Bruno Mazzola - AD MoneyController Srl

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Investimenti: ecco dove suggeriscono di puntare sette esperti

Scritto il 26.01.2023

È impossibile fare delle previsioni esatte quando si parla di mercati finanziari. Tuttavia, l’inizio di quest’anno fa pensare ad alcuni esperti d’investimento che l’andamento di alcune categorie di attivi potrebbe essere migliore rispetto all’anno appena trascorso. Le prospettive sui mercati (cautamente ottimiste) di sette gestori patrimoniali tedeschi La rivista “Das Investment” ha riportato l’analisi sulle prospettive d’investimento per il 2023 di sette gestori patrimoniali (Adrian Roestel, Huber, Reuss & Kollegen; René Maushammer, Top Vermögen; Andreas Görler, Wellinvest - Pruschke & Kalm; Nicolas Pilz, Societas; Jürgen Mehrbrei, Unikat Vermögensverwaltung; Riklef von Schüssler e Marian Henn, Allington Investors). Il quadro complessivo è quello di un cauto ottimismo. Alcune obbligazioni offrono delle opportunità interessanti La maggior parte degli esperti parla delle opportunità offerte dal settore obbligazionario, soprattutto nelle caso delle obbligazioni che possono vantare dei buoni rating creditizi e delle scadenze non troppo lontane. Pilz spiega che a rendere le obbligazioni interessanti sono naturalmente anche i prezzi attuali, che hanno subito dei forti ribassi nel corso del 2022. Von Schüssler e Henn parlano di opportunità in riferimento anche alle obbligazioni europee e dei Paesi emergenti ad alto rendimento e ben selezionate. Le azioni di qualità e i rischi eccessivi delle criptovalute C’è un certo consenso tra gli esperti anche in materia di azioni: le aspettative, più o meno pessimistiche, sono quelle di una crescita delle azioni soprattutto a partire dalla seconda metà del 2023. Alcuni esperti prediligono gli investimenti in aziende di qualità e basate o su un valore intrinseco o su solidi trend di crescita. Quasi tutti invece vedono gli investimenti nelle criptovalute come decisamente troppo rischiosi: le fortissime oscillazioni di valore e la presenza sistematica di frodi ne hanno minato l’affidabilità. Altri settori d’investimento da guardare con attenzione Mehrbrei individua degli interessanti settori d’investimento della sicurezza informatica, della robotica e del mercato del lusso. Pilz vede buone prospettive per l’oro. Görler guarda con attenzione agli investimenti che puntano sulla sostenibilità energetica ed ambientale. Von Schüssler e Henn vedono delle opportunità nelle materie prime e nei titoli finanziari (dato che, spiegano i gestori, questi attivi possono in qualche modo avvantaggiarsi del margine di interesse). Ti potrebbero interessare anche: I mercati si stanno sbagliando: la crescita delle borse non è garantita Il 2023 sarà un anno promettente per le obbligazioni Cripto: sono il futuro della finanza o è tutta una truffa?

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Il 2023 sarà un anno promettente per le obbligazioni

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  • Obbligazioni - investimenti obbligaz
Scritto il 26.01.2023

Dopo un anno particolarmente difficile, le obbligazioni sembra che possano offrire delle performance migliori. Ne scrive Igor Greenwald su “Investopedia”. Le buone performance di alcuni indici obbligazionari nel 2023  Greenwald riporta innanzitutto i risultati di alcuni indici obbligazionari, con lo scopo di mostrare come il 2023 sembra essere un anno più favorevole per gli investitori in obbligazioni. Gli indici Bloomberg Global Aggregate e S&P U.S. Aggregate Bond sono cresciuti dall’inizio di quest’anno rispettivamente del 3,7% e del 3,5%. La performance del 2022 era stata deludente sia per il primo (-16%) che per il secondo indice (-12%). La crescita di questi indici nel 2023 invece, fa notare Greenwald, è paragonabile a quella degli indici azionari. La correlazione positiva tra azioni e obbligazioni nel 2022 Il 2022 ha registrato una correlazione positiva tra i valori delle azioni e delle obbligazioni. Tradizionalmente, la correlazione che ci si aspetta è negativa. Proprio a partire da questa considerazione si basano molte strategie di portafoglio che bilanciano nei portafogli le azioni e le obbligazioni. In generale, il reddito fisso è un investimento che tradizionalmente svolge una ruolo più difensivo rispetto alle azioni. La domanda di obbligazioni cresce La fame di bond, come spiega Greenwald, sta crescendo. La domanda di obbligazioni globali sta crescendo da ottobre e ha registrato la settimana dell’11 gennaio il maggiore afflusso degli ultimi venti mesi. Ma anche la domanda di obbligazioni USA (che è ha cominciato a riprendersi dall’inizio di novembre del 2022) continua a crescere. È interessante notare che anche i rendimenti offerti dai bond spazzatura stanno richiamando sempre più investitori (Greenwald parla a tale proposito dei risultati del fondo passivo iBoxx High Yield Corporate Bond). L’inflazione che cala e i rischi dell’azionario spingono il reddito fisso  Greenwald spiega che l’attuale domanda di obbligazioni può spiegarsi in primo luogo a partire dai dati riguardanti l’inflazione: se l’inflazione cala, la conseguenza è che i rendimenti reali delle obbligazioni aumentano. In secondo luogo, a fronte dei dati economici poco incoraggianti (Greenwald, nello specifico, parla dell’economia americana) gli investitori sembra potrebbero guardare con maggiore interesse al rendimento fisso, come conseguenza delle prospettive poco promettenti del mercato azionario. Ti potrebbero interessare anche: Che cosa sono e come funzionano le obbligazioni? Correlazione titoli finanziari Investire in azioni: che cosa sono le azioni societarie

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Conviene aprire un conto corrente online?

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  • Banche e prodotti bancari
Scritto il 25.01.2023

La digitalizzazione permette di svolgere sempre più attività online. Nemmeno il settore bancario (grazie alle innovazioni del fintech) fa eccezione. Non si tratta però soltanto dell’home banking, ma anche del direct banking, ossia della possibilità di aprire un conto corrente presso un operatore finanziario che è presente soltanto in rete (le cosiddette banche virtuali). Ma perché i risparmiatori dovrebbero valutare l’apertura di un conto bancario online? Ne scrivono su “Forbes Advisor” Benedetta Giuliani e Alberto Riva. Le banche virtuali offrono servizi orientati alla facilità di utilizzo Gli operatori finanziari che offrono l’apertura di conti bancari online sono tipicamente delle banche presenti soltanto online, in alcuni casi “mobile-only” ossia accessibili solo da dispositivo mobile attraverso un’applicazione. La loro natura prettamente digitale permette ai clienti di poter gestire le loro operazioni senza doversi recare fisicamente ad alcuno sportello. I passaggi per aprire un conto online sono di solito più rapidi e semplificati dal punto di vista burocratico. Il primo vantaggio che offrono perciò è in termini di comodità. I costi bassi permettono di usufruire di offerte promozionali frequentemente I conti bancari online vengono gestiti e aperti di solito senza il ricorso a un consulente o un operatore. Ciò comporta un risparmio dei costi, tale da permettere a molte banche virtuali di offrire frequentemente delle promozioni in molti casi a costo zero. Il secondo vantaggio si presenta dunque nei termini dei costi. Le banche virtuali devono essere valutate dal punto di vista della sicurezza e dell’affidabilità Giuliani e Riva non dimenticano però di ricordare anche i rischi del direct banking. Dietro delle offerte allettanti potrebbero nascondersi degli operatori finanziari poco sicuri e altrettanto poco affidabili. Uno degli svantaggi delle banche online consiste nel fatto che i clienti devono verificare una serie di parametri per poter affidare i loro risparmi in sicurezza. Giuliani e Riva parlano dei seguenti parametri: a) sistemi di sicurezza crittografici efficienti, b) l’iscrizione al Fondo interbancario di tutela dei depositi, c) un valore percentuale del Common Equity Tier 1 superiore almeno al livello minimo dell’8% fissato dalla Banca Centrale (una percentuale inferiore significa che depositare soldi presso quella banca è rischioso). L’assistenza alla clientela deve essere efficiente e possibilmente multicanale Infine, Giuliani e Riva raccomandano ai risparmiatori di accertarsi che la banca virtuale abbia un servizio di assistenza alla clientela efficiente, ossia multicanale e con la possibilità di potersi mettere in contatto anche con un operatore in carne ed ossa.    Ti potrebbero interessare anche: Il volto inaspettato della rivoluzione fintech  

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I mercati si stanno sbagliando: la crescita delle borse non è garantita

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 25.01.2023

L’inizio del 2023 è stato finora caratterizzato da un certo ottimismo sui mercati finanziari (ad esempio, l'attuale rialzo dei titoli tech). Per il chief investment officer e capo stratega U.S. equity di Morgan Stanley, Mike Wilson, questo ottimismo è ingiustificato: è probabile che presto le borse attraversino un’ulteriore fase ribassista. Gli investitori rischiano di cadere nella trappola del mercato orso Come scrive su “Fortune” Will Daniel – che riporta l’analisi di Wilson – il rally che i mercati affronteranno sarà probabilmente orso anziché toro. Molti oggi invece credono che le borse continueranno a crescere: da un lato, ci sono i dati mostrano che l’economia americana e forse anche quella europea stanno resistendo alla recessione e, dall’altro, che l’inflazione ha ormai superato il suo picco ed è stata messa sotto controllo. Ne conseguirebbe un rallentamento delle politiche monetarie restrittive da parte delle banche centrali. Ma Wilson crede che gli investitori si stiano andando a cacciare in una trappola. Le vendite non riescono a compensare i costi aziendali Se si analizza in modo più approfondito la situazione degli utili aziendali, le ragioni per le quali essere ottimisti cominciano a diminuire. Wilson fa notare che i costi delle aziende crescono più di quanto crescano le vendite e ciò incide sui margini di profitto ma anche sul valore delle azioni. Il rally attuale è il segnale di una nuova (forse l’ultima) fase ribassista Le aspettative sul valore medio delle azioni dello S&P 500 sono di 228 dollari l’una, ma per Morgan Stanley questo valore andrebbe corretto al ribasso, 195 dollari per azione. Wilson si spinge a ipotizzare che il valore medio scenderà a 180 dollari per azione. C’è però una qualche nota di speranza: l’attuale rally è per il CIO di Morgan Stanley è un segnale del fatto che stiamo per assistere all’ultima fase ribassista dei mercati. Lo S&P 500 potrebbe arrivare a perdere anche il 25% nella prima metà dell’anno Nell’articolo di Daniel comparso su “Fortune” viene riportata anche l’analisi di Mark Haefele, hief investment officer di UBS Global Wealth Management. È interessante notare che l’analisi di Haefele è simile a quella di Wilson: la pressione sugli utili aziendali dovrebbe spingere al ribasso gli indici azionari come lo S&P 500 che, in questo caso specifico, potrebbe arrivare a perdere anche il 25% del suo valore. Le opportunità di entrata dovrebbero tornare a spingere i mercati nella seconda metà dell’anno Nella seconda parte dell’anno, però, le forti correzioni genererebbero delle opportunità di acquisto, innescando a quel punto una fase rialzista. Lo S&P 500, che nelle previsioni di Haefele arriverebbe dagli attuali 4.000 a 3.000 punti, potrebbe tornare a rivalutarsi fino a 3.900 punti.   Ti potrebbero interessare anche: Il rialzo dei titoli tech potrebbe essere solo un rimbalzo Mercati: rally di inizio anno, quanto potrà durare?

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I mercati provano a scommettere più sull'Europa che sugli USA

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 24.01.2023

Da qualche mese, gli investitori sui mercati finanziari sembrano guardare alle azioni europee con sempre maggiore interesse. Come fa notare Jocelyn Jovene su Morningstar, gli investitori sembra che preferiscano le azioni europee a quelle americane. Perché l’Europa sovraperforma sugli USA? È circa dalla metà di dicembre che l’indice Morningstar Europe segna dei risultati migliori rispetto all’indice Morningstar US. Le azioni europee, però, sono in ripresa già dalla metà di ottobre del 2022. Jovene elenca quattro ragioni individuate dalla banca Morgan Stanley per spiegare il crescente interesse degli investitori nei confronti dell’Europa. Le prime due ragioni stanno nei dati che indicano lo stato di salute dell’Economia europea, migliore di quanto ci si aspettasse, e i dati che indicano gli utili aziendali, migliori rispetto a quelli statunitensi. La terza ragione sta nella diminuzione dei prezzi del gas. La quarta nella maggiore propensione commerciale dell’Europa nei confronti della Cina. Il lento ritorno al risparmio gestito in Europa Jovene parla anche dei dati relativi agli afflussi nei prodotti di risparmio gestito. Dopo un periodo di grandissimi deflussi, il denaro del risparmio privato europeo sembra stia lentamente tornando a essere investito nei prodotti finanziari (azioni comprese). Negli USA, invece, questa inversione di tendenza non sta accadendo. Le azioni europee sono più convenienti delle azioni USA Un altro fattore che gioca a favore dei mercati europei è la valutazione di molte azioni europee, inferiore in media a quelle statunitensi. La ragione di prezzi così bassi sta nelle previsioni molto negative sull’Europa fatte nel 2022 dai mercati. Oggi, invece, nonostante le grandi incertezze che ancora restano, le previsioni sull’andamento dell’economia europea sono migliorate. Perciò, se le condizioni favorevoli dovessero migliorare, le azioni europee hanno un certo margine di crescita. Attenzione ai persistenti fattori d’incertezza in Europa Il miglioramento delle previsioni sull’economia europea non fornisce però delle garanzie. Come fa notare Jovene, del resto, la a curva obbligazionaria è ancora invertita. Anche Morgan Stanley indica il rischio che nel corso dell’anno gli utili societari si rivelino al di sotto delle aspettative e il prezzo del gas torni a crescere. Inoltre, aggiunge Jovene, è vero che i dati sull’inflazione segnano un rallentamento. Ma le aspettative di un rallentamento delle politiche monetarie restrittive della BCE potrebbero essere disattese.   Ti potrebbero interessare anche: Investire in azioni: che cosa sono le azioni societarie Annus horribilis per i fondi nel 2022: quali hanno perso di più? BCE: l'aumento dei tassi proseguirà

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Terre rare, un asset decisivo: che cosa sono e dove si trovano?

Scritto il 24.01.2023

La scoperta di un importante giacimento di terre rare in Svezia è stata considerata un’importante notizia: le terre rare sono una serie di materie prime centrali per la produzione di dispositivi tecnologici e di tecnologie legate alla transizione energetica. La Svezia ha scoperto un importante giacimento di terre rare Il giacimento di terre rare è stato scoperto dalla società mineraria statale svedese Lkab nella regione di Kiruna. Dovrebbe trattarsi del più grande giacimento in Europa, per quanto – come scrive tra gli altri anche Danilo Supino sul “Corriere della Sera” – sembra non raggiunga le dimensioni per rientrare tra i dieci giacimenti più grandi al mondo. Ciononostante, si pensa che questo giacimento potrebbe fornire un quantitativo strategico di terre rare all’Europa, finora in larga parte dipendente dalle esportazioni dall’estero. A che cosa servono le terre rare? Le terre rare sono 17 elementi della tavola periodica. Come si legge in un approfondimento realizzato da “Openpolis”, le terre rare sono essenziali per la realizzazione di apparecchi come le fibre ottiche e le batterie ricaricabili, gli schermi dei computer e degli smartphone, i pannelli fotovoltaici e le pale eoliche, gli strumenti di precisione medica e i radar militari. Stando ai dati della Commissione europea, la domanda di terre rare crescerà in Europa di almeno cinque volte entro il 2030. Ecco chi detiene le risorse e la produzione più grandi Oggi, è la Cina ad avere le maggiori riserve di terre rare al mondo: dispone di 44 milioni di tonnellate. Seguono il Vietnam, la Russia, il Brasile e l’India, che ne hanno circa tra i 22 e le 21 milioni di tonnellate. Dal punto di vista della produzione, la Cina resta saldamente in testa: l’agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) calcola una produzione di 140mila tonnellate metriche nel 2020. Al secondo posto ci sono gli Stati Uniti che, pur avendo aumentato notevolmente la produzione, ha prodotto 38mila tonnellate metriche nel 2020. Subito dopo c’è il Myanmar (30mila tonnellate metriche) e l’Australia (17.000), e sotto le 10.000 tonnellate metriche ci sono Madagascar, India, Russia, Thailandia, Vietnam e Brasile e Burundi. L’estrazione è un procedimento inquinante “Openpolis” fa notare peraltro che il processo di estrazione delle terre rare è inquinante: è associato alla produzione di una notevole quantità di rifiuti e impatta sulle comunità che vivono attorno ai siti di estrazione. Si tratta di dunque di un’attività estrattiva considerata sempre più importante nel processo di transizione energetica, ma sta creando anche competizione internazionale e problemi ad alcune comunità locali. Ti potrebbero interessare anche: Gli investimenti nelle terre rare tra rischi e opportunità Le materie prime sono sottoprezzate: un'opportunità per investire

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Giappone: azioni a buon mercato e politica monetaria espansiva

Scritto il 23.01.2023

Il mercato ribassista ha colpito anche il Giappone. Ma secondo un’analisi di Richard Kaye, gestore del portafoglio Growth Japan presso Comgest, il prezzo conveniente di alcune azioni, così come la persistenza dei bassi tassi d’interesse (da parte della Bank of Japan), rende interessante il mercato azionario giapponese (soprattutto i titoli “growth”). L’analisi è comparsa anche sulla rivista “FONDS Professionell”. Il mercato orso ha colpito il Giappone nonostante la politica monetaria resti espansiva I tassi d’interesse a breve termine pari a -0,1%e quelli sulle obbligazioni governative a dieci anni intorno allo 0% fanno del Giappone un’eccezione all’interno del panorama dei Paesi più sviluppati: la politica monetaria giapponese resta decisamente espansiva a confronto di quella della Federal Reserve, della Banca Centrale Europea, della Bank of England ecc. I mercati, però, si aspettavano un rialzo dei tassi d’interesse anche in Giappone. Ciò ha provocato una fase ribassista sul mercato azionario giapponese, che ha colpito quel mercato in modo trasversale. Le opportunità offerte dai titoli di crescita Come fa notare Kaye, il punto è che gli investitori sembra non siano stati in grado di valutare fino in fondo la qualità di alcune singole aziende. Le opportunità sul mercato giapponese, per Kaye, non mancano. Esse sono rintracciabili soprattutto nel settore tecnologico e “growth”. Oltre a una politica monetaria espansiva, infatti, questo settore può godere su un mercato demograficamente in crescita come l’Asia e su fondamentali di qualità (basso indebitamente e proiezione verso l’estero). Le aziende giapponesi sono conosciute poco Uno dei problemi per chi investe in Giappone, per Kaye, è che gli investitori non hanno sufficienti informazioni sulle aziende giapponesi. Ciò porta e ha portato spesso a sottovalutarne il valore. Ma ancora per Kaye fa notare che delle azioni sottovalutate e con margine di crescita rappresentano delle opportunità per gli investitori.     La politica monetaria della BoJ e l’inflazione Del resto, anche le previsioni sulle mosse in materia di politica monetaria della Bank of Japan (BoJ) si sono rivelate errate. Come spiega Kaye, è vero che un aumento dei tassi d’interesse sarebbe pernicioso per quel gran numero di piccole e medie imprese indebitate. I dati sull’inflazione sono molto alti al momento: +3,7% a novembre e +4% a dicembre. Ma i funzionari della BoJ ritengono che la situazione dell’inflazione sia al momento sotto controllo e che si tratti di un fenomeno passeggero. Ti potrebbero interessare anche: Investire in azioni: che cosa sono le azioni societarie Che cosa sono i tassi d’interesse? Le opportunità per gli investitori in un Giappone sommerso dal debito

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Annus horribilis per i fondi nel 2022: quali hanno perso di più?

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  • Fondi Comuni di Investimento
Scritto il 23.01.2023

I fondi d'investimento europei hanno affrontato un anno difficile, il peggiore dal 2008. Ne scrive su “Morningstar” Valerio Baselli, illustrando quali sono state le classi di fondi (azioni, obbligazioni ecc.) che hanno sofferto le perdite maggiori. Decine di miliardi di deflussi netti per i fondi azionari e obbligazionari europei Alla fine del 2022, il bilancio dei fondi europei segnava un deflusso netto di 130 miliardi di euro. I dati dei riscatti netti del segmento obbligazionario sono impressionanti: -84 miliardi di euro. Anche i fondi azionari, però, hanno segnato dei risultati negativi: -27,7 miliardi di euro. Come sottolinea Baselli, i fondi azionari che hanno subito le maggiori perdite sono quelli a larga capitalizzazione globali, USA, UK e large-cap europei.   Nel quarto trimestre si è verificata un’inversione di tendenza Nel corso del quarto trimestre, la situazione però è cominciata a cambiare: i fondi azionari hanno raccolto 9 miliardi di euro mentre i fondi obbligazionari hanno registrato afflussi netti di 19,4 miliardi di euro. Come spiega Baselli, il ritorno d’interesse per le obbligazioni può essere spigato attraverso una combinazione di tre fattori: a) dei rendimenti interessanti associati alle obbligazioni, b) il calo dell’inflazione negli Stati Uniti, c) il potenziale rallentamento della politica monetaria restrittiva della Federal Reserve. Il mercato monetario e le quote degli ETF sono in crescita A fronte dei risultati negativi delle altre categorie di fondi, brillano invece i risultati del mercato monetario: +73 miliardi di euro raccolti nel 2022. Continua poi ad aumentare anche la quota di fondi passivi (ETF) sul totale: nel 2021 erano il 19,65% sul totale, mentre nel 2022 sono stati il 20,71% sul totale. Se si escludono i fondi del mercato monetario, la quota crescere ancora di più: 22,04% nel 2021 e 23,79% nel 2022. Fondi sostenibili (articolo 8 e 9 dello SFDR): la raccolta del 2022 Baselli fa notare che anche alcune tipologie di fondi sostenibili (leggi anche: Investimenti ESG, che cosa sono) hanno conseguito dei buoni risultati, altre invece dei risultati decisamente deludenti. In particolare, i fondi classificabili all’articolo 9 del Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) hanno raccolto 27 miliardi di euro. I fondi classificabili all’articolo 8 dello SFDR (“light green”), invece, hanno perso quasi 47 miliardi di euro. Come fa notare ancora Baselli, c’è però una sostanziale differenza tra i fondi attivi e passivi: nel corso del 2022, la gestione “light green” attiva ha ceduto 102 miliardi di euro, mentre la corrispettiva passiva ne ha raccolti 55. Ti potrebbero interessare anche: Cosa sono i fondi comuni d’investimento? Investire in azioni: che cosa sono le azioni societarie Che cosa sono e come funzionano le obbligazioni? Cosa sono gli ETF e come funzionano Investimenti ESG, che cosa sono  

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L'eccesso di fiducia è un rischio per chi investe

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  • La Finanza Comportamentale
Scritto il 20.01.2023

L’eccessiva fiducia in sé stessi è uno dei rischi rilevati dalla finanza comportamentale. Può portare infatti a trascurare un'adeguata diversificazione del portafoglio o a diventare speculatori inconsapevoli. Riprendiamo qui alcune considerazioni di due esperti del settore, riportate anche da Greg Iacurci in un articolo per “CNBC”. Il rischio dell’eccessiva fiducia nelle proprie conoscenze finanziarie In uno studio dell’americana Financial Industry Regulatory Authority (FINRA), il 64% del campione di investitori intervistati ha valutato come elevate le proprie conoscenze di finanza e il 42% del medesimo campione si è detto a suo agio nel prendere delle decisioni finanziarie. E però è proprio tra coloro che ritengono di avere maggiori conoscenze finanziarie che FINRA ha rilevato il tasso di errori più elevato. In particolare, questo vale per i giovani, che risultano potenzialmente male informati (“potentially misinformed”). Battere il mercato è ben più difficile di quanto sembra Iacurci riporta alcune osservazioni Omar Aguilar, amministratore delegato e CIO di Charles Schwab Asset Management. Aguilar ritiene che l’eccesso di fiducia in sé stessi possa portare a risultati peggiori quando si investe. Molti investitori ad esempio pensano di poter battere facilmente il mercato, senza considerare che ciò riesce difficile perfino ai professionisti del settore. Inoltre, l’eccesso di fiducia in sé stessi spinge a compiere più transazioni di quanto non sarebbe necessario, aumentando i costi degli investimenti. Molti investitori sono alla ricerca di una conferma dei loro pregiudizi È interessante riprendere anche le osservazioni di Dan Egan, vicepresidente del settore finanza comportamentale e investimenti di Betterment. Egan fa notare che è un atteggiamento comune voler proteggere il proprio ego, dal momento che siamo gratificati dal fatto di pensare bene di noi stessi. Questo però ci induce a cercare delle conferme di ciò di cui siamo già convinti, piuttosto che cercare delle informazioni oggettive. Da questo punto di vista, l’informazione a buon mercato in rete, ma anche i social network, inducono più facilmente nel bias di conferma, ossia nella ricerca di informazioni a conferma di un nostro pregiudizio. Attenzione agli investimenti che promettono guadagni elevati in poco tempo Egan ricorda poi quanto sia importante verificare l’affidabilità e la credibilità delle informazioni che si trovano così facilmente. Infine, fa notare come l’eccessiva fiducia in sé stessi diventi ancora più pericolosa quando si incontrano degli investimenti che promettono guadagni alti e in breve tempo. Ti potrebbero interessare anche: Cos’è la finanza comportamentale e come influenza le nostre scelte economiche Finanza comportamentale: 7 bias cognitivi a cui prestare attenzione Perché è utile diversificare gli investimenti? Cosa si intende per speculatore inconsapevole?

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Il rialzo dei titoli tech potrebbe essere solo un rimbalzo

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 20.01.2023

La crescita in borsa dei titoli tecnologici dovrà probabilmente presto confrontarsi con un periodo difficile, caratterizzato da una contrazione degli utili. Il risultato potrebbe essere una nuova fase ribassista. Dietro il rialzo dei tech c’è la previsione di un rallentamento del rialzo dei tassi I titoli tech hanno cominciato a dare dei segnali di una lieve ripresa già verso la fine del 2022. Questa ripresa sembra essersi consolidata con l’inizio del 2023. Lo Stoxx Europe 600 Technology ha addirittura guadagnato il 16% dall’inizio di quest’anno. Come si legge sulla rivista “Cash”, l’attuale crescita dei titoli tech può essere spiegata dalle prospettive di un rallentamento del rialzo dei tassi d’interesse. Ciò comporta un miglioramento sulle prospettive degli utili futuri delle aziende tecnologiche che e, dunque, una migliore valutazione sul mercato azionario. Le prospettive sugli utili dei prossimi mesi sono poco promettenti Forse è però ancora prematuro parlare di un solido ritorno dei titoli tecnologici. Il gestore di portafoglio di Allianz Global Investors Marcus Morris-Eyton ha dichiarato a Bloomberg che questo “rally di sollievo” potrebbe già essere arrivato a conclusione. Ora infatti le aziende tech dovranno confrontarsi con delle prospettive di crescita degli utili non così certe. Anzi, al contrario, Morris-Eyton si aspetta una probabile contrazione dei loro utili. I semiconduttori e il possibile calo della domanda Il caso dei chip è emblematico. Bloomberg calcola che le scorte non sono mai state così elevate dal 2001 e che le spedizioni dei semiconduttori dovrebbero accelerare. Tuttavia, è atteso anche un calo della domanda di chip da parte dell’industria automobilistica e degli smartphone. A tale proposito, la rivista “Cash” riporta l’opinione dell’analista Janardan Menon, che prevede un calo dei prezzi delle azioni delle aziende produttrici di semiconduttori nei prossimi mesi, prima che possano cominciare a riprendersi. La probabile contrazione della domanda anche dei consumatori e delle aziende La fine di questo rally dei tech – che fa dunque più pensare a un rimbalzo – è dovuta anche alla probabile contrazione della domanda da parte dei consumatori, tipicamente connessa all’acquisto di accessori tecnologici. Ma anche i produttori di software potrebbero dover affrontare una riduzione della domanda da parte delle aziende (“Cash” parla di segnali che arrivano dagli indici dei responsabili degli acquisti). Infine, non va dimenticato che, nonostante le forti correzioni, i titoli tech hanno delle valutazioni che sono ancora più alti rispetto alla media del loro storico. Ti potrebbero interessare anche: Che cosa sono i tassi d’interesse? Investimenti: la fine del boom dei chip

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Cripto: sono il futuro della finanza o è tutta una truffa?

Scritto il 19.01.2023

La blockchain e le criptovalute sono state considerate da alcuni commentatori come importanti passi avanti nel mondo della finanza. Tuttavia, i recenti crolli di mercato e gli scandali finanziari hanno appannato l’immagine delle criptovalute. Intervistato da Yahoo!Finance, l’economista Nouriel Roubini si è espresso molto negativamente sulle criptovalute e in modo scettico sulla tecnologia blockchain. L’ecosistema cripto è il futuro della finanza? I sostenitori della criptofinanza ritengono che la tecnologia blockchain possa aprire le porte a una serie di innovazioni: non si tratta solo di criptomonete, ma anche di sistemi di validazione di contratti o certificati di proprietà (l’esempio è fornito dagli NFT, i Non-Fungible Token). Qualcuno ha persino messo a confronto le criptovalute come Bitcoin con l’oro. La crescita dei prezzi ha reso la criptovaluta in grado di raggiungere valori decisamente elevati. Ma rispetto all’oro, i Bitcoin  e le altcoin sono soggette a fluttuazioni di prezzi incomparabilmente maggiori rispetto al metallo prezioso e a molti altri asset. Le criptovalute, tra scandali e bolle di mercato Dall’inizio di quest’anno, i Bitcoin sono tornati a crescere (oscillano intorno ai 21.000 dollari circa), nonostante quanto accaduto soltanto poche settimane fa col fallimento della piattaforma FTX, l’arresto Sam Bankman-Fried e il rischio di un effetto domino. L’economista Nouriel Roubini ritiene che il 99% delle cripto siano una truffa, fatta di bolle, schemi Ponzi e criminalità. FTX aveva ben un milione di clienti soltanto negli Stati Uniti. Sempre negli Stati Uniti, ben 40 milioni di persone hanno investito in cripto. Come spiega Roubini, la stragrande maggioranza di loro è stata attratta dalla crescita dei prezzi del 2021 e ha comprato a un prezzo superiore rispetto al loro valore corrente.   Il 97% delle ICO è stato una frode o è fallito Le ICO (Initial Coin Offering) sono il corrispettivo cripto delle offerte pubbliche iniziali finanziarie. Roubini dice a Yahoo!Finance che l’80% delle ICO si sono rivelate delle truffe e nel 17% dei casi il loro valore si è azzerato. Ecco perché l’economista mette sostiene che gli investitori dovrebbero stare alla larga dalle criptovalute. Roubini non crede nemmeno nella blockchain Roubini è scettico anche in materia di blockchain. Ritiene infatti che non basti la tecnologia per rendere affidabile qualcosa. Serve piuttosto un’istituzione che abbia la credibilità di validare un processo o una transazione. In realtà, la blockchain per Roubini non è nient’altro che una banca dati sopravvalutata e una moda passeggera.   Ti potrebbero interessare anche: Che cosa sono le criptovalute? Ftx: dopo il crollo della criptopiattaforma, finisce in manette l'ex amministratore delegato Sam Bankman-Fried Silvergate: criptovalute, l'effetto domino prosegue

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Wall Street sembra aver sbagliato tutto sulle previsioni del 2023

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 19.01.2023

Sulla rivista “Insider”, Linette Lopez esamina alcune previsioni degli analisti di Wall Street che nel giro di un mese circa si stanno già rivelando non molto credibili. Federal Reserve e tassi: le previsioni di Wall Street del mese scorso Intorno alla fine del 2022, le previsioni di Wall Strett sembravano abbastanza chiare. L’economia americana (e non solo) sarebbe entrata in recessione nella prima parte del 2023. La Federal Reserve (Fed) avrebbe proseguito nei primi mesi di quest’anno con una politica di rialzi dei tassi aggressiva. Ma a fronte della recessione avrebbe poi interrotto e invertito la rotta. Così, dopo un inizio dell’anno particolarmente difficile, la seconda metà del 2023 sarebbe stata caratterizzata da una politica monetaria meno restrittiva. L’allentamento della stretta del credito avrebbe dato a quel punto margine di crescita ai mercati finanziari. L’economia americana resta solida: la Fed può continuare la stretta al credito lungo tutto il 2023 La situazione, però, negli Stati Uniti sembra diversa: a dicembre il mercato del lavoro USA ha creato 223.000 posti di lavoro e la crescita per il quarto trimestre che si aspetta la Fed di Atlanta è del 4,1%. L’inflazione statunitense è scesa dal +9,1% di giugno al +6,5% di dicembre: si tratta di un vistoso rallentamento. L’obbiettivo dell’inflazione al +2% però sembra ancora lontano. Le condizioni economiche e l’intenzione di riportare l’inflazione a quel livello in modo stabile hanno fatto ricredere gli analisti di Wall Street: anche se forse a ritmi meno sostenuti, la Fed proseguirà nella sua politica di stretta la credito lungo tutto il corso del 2023. La recessione in Europa sarà forse meno dura del previsto Anche la situazione in Europa sembra diversa da come gli analisti di Wall Street si attendevano. In alcuni Paesi la recessione sembra inevitabile. Ma a differenza delle previsioni, si dovrebbe trattare di una recessione piuttosto moderata. Insomma, posto il fatto che è difficile prevedere sia gli sviluppi sia le future conseguenze della guerra della Russia in Ucraina, molti analisti si sono resi conto che l’economia europea sta resistendo alla crisi meglio di quanto ci si aspettasse. La ripresa economica della Cina sembra più complicata di quanto si pensasse Un’altra previsione che Wall Street sembra avere sbagliato riguarda la Cina. L’idea che la Cina possa tornare a crescere in modo robusto sembra non avere considerato alcuni fattori d’incertezza. Il primo è la diffusione dell’epidemia di Covid, che comporta comunque un impatto negativo. Il secondo fattore d’incertezza è legato al settore immobiliare, che vale un terzo dell’economia di Pechino e la cui crisi rischia di frenare lo sviluppo. Ti potrebbero interessare anche: Inflazione USA frena ancora, ma in Europa non è così La Fed gela i mercati: nessun taglio ai tassi nel 2023 Goldman sorprende: la recessione in Europa non ci sarà

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