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Chi fa da se fa per tre... o non fa per te ?
Scritto il 25.02.2026Chi fa da sé perde per tre, ovvero quando le scelte sbagliate le riconosci troppo tardi. Scegliere bene i propri investimenti ha rappresentato sempre una attività ricca di valore, una prerogativa importante, non solo per chi ha disponibilità economiche da preservare e moltiplicare, ma in egual misura, se non ancora di più per chi le disponibilità economiche non le ha, ma se le vuole creare. Investire significa spesso stabilire una linea di comportamento da seguire dove siano definiti, almeno in linea di massima, obiettivi quantificati nel tempo e nell’entità. Questi obiettivi devono essere chiari, raggiungibili e devono essere perseguiti, si perseguiti e non abbandonati o ridimensionati alla prima difficoltà o al primo imprevisto. E’ evidente che chi scrive sia di parte e ritiene che l’attività di consulente finanziario sia portatrice di un valore apprezzabile e sempre più necessario, oggi però vorrei andare un pochino oltre, e se possibile vorrei…convincervi. Sono consapevole però che l’autostima sia alla base del successo di ogni iniziativa e di ogni professione, ma da sola non basta, possiamo dire che essa rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per definire l’utilità della consulenza finanziaria . Partirei dal protagonista in qualche misura del giudizio, ovvero Il risparmiatore nazionale. L’investitore medio è una platea importante? trova valore aggiunto nella consulenza finanziaria? e ancora ,come si pone nei confronti di essa ? e sopratutto apprezza il servizio di consulenza o ritiene valido l’adagio che vuole che “chi fa da sé fa per tre “?. Secondo il rapporto Acri-Ipsos del 2024 “Gli italiani ed il risparmio” una buona fetta delle famiglie italiane riesce a risparmiare (46%) ma stante la variabilità delle condizioni economiche e finanziarie circa due terzi di loro sceglie di non investire, prediligendo la sicurezza percepita della liquidità, mentre un terzo investe solo una piccola parte dei propri risparmi privilegiando forme di investimento semplici e tradizionali. Insomma in poche parole il risparmiatore Italiano è un tipo : “potrei ma non …so come”. Ulteriori dettagli della situazione ci vengono forniti dal “Rapporto Consob 2024 sulle scelte di investimento delle famiglie Italiane” che dipinge un quadro preciso delle scelte di investimento degli italiani e delle modalità che lo portano a decidere come investire. Secondo tale rapporto l’investitore Italiano prima di investire si attiva nei modi più variegati per recepire informazioni necessarie per compiere al meglio le scelte, tuttavia solo il 40% del campione si avvale di un consulente finanziario o di strutture dedicate, mentre un restante 42% compie scelte in autonomia non prima però di aver “raccolto informazioni” più o meno adeguate anche qui con modalità variegate e in alcuni casi curiose. Il 32% chiede ad amici e parenti seppur considerati “non esperti” mentre solo il 9% si affida a consigli di parenti o amici che operano nel settore finanziario e un 3% si affida a consigli dei social network ritenuti quindi poco affidabili, il restante compie scelte di investimento senza specifiche informazioni preventive. Qui si evidenzia un primo carattere “pittoresco” del risparmiatore italiano, egli persegue obiettivi di investimento personali e specifici, ma per farlo raccoglie informazioni da chi fa scelte (o dovrebbe fare) sulla base di proprie necessità o di propri obiettivi. Il rischio è quello che i denari per garantire un futuro di studi universitari al figlio che sta frequentando le scuole elementari vengano investiti nello stesso modo con cui il nonno “Pino” investe la liquidazione aziendale che poi potrebbe essere molto in linea con il modo con cui un giovane impiegato destina i risparmi per costruirsi una pensione integrativa, a obiettivi diversi fanno riscontro investimenti simili se non uguali, non proprio un buon inizio direi. Il rapporto menzionato continua fornendo interessanti spunti di analisi quando cura l’aspetto legato agli obiettivi di investimento. Gli obiettivi di investimento più largamente diffusi risultano essere la protezione del capitale (81%) e i progetti personali per il futuro (70%). Gli orizzonti temporali degli obiettivi di investimento sono abbastanza uniformemente distribuiti, il 32% degli obiettivi si colloca entro i 3 anni, il 38% fra 3-5 anni, e il restante 30% è costituito da obiettivi oltre i 5 anni. Ora, il buon senso suggerirebbe che a esigenze di risparmio con diversi orizzonti temporali dovrebbero corrispondere scelte di investimento in specifici strumenti finanziari, chiediamoci, in che modo questa regola è declinata in Italia ? I dati non confermano questa ipotesi, l’analisi delle scelte di portafoglio evidenzia che i prodotti finanziari maggiormente diffusi fra i risparmiatori sono : certificati di deposito e buoni fruttiferi postali (48%), seguiti da titoli di Stato (39%), fondi comuni di investimento (36%), obbligazioni (35%), depositi vincolati e azioni (32%) . In altre paroleil risparmiatore italiano approccia il risparmio sempre più spesso con gli stessi strumenti indipendentemente dall’orizzonte temporale dei propri obiettivi. Prediligere strumenti di investimento a breve termine prefiggendosi di proteggere il capitale aspettandosi che nel lungo periodo preservino il potere di acquisto di un patrimonio dall’inflazione non pare una scelta illuminata, ciò equivale un pò come pretendere di vincere un gran premio di Formula 1 guidando una utilitaria, vediamo perché con l’aiuto anche di un grafico. A seguire un grafico sull’evoluzione dell’inflazione (linea verde) che definisce il valore equivalente nel tempo del potere di acquisto di eur 100.000 nel 2014 fino al 2024. In altre parolela linea verde mostra quale dovrebbe essere il capitale nel tempo che permetta di acquistare gli stessi beni che si potevano acquistare nel 2014 sulla base dei prezzi correnti per un importo di eur 100.000. Tale valore è confrontato con il controvalore di 2 investimenti : uno in titoli di stato italiani a 5 anni e uno l’investimento degli stessi eur 100.000 nell’indice della borsa italiana. Dati : Italy Historical Inflation Rates; Investing.com Dopo 10 anni l’inflazione ha eroso di oltre il 20% il potere di acquisto, infatti per comprare gli stessi beni per cui nel 2014 si spendevano eur 100.000 nel 2024 ce ne vogliono più di eur 120.000. Pertanto se avessi lasciato i soldi sul conto senza percepire interesse avrei perso circa il 20% in termini di potere di acquisto per effetto dell’incremento dei prezzi dei beni. Nell’esempio, i denari investiti in titoli del tesoro italiano a 5 anni (BTP 5Y) hanno “trasformato “ gli eur 100.000 iniziali in eur 117.000 coprendo solo in parte l’inflazione del periodo, di fatto facendo perdere il 3% circa del potere di acquisto al risparmiatore, non un gran risultato dopo 10 anni. L’investimento nell’indice di Borsa Italiano invece ha coperto dall’inflazione il patrimonio e permesso una ampia rivalutazione del capitale, in questo caso l’investitore addirittura ha ottenuto un forte aumento del potere di acquisto dai propri denari, il suo patrimonio vale eur 180.000, con eur 120.000 compra gli stessi beni che nel 2014 e con gli ulteriori eur 60.000 aggiunge possibilità di acquisto. Tutto ciò però è avvenuto non senza controindicazioni, ovvero c’è stato un prezzo da pagare, l’investitore infatti ha dovuto necessariamente investire per un lungo tempo accettando oscillazioni del patrimonio che per alcuni periodi è stato sensibilmente sotto il patrimonio investito in BTP o anche solo del patrimonio inflazionato. Negli anni 2018 e 2016 dell’esempio, se l’investitore si fosse trovato a dover realizzare gli investimenti in borsa avrebbe ottenuto perdite secche del proprio capitale, ma l’aver potuto aspettare gli avrebbe permesso ampie rivalutazioni nei 10 anni. Scegliere un investimento rispetto ad un altro come si vede porta a risultati sensibilmente diversi sia nel breve che nel lungo periodo, ciò che è evidente da questo grafico è che investire senza definire con chiarezza e precisione l’orizzonte temporale è estremamente deleterio, la scelta di un tipo di investimento o del giusto mix è sicuramente una attività da professionisti e portatrice di valore, che oggi, dato le modalità di investimento scelte evidenziate dal rapporto Consob è assolutamente auspicabile. In conclusione possiamo dire che, stante la situazione odierna del panorama nazionale, la consulenza è un valore auspicabile e portatore di benefici, l’italiano è un grande risparmiatore che può ottenere molti benefici da un’assistenza professionale e moderna e non solo perché ottimizza la reddittività del portafoglio di investimento, ma perché ciò gli permette di non commettere troppi errori nelle scelte di investimento, sulla scorta di ciò mi sento di poter rispondere alla domanda : quale è il miglior investimento ? Un buon consulente finanziario. Un caro saluto e alla prossima.
Continua a leggereNavigare fra dazi e inflazione, con la bussola delle azioni
Scritto il 12.09.2025Impatto inflattivo di dazi e politiche monetarie, come tenerne conto nei portafogli? Il miglior modo per trarre profitto dagli investimenti è quello di cogliere i trend di crescita economica di medio – lungo periodo ed investirci. Facile vero ? Non facilissimo, ma in realtà nemmeno così difficile e ritengo possa essere una attitudine alla portata di molti, ..molti si , ma non tutti perché non tutti hanno capacità di visione e competenze (cultura finanziaria) per individuare le future dinamiche di sviluppo di una società. La differenza fra le persone in questo ambito è dettata dal grado di scolarizzazione, dalla conoscenza delle dinamiche economico-sociali e perché no, dal possedere una innata capacità di “visione” del futuro. Basta così ?...non credo. Una volta “intuiti” o “Individuati” i trend futuri si deve passare all’azione selezionando ed investendo negli strumenti finanziari adeguati e qui le difficoltà aumentano e il numero degli investitori capaci diminuisce di molto, stiamo ancora parlando di un bel gruppo, ma meno folto di quanto si creda. Non è facile scegliere fra la moltitudine degli strumenti finanziari offerti dal mercato, questi si differenziano per il loro grado di liquidabilità, gli importi di acquisto, le valute sottostanti, piuttosto che una specifica fiscalità e livelli di volatilità propi che li rendono diversi gli uni dagli altri. Qui mi sento di iniziare ad essere meno ottimista sulla platea dei possibili risparmiatori in grado di scegliere con condizione di causa dove allocare i risparmi e ciò devo dire non mi dispiace poi troppo, visto che sono un consulente finanziario e il mio lavoro consiste proprio nell’aiutare il risparmiatore a scegliere e monitorare gli investimenti. Ritengo che la migliore relazione con gli investitori debba essere basata su un confronto serio e rispettoso per cui mi sento di dover sempre motivare le scelte di investimento proposte ai clienti partendo da basi scientifiche affidabili seppur non uniche, dato che non stiamo approcciando una scienza esatta . Ma quale è l’elemento fondamentale per cui un investitore si ritiene soddisfatto ? L’aspetto fondamentale che determina la soddisfazione dell’investitore è il risultato economico, detto in maniera semplice e chiara è il rendimento del proprio portafoglio. Ora, chiediamoci, a che tasso devono essere remunerati gli investimenti per soddisfare l’investitore ? il 3% all’anno?, il 5%?.. o più? L’aspetto primario che porta a risparmiare è la volontà di preservare il potere di acquisto dei capitali nel tempo, ovvero ottenere un capitale rivalutato dopo “n” anni che mi permetta di acquistare la stessa (preferibilmente una maggiore) quantità di beni e servizi che avrei acquistato all’inizio dell’investimento, in altre parole l’investimento profittevole deve “rivalutare” nel tempo il capitale investito almeno del tasso di inflazione realizzato nel periodo stesso. Per valutare l’investimento quindi si devono definire : il lasso di tempo considerato, l’inflazione del periodo e il rispettivo tasso di interesse o rivalutazione associato, ecco allora che la domanda giusta per valutare un investimento potrebbe essere così declinata : Negli ultimi 5 anni il rendimento del mio capitale ha coperto il tasso di inflazione? E nei prossimi 5 anni quale investimento potrà con maggiore probabilità coprirmi dal potere corrosivo dell’inflazione? Si tratta di un tema quanto mai attuale visto che dopo anni di bassa se non nulla inflazione gli ultimi 3 anni hanno evidenziato dinamiche inflattive vivaci da tempo sconosciute e ciò forse non è ancora tenuto in debito conto dai risparmiatori. Si veda il seguente grafico. Dati : Istat Negli anni fra il 2017 e il 2021 in Italia (ma non solo) abbiamo assistito a trend inflattivi molto contenuti, a tratti addirittura negativi, si veda a riguardo il grafico sopra riportato. Nel periodo fra il gennaio 2018 e il gennaio 2022 un investimento con un ritorno al 1,40% annuo avrebbe coperto ampiamente l’inflazione rivalutando il capitale , dato che l’inflazione del periodo non ha superato l’1% annuo. La stessa remunerazione ottenuta nel periodo gennaio 2021 gennaio 2024 avrebbe comportato una perdita di valore dell’investimento dato che nel periodo l’inflazione è stata a 2 cifre, stimabile in un 15% nel triennio. La prima conseguenza di queste dinamiche è che l’investitore deve rapportarsi agli investimenti con valutazioni temporali non troppo ravvicinate, in altre parole un investimento va valutato in un orizzonte temporale di anni (5/10) e deve prevedere possibili aggiustamenti nel tempo sulla scorta delle variazioni congiunturali. Dove siamo ora ? Le tensioni dei prezzi delle materie prime, le guerre in atto e le politiche dei dazi portate avanti dall’attuale amministrazione americana hanno riacceso le paure per tempi caratterizzati da tassi di inflazione più elevati rispetto al recente passato e ciò deve essere tenuto in considerazione dall’investitore, che deve adeguare le aspettative di ritorno degli i investimenti adeguando anche nel caso la composizione dei propi asset. In questa circostanza, quali sono gli strumenti finanziari che in un orizzonte temporale di lungo periodo autorizzano maggior ottimismo sulla capacità di coprire l’inflazione ? Come detto la diversificazione fra investimenti (azioni, obbligazioni, materie prime, ecc) rappresenta una strategia valida per tutte le stagioni , tuttavia vi sono attivi di investimento che nel lungo periodo, hanno mostrato maggiore capacità rivalutare il capitale coprendo e superando l’inflazione. In particolare il comparto azionario rappresenta una interessante opportunità di investimento nel medio/lungo termine di tipo “antinflattivo”, sul quale vorrei oggi porre l’accento. I motivi sono molteplici, il principale sta nel fatto che proprio per effetto dell’inflazione i beni e i servizi erogati dalle aziende vengono venduti nel tempo a prezzi che si adeguano all’inflazione, ciò fa si che qualora vi sia inflazione, tale incremento dei prezzi nei beni prodotti dalle aziende determini un miglioramento dei ricavi e dei profitti aziendali a beneficio del conto economico e degli azionisti, che non dimentichiamoci in quanto tali sono soci dell’azienda di cui detengono i titoli. Naturalmente esiste un rovescio della medaglia, le aziende sono inserite in un contesto competitivo e quindi ad una azienda che conquista quote di mercato possono esistere aziende che perdono quote di mercato e che sono obbligate o a rivedere il modello di business o sono destinate a scomparire, ciò rende il comparto delle azioni piuttosto volatile e soprattutto esposto a forti perdite per effetto per esempio di fallimenti o forti ridimensionamenti aziendali dovuti alla forza dei concorrenti. In questo caso essere azionisti di queste ultime significa perdere in conto capitale importi che alcune volte possono azzerare addirittura il valore dell’investimento stesso, lo sanno bene gli investitori di aziende fallite , fra i più recenti ricordiamo ricordiamo le nazionali Parmalat e Alitalia, e fra i colossi internazionali Lehman Brothers, Enron, General Motors. Un argine a questi rischi è dato dalla scelta di approcciare l’investimento azionario in maniera professionale facendosi seguire da esperti del settore che applichino una sana e ampia diversificazione delle scelte di investimento ad investimenti selezionati. Diversificare è l’antidoto migliore in questo campo come in altri relativo agli strumenti finanziari, in altre parole se investo su 20 aziende anziché un paio soltanto, alcune possono anche fallire o andare incontro a forti perdite, ma altre possono salire molto compensando le prime , se invece per esempio investo in solo 2 azioni potrei guadagnare molto se ne seleziono di buone , ma avrei un elevato rischio anche di perdere molto se ho selezionato male. Quindi condizione necessaria e sufficiente affinchè si ottenga un buon rendimento nel tempo con l’investimento azionario, è selezionare i titoli in maniera professionale e diversificare molto il portafoglio e ciò perché nell’ambito azionario, la dispersione dei ritorni economici fra le diverse azioni può essere piuttosto ampia, anche se appartenenti allo stesso settore. A tal proposito si veda il grafico a seguire dove si mettono a confronto le quotazioni di 3 case di produzione auto europee dal gennaio 2023 ad oggi. Quantalys La dispersione fra i rendimenti storici può essere ancora più ampia se si considerano diversi settori, in questo ambito la capacità di cogliere i trend di crescita futuri e la capacità di diversificare, rappresenta sicuramente un plus importante per l’investitore e naturalmente per il consulente che lo affianca. A seguire un esempio l’andamento di azioni appartenenti a diversi settori produttivi dal luglio 2017 al luglio 2025. Come possiamo vedere dal grafico sopra riportato, la dispersione dei risultati è piuttosto marcata , saper scegliere può dare molte soddisfazioni, tutti gli investitori in azioni riportate nel grafico hanno infatti avuto ritorni nel lungo periodo, alcuni particolarmente significativi, altri meno e tutti hanno coperto l’inflazione. Diversificando il risultato resta positivo e più stabile, infatti chi ha scelto di comprare tutti questi titoli e mantenerli nel tempo , ha ottenuto un rendimento positivo dato dalla la media dei rendimenti di ogni titolo, ma soprattutto ha reso l’investimento più sicuro e meno esposto alle avversità che possano colpire una singola azienda, il paniere ha quindi coperto l’inflazione del periodo contenendo i rischi di concentrazione dell’investimento. Si comprende quindi come l’approccio consulenziale agli investimenti prediliga l’ampia diversificazione fra azioni. E’ importante sottolineare che concentrarsi su poche azioni può rappresentare un rischio anche se nel lungo periodo si ottengano ritorni positivi, a tal proposito si veda l’esempio a seguire. Nel grafico sottostante si riporta l’andamento dell’indice MSCI WORLD ( indice azionario globale che comprende la media delle borse dei principali paesi sviluppati ponderati per la capitalizzazione) paragonato ad alcune importanti aziende mondiali di diversi settori (auto, farmaceutica, servizi) nel periodo gennaio 22 luglio 25. La media di diverse borse mondiali , ognuna composta da decine di titoli azionari diversi, è più stabile, meno volatile e in questo esempio si è dimostrata più performante delle singole azioni, in altri termini una selezione di pochi titoli espone a rischi elevati e ad elevati possibili profitti, una ampia diversificazione copre l’inflazione e quindi ha garantito la rivalutazione dell’investimento, cogliendo il trend di fondo del mercato azionario limando i picchi al rialzo e quelli al ribasso. Concentrarsi su un solo attivo o su pochi attivi espone al rischio di sbagliare rischiando perdite non recuperabili , limita la possibilità di investire su settori promettenti ma non ancora maturi ed espone al rischio illiquidità dato dal fatto che in caso di bisogno potrei trovarmi nella situazione di non poter vendere o di dover realizzare forti perdite per venire in possesso di quote . A questo punto la domanda nasce spontanea, ma se la diversificazione è l’elemento fondamentale per sfruttare i benefici dell’investimento in azioni, possiamo dire che l’investimento ben diversificato è un ambito riservato solo a grossi capitali che possano investire in molti titoli azionari contemporaneamente ? Un tempo forse lo era, oggi l’industria del risparmio gestito attraverso lo sviluppo di diversi strumenti finanziari collettivi quali gli OICVM (Organismi Investimento Collettivi in Valori Mobiliari) o gli ETF ( Exchange Treded Funds) permette ai risparmiatori di investire importi contenuti in una ampia gamma di fondi composti al proprio interno da decine se non centinaia di altri titoli . Esistono in questo ambito organismi obbligazionari, azionari e persino investitori in materie prime che offrono ampia scelta al risparmiatore, attenzione però ciò è una condizione necessaria, ma non sufficiente per garantire la costruzione di un portafoglio efficiente . Riprendendo un importante slogan pubblicitario degli anni 90 che recitava “..la potenza è nulla senza il controllo..” in questo caso potremmo dire “la potenza dello strumento è nulla senza il controllo dei contenuti e dello sviluppo nel tempo” . In altre parole anche gli strumenti collettivi del risparmio, vanno conosciuti, selezionati e monitorati e se il caso modificati sulla scorta delle variazioni socio-economiche e perché no anche fiscali in essere nel tempo. Questa è una attività che richiede competenze e preparazione tipiche del buon consulente finanziario e mi permetto di dire alla portata di pochi in quanto specifica di una professione peculiare…la mia appunto. Quindi… L’approccio consulenziale atto a salvaguardare gli investimenti dall’inflazione nel medio lungo periodo, basato sulla diversificazione di portafoglio non può prescindere dall’utilizzo del comparto azionario come strumento capace di coprire gli effetti “corrosivi” del potere di acquisto del capitale operato dall’aumento dei prezzi nel tempo. Per massimizzare l’efficacia di tale strumento e minimizzare i contraccolpi negativi l’investimento azionario (ma non solo quello) va utilizzato sfruttando ampia diversificazione nella composizione degli attivi scelti. Gli organismi collettivi di investimento possono essere una parte integrante e fondamentale nella costruzione di tali portafogli e possono essere utilizzati da soli o in affiancamento ai singoli titoli permettendo di ottimizzare rendimento e rischio al portafogli che li utilizzano con l’obiettivo di coprire la perdita di potere di acquisto per effetto dell’inflazione. CONCLUDENDO Mutuando un paragone con il settore automobilistico possiamo dire quindi che “ Il motore per coprire gli effetti corrosivi dell’inflazione è la diversificazione degli investimenti, il carburante possono essere gli strumenti finanziari azionari utilizzati, la potenza sono le buone scelte fatte fra i diversi strumenti finanziari, …ma,tutta questa potenza è nulla senza il controllo professionale costante tipico di un approccio consulenziale!..” Un caro saluto.
Continua a leggereIl lato oscuro dell'Intelligenza Artificiale : l'uomo
Scritto il 27.01.2025Il lato oscuro dell’intelligenza artificiale : l’uomo Ovvero, perché il fattore umano anche nella consulenza sarà fondamentale L’ uomo da quando ha fatto la sua comparsa sulla Terra, si è attivato per rendere la propria esistenza meno faticosa e più gratificante e per fare ciò ha perseguito varie strade . All’esistenza solitaria ricca di insidie ha contrapposto la socialità della comunità che prevede una costante mutualità fra i componenti del gruppo, sia che si tratti di una famiglia, che di una comunità, piuttosto che di una nazione, l’esistenza in gruppo ha garantito sviluppo. Nel gruppo si dividono i compiti e si produce in maniera più efficiente, attraverso il gruppo ci si difende dalle insidie, si collabora nella produzione di beni e servizi e si è più forti nei confronti degli avversari, in ultimo nel gruppo si elaborano idee e si consolidano comportamenti che permettono, alcune volte anche seguendo strade anticonformiste, di effettuare scoperte ed innovazioni . Il migliore uso delle innovazioni, dalla ruota, all’aratro, alle armi da fuoco passando alla macchina a vapore per arrivare al computer, ha permesso alle società di progredire, dominare e mettere le basi per nuove direttrici di sviluppo che non possono prescindere dall’azione stimolante dell’uomo stesso. L’Intelligenza Artificiale può considerarsi l’ultimo sforzo dell’uomo nel tentativo di rendere la propria vita più “semplice”, ma dato l’impatto prospettico dei moltissimi settori interessati è fondamentale chiedersi se questa semplificazione sarà a scapito di molti o di pochi e se questa innovazione porterà in secondo piano l’attività dell’uomo rispetto a quella delle macchine. Il dibattito è acceso e dalle prime avvisaglie pare che l’impatto dell’IA sui cicli produttivi permetterà produzioni con minor utilizzo di forza lavoro non completamente assorbita dalla crescita di domanda di nuove professionalità. Molte categorie sono e saranno interessate dall’impatto dell’IA, pensiamo alla prospettiva di un tassista nei confronti delle auto senza conducente, oppure la scarsa competitività degli operai di una catena di produzione auto ora completamente automatizzabile, ecc... vero che si potrà dire che ciò sia dovuto al fatto che queste sono attività a bassa specializzazione e quindi facilmente sostituibili dal progresso, mentre le attività “più cerebrali” esisteranno e si svilupperanno sempre ampliando modificandone le caratteristiche la platea dei lavoratori, ma è proprio cosi ? Per l’IA credo che le cose stiano in maniera diversa, in quanto impatta moltissime se non tutte le attività professionali , vediamone alcuni esempi. L'introduzione dell'IA in medicina avrà inevitabilmente un impatto sul mondo del lavoro. Alcuni compiti routinari e ripetitivi, come l'analisi di base di immagini mediche o la trascrizione di referti, potrebbero essere automatizzati, portando a una riduzione della domanda di alcune figure professionali. Nell’ambito legale è viva la preoccupazione dell’impatto dell’IA riguardo alla perdita di posti di lavoro, soprattutto per le figure che svolgono compiti più ripetitivi e automatizzabili. E’ ragionevole pensare che i professionisti legali dovranno acquisire nuove competenze per utilizzare efficacemente l'IA, come la capacità di interpretare i risultati delle analisi dell'IA, di gestire i sistemi di IA e di comprendere le implicazioni etiche e legali dell'utilizzo dell'IA. E nell’ambito della consulenza finanziaria cosa possiamo aspettarci ? L’IA minaccerà l’attività del consulente finanziario? Che impatto possiamo aspettarci da parte dell’IA sull’attività consulenziale in materia finanziaria ? … accidenti questa volta mi sono fatto una domanda complessa e comprendo che la risposta potrebbe essere altrettanto complessa, allora sapete che c’è...la giro ad una piattaforma di IA e vi propongo la sua soluzione di seguito !! … io mi ritrovo e condivido e cosi spero che anche i miei clienti attuali e potenziali ... Un caro saluto. L'intelligenza artificiale (IA) sta avendo un impatto significativo sull'attività di consulenza finanziaria, trasformando il modo in cui i consulenti operano e interagiscono con i clienti. Ecco alcuni degli impatti principali: Vantaggi dell'IA nella consulenza finanziaria: Maggiore efficienza e produttività: L'IA può automatizzare attività ripetitive e dispendiose in termini di tempo, come l'analisi dei dati, la gestione del portafoglio e la generazione di report. Ciò consente ai consulenti di concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto, come la pianificazione finanziaria personalizzata e la costruzione di relazioni con i clienti. Analisi dei dati avanzata: Gli algoritmi di IA possono elaborare enormi quantità di dati finanziari a una velocità e con una precisione che superano di gran lunga le capacità umane. Questo permette di identificare tendenze, anomalie e pattern che potrebbero sfuggire all'analisi tradizionale, fornendo ai consulenti informazioni più accurate e tempestive per prendere decisioni di investimento. Consulenza personalizzata: L'IA può aiutare a creare piani finanziari personalizzati in base alle esigenze, agli obiettivi e alla tolleranza al rischio specifici di ciascun cliente. Migliore gestione del rischio: L'IA può aiutare a valutare e gestire il rischio di investimento in modo più efficace, identificando potenziali rischi e opportunità che potrebbero non essere evidenti con i metodi tradizionali. Riduzione dei costi: L'automazione dei processi e l'aumento dell'efficienza possono contribuire a ridurre i costi operativi per le società di consulenza finanziaria, rendendo i servizi potenzialmente più accessibili a una gamma più ampia di clienti. Inclusione finanziaria: L'IA può rendere i servizi finanziari più accessibili alle comunità meno servite, offrendo consulenza e supporto anche a coloro che tradizionalmente non hanno accesso a tali servizi. Supporto decisionale: L'IA può fornire supporto decisionale ai consulenti in scenari complessi, offrendo analisi oggettive e basate sui dati per aiutare a prendere decisioni più informate. Sfide e considerazioni: Perdita del tocco umano: Un eccessivo affidamento sull'IA potrebbe ridurre l'interazione umana tra consulente e cliente, che è un aspetto importante per costruire fiducia e relazioni a lungo termine. È fondamentale trovare un equilibrio tra l'utilizzo della tecnologia e il mantenimento di un rapporto umano. Privacy e sicurezza dei dati: L'utilizzo dell'IA implica la raccolta e l'elaborazione di grandi quantità di dati personali e finanziari. È quindi fondamentale garantire la privacy e la sicurezza di tali dati, implementando adeguate misure di protezione. Bias algoritmici: Gli algoritmi di IA possono essere soggetti a bias, che possono portare a decisioni discriminatorie o inique. È importante monitorare attentamente gli algoritmi e assicurarsi che siano equi e imparziali. Costo di implementazione: L'implementazione di sistemi di IA può richiedere investimenti significativi in tecnologia e formazione del personale. In conclusione: L'IA sta rivoluzionando il settore della consulenza finanziaria, offrendo numerosi vantaggi in termini di efficienza, personalizzazione e gestione del rischio. Tuttavia, è importante considerare anche le sfide e le implicazioni etiche legate all'utilizzo di questa tecnologia. Il futuro della consulenza finanziaria vedrà probabilmente una combinazione di IA e interazione umana, in cui i consulenti utilizzeranno l'IA come strumento per migliorare il loro lavoro e offrire un servizio migliore ai clienti, mantenendo al contempo un rapporto umano e di fiducia.
Continua a leggereUn aiuto per scegliere gli investimenti, Cosa rivela il Super Indice AIBE 2024 ?
Scritto il 04.11.2024Investire significa destinare quote di risparmio in attività dalle quali ci si aspetta un ritorno (rendimento) nel tempo. Per questo motivo prima di investire è importante cercare di comprendere e definire il rendimento atteso dallo strumento scelto e sopratutto i rischi che possano in tutto o in parte inficiare tale risultato. Un elemento che ha una grande rilevanza e che spesso a mio avviso non è correttamente preso in considerazione dall’investitore è rappresentato dal debito che grava sullo strumento selezionato. Che si tratti di un paese (debito pubblico) o di una azienda (debito privato) conoscere i livelli assoluti e relativi di indebitamento rappresenta una condizione necessaria importante all’investimento, in quanto sia che si tratti di aziende o di stati sovrani, gli utili o le entrate in generale verranno utilizzate per ripagare gli investitori . Secondo i dati del IIF (Institute of International Finance) il debito globale a livello mondiale è passato dai 75.000 miliardi di dollari del 2000 ai 300.000 miliardi di dollari del 2023 una cifra più che tripla rispetto al PIL mondiale. Questo fenomeno ha conosciuto una dinamica particolarmente intensa dal 2008 (post crisi Lehman) interessando tutti i settori economici come evidenziato nel grafico . Prima della pandemia (2019) il livello del debito globale era inferiore ad oggi del 30%, mentre veleggiava ad un valore inferiore del 70% all’alba del nuovo millennio. La sua corsa come vediamo, ha interessato trasversalmente con dinamiche simili, governi famiglie e imprese. Oggi, a livello globale il debito è pari al 350% del PIL mondiale, tale debito essenzialmente è rappresentato in obbligazioni e impegni finanziari che vanno costantemente rifinanziati e dato il livello dei tassi di interessi (si veda sotto grafico Euribor 3 mesi) possiamo facilmente comprendere che tale attività sarà molto più onerosa rispetto al recente passato, non solo per Stati e per Aziende, ma anche per famiglie e consumatori! E quindi ? Questa situazione a quali riflessioni ci deve portare nell’ambito degli investimenti ? La prima considerazione da fare prima di investire è quella di conoscere il grado di indebitamento del paese o dell’azienda in cui vogliamo investire , più è alto l’indebitamento più risorse verranno impiegate per ripagarlo, o in altri termini più sarà difficile per il debitore ripagare il creditore . Chiediamoci ora, ciò è sufficiente ? No, vediamo perchè. Esistono paesi con elevati livelli di debito in relazione al Pil che vantano buone se non ottime valutazioni creditizie , è il caso di paesi quali il Giappone con un debito/Pil del 254% , Singapore con un valore del 162% e USA con il 123%, mentre esistono paesi come il Laos con tale rapporto a 115% piuttosto che la Colombia 67% che vantano valutazioni creditizie basse. Evidentemente il rapporto del debito su PIL rappresenta una condizione necessaria, ma non sufficiente e pertanto va considerata all’interno di valutazioni più ampie, in primis la “capacità” di poter attingere a fonti (ricchezze immobiliari, riserve monetarie, ecc) per far fronte ad eventuali necessità impellenti. Un altro aspetto importante e non del tutto quantificabile è dato dalla “Credibilità” che il debitore, nell’esempio lo stato, ha presso la comunità internazionale. Un paese credibile, con politiche di bilancio coerenti e con una “storicità di comportamento” positiva vanta più considerazione nel mondo e può collocare presso investitori internazionali quote crescenti del proprio debito anche se molto superiori al suo PIL. Insomma, più sono Credibile e più potrò avere finanziatori (investitori) esteri che compensino i limiti delle disponibilità degli investitori nazionali. In questo senso, il dato sui flussi di investimenti provenienti dall’estero rappresenta un indicatore importante per comprendere lo stato di salute di un’economia, esso misura in maniera indiretta ma evidente la “fiducia” che il paese vanta nella comunità internazionale degli investitori. Come si può tenere in considerazione tale entità ? In questo ambito merita una attenzione particolare il “Super Index Aibe 2024” realizzato da Censis e dall’ Associazione Italiane delle Banche Estere (AIBE). Tale indice è oggetto della pubblicazione “Osservatorio sull’attrattività dell’Italia presso investitori esteri” pubblicato lo scorso ottobre . Questo indice che muove in una scala da 0 a100 (dove 100 è il valore relativo alla massima attrattività agli investimenti esteri) prende in considerazione diversi indicatori socio-economici di una nazione quali per esempio: gli investimenti diretti esteri; l’Indice di Corruzione Percepito, piuttosto che il Global Innovation Index, ecc. che ponderati forniscono un valore numerico di valutazione compreso nell’intervallo sopra accennato. I risultati di questo indicatore sono calcolati fra i paesi OCSE e forniscono un interessante ed innovativo strumento di valutazione dell’attrattività di capitali da parte di un paese… scopriamo a seguire i punteggi riportati nella Fig. 1. Scegliere un investimento è una attività da professionisti, come vediamo richiede una capacità di valutazione che non può prescindere dal considerare una pluralità di indicatori e di analisi . L’indice AIBE rappresenta uno di questi strumenti, non è l’unico e non è il più importante, per questo motivo non deve essere utilizzato come solo strumento di valutazione, rappresenta però un elemento aggiuntivo di analisi che deve essere tenuto in considerazione. Se vuoi approfondire le valutazioni dei tuoi investimenti e seguire il mio metodo di analisi e selezione degli investimenti non esitare a contattarmi. A presto.
Continua a leggereLa Voracità energetica della tecnologia, cosa ci aspetta?
Scritto il 01.10.2024Dato la pervasività della tecnologia nella vita della quasi totalità della popolazione mondiale, potremmo definire la società in cui viviamo una Società post industriale neotecnologica. Ogni processo economico, dalla produzione (meccatronica ) al commercio (e-commerce) , passando dalla logistica e persino l’intrattenimento è pervaso dalla tecnologia che costituisce un eccezionale motore di sviluppo e come tutti i motori per funzionare ha bisogno di carburante e il carburante della tecnologia è l’energia. I processi tecnologici quali l’elaborazione dei Big Data, la Blockchain, fino alla più recente Intelligenza Artificiale richiedono complesse e innumerevoli quantità di energia da dare in pasto a server e processori sempre più potenti e capaci di crescenti capacità computazionali di elaborazione dati. Questo sviluppo è stato oggetto di studi da parte di Gordon Moore , co-fondatore di Intel, che nel 1965 cercò di quantificare con una buona approssimazione la dinamica dello sviluppo della capacità computazionale degli elaboratori e quindi dei processori considerando un raddoppio dei transistor presenti in ogni processore ogni due anni e il conseguente raddoppio dell’utilizzo di energia. Secondo quella che passa sotto il termine “Legge di Moore” il livello di sviluppo dei processori garantisce il raddoppio della capacità di calcolo ogni 2 anni, permettendo allo sviluppo tecnologico di crescere in termini esponenziali, questa legge si è confermata dal 1965 (anno di definizione della legge) ad oggi anche grazie alla riduzione dimensionale raggiunta dai microchip e dall'impatto dell'Intelligenza Artificiale A crescite computazionali “esponenziali” fanno eco crescenti necessità di energia necessarie per far funzionare tali macchine e in un’epoca dove la quantità di energia producibile e sopratutto l’impatto che questa produzione ha sull’ecosistema mondiale in termini di sostenibilità è oggetto di importanti valutazioni non possiamo prescindere dal considerarne gli impatti generali e i risvolti anche sugli investimenti. Possiamo quindi dedurre che la domanda di energia globale mondiale anche grazie all’apporto del settore tecnologico rimarrà elevata (tendendo ad aumentare) e dovrà essere prevalentemente di tipo “sostenibile” , proveniente da energia rinnovabile o con contenuti impatti ambientali, tutto ciò richiede elevati e costanti investimenti nel tempo. Consapevoli della loro inclinazione energivora , i “Big” della tecnologia si sono attivati per non vanificare gli impegni presi in ambito di sostenibilità, finanziando e sostenendo importanti progetti per accelerare lo sviluppo di nuove fonti di energia pulita. Google per esempio sta collaborando con una azienda di servizi pubblici in Nevada che ricava energia attraverso la geotermia del sottosuolo, in Carolina la stessa Goolge in partnership con Amazon e Microsoft sta lavorando con Duke Energy per lo studio e la realizzazione di piccoli reattori nucleari di nuova generazione. Interessante anche la scelta di Meta (ex facebook) che è attiva nello sviluppo di utilizzo di energie rinnovabili attraverso la creazione di una partnership con una start up per sviluppare progetti di produzione di energia geotermica nell’ovest del paese e nelle Hawaii. Anche nel settore delle batterie c’è molta attenzione e fermento, in particolare nello sviluppo e nella produzione di batterie capaci di accumulare e mantenere per giorni energia prodotta attraverso fonti “pulite”. In questo ambito si distingue il settore di mercato dei sistemi Bess (Battery energy storage system) che secondo una recente analisi di McKinsey è atteso ad uno sviluppo che prevede che esso raddoppi a quota 120-150 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai livelli globali raggiunti a fine 2022.. E’ evidente che le dinamiche che interessano il settore tecnologico influenzeranno molto la modalità e la velocità di sviluppo delle economie, determinando successi e insuccessi aziendali dei diversi attori della “ Società post industriale neotecnologica”. L’importanza e l'impatto mondiale dello sviluppo economico del settore tecnologico è tale che l’aspetto specifico legato all’impatto sulla domanda di energia e sulle fonti di produzione della stessa energia rappresenteranno elementi importantissimi nei prossimi decenni e devono essere tenuti in considerazione anche nell’ambito degli investimenti visto che producono molti effetti su diversi settori produttivi e ambientali. Chiediti allora : quanto pesa e quanto dovrebbe pesare il settore tecnologico nel tuo portafoglio di investimento ? in che modo nei tuoi investimenti tieni in considerazione il settore relativo alle fonti di energia ? con quali strumenti stai approcciando il settore ? o nel caso lo voglia fare, con quali strumenti e con che modalità puoi inserire questo tema nel tuo portafoglio ? Parliamone...
Continua a leggereCripto, il prezzo della libertà
Scritto il 22.12.2022Ci sono voluti quasi una decina di anni di anonimato o perlomeno di crescita sottotraccia prima che il grande pubblico si avvicinasse al mondo delle criptovalute, la più nota fra tutte, il Bitcoin nasce infatti nel 2008 e le prime quantità “minate” vedono la luce nell'anno successivo. A quel tempo i miners con ogni probabilità erano i soli detentori di criptovalute e rappresentavano più che una community , una sorta di limitato e chiuso gruppo di nerd informatici un pò visionari e un po' stravaganti. La specificità di questo gruppo unita al tecnicismo sottostante del processo di creazione di criptovalute di cui la blockchain rappresenta la struttura portante ha confinato per diverso tempo tutto il settore al margine degli interessi di masse di utenti e con loro l'interesse dell'opinione pubblica . Ancora oggi il tecnicismo della blockchain e le caratteristiche degli algoritmi informatici alla base della creazione delle criptovalute restano riservati ad una elite di operatori , non così la diffusione. Oggi, la negoziazione e detenzione delle criptovalute è divenuta una attività svolta da crescenti masse di popolazione appartenenti per lo più alle nuove generazioni. In altri termini, molti detentori di criptovalute ( il termine risparmiatori lo trovo inadatto) agiscono come acquirenti o venditori utilizzando specifiche piattaforme di negoziazione, senza avere una minima idea delle caratteristiche delle diverse criptovalute, delle variabili che ne determinano le oscillazioni nei valori, della solidità del sistema delle piattaforme di negoziazione, della validità delle blockchain alla base delle singole cripto, ecc., assimilando le criptovalute in qualche misura a “speciali” e più moderne valute, al pari di Euro, Dollari o Franchi . Nulla di più sbagliato e pericoloso. Tutta la narrazione venutasi a sviluppare intorno alle criptovalute ha concorso ad allontanare ulteriormente dalla comprensione umana l'intero settore. Secondo questa narrazione le criptovalute rappresentano il nuovo e “universale” valore di pagamento mondiale, grazie al quale possiamo acquistare e vendere beni e servizi in totale anonimato e pagare in tempo reale senza necessità di intermediari (banche o operatori del sistema finanziario) che lucrano con elevate commissioni sulle transazioni finanziarie, con le cripto possiamo agire nel mondo materiale e nell'immateriale ottenendo dei diritti di utilizzo attraverso token, scambiabili e fruibili in totale libertà e rapidità.... e naturalmente in contesto totalmente anonimo . Sembra l'Eldorado, ma siamo sicuri che le cose stanno così ? Questa libertà ha un prezzo ? Non solo ha un prezzo, ma ha anche conseguenze tutt'altro che trascurabili di cui dobbiamo assolutamente e rapidamente prenderne atto , vediamone alcune . Lo scambio di criptovalute avviene all'esterno del sistema finanziario mondiale, le cripto sono negoziate e scambiate su apposite piattaforme e conservate non in conti bancari ma in portafogli (wallet) informatici custoditi da password personali in spazi gestiti da apposite società la cui attività non è regolamentata da un organismo centralizzato che offra garanzia di ultima istanza, quali invece sono le banche centrali per le valute nazionali ($,Eur, £, ecc). Ciò espone l'investitore ad un livello di garanzia limitata , se ne sono accorti gli operatori del sistema operanti attraverso FXT la piattaforma di scambio di criptovalute che è implosa quest'anno generando un buco di 30 miliardi di dollari situazione che è successiva al crack delle stable coin Terra/Luna della piattaforma Block FI. A differenza che per il sistema bancario, nell'ambito delle criptovalute non esiste una “Banca Centrale” che funga da garante ultimo per il detentore di valute, pertanto le vittime di questi crack non hanno autorità a cui appellarsi. Propio la non dipendenza da unità centrali accentratrici e regolamentate ha sempre rappresentato un punto di forte impatto emotivo per lo sviluppo delle criptovalute, punto che però come vediamo non è scevro da controindicazioni. Un'altro aspetto importante relativo alle criptovalute è quello legato alla differenza fra gli elementi che ne determinano il “valore” e quelli che ne concorrono a formarne il “prezzo”. Distinguo le due cose, perchè il prezzo di una valuta (cripto comprese) è ottenuto dall' equilibrio fra domanda ed offerta del mercato, mentre il valore è funzione di altri parametri, che nel caso delle valute canoniche è funzione dell'entità delle riserve della banca centrale emittente, dei livelli dei tassi di interesse , della quantità di moneta circolante e dalla forza economica in termini di PIL del paese emittente , il valore delle criptovalute invece è definito essenzialmente da 2 entità : 1- la validità e utilità dell'algoritmo relativo alla blockchain, che rappresenta un elemento noto esclusivamente agli addetti ai lavori (esperti informatici) ; 2- dalle risorse necessarie per risolvere gli algoritmi crittografici della blockchain che permettendo la chiusura di un blocco di informazioni generano come “pagamento” per i miners la criptovaluta. In questo ambito sono determinanti i costi delle apparecchiature (server e computer) che eleborano i processi informatici criptati necessari per generare criptovalute, ma entrano anche i costi dell'energia necessaria per i molteplici processori impegnati . A questo proposito si pensi che 12 mesi fa la creazione di un Bitcoin richiedeva un costo di energia elettrica di circa eur 10.000 per singolo Bitcoin , provate ad immaginare oggi e in futuro con i costi dell'energia lievitati quale impatto questi possano avere sulla convenienza nell'attività estrattiva di Bitcoin da parte dei miners. Garante della forza della criptovaluta è la forza dell'algoritmo sottostante, la sua capacità di poter incrementare nel tempo il numero di transazioni sicure e non hakerabili, l'adesione al suo protocollo da parte di diverse entità, la sicurezza e il processo di validazione delle transazione da parte dei partecipanti al processo di soluzione dell'algoritmo, come vediamo tutte cose lontane dai fondamentali economici finanziari delle valute canoniche . Ma l'aspetto forse più “rivoluzionario” promesso dalle criptovalute sta nella loro capacità di essere fuori dal sistema finanziario, lo scambio di criptovalute è libero e non necessita intermediari (banche) garantisce ai possessori l'anonimato ( e ciò le rende potenzialmente oggetto di sottostante attività criminose) solo l'algoritmo e i partecipanti alla sua elaborazione e soluzione hanno titolo a “minare” nuove criptovalute che chiunque potrà comprare e negoziare su piattaforme dove coperti da anonimato i partecipanti si scambiano criptoasset . Potrebbe esistere nel mondo uno o più milionari in criptovalute che protetti da totale anonimato possono dedicare le propie ricchezze allo sviluppo di progetti criminali non facilmente perseguibili. Per questo motivo, la forza rivoluzionaria delle criptovalute si sta rivelando anche un limite, la libertà ha un prezzo, lo sanno bene gli oltre 1 milione di creditori truffati (di cui 100.000 solo in Italia) dalla piattaforma di scambio di criptovalute FXT protagonista di un crack finanziario per 30 miliardi di Dollari (paragonabile alla truffa Madoff del 2008 ) privi di tutela da parte di una unità centrale garante (non prevista nelle criptovalute) . Detentori truffati che nemmeno sono in grado di provare ad una autorità giuridica la titolarità delle criptovalute rubate loro e data l'anonimità del possesso non sono nemmeno in grado di provare con certezza la consisenza esatta del contenuto dei loro wallets. Non c'è che dire, la Cripto libertà mai come oggi pretende un prezzo. Siamo sicuri di voler correre il rischio di barattare l'anonimato sullo scambio di criptovalute con la titolarità dei nostri conti correnti ed investimenti depositati in istituti di credito? Siamo consapevoli dei rischi che corriamo beneficiando della non applicazione di imposte sugli strumenti digitali negoziati, rispetto all'imposizione fiscale a cui sono soggetti i nostri investimenti “tradizionali”? E ancora, quanto vale la pesantezza del controllo bancario unita alla garanzia offerta dalle banche centrali sui depositi in valuta (cartacea o digitale) che giacciono sui nostri conti bancari, nei nostri portafogli di pelle o nelle nostre carte di credito pronti ad essere spesi, rispetto alle criptovalute giacenti in un portafoglio digitale il cui smarrimento delle password di ingresso corrisponde alla impossibilità di recuperare l'intero contenuto ? La criptolibertà ha un prezzo, devi conoscerlo per accettarlo.
Continua a leggereChi ha paura della recessione ?
Scritto il 26.07.2022Il nostro tempo macina gli eventi ad una velocità tale da rendere difficile alla gente comune una ragionata analisi della situazione corrente che permetta di realizzare interventi correttivi adeguati o di ipotizzare azioni preventive atte a scongiurare dinamiche indesiderate. L'economia non fa eccezione, nella seconda metà del 2021 l'attenzione degli osservatori economici si concentrava sulle buone e “sostenibili” prospettive economiche post pandemiche sostenute anche da crescite dei titoli tecnologici a livelli storici. Argomenti importanti che avrebbero meritato una analisi più approfondita e avrebbero dovuto autorizzare, almeno da parte dei risparmiatori, riflessioni sulle dinamiche future. Ma come sappiamo, non siamo “ un paese per pensatori” e quindi invece di soffermarci sulle criticità del momento, ci siamo lasciati coinvolgere dai nuovi temi da dare in pasto ai tuttologi del momento , ciò nel costume e anche in economia, ed ecco allora che dalla fine del 2021 i temi di interesse mutano, compaiono sulla scena economica due nuovi argomenti del momento : Il mantenimento del Superbonus edilizio e l'inflazione che comincia a mordere, anche se per molti osservatori questa sarebbe dovuta essere transitoria e non duratura . L'impatto sul debito italiano e i mal di pancia politici per l'onerosità del “Bonus casa” mette a rischio proroghe e operazioni programmate, l'argomento ha l'effetto di monopolizzare l'attenzione di mass media (e quindi dell'opinione pubblica ndr) nella parte finale del 2021, con l'effetto di trascurare di approfondire temi precedenti importanti , quali la sempre più chiara spinta inflazionista che affonda le sue radici nel recente passato e che presto mostrerà in maniera inequivocabile i suoi effetti su consumatori e produttori mondiali. Ma non c'è tempo, chi si ferma è perduto. Dal marzo 2022 la guerra Ucraino/Russa offre un inatteso e improvviso evento cattura l' attenzione pubblica coprendo l'interesse in maniera quasi totale per almeno 2 mesi di molti avvenimenti economico sociali degni di nota, uno su tutti la migliore implementazione in Italia ed in Europa degli investimenti del piano PNNR. Arriviamo ad oggi, dove domina la crisi di governo nazionale che si affianca prepotentemente al nuovo tema economico relativo alla paura di cadere in recessione. Oggi ci si domanda : le economie entreranno in recessione? ..se si quali paesi verranno colpiti ?, ..e che tipo di recessione avremo. Ritengo questo tema degno di un approfondimento in quanto strettamente legato agli avvenimenti sopra evidenziati, ma dotato di una sua specifica caratterizzazione che deve essere assolutamente presa in considerazione dagli investitori. Circoscriviamo l'argomento, con il termine recessione mutuandola dall'Enciclopedia Treccani si intende : Fase del ciclo economico identificata da una riduzione del livello dell'attività economica aggregata, misurata tipicamente dal PIL, in almeno 2 trimestri consecutivi. Non siamo macchine e quindi i nostri livelli di produzione nel tempo sono variabili e condizionati da diversi fattori inerenti la nostra società. In primo luogo ritengo importante evidenziare che il “naturale” sviluppo delle nostre società, direi delle stesse civiltà si muove in una alternanza fra periodi di sviluppo e periodi di contrazione. In passato a periodi cupi e di crisi si sono succeduti tempi di sviluppo importanti che poi a loro volta hanno anticipato altri momenti di crisi. Quando parlo di sviluppo lo considero nella sua eccezione ampia di progresso culturale, economico e perchè no, anche scientifico. L'economia è una scienza sociale così come lo è la finanza e per questo motivo soggette a dinamiche propie strettamente legate all'agire umano. Per certi versi le “crisi” alle quali possono appartenere le recessioni sono insite nella storia dell'uomo e molto spesso rappresentano il punto di reazione per una spinta al successivo sviluppo. Guardando in questi termini la recessione riusciamo probabilmente a coglierne il valore positivo e necessario che esprime, cercherò di esporne schematicamente alcuni aspetti nell'ambito economico-finanziario. 1- In recessione le aziende elaborano nuovi e più efficienti modalità produttive con lo scopo di sopravvivere prima e crescere poi, generalmente nei periodi recessivi si ottimizza l'utilizzo delle risorse e si pongono le basi per importanti scoperte ; 2- le recessioni permettono il ricambio generazionale e la nascita di innovativi settori e modalità produttive (es. energie rinnovabili, evoluzioni dettate da Internet, ecc) ; 3- le aziende meno organizzate escono dal mercato a favore di quelle orientate al cliente; 4- In finanza il calo dei prezzi dei titoli apre delle opportunità di investimento profittevole ; Di contro in periodi di espansione il processo produttivo è meno efficiente, il livello dei prezzi dei titoli tende a sopravvalutare creando delle “Bolle” nei valori, in questi periodi poi non si elaborano politiche economiche di ottimizzazione o risparmio delle risorse, insomma, in altre parole spesso per dare il meglio di se una società deve essere messa in crisi e le recessioni rappresentano una sorta di sistema immunitario che reagisce alle circostanze negative del ciclo economico producendo “anticorpi” che in questo caso rappresentano le basi sulle quali costruire nuovi periodi di progresso, o nel caso dei titoli di investimento, per raggiungere nuovi massimi !. Non temiamo la recessione, piuttosto cerchiamo di capire cosa l'ha prodotta e quale sia il miglior metodo per superarla investendo nelle più promettenti attività future. “ Diverse sono le vie per ottenere rendimenti, tutte però passano da una crisi ” RF
Continua a leggereLa regola della domanda e dell'offerta"
Scritto il 07.06.2022Nelle nostre scelte di investimento ricordiamoci che operiamo su mercati regolati dalla legge domanda e dall'offerta sfruttiamo, non subiamo questa regola. Non c'è che dire, il susseguirsi degli eventi nella nostra società appare sempre più vorticoso e rapido, i contesti economici e sociali variano con grande rapidità e spesso per molti di noi è difficile reggere il passo con il progresso . Le ampie funzionalità dei nostri apparecchi telefonici spingono all'utilizzo compulsivo dei social media, le potenti reti comunicative ci innondano di informazioni delle quali non sappiamo comprenderne la veridicità, in questo contesto gli eventi inattesi di ogni genere ( inflazione, eventi bellici, carestie, ecc) hanno l'effetto di produrre una costante tensione ansiogena nella nostra esistenza che spinge enormi masse di uomini verso pensieri unici più o meno direzionali limitando, quando non annullando completamente la capacità critica dell'uomo. Quali effetti comportano queste dinamiche sul risparmiatore ? Farsi condurre dalla “preoccupazione contingente” rappresenta un forte limite anche nelle scelte di investimento del risparmiatore che si rischia di approcciarsi agli investimenti con atteggiamenti schizzofrenici, comportandosi da temerario quando deve essere guardingo o lasciandosi assalire da un immobilismo granitico quando invece si palesano opportunità di investimento delle quali approfittare. Del resto l'investitore è un essere umano e come tale è soggetto a comportamenti condizionati dalla propia personalità e dalle specifiche percezioni che determinano le scelte di investimento e ciò è cosi chiaro ed evidente da aver dato vita ad una branca specifica di studi definita : Finanza Comportamentale. La Finanza Comportamentale è una componente dell'economia comportamentale e analizza gli effetti della psicologia e dei pregiudizi cognitivi nell'ambito finanziario. È una disciplina importante che integra gli studi economici classici e può essere utile a ottimizzare la gestione del risparmio e degli investimenti. Un elemento sul quale vorrei concentrare l'attenzione oggi e che ritengo fondamentale nelle scelte di investimento di ognuno è l'importanza dell'analisi del meccanismo di domanda e offerta . Perchè è importante partire dall'analisi del meccanismo di domanda e offerta per investire ? Ogni strumento finanziario, ma potrei dire ogni bene che acquistiamo è parte integrante di un mercato, dove esiste un venditore e di contro un potenziale o “interessato” compratore. Tanto più un bene sarà richiesto, tanto più il suo valore tenderà ad aumentare o di contro tanto più aumenteranno i produttori di tale bene che vorranno realizzare profitti vendendoli sul mercato. Nell'ambito dei mercati finanziari il successo degli investimenti effettuati è strettamente legato all'apprezzamento futuro del bene da parte dei potenziali acquirenti, in altre parole per avere successo in questo settore è fondamentale effettuare previsioni future sulla scorta di una analisi razionale e alcune volte anche un pochino visionaria (ma non troppo!) . In altre parole, prima regola dell'investitore comprare prima che l'investimento si apprezzi vendere prima che si svaluti. Come comprendere quale è il momento giusto per comprare o vendere ? La prima regola sopra citata potrebbe sembrare una banalità, ma in realtà nella sua semplicità racchiude l'essenza di considerazioni più o meno articolate che ogni investitore, o meglio ogni consulente dovrebbe fare prima di mettere in atto una strategia di acquisto o vendita. Quindi prima di mettere in atto qualunque azione è importante avere una chiave di lettura e farsi una idea della situazione attuale, analizzando dati economici contingenti relativi all'investimento preso in esame ( PIL nazionale, rapporto P/Utile del titolo , tassi di interesse vigenti , indebitamento, ecc) ma sopratutto si deve possedere una visione futura almeno di medio termine che mi autorizzi un certo ottimismo sulle scelte di investimento e che resistano ai possibili e naturali shock che possono in qualche misura ridimensionare ( ma non cancellare) i risultati attesi , questa è la seconda regola. Conoscere le variabili che influenzano la domanda e l'offerta attuale e prospettica di un mercato rappresenta un punto fondamentale di forza nelle scelte di investimento, se tale analisi è ben fatta e ben strutturata, resisterà anche alle eventuali turbolenze che incontrerà nella propia strada. Quanto è importante cogliere i trend principali per realizzare scelte di investimento profittevoli ? Molto! E lo voglio esprimere con un esempio. In allegato vi propongo il grafico dell'indice NASDAQ americano, il mercato dove sono trattati i titoli tecnologici di vari settori innovativi (Internet, Biotech, ecc) Nel 2000 per effetto della cd “Bolla di Internet” per cui i titoli tecnologici avevano conosciuto un apprezzamento stratosferico, il mercato crollò, l'indice passò da 4000 punti a 1000 in due anni. In quel momento nel mondo era in atto una potente rivoluzione dettata dall'innovazione tecnologica: Internet apriva a prospettive di comunicazione e di commercio ad altissimo potenziale, nel 2001 si compirono enormi risultati nella decifrazione del Genoma Umano arrivando allora al 92% (raggiunto oggi il 100% della catena) i sistemi di comunicazione passavano all'innovativo standard GSM che ampliava di molto le potenzialità delle comunicazioni via etere, ...tutto ciò avrebbe dovuto far capire a molti investitori di lungo periodo che si stavano aprendo frontiere di sviluppo enormi, ...eppure l'indice Nasdaq passò da 4000 a 1000 e molti investitori abbandonarono per sempre i loro investimenti. Tuttavia il forte ridimensionamento dei portafogli degli investitori, non riuscì a scalfire la forza del trend tecnologico e chi (allora apparso forse un visionario) mantenne e incrementò gli investimenti ha ottenuto un grande ritorno. L'indice soffrì per diversi anni, riprese il suo valore di 4000 punti solo alla fine del 2014, ma oggi, all'indomani di una fase di ribasso ne quota circa 12.000!, la forte domanda di beni e servizi legati alla tecnologia ha prodotto questi risultati storici. Le stesse considerazioni vanno fatte nell'ambito dei titoli di debito , le obbligazioni. La scelta delle obbligazioni non può prescindere dalla solidità attuale e prospettica del debitore ed è molto importante in questo ambito cogliere in tempo le evoluzioni delle dinamiche dei tassi di interesse, di inflazione e anche della sostenibilità del debito dell'emittente, pensate che all'inizio del secolo scorso l'Argentina figurava fra i paesi più ricchi al mondo mentre fino alla metà degli anni 60 la Cina aveva un reddito procapite in linea con i paesi poveri del mondo !!, anche qui è fondamentale l'applicazione della “Seconda Regola” che potremmo definire come la capacità di leggere gli eventi e coglierne le possibili evoluzioni Comprendere e anticipare i trend del nostro tempo è la più importante risorsa per un consulente finanziario e per il suo cliente e come visto diversi non mancano i temi sui quali confrontarsi. Risorse produttive e domanda in un mondo globalizzato, un tema che riteniamo fondamentale nelle scelte di investimento ? Assolutamente , si fa un gran parlare oggi di guerra e costo delle materie prime, ma voglio sottoporvi un tema che ritengo fondamentale oggi e per il futuro legato alla principale risorsa del nostro mondo. No, non parlo del petrolio o dell'energia, parlo dell'acqua !. Oggi solo il 2% dell'acqua mondiale è utilizzabile per utilizzi legati alla vita dell'uomo (irrigazione campi o per utilizzi igiene personale o colmare la sete) . La popolazione mondiale cresce a ritmi costanti oggi siamo 7 miliardi e nel 2050 sfioreremo i 10 miliardi, quale fabbisogno di acqua richiederà questo sviluppo e quali potrebbero essere i settori nel medio / lungo periodo più interessati a questa forte potenziale domanda ? E voi, ne vedete altri di temi all'orizzonte?..parliamone insieme e implementiamo queste scelte nei portafogli.
Continua a leggereInvestimenti e distribuzione della ricchezza, che correlazione esiste ?
Scritto il 29.03.2022E' innegabile che viviamo una congiuntura economico sociale a dir poco logora e con prospettive cupe. Oggi, possiamo dire che la casa di ognuno di noi è il mondo e non solamente la nazione o la città in cui viviamo, ciò è dovuto alla forte interdipendenza che oggi molte aree del mondo hanno l'una dell'altra. La globalizzazione porta alla ribalta la fragilità del sistema economico fondato sulle delocalizzazioni produttive che per essere efficienti hanno bisogno di stabilità politico/economica che oggi, non solo per effetto del conflitto Ucraino , pare mancare come non mai. Le forti spinte migratorie e la crerscita costante della popolazione mondiale portano alla ribalta il tema della scarsità o almeno del difficile reperimento delle materie prime , necessarie alle industrie produttive di ogni parte del pianeta. Industrie che devono assolutamente confrontarsi con l'impellente necessità di produrre in maniera sostenibile e con un impatto ambientale contenuto, condizione necessaria e forse neppure più sufficiente per garantire o quantomeno preservare un minimo di sviluppo anche per le generazioni future. Tutte queste “sfide” (odio il termine problematiche!) vanno affrontate nell'ambito degli investimenti con consapevolezza e sopratutto con una impostazione mentale preparata ad agire con l'intento di migliorare le condizioni di vita di una sempre più ampia platea di persone partendo dalla situazione contingente senza pessimismi gratuiti o peggio ottimismi infondati. Sempre nella storia abbiamo assistito ad un succedersi di periodi di crescita economico culturale e di progresso con momenti di involuzione e stasi, per questo motivo anche ora che viviamo un periodo critico, dobbiamo preparaci a cogliere al meglio le possibili evoluzioni che una attesa fine del conflitto, piuttosto che i successi nella ricerca o nello sviluppo tecnologico possano palesarsi nelle società. Nell'ambito economico la sola crescita in termini di PIL o di ricchezza non possono essere viste come unico fattore di progresso auspicabile, troppo spesso anche nel recente passato abbiamo assistito a platee sempre più ampie di persone che non hanno beneficiato delle evoluzioni mondiali in termini di reddito o migliori condizioni di vita a scapito di pochi che hanno molto migliorato le propie condizioni . Una forte disuguaglianza nel reddito e nel patrimonio rappresenta per la società un forte freno alla crescita della ricchezza globale, limita il ricambio generazionale e le opportunità di nuove fasce di popolazione di essere protagoniste nello sviluppo di intere nazioni ( quanti Einstein, quanti Kennedy o quanti Steve Jobs stiamo perdendo perchè nati in aree del mondo disagiate ?) . In questo senso c'è ancora molto da fare e come detto è importante per tutti che la prossima ondata di sviluppo si concretizzi in terreni fertili dove sono contenute le disuguaglianze economico sociali che fungono da forti elementi inibitori della crescita. Quali sono allora i paesi che meglio sono posizionati in questo senso ? Vediamo la situazione oggi nel mondo con l'aiuto della mappamondiale del coefficiente di Gini che misura la diseguaglianza nella distribuzione del reddito. I paesi a coefficiente di Gini più basso (colore chiaro) sono i paesi dove il reddito è distribuito più equamente. Al contrario, quelli a coefficiente di Gini più elevato sono quelli dove la diseguaglianza nella distribuzione del reddito è maggiore. Da una prima analisi della mappa possiamo trarre un auspicio e allo stesso tempo un motivo di orgoglio per la vecchia Europa che oggi forse con troppa autocritica viene vista in primis dai suoi abitanti e poi dai detrattori come un'area in decadenza non solo economica ma anche “morale”. Dai colori della mappa comprendiamo anche come diverse aree del mondo , pur esprimendo livelli di ricchezza globale non trascurabili (Cina, Russia Sud Africa, ma anche USA e Brasile) ancora non riescono a dare accesso ad ampie fasce della popolazione ai benefici economici della crescita dei PIL nazionali. Purtroppo alcuni paesi non hanno fornito dati e pertanto non sono stati inseriti nell'analisi, tuttavia secondo studi effettuati da organizzazioni non governative quali Oxfam, paesi come l'Arabia Saudita, la Corea Del Nord o diversi stati Africani esprimono forti concentrazioni di reddito e ricchezza che le rendono adorabili nazioni per pochissimi e veri e propri castighi di vita per ampissime fette di popolazione . Questi paesi (ad eccezione della Corea Del Nord nella quale la povertà è piuttosto diffusa contrariamente alla libertà e dove l'analfabetismo è praticamente assente) mostrano livelli di istruzione molto bassi, tassi di mortalità infantili elevati, speranza di vita molto al di sotto della media dei paesi sviluppati e una forte sperequazione delle risorse unita ad una bassa diversificazione delle produzioni industriali ; queste nazioni inoltre importano la stragrande maggioranza dei beni che consumano e hanno una agricoltura molto poco sviluppata ed elevate inefficienze sanitarie. L'economia di questi paesi è concentrata nelle mani di pochi e si sviluppa in poche o pochissime produzioni ( per l'Arabia Saudita per esempio quasi solo per esportazioni petrolio) ciò le rende vulnerabili e spesso governate da dittature o monarchie tutt'altro che progressiste, il peggior substrato per garantire crescite economiche diffuse. Gli aspetti sopra citati, sono molto importanti per l'investitore di lungo periodo che si ponga il problema della sostenibilità dei propi investimenti e della probabilità legata alla remunerazione del capitale investito. Nelle aree dove vi sono migliori condizioni di vita e distribuzioni crescenti del reddito troviamo diversificate competenze, distretti industriali di assoluta qualità e redittività (si pensi alla Silicon Valley americana o al distretto dei mobili in Lombardia o all'area industriale della Baviera in Germania o ai distretti industriali Giapponesi ) . Intorno a queste aree si sviluppano progetti innovativi di urbanizzazioni, la tecnologia è al top di gamma e si sviluppano maggiormente poli produttivi innovativi ( Meditech, piuttosto che studi di progettazione) che rappresentano un substrato ulteriore per lo sviluppo di università o poli di istruzione e ricerca di eccellenza. In quelle aree l'investimento ha più possibilità di fornire ritorni interessanti e di sviluppare ulteriori innovazioni e produzioni apprezzate in tutto il mondo. Buon investimento a tutti.
Continua a leggereLa Strategia long/short, una interessante modalità di investimento
Scritto il 11.11.2021E' noto che l'investitore dinamico privilegia strumenti ad elevata volatilità, quali le azioni o i derivati, mentre l'investitore conservativo preferisce una bassa volatilità dei propi investimenti e quindi si orienta verso obbligazioni o strumenti paragonabili. Generalmente gli strumenti del primo tipo possono realizzare rendimenti elevati nel lungo periodo, esponendo però l'investitore a variazioni del controvalore investito piuttosto marcate nel tempo, si veda il seguente grafico a 5 anni dell'indice azionario Eurostoxx50. Di contro, fino a qualche tempo fa, gli strumenti del secondo tipo, per capirci quelli meno volatili e apprezzati dagli investitori più prudenti garantivano rendimenti stabili, seppur contenuti e predeterminati producendo variazioni contenute del controvalore degli investimenti nel tempo. Ciò fino a qualche tempo fa, perchè oggi le cose non stanno più così, per questa classe di investitori, i rendimenti a breve e medio periodo sono negativi o pari a zero e le oscillazioni del controvalore dell'investimento nel tempo non sono sempre trascurabili (grafico prezzo BTP 2025 nell'ultimo anno). Orfani di una bassa volatilità e di rendimenti apprezzabili anche nel breve/medio periodo questa numerosa categoria di investitori è quanto mai inquieta e sempre alla ricerca di una alternativa all'investimento prettamente obbligazionario. Una possibile soluzione viene , non da uno specifico strumento di investimento, quanto da una tecnica di investimento che da anni l'industria del risparmio ha sviluppato, si tratta della strategia long/short che vado ad approfondire. Un portafoglio long/short è costituito da posizioni su titoli o indici al rialzo (Long) combinate con posizioni di investimento al ribasso (Short) . Le posizioni long sono le più note e naturali per l'investitore, in quanto si tratta di comprare un titolo o un sottostante , se il sottostante aumenta di valore si ottengono plusvalenze, se il sottostante perde di valore si ottengono minusvalenze. Abbinate a posizioni long, nel portafoglio possono essere presenti anche posizioni short, ovvero operazioni che portano un guadagno nel caso in cui il sottostante su cui si investe perda di valore e viceversa . Queste forme di investimento sono meno note al grande pubblico e “meno naturali” ma permettono per esempio di guadagnare nelle fasi di discesa del prezzo di azioni, indici o materie prime. Così se sono convinto che un mercato azionario sia sopravvalutato e mi aspetto possa calare, ma fra i titoli che lo compongono vi siano titoli molto promettenti e con buoni fondamentali, applicando una strategia long/short, comprerei il titolo promettente e nello stesso momento comprerei anche un derivato o una opzione al ribasso sull'indice di borsa . La strategia long/shortsi presta molto bene anche a ridurre la volatilità di portafoglio, perchè proponendo strategie antagoniste in termini di direzione dei mercati compensa le volatilità al rialzo con quelle al ribasso . Un ulteriore vantaggio della strategia è quello di permettere di ottenere rendimenti anche in presenza di mercati al ribasso, protendo produrre guadagni in ogni condizione di mercato per questo motivo questo tipo di investimenti va preso in considerazione tenendo presente il totale del portafoglio in essere e conoscendo bene i mercati ed i titoli di riferimento. Ricapitolando : le strategie long/short, se ben utilizzate hanno la capacità di contenere la volatilità di portafoglio, permettendo all'investitore di trarre beneficio in qualunque situazione di mercato . A titolo esemplificativo allego un grafico dell'andamento negli ultimi 2 anni relativo ad un fondo che utilizza la tecnica long/short. Sulla scorta delle caratteristiche evidenziate, si comprende che gli strumenti L/S vanno selezionati ed inseriti nel portafoglio degli investitori con modalità ben studiate . Sul mercato esistono diversi strumenti che permettono di operare con strategie long/short, così come esistono diversi prodotti e gestori che implementano tale strategie nei propi portafogli. La varietà dei mercati finanziari e la peculiarità dei prodotti, impone che questi strumenti vadano conosciuti a fondo e analizzati costantemente una volta inseriti in portafoglio, attività questa riservata a professionisti quali i consulenti finanziari , per questo motivo ritengo che l'implementazione di questi strumenti nel proprio portafoglio debba essere fatta con il supporto di uno specialista. Come sempre resto a disposizione per approfondire il tema e eventualmente declinarlo nei portafogli dei miei lettori.
Continua a leggereCome ottenere meno imposte e più rendimento dai propi investimenti
Scritto il 14.07.2021Investire in maniera remunerativa ed efficiente non è mai stata una attività semplice, oggi resa ancora più difficile dai rendimenti o meglio, dai “non rendimenti” offerti da una ampia fetta di investimenti obbligazionari . Il quadro generale è evidenziato nella tabella allegata, che mostra alla fine del 2020 (oggi le cose non sono praticamente cambiate) i rendimenti dei titoli di stato nazionali a seconda delle diverse durate dei titoli selezionati. Per capirci, un investitore che opti per sottoscrivere un titolo di stato francese a 3 anni non solo non riceverà remunerazione, ma avrà garantito una perdita di 0,66% annuale. Va meglio per l'investitore in Titoli del tesoro Italiano che invece limiterà la propia perdita allo 0,17% annuo, tuttavia quest'ultimo se decidesse di investire con una scadenza decennalericeverebbe un rendimento lordo annuo pari allo 0,79% , corrispondente ad un 0,69% annuo netto! ...non certo rendimenti generosi dunque. Se tuttavia il risparmiatore volesse comprare titoli in dollari americani emessi dal tesoro USA, già con una scadenza triennale avrebbe un rendimento positivo (0,18% annuo) ma dovrebbe sopportare i rischi e le opportunità delle variazioni del rapporto di cambio Eur/usd ,... non c'è che dire, con questi presupposti, il campo di azione è tutt'altro che entusiasmante per l'investitore obbligazionario. Di contro gli investimenti alternativi, quali le azioni non offrono rendimenti certi ed espongono il risparmiatore a rischi in termini di minusvalenze poco auspicabili. Con uno scenario di questo tipo, ogni aspetto dell'investimento selezionato dai risparmiatori acquista importanza, un ulteriore ambito rilevante a cui dare il giusto peso sopratutto per gli investitori di medio lungo periodo, è rappresentato dall'aspetto fiscale degli investimenti. Quando selezioniamo i nostri investimenti, non dobbiamo trascurare il peso delle ritenute fiscali a cui sono sottoposti gli investimenti stessi, che determinano la differenza fra rendimento lordoe rendimento nettodei nostri attivi (quello a cui tutti facciamo riferimento). In Italia distinguiamo in termini generali 3 aliquote, una relativa ai titoli di stato, governativi ed equiparati pari al 12,5%, una per i fondi pensione al20%e per la restante casistica che comprende ampie categorie quali le azioni o le obbligazioni societarie trattate con ritenute del 26%. Oltre alle aliquote altri aspetti distinguono le tassazioni sugli strumenti di capitale, individuandone 2 tipologie di reddito tassabile. Il TUIR agli articoli 44 e 45 elenca in maniera precisa i componenti che individuano la categoria dei redditi di capitale , definiti secondo il criterio di cassa e ascrivibili alle cedole delle obbligazioni e ai dividendi pagati dalle azioni. Questo tipo di reddito è considerato una sorta di remunerazione di impiego del capitale ed è certo o prevedibile e comunque legato al titolo che lo genera. Esiste poi un'altra tipologia di redditi prodotti dagli investimenti chiamati redditi diversi. Questi sono definiti agli articoli 67-71 del TUIR, a differenza dei redditi da capitale non hanno stretta attinenza con l'utilizzo del capitale ed hanno una valenza residuale . Nell'ambito finanziario per esempio il cd capital gain generato a seguito di negoziazione di un titolo azionario o obbligazionario rientra in questa categoria di reddito . Chiediamoci ora, perchè è importante sapere se gli strumenti in cui investo generano redditi di capitale o redditi diversi ? La normativa Italiana, nell'ambito dell'armonizzazione dei diversi regimi applicabili al risparmio, prevede per l'investitore la possibilità di compensare le minusvalenze con le plusvalenze generate . Nel sistema dichiarativo ciò avviene per azione dell'investitore che riporta in dichiarazione dei redditi le poste di plusvalenza e minusvalenza e sul saldo pagherà l'imposta, nell'ambito del risparmio gestito è l'intermediario che al termine di ogni periodo di imposta compenserà le partite in plusvalenza e quelle in minusvalenza applicando la tassazione all'investimento globale. Nel regime delrisparmio amministrato(deposito titoli ) sarà l'istituto di credito che agirà (su delega del risparmiatore) come sostituto di imposta del contribuente applicando la tassazione sulle operazioni in plusvalenza e riportando entro 4 esercizi le minusvalenze a compensazione. Attenzione però !, le minusvalenze sono compensabili solo con le plusvalenze dello stesso tipo, ovvero minusvalenze da redditi diversi si compensano con plusvalenze da redditi diversi e non con plusvalenze da redditi di capitale. E' quindi evidente che la buona consulenza deve tenere conto di questi aspetti senza limitarsi a scegliere gli ambiti di investimento tralasciando il trattamento fiscale degli stessi; in altri termini vanno privilegiate scelte che contemplano la possibilità, ove possibile, di realizzare compensazioni fiscali fra strumenti di investimento selezionati , ciò ottimizzerà il risultato finale per l'investitore. Ma il beneficio di una buona selezione degli strumenti di investimento in ambito fiscale è quantificabile e se si quanto pesa sul capitale investito ? Non è facile poter quantificare con un numero il vantaggio per l'investitore nel ottimizzare la scelta degli strumenti di investimento tenendo conto anche della fiscalità, sopratutto per la varietà di strumenti e la complessità della normativa fiscale nazionale. Per fortuna, l'ambito consulenziale finanziario ci viene in aiuto, nel dettaglio, Ebaf Consultig una società specializzata nel settore della consulenza tributaria, si è cimentata nella realizzazione di una app in grado di quantificare il “vantaggio cliente” determinato dall'utilizzo di un investimento in UNIT (dove esiste piena compensazione fra plusvalenze e minusvalenze degli strumenti finanziari) rispetto ad un equivalente investimento (in termini di asset class) in fondi di investimento (OICR) dove esistono minusvalenze e plusvalenze non compensabili. Pur tenendo conto della maggiore onerosità dello strumento Unit rispetto agli OICR, ipotizzato in 0,4% annuo sul capitale investito e per portafogli con volatilità intorno al 6% annuo, con un orizzonte temporale di 10 anni e un turnover di portafoglio del 100% nei 10 anni (considerato un valore medio) il beneficio per l'investitore nell'utilizzo di strumenti fiscalmente più efficienti è pari al 8,26% del capitale , equivalente a 0,82%su base annua. In altri termini se ipotizziamo un investimento iniziale di eur 1.000.000,00il vantaggio annuo in termini di risparmio fiscale è pari a eur 8260 che in 10 anni sono eur 82.600,00, una cifra tutt'altro che trascurabile e che fornisce un chiaro valore al corretto approccio nella scelta degli investimenti anche con attenzione alla fiscalità degli strumenti scelti. La Unit, paga le ritenute una volta sola all'atto del disinvestimento, ecco perchè (linea blu) al termine del periodo subisce un calo repentino, tuttavia tale linea resta abbondantemente sopra il valore degli stessi investimenti effettuati in OICR sui quali vengono periodicamente,all'atto del turnover del portafoglio, le ritenute (linea Rossa) Non trascurare l'incidenza fiscale nelle scelte di investimento, se anche tu vuoi sapere come contenere il peso delle imposte sul valore dei tuoi investimenti contattami e sarò felice di selezionare per te gli investimenti più efficienti fiscalmente, nel rispetto del tuo profilo di rischio.
Continua a leggerePerchè tassare Amazon e Google ?
Scritto il 10.06.2021Fra i tanti effetti della pandemia sicuramente uno dei più evidenti consiste nell'aumento delle disparità sociali ed economiche fra le popolazioni mondiali e all'interno dei singoli stati. E' indubbio che per una rilevante e maggioritaria parte della popolazione mondiale, la pandemia ha rappresentato una perdita di ricchezza e una maggiore instabilità economica, quando non addirittura un vero e proprio impoverimento . La contrazione dell'occupazione e il ridimensionamento degli scambi commerciali hanno prodotto evidenti cali nei redditi di intere categorie di lavoratori solo marginalmente contrastati dalle politiche economiche messe in atto dai singoli governi e dalle banche centrali. Ma è stato così per tutti ? Parafrasando uno slogan pubblicitario, direi : per molti, ma non per tutti !. Poche categorie di lavoratori concentrati prevalentemente nei paesi industrializzati e appartenenti ai settori tecnologici e sanitari hanno tratto vantaggio dalla pandemia vedendo crescere in maniera esponenziale la loro ricchezza per effetto dell'improvvisa domanda mondiale. I già benestanti capitani di industria di questi settori (e i loro indotti) hanno incrementato il gap con il resto della popolazione mondiale in maniera macroscopica, il trend è apparso così evidente e distopico rispetto alla realtà che ha spinto la classe dirigente e politica a affrontare il tema della distribuzione del reddito e delle risorse, attraverso la realizzazione di diversi piani di rilancio economico ( Recovery fund) che richiedono ingenti risorse economiche pubbliche che per definizione vengono raccolte dalla fiscalità. La necessità di non compromettere la ripresa con incrementi di tasse generalizzati, ha obbligato i policy makers di tutto il mondo ad affrontare lo spinoso problema della tassazione dei colossi del web e delle aziende strutturate che sfruttano gli enormi vantaggi in termine di bassa, quando non inesistente, tassazione dei redditi di numerosi paradisi fiscali mondiali. Questa situazione ormai anacronistica ed insostenibile va assolutamente presa in carico e risolta in maniera adeguata altrimenti produrrà a livello globale i presupposti per una nuova crisi economica e sociale di portata simile, se non superiore di quella pandemica. E' di questi giorni la notizia della bozza di accordo firmata dai paesi del G7 per istituire una tassazione minima del 15% delle grandi multinazionali che da più parti è stata accolta con favore e entusiasmo che ritengo eccessivi per una serie di considerazioni che a parere di chi scrive vanno evidenziate. Innanzi tutto stiamo parlando di una bozza di accordo e non di un accordo formalmente firmato, in secondo luogo riguarda un impegno fra i paesi del G7 e quindi di una parte limitata del mondo , ma sopratutto l'ipotesi di tassazione è prevista per margini di profitto superiori al 10% ciò escluderebbe una gran parte deg colossi del commercio elettronico e se possibile renderebbe ancora di più il settore concentrato con rischi di monopoli crescenti. Seppur insufficiente e troppo contenuta l'aliquota del 15% risulta essere un primo importante passo, tuttavia dobbiamo tenere conto che nella quasi totalità dei paesi industrializzati e in via di sviluppo la pressione fiscale contempla aliquote ben superiori, armonizzare le aliquote dei colossi con il resto delle unità produttive resterebbe ancora un obiettivo da raggiungere, ma una prima aliquota al 15% rispetto agli standard attuali sarebbe comunque un buon inizio. Ritengo pertanto che vi sia ancora molta strada da fare dal punto di vista delle aliquote di imposta, credo però che sia ancora più importante cercare di sensibilizzare chi legge a cogliere gli importanti e rilevanti benefici che una adeguata distribuzione del reddito produce nelle società sia in termini finanziari “contabili” ma sopratutto in termini di progresso economico e sociale in prospettiva. Le società con un reddito procapite elevato e una ampia distribuzione del reddito permettono a fasce crescenti di consumatori di poter acquistare beni e servizi, che oltre ad incrementare la singola soddisfazione del consumatore garantiscono elevati livelli di occupazione e reddito ad altre fasce di lavoratori portando un benessere distribuito e un gettito fiscale rilevante per la nazione (che se ben utilizzato !) permette un livello di servizi sociali e infrastrutturali elevati, che costituiscono altro terreno fertile sul quale crescere ulteriormente. Queste società godono inoltre di livelli elevati di “pace sociale” e solidarietà fra generazioni che costituiscono elementi essenziali di progresso che esulano dal semplice computo del PIL. Al contrario, nelle società con elevato livello di reddito, ma con una forte concentrazione della ricchezza in mano ad un numero limitato di super ricchi, vediamo che esistono elevate fasce della popolazione con redditi bassi, scolarizzazione limitata e conseguente capacità di generare reddito contenuta. In questi paesi le dispasrità sociali sono notevoli e la capacità globale di consumare beni e prodotti all'interno del paese è compromessa visto che pochi hanno possibilità di spendere. Questo tipo di paesi risulta poco organizzato nelle sue strutture sociali, non presenta livelli di innovazione elevati e non permette la partecipazione di ampie fasce della popolazione allo sviluppo economico sociale della nazione. In questi paesi vige un'economia fondata sullo sfruttamento delle risorse (lavoro compreso) e bassa professionalità e scolarizzazione, in altre parole parliamo di società con forti tensioni sociali e forti rischi di instabilità . Il mantenimento di un ordine sociale e di una pace fra generazioni è garantito a costi elevati (economici e sociali) e drena molte risorse alla società che altrementi potrebbero essere meglio impiegate, un paese di questo tipo non ha una sua capacità di autosussistenza e attinge molto spesso know out e risorse dall'estero risultando molto dipendente da altre economie. E' evidente che ogni paese che abbia visioni di medio/lungo periodo e che voglia prosperare in ambito di pace sociale e progresso debba più che mai preoccuparsi che la sua ricchezza economica (che oggi viene sintetizzata nel PIL ) venga ben distribuita e ben allocata per poter garantire stabilità, meno dipendenze dall'esterno e sopratutto un diffuso contributo allo sviluppo da parte della più ampia parte della popolazione. Ben venga la tassazione dei giganti del web (seppur tardiva) ma consideriamo che questa rappresenta un primo passo verso un importante cammino di sviluppo che non può prescindere da un sistema di distribuzione del reddito efficiente che coinvolga ampie fasce della popolazione mondiale . In conclusione, nelle società inclusive, con giustizia sociale diffusa, senza barriere all'ingresso nei settori produttivi e con un sistema fiscale efficiente è preferibile investire i propri denari perchè i presupposti garantiscono migliori e più stabili ritorni e tu hai mai provato ad investire tenendo conto anche di questi aspetti ?... parliamone.
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