Luca Mario Edmondo Pallotta

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I super ricchi americani hanno sempre piu' azioni in portafoglio, mentre...

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 04.03.2019

Nella precedente newsletter abbiamo analizzato perché è necessario stabilire per sé una propria pianificazione finanziaria e il darsi degli obiettivi. Oggi, prendendo spunto da un articolo di Financial Lounge e dalla ricerca di Invesco presentata durante il loro tour per l'Italia di inizio anno, vediamo come investono le persone nelle diverse aree geografiche: USA, EU con un particolare sguardo all'Italia.  I portafogli degli americani sono tra i più esposti a livello internazionale al mercato azionario. L'articolo pone rilievo al fatto che i super ricchi oltreoceano possiedono titoli azionari in misura sempre maggiore, essi detengono quasi il 50% delle azioni possedute da tutte le famiglie USA. Da una parte perché la forchetta tra benestanti e classi meno abbienti si è ampliata negli ultimi anni e dall'altra perché al crescere della sensazione di maggiore ricchezza proveniente dal rialzo di Borsa, aumenta la disponibilità di spesa delle famiglie super ricche versi i prodotti di lusso e viceversa.  Più in generale oltre la metà degli americani possiede azioni nei propri portafogli. La famiglia americana media ha investito 277.000$ in fondi pensionistici e “soltanto” 73.000$ di risparmi correnti, tra conti di deposito e fondi comuni. Quindi un investitore americano medio ha già pensato - molto probabilmente da tanto tempo - alla sua pensione e al suo futuro.  Le famiglie americane hanno fatto propri i concetti di pianificazione finanziaria e di educazione finanziaria, ponendosi degli obiettivi di lungo periodo relativi al loro ciclo di vita senza deviare in questo percorso a causa dell'eventuale rallentamento economico o recessione economica, perché trasformano questa eventuale situazione negativa, a livello emotivo e pratico, in una occasione di acquisto, accumulo e riposizionamento per i portafogli finanziari, sapendo che ad un ciclo negativo (generalmente corto) seguirà un nuovo ciclo economico espansivo (molto spesso di una durata di diversi anni).  La ricerca di Invesco riguardo il comportamento dell'investitore in Europa e in Italia, invece, cosa evidenzia?  Il sentiment sul mercato italiano è positivo, ma in calo.  Generalmenteilredditodalavorononsoddisfaidesideridegliintervistati. Per questo motivo le persone sono alla ricerca di reddito addizionale dagli investimenti (income).  Esiste una scarsa conoscenza degli strumenti.    L'income è importante per l'86% degli investitori, ma solo il 17% dei risparmiatori investe in prodotti income. La scelta prevalente delle famiglie è ancora la liquidità, specie dopo la volatilità incontrata sui mercati nel corso del 2018 che ha portato praticamente tutti gli asset finanziari in territorio negativo nel corso dello stesso anno.  La liquidità degli italiani, ferma sui conti a rendimento nullo (o negativo se consideriamo l'inflazione), si attesta intorno ai 1.370 miliardi €. Circa il 32% della ricchezza finanziaria degli italiani è “sotto il materasso” perché “non si sa mai”.  Inoltre, l'orizzonte degli investimenti degli italiani è del 50% più breve della media europea. Si passa da quasi 7 anni di durata media in Europa (in Olanda sono 10 anni circa) ai 4,9 in Italia.  I portafogli così impostati possono essere coerenti con gli obiettivi degli investitori?  No, solo il 35% dei portafogli è coerente con gli obiettivi di investimento. Esiste in Italia la necessità di ribilanciare i portafogli con gli obiettivi. Invesco giunge alla conclusione che: “non bisogna solo produrre buone soluzioni al servizio del reddito, ma produrre e proporre una consulenza di valore che sappia trasformare le risorse disponibili (poche o tante che siano – non bisogna essere super ricchi americani) in acceleratori di sviluppo per famiglia italiana.  Il bisogno di consulenza è ampio.  Negli Stati Uniti il Financial Advisor o consulente finanziario è un punto di riferimento per le famiglie e i concetti di pianificazione finanziaria ed educazione finanziaria sono ampiamente condivisi specie nelle classi benestanti.  Dovremmo imparare ad importare e a ripetere queste buone abitudini anche nel nostro paese e nelle nostre famiglie. Il consulente deve aiutare a far fare il primo passo e i risparmiatori devono dedicare un po' del loro tempo ad ascoltare e mettere in pratica questi consigli preziosi che possono fare la differenza nel lungo termine riguardo il tenore di vita.  Ricordiamoci quindi: 1 Di affidarci ad un bravo consulente finanziario 2 Di individuare degli obiettivi personali 3 Di Avere un orizzonte di lungo termine e pazienza    FONTI / SITOGRAFIA - it.investing.com – Financial Lounge Ricerca pubblicata da Invesco, fonte Eumetra, dati al 20 gennaio 2019

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Perché è necessario per te definire gli obiettivi di pianificazione finanziaria?

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Scritto il 19.02.2019

Per cercare di rispondere a questa domanda vorrei prima partire dalla definizione di consulente finanziario. Chi è e cosa fa un consulente finanziario? Il Consulente Finanziario (in inglese, Financial Advisor) è un professionista esperto difinanza e dei connessi aspetti giuridici e fiscali, con particolare riferimento alla materia dei servizi d’investimento e alle operazioni di gestione capitali di aziende, istituzioni o privati (Asset Management). La consulenza finanziaria è un’attività basata sulla valutazione delle esigenze del cliente e sulla capacità di assisterlo professionalmente nella gestione del patrimonio così come nell'elaborazione di strategie d'investimento coerenti con gli obiettivi predeterminati, nel rispetto dei vincoli di rischio, costi e appropriatezza e/o adeguatezza (Mifid II). Attraverso un rapporto diretto e personalizzato con persone e imprese, il consulente suggerisce soluzioni finanziarie, assicurative e bancarie, in modo indipendente (artt. 18 bis e ter, Tuf) o in collaborazione professionale con Istituti finanziari e Banche d'investimento, Banche d'Affari,Società di Intermediazione Mobiliare (SIM) o Società di Gestione del Risparmio (SGR). Nella definizione del lavoro del consulente balza in evidenza un aspetto fondamentale per la corretta pianificazione finanziaria: la definizione degli obiettivi. Molto spesso questo passaggio che deve essere impostato nelle prime fasi di incontro, durante la conoscenza reciproca, è trascurato. Più spesso si assiste a trattative di vendita di un prodotto o addirittura di un rendimento. “Vorrei investire una parte delle somme sul conto. Che cosa mi propone? Ma quanto rende?”, sono interrogativi che si ascoltano in una trattativa iniziale. Se il consulente si limita a rispondere a queste domande per soddisfare nell'immediato il cliente, molto probabilmente si starà costruendo una relazione effimera basata su un rischio binario: per capirci è come scommettere sul rosso o sul nero al Casinò. Se il mercato prende una direzione opposta rispetto a quella prevista, il risultato è di una vera e propria insoddisfazione da parte di entrambi gli attori -cliente/consulente – e di creare ansia e una errata immagine, direi di inefficacia riguardo quel particolare prodotto, nella mente del cliente. “Non compro più azioni”, “non mi parli di fondi di investimento” sono frasi ricorrenti quando l'esperienza è stata negativa e il ricordo tramite il nostro cervello rettiliano ci muove le emozioni tipiche della paura e dell'allontanamento dal pericolo, per un istinto di sopravvivenza e di non ripetere più quella particolare esperienza negativa. Allora come devono interagire cliente e consulente? Prima di tutto bisogna definire gli obiettivi relativi alla vita del cliente, tenendo conto delle sue entrate finanziarie, dell’ammontare del patrimonio di partenza e della sua suddivisione tra beni mobili e immobili, del suo livello culturale e della sua esperienza in materia di investimenti nel passato, nonché del suo nucleo familiare, ad esempio. Qui definiamo la strategia. La scelta del prodotto fa parte invece di un secondo livello di scelte, definite tattiche. Non esistono prodotti giusti o sbagliati, esistono prodotti adatti o non adatti allo scopo del cliente. Definire gli obiettivi serve a capire cosa vogliamo per noi e la pianificazione finanziaria attuata con il consulente aiuta ad individuare questi traguardi. “Ha mai pensato a come sarà la sua situazione durante la terza età, per non gravare sui suoi figli?” “Vorrei aiutarla a tutelare i suoi cari. Ha previsto qualche forma di protezione per loro?” “Signor Rossi, conoscendo la sua passione per lo sci e la montagna, ha mai pensato di impostare un piano finanziario per realizzare il suo sogno di comprare una casa per le vacanze in Valtellina, da sfruttare con i figli e con i nipoti?” “Ha avuto modo di fare un'analisi del suo patrimonio complessivo, compreso quello immobilare, per capire se è ben bilanciato o esposto a diversi rischi?” In questo modo, non si compra più un prodotto, ma si imposta una strategia di investimento su un obiettivo personale di vita. La scelta dei prodotti da utilizzare diventa secondaria rispetto all'obiettivo e di mera competenza del consulente. Si dovrà valutare il corretto mix di rischio/rendimento per raggiungere quel particolare obiettivo e ci si darà un orizzonte temporale necessariamente più ampio e coerente con il risultato da raggiungere. Il servizio di assistenza durante l'anno servirà a verificare il corretto andamento del piano verso l'obiettivo. Se ci pensi, è la stessa logica che si applica quando andiamo a prenotare un viaggio. Entrando in agenzia viaggi, prima di tutto valutiamo la destinazione e le tappe. Solo una volta che si è decisa la meta, valutiamo il mezzo di viaggio migliore da utilizzare, con le sue caratteristiche. Abbiamo quindi imparato che i prodotti finanziari sono solo il mezzo con cui arrivare al traguardo, non devono essere la meta! In definitiva, mi piace affermare che la domanda corretta che un cliente dovrebbe porre al suo consulente dovrebbe essere: “Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo?” e non più “quanto mi rende quel prodotto?”     FONTI / SITOGRAFIA: Wikipedia, www.professionefinanza.com

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Come impatta la demografia sul nostro portafoglio e sul nostro patrimonio?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 04.02.2019

Per cercare di rispondere a questa domanda partiamo da un bilancio della situazione attuale demografica in Italia e nel mondo. Ogni anno l'Istat compila il “Bilancio demografico nazionale”, una verifica riguardo le nascite, i decessi e i movimenti migratori della popolazione italiana. L'ultimo reso noto nel 2018 relativo al 2017 ci dice che in Italia esiste un problema demografico e, soprattutto, che sta diventando cronico. La popolazione cala per il terzo anno consecutivo. Le nascite continuano a diminuire, stabilmente sotto la soglia del mezzo milione. Dal 2009 il calo delle nascite è stato ininterrotto, accompagnato da emigrazione di italiani, linfa demografica per i paesi più ricchi e immigrazione di persone dai paesi più poveri. Oggi, l'8,5% dei residenti è di cittadinanza non italiana. Il calo delle nascite riguarda anche i nati da genitori stranieri. Un primo dato è che la causa principale dell'aggravarsi della situazione demografica è stata la recessione del 2008, accompagnata da quelle del 2011 e 2015 in Italia. Il secondo dato vede delle differenze geografiche tra Nord e Sud: il Nord è essenzialmente stabile mentre al Sud e nelle isole il declino demografico è evidente (rispettivamente -35 e -52 per mille). Come sta cambiando il mondo? Consideriamo anche un altro dato: l'aspettativa di vita media, aumentata di anno in anno fino ad arrivare a 83 in Italia, 79 negli USA e a 68 anni, in generale, nel mondo. La popolazione nel mondo aumenterà un po' ovunque, tranne in Europa e Giappone, specie nei paesi dei mercati emergenti distribuiti nel mondo. In questi paesi ci sarà una netta prevalenza di soggetti “attivi” che lavorano, consumano, risparmiano e investono, rispetto a quelli “passivi” in pensione. Quali sono gli spunti di riflessione che le dinamiche demografiche ci forniscono per la gestione dei nostri risparmi e nell'approccio al mondo degli investimenti? Per tradizione i patrimoni degli italiani sono composti da 2/3 di immobili, tra casa di proprietà e ulteriori proprietà ereditate o acquistate e messe a reddito, e da 1/3 di valori mobiliari, generalmente suddivisi tra un 20%-30% di titoli azionari -spesso domestici come azioni della propria banca, Generali, FCA – e per il restante 70% da obbligazioni, spesso titoli di Stato come BTP. Da menzionare anche che con la crisi e l'incertezza, in alternativa a azioni e obbligazioni, circa il 30% dei risparmi rimane fermo su conti correnti o di deposito. Quindi si sceglie di non investire. La demografia ci porta a capire che è necessaria una diversa allocazione dei nostri risparmi. Innnazitutto, si vive di più! Quindi servono più risparmi! Tanto banale quanto reale. Guardando al futuro e considerando che il mercato immobiliare è anch'esso un mercato fatto da domanda e offerta, risulta evidente che se la popolazione in Italia diminuisce ci sarà un eccesso di offerta che non potrà che portare alla diminuzione dei prezzi degli immobili e ad un allungamento dei tempi della trattativa, in linea generale (Milano, fortunatamente è un caso un po' diverso). Con l'allungamento dell'aspettativa di vita media, sarà necessario riconsiderare comenecessaria la presenza nei propri asset della previdenza complementare, visto che si vivrà quasi 1/3 della propria vita in pensione. Con il permanere dei tassi bassi o prossimi allo 0 per molto tempo, è necessario, in generale, allungare l'orizzonte temporale dei propri investimenti finanziari e inserire in portafoglio delle attività finaziarie più dinamiche e performanti,accettando un livello di volatilità maggiore anno su anno, considerando proprio quei settori, come ad esempio la spesa sanitaria, e quei mercati geografici in cui la demografia ci indica dove ci saranno i maggiori incrementi di consumi e investimenti e quindi di ricchezza. Ricapitolando, solo attraverso l'analisi dei processi demografici possiamo affermare che: bisogna modificare le proprie abitudini di investimento e il proprio approccio mentale agli investimenti rispetto a quanto fatto in passato. occorre adottare una diversa allocazione dei risparmi: valutare bene gli immobili presenti e prevedere una quota sufficiente di previdenza complementare. è necessario diversificare all'interno del portafoglio guardando a mercati e settori premiati dalla demografia. è importante allungare l'orizzonte temporale di valutazione dei propri investimenti. ... e, magari, farsi affiancare da un consulente che abbia le competenze e gli strumenti di analisi adatti e validi per soddisfare queste esigenze.  

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Il commento della BCE a dicembre 2018

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Scritto il 14.12.2018

Non emergono grandi novita’ dalla riunione della BCE di oggi. La BCE si sia mostrata un pò piu’ accomodante rispetto alle precedenti riunioni. L'attenzione è stata posta sul rischio di rallentamento dell’economia, confermato dalle revisioni al ribasso delle stime di inflazione e della crescita del PIL. La BCE si e’ mostrata comunque decisa a fronteggiare tale rischio confermando l’investimento totale di tutti i bond in scadenza dal QE, il mantenimento di tassi bassi almeno fino a dopo l’estate del 2019 e l’eventuale uso di “tutti gli strumenti necessari” per raggiungere i suoi obiettivi. Le previsioni economiche sono le seguenti: INFLAZIONE: 2021 all’1.8% 2020 all’1.7% come in precedenza 2019 all’1.6% dal precedente +1.7% 2018 all’1.8% dal precedente +1.7%. CRESCITA: 2020 All’1.7% come in precedenza 2019 all’1.7% dall’1.8% 2018 all’1.9% dal 2%.

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