazione è dovuta principalmente agli investimenti in nuove attrezzature a supporto delle attività di Powerflex e I.D.E.A. e all'acquisto di immobili a Roma, destinati a consolidare la presenza del Gruppo e supportare la crescita dei volumi.

‌Rimanenze

Le rimanenze raggiungono 18.065 migliaia di euro, rispetto a 8.743 migliaia di euro al 31 dicembre 2024. La crescita significativa riflette l'aumento dei volumi di attività e delle commesse in corso, in particolare nei settori Aerospace & Defense e infrastrutturale, coerentemente con il forte incremento dei ricavi e con la stagionalità del business.

‌Crediti commerciali

I crediti commerciali ammontano a 28.521 migliaia di euro, in crescita rispetto a 15.572 migliaia di euro al 31 dicembre 2024. Tale andamento è correlato all'aumento dei ricavi e al maggior volume di commesse gestite, in linea con la dinamica di sviluppo e di ampliamento del perimetro di consolidamento.

‌Debiti commerciali

I debiti commerciali passano da 8.763 migliaia di euro a 11.011 migliaia di euro. L'incremento è proporzionato all'aumento delle attività produttive e dei volumi operativi e mantiene un equilibrio con la crescita dei crediti e delle rimanenze.

‌Capitale Circolante Netto Operativo

Il capitale circolante netto operativo cresce a 35.575 migliaia di euro rispetto a 15.552 migliaia di euro al 31 dicembre 2024, riflettendo l'espansione delle attività commerciali e produttive. L'aumento, seppur significativo, è fisiologico rispetto al ritmo di crescita del Gruppo e destinato a normalizzarsi nella seconda parte dell'anno con il miglioramento del ciclo di cassa e l'effetto delle fusioni per incorporazione.

‌Patrimonio Netto Consolidato

Il Patrimonio Netto consolidato ammonta a 52.734 migliaia di euro, in crescita rispetto a 40.263 migliaia di euro a fine 2024. consolidando ulteriormente la struttura patrimoniale del Gruppo.

‌Posizione Finanziaria Netta

La posizione finanziaria netta al 30 giugno 2025 è negativa per 19.413 migliaia di euro (1.321 migliaia di euro al 31 dicembre 2024). L'evoluzione riflette principalmente:

  • la maggiore gestione del capitale circolante derivante dal significativo incremento dei ricavi operativi;

  • le operazioni di M&A concluse nel semestre (La SIA e M2R Holding);

  • investimenti industriali in impianti e macchinari (Powerflex e I.D.E.A.) e un immobile strategico a Roma.

‌Principali dati finanziari

Si riporta di seguito tabella di dettaglio della composizione della posizione finanziaria netta del gruppo, secondo lo schema ESMA, al 30/06/2025 rispetto al 31/12/2024.

Voce

30-giu-25

31-dic-24

A

Disponibilità Liquide

(10.388)

(2.553)

B

Mezzi equivalenti a disponibilità liquide

(241)

(13.135)

C

Altre attività finanziarie correnti

(2.259)

-

D

Liquidità (A+B+C)

(12.888)

(15.688)

E

Debito finanziario corrente

8.564

6.980

F

Parte corrente del debito finanziario non corrente

11.538

8.941

G

Indebitamento finanziario corrente (E + F)

20.102

15.921

H

Indebitamento finanziario corrente netto (G + D)

7.214

233

I

Debito finanziario non corrente

24.120

8.339

K

Debiti commerciali e altri debiti non correnti

1.980

2.385

J

Strumenti di debito

1.518

990

L

Indebitamento finanziario non corrente (I+J+K)

27.618

11.714

M

Totale Indebitamento finanziario (H+L)

34.832

11.947

Valori in €/000

Di seguito la composizione dell'Indebitamento Finanziario Netto adjusted:

Voce

30-giu-25

31-dic-24

Indebitamento finanziario Netto

34.832

11.947

Crediti Tributari Netti

(3.043)

(753)

Azionisti c/sottoscriz. - Titoli - Altri aggiustamenti finanziari

(13.500)

(9.872)

Debiti vs. Società di leasing

1.125

-

Totale Voci di aggiustamento

(15.418)

(10.626)

Indebitamento finanziario Netto adjusted

19.413

1.321

Valori in €/000

Gli aggiustamenti alla PFN includono tra l'altro: crediti Tributari, titoli azionari in portafoglio, debiti vs società di leasing e crediti verso azionisti per capitale sottoscritto da versare (in evidente contrazione rispetto al dato di fine 2024).

‌Fatti di rilievo avvenuti nel primo semestre

12 febbraio 2025

Mare Group ha sottoscritto un accordo vincolante per l'acquisizione del 70,6% del capitale di La SIA S.p.A., società italiana leader nell'ingegneria e architettura digitale, ponendo le basi per la prima Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) nella storia di Euronext Growth Milan. L'operazione prevede il conferimento ai soci venditori di La SIA di nuove azioni Mare Group (di futura emissione) per l'82,3% del corrispettivo e un pagamento in contanti per il restante 17,7%. In particolare, per ogni 500 azioni La SIA possedute dai soci di minoranza sarà offerto un corrispettivo di 320 azioni Mare Group di nuova emissione e €310 in contanti, equivalente a un premio di circa 16,7% rispetto al prezzo di mercato di La SIA pre-annuncio. Grazie a questa acquisizione strategica, del valore complessivo di circa €8,3 milioni, Mare Group, al perfezionamento dell'operazione, entrerà nella Top 10 delle società di ingegneria in Italia per dimensioni aggregate (oltre 500 professionisti complessivi) e i fondatori di La SIA, reinvestendo in azioni Mare Group, diventeranno congiuntamente il secondo maggiore azionista della Società. L'operazione segna l'avvio di un nuovo polo italiano dell'ingegneria, con forti sinergie industriali nei settori delle infrastrutture critiche, dell'ingegneria civile e dell'energia, integrando competenze di Intelligenza Artificiale e Digital Twin di La SIA con le piattaforme tecnologiche di Mare Group.

14 marzo 2025

Proseguendo nel piano di crescita per linee esterne, Mare Group ha acquisito il 100% di I.D.E.A. S.r.l. (Intelligent Development Engineered Applications), società laziale specializzata in automazione industriale e lavorazioni meccaniche/elettriche, con attività focalizzate nei settori Aerospace & Defense e manifatturiero. L'operazione, perfezionata con un investimento simbolico (acquisto delle quote al valore nominale di €10.000) in considerazione dello stato di ristrutturazione dell'asset, consente a Mare Group di integrare due rami d'azienda gestiti da I.D.E.A. e di rafforzare la propria divisione Applied Engineering nei settori industriali ad alta tecnologia. Grazie a questa acquisizione, il Gruppo assicura continuità operativa alle attività di I.D.E.A., preservando i posti di lavoro e valorizzando il know-how esistente, in coerenza con i propri principi di crescita sostenibile e di tutela del tessuto industriale locale.

1° aprile 2025

In attuazione dell'accordo quadro sottoscritto per l'operazione La SIA, il Consiglio di Amministrazione ha approvato un aumento di capitale riservato ai soci fondatori di La SIA S.p.A., quale primo step per l'integrazione della società e in preparazione dell'OPAS sul restante capitale. La delibera - assunta esercitando parzialmente la delega ex art. 2443 c.c. conferita dall'Assemblea Straordinaria del 7 marzo 2025 - prevede l'emissione di massime 2.560.000 nuove azioni Mare Group (senza valore nominale, godimento regolare) al prezzo unitario di €4,50, da sottoscrivere mediante il conferimento in natura di complessive 3.291.430 azioni La SIA da parte dei tre soci venditori originari (CSE Holding S.r.l., Aspasia S.r.l., GLSR S.r.l.).

Tale prima tranche di aumento di capitale, pari a circa €11,52 milioni (incluso sovrapprezzo), consentirà ai fondatori di La SIA di entrare nel capitale di Mare Group come azionisti di lungo termine. La delibera contempla anche una seconda tranche di aumento di capitale (fino a 1.066.560 azioni aggiuntive al medesimo prezzo) da eseguire in caso di adesione degli azionisti di minoranza di La SIA all'OPAS sul restante 29,4%: queste nuove azioni saranno riservate a coloro che porteranno in adesione le proprie azioni La SIA, permettendo uno scambio azionario secondo le condizioni illustrate nel documento d'offerta. L'approvazione di tale struttura finanziaria rappresenta un passo decisivo verso il completamento dell'acquisizione di La SIA e l'allineamento degli interessi dei nuovi soci con quelli di Mare Group.

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Mare Engineering Group S.p.A ha pubblicato questo contenuto il 29 settembre 2025, ed è responsabile delle informazioni in esso contenute. Distribuito da , senza apportare modifiche o alterazioni, il 29 settembre 2025 alle 10:21 UTC.

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