Reinaldo Ferreri
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Profilo professionale
Nasco a Caracas (Venezuela) il 27/12/1967 da padre italiano e madre spagnola ma sono cresciuto in Italia.
Dopo le scuole dell'obbligo frequento il Liceo Scientifico F. Lussana di Bergamo, nel quale mi diplomo nel 1986.
Mi sono laureato alla facoltà di Scienze Politiche ad indirizzo Economico Generale nel 1992, anno successivo dalla pubblicazione della legge nr 1 del 2 gennaio 1991 che disciplina l'attività di intermediazione finanziaria istituendo le SIM e normando la professione dei Promotori Finanziari.
Decido di svolgere l'attività professionale di Promotore Finanziario, nel 1992 supero l'esame presso la Consob e mi iscrivo all'albo dei Promotori di servizi finanziari operando per AreaConsult Sim.
In Areaconsult Sim nel 1994 divengo supervisore e coordino 3 collaboratori.
Nel 1995 entro in Banca Popolare di Sondrio presso la costituenda succursale di Bergamo con il compito di seguire la clientela private e sviluppare nuove relazioni sul territorio . In questo periodo apprendo le dinamiche operative proprie degli istituti di credito e approfondisco l'utilizzo degli strumenti finanziari legati ai tassi di cambio e a prodotti strutturati che affianco ai fondi comuni distribuiti dall'istituto.
La gestione dei portafogli dei clienti mi fornisce molte gratificazioni, ma i progetti manageriali mi attirano molto e nel 1998 Banca Popolare del Trentino mi propone di realizzare un progetto innovativo di creazione di una rete di promotori finanziari sinergica alla struttura delle filiali presenti nel territorio trentino. Mi trasferisco a Trento e in collaborazione con il personale dell'area IT, dei direttori delle dipendenze e delle professionalità della tesoreria realizzo una rete di promotori finanziari.
Concludo accordi di distribuzione con molteplici società di gestione del risparmio Italiane e internazionali affiancati da innovativi prodotti di bancasicurazione sviluppati in collaborazione con primarie compagnie assicurative. L'esperienza trentina termina con l'adesione da parte della compagine sociale all'OPA su BPT da promossa da Banca Popolare di Lodi nel 2001. Nel settembre dello stesso anno, approdo alla neonata Banca Lecchese con l'incarico di sviluppare la rete dei promotori finanziari e degli operatori di filiale, secondo un approccio consulenziale evoluto in architettura aperta.
In Banca Lecchese arricchisco il mio bagaglio di competenze anche nell'ambito creditizio, ed in qualità di coordinatore commerciale divengo membro del comitato crediti della banca dal 2014. Dal marzo del 2017 il modello operativo di Banca Lecchese viene stravolto a seguito dell'acquisizione della stessa da parte di un veicolo finanziario riconducibile a Oaktree Capital , fondo di private equity americano. Le 5 filiali vengono chiuse in poco tempo e Banca Lecchese cambia nome in Banca Progetto che intende operare solo on line nell'ambito del factoring e finanziamenti con cessione del quinto e credito al consumo.
Da marzo 17 sono Financial Advisor e opero mettendo a servizio dei clienti la mia esperienza nel mondo bancario e nella gestione dei portafogli titoli unita alle competenze nel settore creditizio .
Le mie principali competenze
I miei credit
- Iscritto albo Ivass
- da Febbraio 2025 Financial Advisor
- Da febbraio 2017 febbraio 2025 Consulente finanziario presso Allianzbank
- Da aprire 2013 a oggi - Responsabile commerciale presso Banca Popolare Lecchese SpA
- Da luglio 2001 a oggi - Coordinatore commerciale membro comitato crediti presso Banca Lecchese SpA
- Da aprile 1998 a agosto 2001 - Res. Rete Promotori Finanziari presso Banca Popolare del Trentino
Le mie ultime attività
Chi fa da se fa per tre... o non fa per te ?
25.02.2026 / 269 / 1Chi fa da sé perde per tre, ovvero quando le scelte sbagliate le riconosci troppo tardi. Scegliere bene i propri investimenti ha rappresentato sempre una attività ricca di valore, una prerogativa importante, non solo per chi ha disponibilità economiche da preservare e moltiplicare, ma in egual misura, se non ancora di più per chi le disponibilità economiche non le ha, ma se le vuole creare. Investire significa spesso stabilire una linea di comportamento da seguire dove siano definiti, almeno in linea di massima, obiettivi quantificati nel tempo e nell’entità. Questi obiettivi devono essere chiari, raggiungibili e devono essere perseguiti, si perseguiti e non abbandonati o ridimensionati alla prima difficoltà o al primo imprevisto. E’ evidente che chi scrive sia di parte e ritiene che l’attività di consulente finanziario sia portatrice di un valore apprezzabile e sempre più necessario, oggi però vorrei andare un pochino oltre, e se possibile vorrei…convincervi. Sono consapevole però che l’autostima sia alla base del successo di ogni iniziativa e di ogni professione, ma da sola non basta, possiamo dire che essa rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per definire l’utilità della consulenza finanziaria . Partirei dal protagonista in qualche misura del giudizio, ovvero Il risparmiatore nazionale. L’investitore medio è una platea importante? trova valore aggiunto nella consulenza finanziaria? e ancora ,come si pone nei confronti di essa ? e sopratutto apprezza il servizio di consulenza o ritiene valido l’adagio che vuole che “chi fa da sé fa per tre “?. Secondo il rapporto Acri-Ipsos del 2024 “Gli italiani ed il risparmio” una buona fetta delle famiglie italiane riesce a risparmiare (46%) ma stante la variabilità delle condizioni economiche e finanziarie circa due terzi di loro sceglie di non investire, prediligendo la sicurezza percepita della liquidità, mentre un terzo investe solo una piccola parte dei propri risparmi privilegiando forme di investimento semplici e tradizionali. Insomma in poche parole il risparmiatore Italiano è un tipo : “potrei ma non …so come”. Ulteriori dettagli della situazione ci vengono forniti dal “Rapporto Consob 2024 sulle scelte di investimento delle famiglie Italiane” che dipinge un quadro preciso delle scelte di investimento degli italiani e delle modalità che lo portano a decidere come investire. Secondo tale rapporto l’investitore Italiano prima di investire si attiva nei modi più variegati per recepire informazioni necessarie per compiere al meglio le scelte, tuttavia solo il 40% del campione si avvale di un consulente finanziario o di strutture dedicate, mentre un restante 42% compie scelte in autonomia non prima però di aver “raccolto informazioni” più o meno adeguate anche qui con modalità variegate e in alcuni casi curiose. Il 32% chiede ad amici e parenti seppur considerati “non esperti” mentre solo il 9% si affida a consigli di parenti o amici che operano nel settore finanziario e un 3% si affida a consigli dei social network ritenuti quindi poco affidabili, il restante compie scelte di investimento senza specifiche informazioni preventive. Qui si evidenzia un primo carattere “pittoresco” del risparmiatore italiano, egli persegue obiettivi di investimento personali e specifici, ma per farlo raccoglie informazioni da chi fa scelte (o dovrebbe fare) sulla base di proprie necessità o di propri obiettivi. Il rischio è quello che i denari per garantire un futuro di studi universitari al figlio che sta frequentando le scuole elementari vengano investiti nello stesso modo con cui il nonno “Pino” investe la liquidazione aziendale che poi potrebbe essere molto in linea con il modo con cui un giovane impiegato destina i risparmi per costruirsi una pensione integrativa, a obiettivi diversi fanno riscontro investimenti simili se non uguali, non proprio un buon inizio direi. Il rapporto menzionato continua fornendo interessanti spunti di analisi quando cura l’aspetto legato agli obiettivi di investimento. Gli obiettivi di investimento più largamente diffusi risultano essere la protezione del capitale (81%) e i progetti personali per il futuro (70%). Gli orizzonti temporali degli obiettivi di investimento sono abbastanza uniformemente distribuiti, il 32% degli obiettivi si colloca entro i 3 anni, il 38% fra 3-5 anni, e il restante 30% è costituito da obiettivi oltre i 5 anni. Ora, il buon senso suggerirebbe che a esigenze di risparmio con diversi orizzonti temporali dovrebbero corrispondere scelte di investimento in specifici strumenti finanziari, chiediamoci, in che modo questa regola è declinata in Italia ? I dati non confermano questa ipotesi, l’analisi delle scelte di portafoglio evidenzia che i prodotti finanziari maggiormente diffusi fra i risparmiatori sono : certificati di deposito e buoni fruttiferi postali (48%), seguiti da titoli di Stato (39%), fondi comuni di investimento (36%), obbligazioni (35%), depositi vincolati e azioni (32%) . In altre paroleil risparmiatore italiano approccia il risparmio sempre più spesso con gli stessi strumenti indipendentemente dall’orizzonte temporale dei propri obiettivi. Prediligere strumenti di investimento a breve termine prefiggendosi di proteggere il capitale aspettandosi che nel lungo periodo preservino il potere di acquisto di un patrimonio dall’inflazione non pare una scelta illuminata, ciò equivale un pò come pretendere di vincere un gran premio di Formula 1 guidando una utilitaria, vediamo perché con l’aiuto anche di un grafico. A seguire un grafico sull’evoluzione dell’inflazione (linea verde) che definisce il valore equivalente nel tempo del potere di acquisto di eur 100.000 nel 2014 fino al 2024. In altre parolela linea verde mostra quale dovrebbe essere il capitale nel tempo che permetta di acquistare gli stessi beni che si potevano acquistare nel 2014 sulla base dei prezzi correnti per un importo di eur 100.000. Tale valore è confrontato con il controvalore di 2 investimenti : uno in titoli di stato italiani a 5 anni e uno l’investimento degli stessi eur 100.000 nell’indice della borsa italiana. Dati : Italy Historical Inflation Rates; Investing.com Dopo 10 anni l’inflazione ha eroso di oltre il 20% il potere di acquisto, infatti per comprare gli stessi beni per cui nel 2014 si spendevano eur 100.000 nel 2024 ce ne vogliono più di eur 120.000. Pertanto se avessi lasciato i soldi sul conto senza percepire interesse avrei perso circa il 20% in termini di potere di acquisto per effetto dell’incremento dei prezzi dei beni. Nell’esempio, i denari investiti in titoli del tesoro italiano a 5 anni (BTP 5Y) hanno “trasformato “ gli eur 100.000 iniziali in eur 117.000 coprendo solo in parte l’inflazione del periodo, di fatto facendo perdere il 3% circa del potere di acquisto al risparmiatore, non un gran risultato dopo 10 anni. L’investimento nell’indice di Borsa Italiano invece ha coperto dall’inflazione il patrimonio e permesso una ampia rivalutazione del capitale, in questo caso l’investitore addirittura ha ottenuto un forte aumento del potere di acquisto dai propri denari, il suo patrimonio vale eur 180.000, con eur 120.000 compra gli stessi beni che nel 2014 e con gli ulteriori eur 60.000 aggiunge possibilità di acquisto. Tutto ciò però è avvenuto non senza controindicazioni, ovvero c’è stato un prezzo da pagare, l’investitore infatti ha dovuto necessariamente investire per un lungo tempo accettando oscillazioni del patrimonio che per alcuni periodi è stato sensibilmente sotto il patrimonio investito in BTP o anche solo del patrimonio inflazionato. Negli anni 2018 e 2016 dell’esempio, se l’investitore si fosse trovato a dover realizzare gli investimenti in borsa avrebbe ottenuto perdite secche del proprio capitale, ma l’aver potuto aspettare gli avrebbe permesso ampie rivalutazioni nei 10 anni. Scegliere un investimento rispetto ad un altro come si vede porta a risultati sensibilmente diversi sia nel breve che nel lungo periodo, ciò che è evidente da questo grafico è che investire senza definire con chiarezza e precisione l’orizzonte temporale è estremamente deleterio, la scelta di un tipo di investimento o del giusto mix è sicuramente una attività da professionisti e portatrice di valore, che oggi, dato le modalità di investimento scelte evidenziate dal rapporto Consob è assolutamente auspicabile. In conclusione possiamo dire che, stante la situazione odierna del panorama nazionale, la consulenza è un valore auspicabile e portatore di benefici, l’italiano è un grande risparmiatore che può ottenere molti benefici da un’assistenza professionale e moderna e non solo perché ottimizza la reddittività del portafoglio di investimento, ma perché ciò gli permette di non commettere troppi errori nelle scelte di investimento, sulla scorta di ciò mi sento di poter rispondere alla domanda : quale è il miglior investimento ? Un buon consulente finanziario. Un caro saluto e alla prossima.
Continua a leggereNavigare fra dazi e inflazione, con la bussola delle azioni
12.09.2025 / 276 / 0Impatto inflattivo di dazi e politiche monetarie, come tenerne conto nei portafogli? Il miglior modo per trarre profitto dagli investimenti è quello di cogliere i trend di crescita economica di medio – lungo periodo ed investirci. Facile vero ? Non facilissimo, ma in realtà nemmeno così difficile e ritengo possa essere una attitudine alla portata di molti, ..molti si , ma non tutti perché non tutti hanno capacità di visione e competenze (cultura finanziaria) per individuare le future dinamiche di sviluppo di una società. La differenza fra le persone in questo ambito è dettata dal grado di scolarizzazione, dalla conoscenza delle dinamiche economico-sociali e perché no, dal possedere una innata capacità di “visione” del futuro. Basta così ?...non credo. Una volta “intuiti” o “Individuati” i trend futuri si deve passare all’azione selezionando ed investendo negli strumenti finanziari adeguati e qui le difficoltà aumentano e il numero degli investitori capaci diminuisce di molto, stiamo ancora parlando di un bel gruppo, ma meno folto di quanto si creda. Non è facile scegliere fra la moltitudine degli strumenti finanziari offerti dal mercato, questi si differenziano per il loro grado di liquidabilità, gli importi di acquisto, le valute sottostanti, piuttosto che una specifica fiscalità e livelli di volatilità propi che li rendono diversi gli uni dagli altri. Qui mi sento di iniziare ad essere meno ottimista sulla platea dei possibili risparmiatori in grado di scegliere con condizione di causa dove allocare i risparmi e ciò devo dire non mi dispiace poi troppo, visto che sono un consulente finanziario e il mio lavoro consiste proprio nell’aiutare il risparmiatore a scegliere e monitorare gli investimenti. Ritengo che la migliore relazione con gli investitori debba essere basata su un confronto serio e rispettoso per cui mi sento di dover sempre motivare le scelte di investimento proposte ai clienti partendo da basi scientifiche affidabili seppur non uniche, dato che non stiamo approcciando una scienza esatta . Ma quale è l’elemento fondamentale per cui un investitore si ritiene soddisfatto ? L’aspetto fondamentale che determina la soddisfazione dell’investitore è il risultato economico, detto in maniera semplice e chiara è il rendimento del proprio portafoglio. Ora, chiediamoci, a che tasso devono essere remunerati gli investimenti per soddisfare l’investitore ? il 3% all’anno?, il 5%?.. o più? L’aspetto primario che porta a risparmiare è la volontà di preservare il potere di acquisto dei capitali nel tempo, ovvero ottenere un capitale rivalutato dopo “n” anni che mi permetta di acquistare la stessa (preferibilmente una maggiore) quantità di beni e servizi che avrei acquistato all’inizio dell’investimento, in altre parole l’investimento profittevole deve “rivalutare” nel tempo il capitale investito almeno del tasso di inflazione realizzato nel periodo stesso. Per valutare l’investimento quindi si devono definire : il lasso di tempo considerato, l’inflazione del periodo e il rispettivo tasso di interesse o rivalutazione associato, ecco allora che la domanda giusta per valutare un investimento potrebbe essere così declinata : Negli ultimi 5 anni il rendimento del mio capitale ha coperto il tasso di inflazione? E nei prossimi 5 anni quale investimento potrà con maggiore probabilità coprirmi dal potere corrosivo dell’inflazione? Si tratta di un tema quanto mai attuale visto che dopo anni di bassa se non nulla inflazione gli ultimi 3 anni hanno evidenziato dinamiche inflattive vivaci da tempo sconosciute e ciò forse non è ancora tenuto in debito conto dai risparmiatori. Si veda il seguente grafico. Dati : Istat Negli anni fra il 2017 e il 2021 in Italia (ma non solo) abbiamo assistito a trend inflattivi molto contenuti, a tratti addirittura negativi, si veda a riguardo il grafico sopra riportato. Nel periodo fra il gennaio 2018 e il gennaio 2022 un investimento con un ritorno al 1,40% annuo avrebbe coperto ampiamente l’inflazione rivalutando il capitale , dato che l’inflazione del periodo non ha superato l’1% annuo. La stessa remunerazione ottenuta nel periodo gennaio 2021 gennaio 2024 avrebbe comportato una perdita di valore dell’investimento dato che nel periodo l’inflazione è stata a 2 cifre, stimabile in un 15% nel triennio. La prima conseguenza di queste dinamiche è che l’investitore deve rapportarsi agli investimenti con valutazioni temporali non troppo ravvicinate, in altre parole un investimento va valutato in un orizzonte temporale di anni (5/10) e deve prevedere possibili aggiustamenti nel tempo sulla scorta delle variazioni congiunturali. Dove siamo ora ? Le tensioni dei prezzi delle materie prime, le guerre in atto e le politiche dei dazi portate avanti dall’attuale amministrazione americana hanno riacceso le paure per tempi caratterizzati da tassi di inflazione più elevati rispetto al recente passato e ciò deve essere tenuto in considerazione dall’investitore, che deve adeguare le aspettative di ritorno degli i investimenti adeguando anche nel caso la composizione dei propi asset. In questa circostanza, quali sono gli strumenti finanziari che in un orizzonte temporale di lungo periodo autorizzano maggior ottimismo sulla capacità di coprire l’inflazione ? Come detto la diversificazione fra investimenti (azioni, obbligazioni, materie prime, ecc) rappresenta una strategia valida per tutte le stagioni , tuttavia vi sono attivi di investimento che nel lungo periodo, hanno mostrato maggiore capacità rivalutare il capitale coprendo e superando l’inflazione. In particolare il comparto azionario rappresenta una interessante opportunità di investimento nel medio/lungo termine di tipo “antinflattivo”, sul quale vorrei oggi porre l’accento. I motivi sono molteplici, il principale sta nel fatto che proprio per effetto dell’inflazione i beni e i servizi erogati dalle aziende vengono venduti nel tempo a prezzi che si adeguano all’inflazione, ciò fa si che qualora vi sia inflazione, tale incremento dei prezzi nei beni prodotti dalle aziende determini un miglioramento dei ricavi e dei profitti aziendali a beneficio del conto economico e degli azionisti, che non dimentichiamoci in quanto tali sono soci dell’azienda di cui detengono i titoli. Naturalmente esiste un rovescio della medaglia, le aziende sono inserite in un contesto competitivo e quindi ad una azienda che conquista quote di mercato possono esistere aziende che perdono quote di mercato e che sono obbligate o a rivedere il modello di business o sono destinate a scomparire, ciò rende il comparto delle azioni piuttosto volatile e soprattutto esposto a forti perdite per effetto per esempio di fallimenti o forti ridimensionamenti aziendali dovuti alla forza dei concorrenti. In questo caso essere azionisti di queste ultime significa perdere in conto capitale importi che alcune volte possono azzerare addirittura il valore dell’investimento stesso, lo sanno bene gli investitori di aziende fallite , fra i più recenti ricordiamo ricordiamo le nazionali Parmalat e Alitalia, e fra i colossi internazionali Lehman Brothers, Enron, General Motors. Un argine a questi rischi è dato dalla scelta di approcciare l’investimento azionario in maniera professionale facendosi seguire da esperti del settore che applichino una sana e ampia diversificazione delle scelte di investimento ad investimenti selezionati. Diversificare è l’antidoto migliore in questo campo come in altri relativo agli strumenti finanziari, in altre parole se investo su 20 aziende anziché un paio soltanto, alcune possono anche fallire o andare incontro a forti perdite, ma altre possono salire molto compensando le prime , se invece per esempio investo in solo 2 azioni potrei guadagnare molto se ne seleziono di buone , ma avrei un elevato rischio anche di perdere molto se ho selezionato male. Quindi condizione necessaria e sufficiente affinchè si ottenga un buon rendimento nel tempo con l’investimento azionario, è selezionare i titoli in maniera professionale e diversificare molto il portafoglio e ciò perché nell’ambito azionario, la dispersione dei ritorni economici fra le diverse azioni può essere piuttosto ampia, anche se appartenenti allo stesso settore. A tal proposito si veda il grafico a seguire dove si mettono a confronto le quotazioni di 3 case di produzione auto europee dal gennaio 2023 ad oggi. Quantalys La dispersione fra i rendimenti storici può essere ancora più ampia se si considerano diversi settori, in questo ambito la capacità di cogliere i trend di crescita futuri e la capacità di diversificare, rappresenta sicuramente un plus importante per l’investitore e naturalmente per il consulente che lo affianca. A seguire un esempio l’andamento di azioni appartenenti a diversi settori produttivi dal luglio 2017 al luglio 2025. Come possiamo vedere dal grafico sopra riportato, la dispersione dei risultati è piuttosto marcata , saper scegliere può dare molte soddisfazioni, tutti gli investitori in azioni riportate nel grafico hanno infatti avuto ritorni nel lungo periodo, alcuni particolarmente significativi, altri meno e tutti hanno coperto l’inflazione. Diversificando il risultato resta positivo e più stabile, infatti chi ha scelto di comprare tutti questi titoli e mantenerli nel tempo , ha ottenuto un rendimento positivo dato dalla la media dei rendimenti di ogni titolo, ma soprattutto ha reso l’investimento più sicuro e meno esposto alle avversità che possano colpire una singola azienda, il paniere ha quindi coperto l’inflazione del periodo contenendo i rischi di concentrazione dell’investimento. Si comprende quindi come l’approccio consulenziale agli investimenti prediliga l’ampia diversificazione fra azioni. E’ importante sottolineare che concentrarsi su poche azioni può rappresentare un rischio anche se nel lungo periodo si ottengano ritorni positivi, a tal proposito si veda l’esempio a seguire. Nel grafico sottostante si riporta l’andamento dell’indice MSCI WORLD ( indice azionario globale che comprende la media delle borse dei principali paesi sviluppati ponderati per la capitalizzazione) paragonato ad alcune importanti aziende mondiali di diversi settori (auto, farmaceutica, servizi) nel periodo gennaio 22 luglio 25. La media di diverse borse mondiali , ognuna composta da decine di titoli azionari diversi, è più stabile, meno volatile e in questo esempio si è dimostrata più performante delle singole azioni, in altri termini una selezione di pochi titoli espone a rischi elevati e ad elevati possibili profitti, una ampia diversificazione copre l’inflazione e quindi ha garantito la rivalutazione dell’investimento, cogliendo il trend di fondo del mercato azionario limando i picchi al rialzo e quelli al ribasso. Concentrarsi su un solo attivo o su pochi attivi espone al rischio di sbagliare rischiando perdite non recuperabili , limita la possibilità di investire su settori promettenti ma non ancora maturi ed espone al rischio illiquidità dato dal fatto che in caso di bisogno potrei trovarmi nella situazione di non poter vendere o di dover realizzare forti perdite per venire in possesso di quote . A questo punto la domanda nasce spontanea, ma se la diversificazione è l’elemento fondamentale per sfruttare i benefici dell’investimento in azioni, possiamo dire che l’investimento ben diversificato è un ambito riservato solo a grossi capitali che possano investire in molti titoli azionari contemporaneamente ? Un tempo forse lo era, oggi l’industria del risparmio gestito attraverso lo sviluppo di diversi strumenti finanziari collettivi quali gli OICVM (Organismi Investimento Collettivi in Valori Mobiliari) o gli ETF ( Exchange Treded Funds) permette ai risparmiatori di investire importi contenuti in una ampia gamma di fondi composti al proprio interno da decine se non centinaia di altri titoli . Esistono in questo ambito organismi obbligazionari, azionari e persino investitori in materie prime che offrono ampia scelta al risparmiatore, attenzione però ciò è una condizione necessaria, ma non sufficiente per garantire la costruzione di un portafoglio efficiente . Riprendendo un importante slogan pubblicitario degli anni 90 che recitava “..la potenza è nulla senza il controllo..” in questo caso potremmo dire “la potenza dello strumento è nulla senza il controllo dei contenuti e dello sviluppo nel tempo” . In altre parole anche gli strumenti collettivi del risparmio, vanno conosciuti, selezionati e monitorati e se il caso modificati sulla scorta delle variazioni socio-economiche e perché no anche fiscali in essere nel tempo. Questa è una attività che richiede competenze e preparazione tipiche del buon consulente finanziario e mi permetto di dire alla portata di pochi in quanto specifica di una professione peculiare…la mia appunto. Quindi… L’approccio consulenziale atto a salvaguardare gli investimenti dall’inflazione nel medio lungo periodo, basato sulla diversificazione di portafoglio non può prescindere dall’utilizzo del comparto azionario come strumento capace di coprire gli effetti “corrosivi” del potere di acquisto del capitale operato dall’aumento dei prezzi nel tempo. Per massimizzare l’efficacia di tale strumento e minimizzare i contraccolpi negativi l’investimento azionario (ma non solo quello) va utilizzato sfruttando ampia diversificazione nella composizione degli attivi scelti. Gli organismi collettivi di investimento possono essere una parte integrante e fondamentale nella costruzione di tali portafogli e possono essere utilizzati da soli o in affiancamento ai singoli titoli permettendo di ottimizzare rendimento e rischio al portafogli che li utilizzano con l’obiettivo di coprire la perdita di potere di acquisto per effetto dell’inflazione. CONCLUDENDO Mutuando un paragone con il settore automobilistico possiamo dire quindi che “ Il motore per coprire gli effetti corrosivi dell’inflazione è la diversificazione degli investimenti, il carburante possono essere gli strumenti finanziari azionari utilizzati, la potenza sono le buone scelte fatte fra i diversi strumenti finanziari, …ma,tutta questa potenza è nulla senza il controllo professionale costante tipico di un approccio consulenziale!..” Un caro saluto.
Continua a leggereIl lato oscuro dell'Intelligenza Artificiale : l'uomo
27.01.2025 / 799 / 2Il lato oscuro dell’intelligenza artificiale : l’uomo Ovvero, perché il fattore umano anche nella consulenza sarà fondamentale L’ uomo da quando ha fatto la sua comparsa sulla Terra, si è attivato per rendere la propria esistenza meno faticosa e più gratificante e per fare ciò ha perseguito varie strade . All’esistenza solitaria ricca di insidie ha contrapposto la socialità della comunità che prevede una costante mutualità fra i componenti del gruppo, sia che si tratti di una famiglia, che di una comunità, piuttosto che di una nazione, l’esistenza in gruppo ha garantito sviluppo. Nel gruppo si dividono i compiti e si produce in maniera più efficiente, attraverso il gruppo ci si difende dalle insidie, si collabora nella produzione di beni e servizi e si è più forti nei confronti degli avversari, in ultimo nel gruppo si elaborano idee e si consolidano comportamenti che permettono, alcune volte anche seguendo strade anticonformiste, di effettuare scoperte ed innovazioni . Il migliore uso delle innovazioni, dalla ruota, all’aratro, alle armi da fuoco passando alla macchina a vapore per arrivare al computer, ha permesso alle società di progredire, dominare e mettere le basi per nuove direttrici di sviluppo che non possono prescindere dall’azione stimolante dell’uomo stesso. L’Intelligenza Artificiale può considerarsi l’ultimo sforzo dell’uomo nel tentativo di rendere la propria vita più “semplice”, ma dato l’impatto prospettico dei moltissimi settori interessati è fondamentale chiedersi se questa semplificazione sarà a scapito di molti o di pochi e se questa innovazione porterà in secondo piano l’attività dell’uomo rispetto a quella delle macchine. Il dibattito è acceso e dalle prime avvisaglie pare che l’impatto dell’IA sui cicli produttivi permetterà produzioni con minor utilizzo di forza lavoro non completamente assorbita dalla crescita di domanda di nuove professionalità. Molte categorie sono e saranno interessate dall’impatto dell’IA, pensiamo alla prospettiva di un tassista nei confronti delle auto senza conducente, oppure la scarsa competitività degli operai di una catena di produzione auto ora completamente automatizzabile, ecc... vero che si potrà dire che ciò sia dovuto al fatto che queste sono attività a bassa specializzazione e quindi facilmente sostituibili dal progresso, mentre le attività “più cerebrali” esisteranno e si svilupperanno sempre ampliando modificandone le caratteristiche la platea dei lavoratori, ma è proprio cosi ? Per l’IA credo che le cose stiano in maniera diversa, in quanto impatta moltissime se non tutte le attività professionali , vediamone alcuni esempi. L'introduzione dell'IA in medicina avrà inevitabilmente un impatto sul mondo del lavoro. Alcuni compiti routinari e ripetitivi, come l'analisi di base di immagini mediche o la trascrizione di referti, potrebbero essere automatizzati, portando a una riduzione della domanda di alcune figure professionali. Nell’ambito legale è viva la preoccupazione dell’impatto dell’IA riguardo alla perdita di posti di lavoro, soprattutto per le figure che svolgono compiti più ripetitivi e automatizzabili. E’ ragionevole pensare che i professionisti legali dovranno acquisire nuove competenze per utilizzare efficacemente l'IA, come la capacità di interpretare i risultati delle analisi dell'IA, di gestire i sistemi di IA e di comprendere le implicazioni etiche e legali dell'utilizzo dell'IA. E nell’ambito della consulenza finanziaria cosa possiamo aspettarci ? L’IA minaccerà l’attività del consulente finanziario? Che impatto possiamo aspettarci da parte dell’IA sull’attività consulenziale in materia finanziaria ? … accidenti questa volta mi sono fatto una domanda complessa e comprendo che la risposta potrebbe essere altrettanto complessa, allora sapete che c’è...la giro ad una piattaforma di IA e vi propongo la sua soluzione di seguito !! … io mi ritrovo e condivido e cosi spero che anche i miei clienti attuali e potenziali ... Un caro saluto. L'intelligenza artificiale (IA) sta avendo un impatto significativo sull'attività di consulenza finanziaria, trasformando il modo in cui i consulenti operano e interagiscono con i clienti. Ecco alcuni degli impatti principali: Vantaggi dell'IA nella consulenza finanziaria: Maggiore efficienza e produttività: L'IA può automatizzare attività ripetitive e dispendiose in termini di tempo, come l'analisi dei dati, la gestione del portafoglio e la generazione di report. Ciò consente ai consulenti di concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto, come la pianificazione finanziaria personalizzata e la costruzione di relazioni con i clienti. Analisi dei dati avanzata: Gli algoritmi di IA possono elaborare enormi quantità di dati finanziari a una velocità e con una precisione che superano di gran lunga le capacità umane. Questo permette di identificare tendenze, anomalie e pattern che potrebbero sfuggire all'analisi tradizionale, fornendo ai consulenti informazioni più accurate e tempestive per prendere decisioni di investimento. Consulenza personalizzata: L'IA può aiutare a creare piani finanziari personalizzati in base alle esigenze, agli obiettivi e alla tolleranza al rischio specifici di ciascun cliente. Migliore gestione del rischio: L'IA può aiutare a valutare e gestire il rischio di investimento in modo più efficace, identificando potenziali rischi e opportunità che potrebbero non essere evidenti con i metodi tradizionali. Riduzione dei costi: L'automazione dei processi e l'aumento dell'efficienza possono contribuire a ridurre i costi operativi per le società di consulenza finanziaria, rendendo i servizi potenzialmente più accessibili a una gamma più ampia di clienti. Inclusione finanziaria: L'IA può rendere i servizi finanziari più accessibili alle comunità meno servite, offrendo consulenza e supporto anche a coloro che tradizionalmente non hanno accesso a tali servizi. Supporto decisionale: L'IA può fornire supporto decisionale ai consulenti in scenari complessi, offrendo analisi oggettive e basate sui dati per aiutare a prendere decisioni più informate. Sfide e considerazioni: Perdita del tocco umano: Un eccessivo affidamento sull'IA potrebbe ridurre l'interazione umana tra consulente e cliente, che è un aspetto importante per costruire fiducia e relazioni a lungo termine. È fondamentale trovare un equilibrio tra l'utilizzo della tecnologia e il mantenimento di un rapporto umano. Privacy e sicurezza dei dati: L'utilizzo dell'IA implica la raccolta e l'elaborazione di grandi quantità di dati personali e finanziari. È quindi fondamentale garantire la privacy e la sicurezza di tali dati, implementando adeguate misure di protezione. Bias algoritmici: Gli algoritmi di IA possono essere soggetti a bias, che possono portare a decisioni discriminatorie o inique. È importante monitorare attentamente gli algoritmi e assicurarsi che siano equi e imparziali. Costo di implementazione: L'implementazione di sistemi di IA può richiedere investimenti significativi in tecnologia e formazione del personale. In conclusione: L'IA sta rivoluzionando il settore della consulenza finanziaria, offrendo numerosi vantaggi in termini di efficienza, personalizzazione e gestione del rischio. Tuttavia, è importante considerare anche le sfide e le implicazioni etiche legate all'utilizzo di questa tecnologia. Il futuro della consulenza finanziaria vedrà probabilmente una combinazione di IA e interazione umana, in cui i consulenti utilizzeranno l'IA come strumento per migliorare il loro lavoro e offrire un servizio migliore ai clienti, mantenendo al contempo un rapporto umano e di fiducia.
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