Reinaldo Ferreri

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Lucciole per lanterne, lo strano caso dell'indice SP500

Scritto il 25.09.2019

Uno dei mantra più ricorrenti nell'agire dei consulenti finanziari è costituito dalla selezione di diversi strumenti di investimento che permettano una adeguata diversificazione del portafoglio.   In questo modo, si cerca di evitare che un avvenimento economico negativo che si verifichi in un paese comprometta l'intero portafoglio investito.   Per questo motivo è buona norma non concentrare l'investimento in emittenti di una singola nazione e tanto meno investire in un singolo emittente specifico, che sia lo stato o una azienda.   Questa elementare regola aurea purtroppo è tutt'altro che acquisita in Italia, infatti secondo la relazione Consob del 2017 sul risparmio degli italiani, l'investitore medio nazionale detiene forti liquidità depositate sui conti correnti bancari (poco meno del 50% del totale dei risparmi) e investe in titoli di stato, obbligazioni ed in misura minore azioni di emittenti nazionali per circa il 40% delle proprie disponibilità.   Non basta,  una adeguata selezione degli investimenti deve prevedere anche una diversificazione dei settori nei quali investire; infatti se decido di acquisire obbligazioni in euro di emittenti bancari di diversi  paesi dell'area euro, con ogni probabilità sarei esposto con intensità diverse fra paese e paese, alle medesime oscillazioni dei valori degli investimenti e in caso di una crisi del settore finanziario di un paese o dell'intera area, difficilmente  le banche di una nazione resterebbero completamente indenni a scapito di altre e ciò per effetto della globalizzazione.   In questo caso perderei anche il vantaggio della diversificazione valutaria perché non avrei contemplato la diversificazione in valute esterne all'area euro.   Ecco che ancora una volta scopriamo che la diversificazione è una prerogativa di specialisti e richiede particolari analisi e competenze che ci permettono di non confondere la luce intensa e apparentemente lontana delle lucciole con quella delle lanterne che illuminano la strada che percorriamo.   Ma attenzione, non è tutto oro ciò che luccica!   Un “illuminante” esempio ci viene fornito dall'analisi dell'indice S&P500 che segue l'andamento di un paniere azionario formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, forse meno noto del Dow Jones fra il grande pubblico, lo S&P500 rappresenta l'indice più significativo dell'intero mercato americano ed è preso a riferimento di analisti finanziari e società di gestione del risparmio.   Investire percentuali elevate (per esempio del 60%) del proprio risparmio destinato alle azioni in questo indice rappresenta una scelta di concentrare il proprio investimento in una economia importante, ma pur sempre rappresentativa di una specifica area economica quale sono gli USA, esponendoci al rischio di andare contro il principio di diversificazione del portafoglio... siamo sicuri che è proprio così? o stiamo prendendo lucciole per lanterne?   Per rispondere a questa domanda dobbiamo considerare che gli Stati Uniti d'America pesano per il   23,9% del PIL mondiale, in questo senso potremmo a ragion veduta affermare che per esempio, detenere titoli dello S&P500 del portafoglio azionario per un peso del 55% significa aver elevato il proprio rischio concentrazione in maniera sensibile, ma le cose non stanno così...   Per comprendere pienamente ciò che intendo devo precisare che il mercato azionario USA si compone di 3 piazze di negoziazione note in tutto il mondo: Nyse, Nasdaq e Amex che con la loro importanza e trasparenza rappresentano un importante vetrina per le aziende quotate permettendo loro una ampia visibilità.   Gli standard di amissione e le modalità di negoziazione rendono questi mercati particolarmente liquidi evoluti e quindi molto attrattivi per le aziende di tutto il mondo che, appena ne hanno la possibilità e la dimensione, ambiscono a farsi quotare su tali circuiti.   Ne consegue che il listino americano e di conseguenza lo S&P500 che è il più rappresentativo indice annoveri al proprio interno aziende di tutto il mondo oltre che aziende americane che operano a livello globale.   Questo forte appeal ha permesso ad aziende di diversi settori industriali di quotarsi sui mercati americani rendendo l'indice molto diversificato e quindi rappresentativo di molti, se non tutti i settori produttivi, si veda la seguente tabella, in questo senso l'indice S&P500 rappresenta un ottimo strumento “diversificatore” per settori.     Da una ulteriore analisi dell'indice in questione e per quanto sopra esposto si evince che le aziende che compongono lo S&P500 avendo dimensioni rilevanti sono spesso multinazionali e pertanto operano in tutto il mondo.   Queste aziende, producono i loro ricavi per il 62% in USA e per il restante in altre aree del mondo, garantendo una interessante diversificazione geografica all’indice secondo i pesi esposti nella tabella seguente.     Dal dettaglio dell'allocazione dei ricavi delle aziende che compongono lo S&P500 si può intuire la vastità e il peso relativo esercitato dalle economie mondiali all'interno dell'indice , nella colonna a destra possiamo anche coglierne le dinamiche recenti, che ci confermano il peso crescente che le economie emergenti e i mercati europei vanno acquisendo all'interno di questo indice e che ci suggeriscono la necessità di tenere monitorata la composizione dello stesso al fine di poter valutare il forte “potere” di diversificazione intrinseco in ogni momento. Vediamo quindi che approfondendo la composizione dell'indice S&P500 possiamo affermare che può assolutamente rappresentare un efficace strumento di diversificazione del portafoglio sia in termini settoriali che geografici che non ha paragone a livello mondiale e che permette all'investitore un valore di diversificazione molto più significativo rispetto a molti indici ed in alcuni casi anche rispetto a diversi indici presi simultaneamente in considerazione di aree economiche comuni seppur espressione di economie  di diverse nazioni (es. area Euro).   La fiamma della torcia illumina il cammino ma se la impugni male … brucia le mani!

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Tassi di interesse bassi, evviva !... o forse no ?!

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 26.06.2019

La profonda crisi economica che dal 2008 partendo dagli USA ha contagiato ben presto il resto del mondo per effetto della globalizzazione determinando un veloce deterioramento della crescita economica seguita da un periodo di decrescita importante (Graf 1).     Grafico 1- Andamento Pil paesi Ocse - base 100 gennaio 2008   La necessità di contrastare la pesante recessione ha portato le autorità monetarie (banche centrali) a mettere in atto politiche di forte stimolo all’economia. In questo contesto la Banca Centrale USA (FED) si è distinta per velocità di reazione ed intensità, seguita poi dalle istituzioni del resto del mondo Europa compresa. In realtà le azioni di stimolo all'economia possono essere messe in atto da varie istituzioni e essere di varia natura: monetaria, fiscale e più in generale costituite da riforme economiche spinte dall'azione politica, tuttavia l'azione monetaria delle banche centrali ha il pregio di poter essere attuata in tempi brevi con la conseguenza di produrre altrettanti effetti in tempi brevi. Si potrebbe paragonare la politica monetaria alla stregua di una terapia d'urto quale per esempio l'utilizzo del defibrillatore utilizzato su persona con infarto in corso, questa azione emergenziale ha il pregio di far riattivare la funzione circolatoria tramite uno shock, ma non cura la malattia, la soluzione del problema dovrà prevedere l'utilizzo successivo di adeguate altre “terapie” che stabilizzino il paziente prima e mettano in atto una cura che risolva le cause del malanno poi, nell'esempio queste “terapie” sono rappresentate da politiche fiscali e riforme economiche senza le quali si rischia il ricomparire della “patologia” con effetti definitivi.     Come accennato sopra, al comparire della crisi le banche centrali hanno immediatamente ridotto i tassi di interesse con cui finanziavano il sistema creditizio (graf 2), questa riduzione avrebbe dovuto trasmettersi (e in buona parte è avvenuto soprattutto per le imprese medio/grandi) alle imprese permettendo loro di finanziarsi a tassi bassi con la conseguenza di renderle più competitive aumentando la produzione e di conseguenza l'occupazione.     Graf 2 Andamento tassi banche centrali dal 2000 al 2011   La riduzione dei tassi ha prodotto effetti anche dal lato dei risparmiatori, traducendosi in minore remunerazione degli investimenti obbligazionari che ha generato (e anche qui per certi paesi è avvenuto e per altri meno) la riduzione della propensione al risparmio della popolazione e aumentato quella al consumo con l'esito di assorbire la crescente produzione delle aziende permettendo il miglioramento della reddittività del sistema produttivo. Infine, una volta rimessa l'economia su un sentiero di crescita, per evitarne il surriscaldamento i tassi sarebbero dovuti nuovamente risalire verso la media storica, in modo da stabilizzare la crescita a livelli medi del 2%-2,5% evitando uno sviluppo economico troppo frenetico con il rischio di elevata inflazione. Questo meccanismo di causa effetto si è realizzato in maniera non uniforme nelle diverse economie; per gli USA, Canada, Germania e Gran Bretagna e paesi del nord Europa, gli stimoli monetari hanno prodotto apprezzabili risultati, mentre in paesi come Giappone e Francia i risultati sono stati meno brillanti, per finire con gli insoddisfacenti risultati raggiunti nei cosiddetti paesi periferici dell'area Euro (Italia, Grecia, Portogallo). Oggi, i tassi di crescita economica degli USA sono sostenuti e per il 2018 si sono attestati intorno al 2,5% , l'area Euro nel 2018 è cresciuta con una media del 1,8% circa, ma con una ampia differenza fra paesi, l'Olanda mette a segno un +2,6%, la Spagna +2,5% la Germania realizza un +1,4%, la Francia +1,5%, l'Italia +0,9%, in Asia il Giappone ha realizzato un +1,4%, anche per Cina ed emergenti si sono realizzate crescite ridotte rispetto al 2017 ma si tratta di contesti da analizzare a parte. Così come quanto realizzato in passato, anche le prospettive future fra le diverse regioni economichesi presentano piuttosto variegate; ad una confermata attesa di crescita vigorosa per gli USA, fa da contraltare una poco brillante situazione dell'area Euro (sempre variegata al proprio interno) e una crescita asiatica in contrazione molto condizionata dai contrasti per il commercio mondiale con gli USA.   Dal punto di vista degli investitori, il processo di riduzione dei tassi di interesse ha portato ormai da diversi anni i rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni in generale a livelli bassissimi, pari a zero o per alcune tipologie di investimenti addirittura negativi e nonostante la paventata possibilità espressa negli scorsi mesi da parte delle istituzioni finanziarie, di iniziare a programmare un inizio di processo di rialzo dei tassi di interesse, non a caso denominato “processo di normalizzazione dei tassi di interesse” , gli ultimi dati economici mostrano un deterioramento del quadro economico generale che ha fatto cambiare il vento delle aspettative e che ha radicalmente determinato un cambio di orientamento delle autorità monetarie, tanto che la FED (banca centrale americana) nel corso del l'ultimo FOMC (Federal Open Market Committee) di giugno per il tramite del suo governatore Powell comunicava al mercato il nuovo orientamento in materia monetaria che contempla l'interruzione del processo di rialzo tassi con un atteggiamento di stabilità di breve per poi prevederne entro l'anno una riduzione.   Stessa dinamica per l'area Euro, dove il governatore Draghi nel discorso di Sintra tenuto pochi giorni fa, apriva a nuove manovre monetarie di stimolo economico in materia di contenimento dei tassi di interesse sui finanziamenti con la Banca Centrale. Tutte politiche espansive che mostrano la volontà di perpetrare stimoli all'economia che evidentemente accusa dei preoccupanti rallentamenti che si ritiene di non sottovalutare. Immediatamente i mercati finanziari hanno festeggiato e le borse sono salite quasi ai massimi storici, di contro i rendimenti obbligazionari si sono contratti ulteriormente e oggi questa situazione si somma al trend di discesa rendimenti degli ultimi anni riproponendo per molti paesi e per durate fino a 10 anni rendimenti negativi !. Per esporre la situazione attuale, mi avvalgo del seguente esempio: un investitore che oggi decidesse di investire eur 100.000 in titoli di stato in euro emessi dalla Francia di durata 5 anni, riceverebbe a scadenza eur 97.335,00 (- 0,533% all'anno) che sarebbero eur 96.540,00 nel caso l'investitore optasse per i più solidi titoli tedeschi (si veda tabella 1). E' evidente che siamo di fronte ad una distorsione dei mercati mai conosciuta prima che condiziona molto le scelte di investimento , come si può investire in titoli che “garantiscono” rendimenti negativi ? E sopratutto a quali rischi siamo esposti in questa situazione ?      Tab. 1 rendimento dei titoli di stato dei principali paesi dell'area Euro   Va fatta a questo punto una importante ulteriore considerazione; l'area Euro risulta fra le più vulnerabili dal punto di vista dello sviluppo della crescita e ciò perché avendo i tassi praticamente a zero non potrebbe oggi contrastare una recessione con la politica monetaria di riduzione dei tassi, situazione assolutamente diversa da quella degli USA che invece hanno già da tempo potuto rialzare il tasso di interesse americano, il Federal Fund Rate al 2,5%. Tassi europei cosi bassi, oltre a compromettere le politiche monetarie di stimolo cosa comportano per l'investitore? La prima distorsione di questa situazione è quella di non offrire agli investitori alternative ai titoli di stato dei paesi dell'area euro con elevato standing, rendendo in qualche modo appetibile solo quelli di alcuni paesi periferici (Grecia, Italia o Cipro) che sono considerati più rischiosi. Con tassi di rendimento bassi o negativi, l'investitore opta per mantenere elevate liquidità in conto corrente o in liquidità, di fatto rinunciando ad investire o ricercando rendimenti positivi tende a prendere in considerazione obbligazioni di altri paesi emittenti non Euro espressi in altre valute accollandosi il rischio (o rendimento) dell'oscillazione del tasso di cambio e rischi di solvibilità dell'emittente; in entrambi i casi potrebbe incrementare la sua esposizione al rischio globale e indirizza i propri investimenti fuori dai paesi di residenza togliendo di fatto una importante fonte di finanziamento agli stati nazionali del proprio debito pubblico, ciò rappresenta non un rischio da poco se tale trend dovesse continuare a consolidarsi. Un altro rischio di questa situazione è quello che i tecnici chiamano incremento “dell'appetito al rischio” per cui l'investitore alla ricerca di ritorni positivi sceglie di investire in attivi più rischiosi ( obbligazioni aziende, azioni o certificates) che hanno una volatilità elevata e la cui selezione richiede competenze specifiche che l' investitore potrebbe non avere o avere solo in parte.   Tutti questi aspetti riportano ancora una volta alla ribalta la necessità da parte del risparmiatore di essere aiutato nella selezione dei propri investimenti tenendo bene in considerazione contesto in cui vive e opera e il rapporto rischio/opportunità offerto da ogni strumento finanziario e dell'intero portafoglio titoli in cui tale strumento è inserito, attività questa a scapito di consulenti preparati e informati ai quali è oggi più che mai indispensabile rivolgersi per la gestione dei propri risparmi.   Concluderei affermando: “Nonfarti prendere da sconforto se i tassi sono bassi, coraggio fatti aiutare da chi può condurre i tuoi passi”.

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Quanto è morbida la via della seta?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 02.04.2019

Passato il clamore mediatico circa l’adesione fra Cina e Italia al protocollo di intesa noto come “Via della seta”, proviamo a capire la possibile portata per la nostra economia di tale progetto che per dimensioni ed impatto economico può a ragion veduta essere paragonato al piano Marshall successivo alla seconda guerra mondiale. L'obiettivo dichiarato del progetto (che per alcuni cela anche obiettivi egemonici non dichiarati da parte della Cina) è quello di prevedere un massiccio programma di investimenti in infrastrutture che agevolino il commercio fra Cina e un vasto territorio ascrivibile all'Eurasia con terminale l'Europa.     Questo generico protocollo contempla investimenti in viabilità, ferrovie, porti e tecnologia, che in maniera sinergica si propongono di facilitare gli scambi commerciali fra le due aree. Secondo un osservatorio USA, il “Centro studi strategici internazionali” al settembre 2018 oltre 170 progetti collegati al piano “Via della seta” sono stati finanziati e messi in opera e molti altri sono in itinere. Investimenti di tale portata saranno determinanti per l'economia europea, in quanto area di ubicazione dei terminali di arrivo, partenza e stoccaggio merci e territorio sul quale creare o potenziare infrastrutture quali i porti, strade, ecc. Eviterei le polemiche relative ai rischi di colonizzazione economica dalla Cina e dei rischi di invasione ulteriore del nostro mercato di prodotti cinesi (da non trascurare mai) e vorrei concentrare l'attenzione sulle opportunità che si aprono per il nostro paese con l'adesione al protocollo. Prendendo a riferimento la situazione attuale ci si rende subito conto del ritardo accusato dal nostro paese nei confronti dei partner europei nell'interscambio con la Cina e ciò essenzialmente per un nostro ritardo nell'imbastire, perseguire e rafforzare i rapporti commerciali con il gigante asiatico. Nel 2017 il valore dell'interscambio fra Cina e Germania si attestava a 186 Mld euro mentre quello con la Gran Bretagna era di circa 75 mld eur e quello con la Francia di circa 70 Mld eur, fanalino di coda fra i paesi industriali europei l'Italia con circa 42 Mld eur di valore. Questa situazione è essenzialmente dovuta ad una più incisiva e storica attività politica ed economica dei nostri partners europei (o forse dovremmo dire competitors) nei confronti della Cina rispetto a quanto fatto dall'Italia in passato. Negli ultimi due lustri la Cina ha effettuato acquisizioni di 227 aziende nel Regno Unito, 225 in Germania 89 in Francia e 85 in Italia, oggi i cinesi possiedono il porto del Pireo in Grecia e sono azionisti nei porti di Rotterdam e in Belgio, oltre ad avere la proprietà dell'importante scalo aeroportuale di Francoforte. L'Italia sino ad ora è stata (spesso per sua colpa) ai margini dell'opportunità cinese, mentre altri paesi hanno saputo costruire e definire politiche più attive, ora è evidente che la “Via della seta “rappresenta una importante opportunità per tutti i paesi europei e forse un pochino di più per chi è rimasto sino ad ora ai margini. Da una analisi dei dati relativi agli scambi commerciali fra Italia e Cina prodotto dalla Farnesina su dati Istat, si evince che l'Italia accusa un saldo negativo fra importazioni ed esportazioni con la Cina per circa 16 MLDEur nel 2016, 15 MLDEur nel 2017 e 17,6 MLDEur nel 2018. Dall'analisi dei diversi settori merceologici possiamo trarre interessanti considerazioni circa i possibili margini di miglioramento nel tempo dei nostri saldi. Fra i settori che realizzano un avanzo sui quali quindi vantiamo un primato distinguiamo il settore autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, Macchinari e apparecchiature, Bevande e Prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici. Alcune sorprese invece sono riscontrate nei settori in disavanzo, mentre è lecito aspettarsi saldi negativi (anche se migliorabili) fra i Prodotti tessili o Articoli di abbigliamento,per effetto delle importazioni di manufatto a basso valore, risultano meno comprensibili (o per lo meno più agevolmente migliorabili) i deficit nel settore Prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicultura e Mobili dove vantiamo tradizione e qualità produttive note nel mondo. Sta all'Italia mettere in atto politiche commerciali e produttive che permettano nel tempo il miglioramento del saldo globale fra importazioni ed esportazioni con la Cina, lavorando sistematicamente sulle potenzialità dei settori più promettenti in un mercato enorme storicamente legato all’Italia dall’antico filo di seta che Marco Polo 700 anni fa iniziò ad intessere con l'Impero di Mezzo.    

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Storie di vita e approccio all'investimento settoriale

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Scritto il 28.02.2019

Fra i tanti utilizzi per i quali sono utilizzati i social media, quello di fungere da operatore di ricerca di vecchi amici, compagni di scuola o vecchie fiamme, è sicuramente uno dei più gettonati. Fra gli esseri umani, la curiosità di vedere “che fine ha fatto tizio o caio” è un motore che brucia quantità industriali di carburante e alimenta aspettative e intriganti interrogativi che spingono molti ad organizzare rimpatriate nelle quali l'inaspettato regna sovrano. Capita allora di scoprire in questi incontri che la più carina della classe non ha saputo reggere al confronto del tempo, il trucco ora è divenuta una spuntata arma di seduzione in un corpo che riempie con disinvoltura una taglia 48. Ora la miss di un tempo, lavora in una ditta che produce semilavorati in metallo per il settore automobilistico. Di contro non è improbabile che succeda di restare sorpresi della ragazza dell'ultimo banco, per tutti “Maria Goretti”, timorata di Dio, vestita sempre un po’ demodé nel vederla completamente cambiata, ora si presenta ai nostri occhi come una disinibita e moderna show girl che prepotentemente è entrata nel mondo dello spettacolo... e pare proprio che anche una buona parte del mondo dello spettacolo sia entrata in lei! Oggi lavora come capoarea per una nota azienda produttrice di farmaci specifici contro malattie legate l’invecchiamento che ha appena lanciato sul mercato anche una linea di cosmetici a contenuto farmacologico di ultima generazione. E che dire di “Pac Man”, il casinista del gruppo appassionato di video game abbonato ai 4 in Italiano e Filosofia e sempre un pochino con la testa fra le nuvole, oggi si rivela a noi come un importante imprenditore nel campo dei giochi elettronici che fa la spola fra Milano e Tokyo come importatore esclusivo di giochi tecnologici e smartphone. Continuando fra i vecchi conoscenti presentatisi all'incontro, notiamo un signore il ragazzo in fondo al tavolo, con la giacca e la cravatta, che difficilmente riconosciamo, ci chiediamo tutti chi sarà mai? Dopo occhiate indagatrici lo si identifica chiaramente, ma si è lui, Giovanni detto il “ragioniere” , nascosto dietro i suoi occhiali spessi è intento continuamente a consultare il suo telefonino sulla app dei mercati finanziari e dei tassi di interesse. Ci racconta che lavora in banca e che da qualche tempo lo hanno messo come assistente agli investimenti della clientela, non è contento, dice che non è più come una volta e le seccature sono in costante aumento. E...il secchione?  Non può mancare. Anche se diverso nell'aspetto, resta puntiglioso e informato, parla di ogni argomento con dovizia di particolari e competenza, ...state sicuri che qualunque cosa faccia nella vita la farà al meglio, non lascerà nulla al caso e non importa se sarà amato o meno sul posto di lavoro, sarà comunque un punto di riferimento per la soluzione dei problemi.   Superata la sorpresa iniziale cominciamo a viaggiare con la memoria ricordando aneddoti e esperienze vissute insieme e ci rendiamo conto renderci conto che in molti di noi si potevano scorgere già in tenera età le caratteristiche personali che avrebbero poi costruito i binari su cui si sarebbe mosso il vagone della nostra vita. Si, prendiamo ad esempio “Pac Man”, lo ricordiamo bene, nell'ambito dei videogame è sempre stato molto informato e preparato, sapeva coinvolgere gli amici in sfide incredibili ed è stato il primo a iscriversi ad un corso di informatica quando tutti puntavano al 6 in Latino, famosa per tutti noi la sua massima: “l'uomo è nato per godersi la vita e il gioco è parte integrante del divertimento”,.... in fondo a modo suo era un filosofo, i 4 non gli rendevano giustizia. E il secchione?  Tutti concordi... abbiamo sempre saputo che qualunque cosa avrebbe fatto in vita sua l'avrebbe fatta al meglio e se sei il migliore non importa in che settore, avrai comunque successo! Continuando a evocare ricordi, ci si rende sempre più conto che come ognuno di noi, partendo dalle proprie inclinazioni ha costruito il proprio futuro, la rimpatriata da uno spunto di riflessione che spinge a vedere un interessante parallelismo fra l'evoluzione delle nostre vite e le evoluzioni nel tempo di diversi investimenti finanziari, in fondo ognuno di noi ha investito sui propri talenti determinando il proprio futuro. Come negli investimenti tutti i partecipanti alla rimpatriata sono accumunati dall' aver goduto dello stesso periodo di vita, avendo la stessa età, ma pur avendo vissuto in un'epoca di sviluppo hanno conosciuto carriere con dinamiche diverse. Anche qui vedo un parallelismo fra le reddittività nel tempo degli investimenti finanziari ed il successo economico attuale dei compagni; a parità di tempo investito (età), ogni investimento (obbligazioni, azioni, metalli, ecc) esprime un diverso rendimento, così come nel tempo le azioni hanno reso diversamente dalle obbligazioni o dalle materie prime. Il parallelismo però va oltre e permette una maggiore profondità di analisi che voglio esporre. I compagni della rimpatriata facevano parte di una stessa classe, veniva loro impartita la stessa lezione, gli stessi compiti e partecipavano alle stesse gite appartenevano cioè ad una specifica categoria. In questo senso possono essere equiparati ad una stessa categoria di investimenti, per esempio le azioni. Le loro inclinazioni e le loro competenze specifiche sviluppate nel tempo hanno, in alcuni casi perfettamente coinciso con le direttrici di sviluppo della società, in altri casi meno e ciò ha determinato la differenza di “successo” fra loro, ...con la sola eccezione del secchione.   Se proviamo a traslare queste considerazioni nell'ambito degli investimenti possiamo trarre a mio avviso dei consigli su come approcciare la scelta dei migliori investimenti nel lungo periodo. Supponiamo di agire nell'ambito del mercato azionario mondiale, nel nostro esempio rappresentato dall'indice MSCI All Country World, l'alter ego di tale mercato è costituito dal mondo in cui hanno vissuto i “rimpatrianti” nel periodo comune. Supponiamo ora di abbinare gli ambiti operativi di ciascuno ai diversi settori dell'investimento azionario corrispondenti, in questo modo abbiniamo il settore tecnologico MSCI World Information a” Pac man”, il settore Industriale MSCI World Industrial alla più carina della classe che lavora in una ditta, il settore finanziario MSCI World Financials  a Giovanni il “ragioniere” e il settore della salute  MSCI World Health Care e cura del corpo alla ormai ex “Maria Goretti”. Consideriamo ora un intervallo di tempo comune, per esempio 5 anni e vediamo i rendimenti realizzati da questi settori e la loro performance rispetto alla media azionaria mondiale nello stesso periodo. Grafico 1.     Ricaviamo subito alcune informazioni che altro non sono che la declinazione finanziaria delle carriere dei vecchi amici. La prima osservazione è che in un'epoca di sviluppo, tutti  (compagni e relativi settori) hanno conosciuto gratificazioni e crescita. Subito dopo balza all'attenzione come lo sviluppo generale si compone di settori che hanno avuto dinamiche (rendimenti ) sensibilmente diversi, Pac Man ha catturato meglio di tutti il settore trainante e anche la “Goretti” ha beneficiato della inclinazione dei paesi ricchi e con crescenti generazioni anziane, a spendere in salute, meno brillante, ma pur sempre sopra la media anche la nostra ex miss classe, che agendo nell'ambito della produzione ha potuto realizzare delle buone performance, mentre il caro “ragioniere” ancorato al settore finanziario soffre i postumi della crisi del 2008 e del costante sviluppo delle applicazioni digitali, ora i clienti vanno sul web a qualunque ora e a costi contenuti !. Questa bizzarra ma verosimile storia di vita raffrontata alle logiche di investimento, credo offra una riflessione tanto semplice quanto importante nell'ambito degli investimenti che potrei riassumere nei seguenti punti: approcciare gli investimenti con criteri settoriali può rappresentare un importante valore aggiunto nel lungo periodo; la scelta dei settori su cui investire va fatta con competenza e sforzandosi di interpretare le linee direttrici primarie del nostro tempo; l'aiuto di un consulente finanziario competente può rivelarsi un valore aggiunto che apporta notevole valore all'investimento l'approccio “secchione” secondo il quale prima di agire si deve approfondire l'ambito in cui si intende operare e si devono conoscere le dinamiche e le leggi che regolano i settori in cui si agisce...premia sempre e comunque!!

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Tu chiamale se vuoi...correlazioni

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Scritto il 18.02.2019

La concezione della realtà che ci circonda, come una complessa rete neurale dove tutto è collegato rappresenta sicuramente una delle visioni più comunemente accettata dall'immaginario umano. Il concetto di globalizzazione è ormai entrato a pieno titolo nella coscienza comune, ormai oggi tutti sono consapevoli che nel mondo ogni avvenimento produce effetti e conseguenze che si diffondono rapidamente nel resto del mondo con una modalità simile alle onde prodotte in uno stagno dal lancio di un sasso. La disponibilità delle informazioni e la velocità di propagazione delle stesse amplificano e lubrificano il frenetico processo di circolazione delle notizie rendendo le reazioni sempre più tempestive e qualche volta anche sorprendenti. Il luogo comune che meglio sintetizza questa suggestione è : “ un battito d'ali a New York può produrre una tempesta a Singapore !”. Ma come spesso accade, la realtà mostra di essere sempre un pochino più complessa di come la vorremmo immaginare e ciò anche per il fatto di essere assogettata alle complesse leggi scientifiche in primis quelle della fisica. Una su tutte è espressa  dal  terzo principio della dinamica che  recita : “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria “ . Questo assunto produce i suoi effetti anche in economia e nell'ambito finanziario le sue evidenze si palesano nel concetto  di indice di  correlazione. Tale indice misura la relazione fra  due grandezze (nel nostro caso si tratta di asset class)  il valore di correlazione è compreso fra -1 e +1 dove 0 rappresenta assenza totale di correlazione, -1 rappresenta una perfetta correlazione negativa, ovvero al variare del valore di una asset class (es. aumento)  la seconda varia della stessa intensità ma in maniera inversa (diminuisce) mentre una correlazione pari a 1 indica una medesima variazione in termini di intensità e direzione fra 2 asset class, in altre parole le due asset class si muovono nella stessa direzione e di pari intensità al variare delle condizioni economiche. E' evidente a questo punto che un portafoglio che preveda al proprio interno  una molteplicità di asset garantisce un beneficio di diversificazione che limita il rischio di concentrazione, ma non garantisce di principio una volatilità controllata ed un equilibrio nei rischi di mercato, per fare ciò deve  contemplare nella composizione strumenti con diverse correlazioni fra loro . Ecco allora che una scelta di investimenti che tenga conto delle correlazioni fra i singoli strumenti rappresenta un valore aggiunto molto importante nella costruzione di un portafoglio. Si tratta ancora una volta di un contenuto professionale di alto valore fornito solo da consulenti preparati e che utilizzano nella loro attività strumenti moderni e analisi precise. Ma c'è di più, siamo nel 2019 nel periodo post industriale nell'era della digitalizzazione e del cluod dove tutto è interconnesso e dove la velocità di azione e reazione sono esponenziali e quindi non basta costruire e modellare un portafoglio con asset decorrelati, bisogna costantemente monitorare l'andamento delle correlazioni, perchè una delle caratteristiche di cui non ho fatto menzione in precedenza circa le correlazioni fra asset class è che nel tempo possono modificarsi (anche sensibilmente) per brevi o lunghi periodi e produrre quindi distorsioni all'efficienza del portafoglio. In altri termini l'analisi delle correlazioni va monitorata ed analizzata costantemente perchè le possibili variazioni devono essere implementate nelle serie storiche e alcune volte impongono delle modifiche sui portafogli in quanto impattano sulle dinamiche degli investimenti. Un sapiente utilizzo delle informazioni fornite dagli indici di correlazione fra i nostri investimenti , una normale capacità predittiva sugli sviluppi economico sociali nazionali ed internazionali e una buona diversificazione rappresentano contenuti imprenscindibili e preziosi nei portafogli degli investitori ma  devono sempre essere accompagnati da una costante attività di monitoraggio che permetta di confermare le scelte effettuate e nel caso di effettuare modifiche che nel medio lungo periodo conferiscono elevato valore aggiunto.   All.1. A titolo esemplificativo, per aiutare la comprensione delle interrelazioni fra le diverse grandezze finanziarie si allega la tabella forex delle correlazioni fra i tassi di cambio.

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Distribuzione del reddito e investimenti

Scritto il 12.12.2018

La profonda crisi originata nel 2006 con il crack Lehman ha dispiegato i suoi effetti su tutta l'economia mondiale procurando per le economie sviluppate una pesante recessione paragonabile per molti aspetti alla depressione del 1930. La risposta alla crisi da parte dei governi è stata variegata e si è sviluppata con tempi e modi differenti, essenzialmente possiamo distinguere l'approccio americano da quello europeo. L'economia americana ha risposto tempestivamente alla morsa della crisi con politiche monetarie espansive (riduzione dei tassi di interesse e acquisto di titoli di stato nazionali emessi per sostenere la crescita) e politiche economico fiscali altrettanto espansive (sussidio all'industria e politiche sociali di sostegno) ciò è evidente nei dati economico finanziari degli indici di borsa. Dai livelli del 2006 l'indice di borsa americano Dow Jones è passato da 10.000 punti a 25.000 circa, mentre il listino dei titoli tecnologici NASDAQ 100 nello stesso periodo è passato da 1900 a 6.700 attuali circa dopo aver toccato un massimo di poco più di 7.500 la scorsa estate. L'Europa, sottovalutando l'impatto della crisi originatasi oltreoceano e divisa in paesi con differenti economie con una unica moneta, ha agito con molto ritardo attuando politiche di controllo rigoroso dell'equilibrio di bilancio, cercando di inserire nei vari paesi misure di liberalizzazione del mercato del lavoro e di contenimento della spesa pubblica (definite politiche di austerity) e realizzando poco tempestive politiche monetarie (LTRO del 2012 e quantitative easing del 2015). Gli impatti sui diversi paesi di tali politiche risulta quanto mai eterogeneo ed in generale non soddisfacente. L'indice Eurostoxx 50 nello stesso periodo è passato da 3.600 circa del febbraio 2006 ai 3.300 dell'ottobre scorso, il tutto mentre il DAX30 tedesco passava da 5.900 agli attuali 11.200 e il FTSEMib italiano da poco più di 37.000 precipitava agli attuali 19.000 . Distinzioni sensibili sono visibili anche nella dinamica dei tassi di disoccupazione del periodo; gli Usa nel periodo che va dal 2006 al 2018 hanno visto il tasso di disoccupazione passare dal 10% al 5%, l'Italia dal 7% al 10,6%, la Germania dal 7% al 4%, il Giappone dal 4% al 2,9%.   E' evidente che il risultato delle politiche messe in atto ha prodotto una rapida e impetuosa ripresa economica in Usa e una poco vigorosa e non distribuita crescita dei paesi dell'area Euro. Ciò, oltre a produrre una evidente disaffezione ai partiti politici tradizionali e a favorire la nascita in tutta Europa di movimenti popolari e sovranisti, sta alimentando un importante dibattito circa la necessità di un cambio di rotta circa le politiche di sviluppo da implementare per permettere una crescita economica. La visione liberista di una economia che si autocorregge e che ottimizza i fattori della produzione generando una diffusa ricchezza non trova riscontro nella realtà quotidiana, per questo motivo nell'ambito economico da più parti si invocano interventi di sostegno all'economia di tipo Keynesiano, improntate su una espansione della spesa pubblica e degli investimenti che stimolino la crescita del PIL e la distribuzione del reddito, elementi fondamentali per la sostenibilità delle economie.   Il consulente attento deve saper valutare l'importanza delle politiche economiche attuate nelle diverse aree del mondo per poterne valutare gli effetti sugli investimenti finanziari che come si è visto sono tutt'altro che trascurabili. Nello scorso articolo ho evidenziato l'importanza della piramide demografica nella valutazione delle prospettive di mercato nelle diverse aree economiche a quelle considerazioni propongo ora di affiancare la valutazione delle politiche economiche vigenti per individuare gli ambiti di crescita e quindi i settori in cui investire. C'è un aspetto importante di cui non sempre si tiene debito conto che va preliminarmente valutato per prevedere il successo o meno delle politiche economiche : la distribuzione del reddito.   Tanto più il reddito è distribuito, tanto più le politiche economiche saranno efficaci, anzi possiamo dire che una “equilibrata” distribuzione del reddito oltre ad essere l'auspicabile preludio ad una buona politica economica è anche la cartina tornasole che permette la valutazione delle politiche precedenti, in altre parole una buona economia si sviluppa all'interno di un ambito concorrenziale in cui vige una buona distribuzione del reddito e produce come conseguenza una più uniforme distribuzione del reddito inibendo concentrazioni di tipo oligopolistico, o monopolistico che per definizione sono tipici fenomeni di economie inefficienti e destinate alla contrazione. Non è un caso che nei paesi più poveri e meno sviluppati vi sia una concentrazione di ricchezza eccessiva e non è un caso che la maggioranza dei periodi di espansione economica sono stati realizzati nella storia in concomitanza di miglioramenti economici che hanno coinvolto crescenti parti delle popolazioni. Secondo l' “Indagine sui bilanci delle famiglie italiane” di Banca D'Italia del marzo 2018 il reddito medio delle famiglie italiane dal 2006 al 2016 (nonostante una crescita nel biennio 2014-2016) si attesta al -11%, tale dinamica si è realizzata contestualmente ad un incremento della disuguaglianza del reddito . Oggi in Italia il 30% più ricco della popolazione detiene il 75% del patrimonio netto (pari ad una media di eur 510.000) , nel dettaglio oltre il 40% di questa ricchezza è detenuta dal 5% più ricco ( con ricchezza media di Eur 1,3 mil) . L'Italia però non è un caso isolato all'interno del panorama mondiale, secondo il World Inequity Report il 10% più ricco in Europa detiene il 37% della ricchezza complessiva, che passa al 47% in Nord America fino ad arrivare al 55% in India e al 61% in Medioriente.   Vediamo ora per quale motivo una capillare distribuzione del reddito rappresenta un elemento così importante nella crescita sostenibile e nel successo delle politiche economiche di tipo Keynesiano (e non solo) ?. La risposta intuitiva sta nel fatto che se la crescita del PIL è frutto di una crescita diffusa del reddito personale maggiori saranno le disponibilità economiche in mano al maggior numero di consumatori e maggiore sarà il numero dei beni acquistabili. In altri termini possiamo fare il seguente esempio, se 10 consumatori guadagnavano eur 5.000 in più all'anno cadauno, tutti aumenteranno le spese per acquistare beni  e servizi (esempio acquisteranno cadauno un PC o un Ipad) per una quota del loro incremento di reddito. Ma se la crescita del reddito (PIL) fosse realizzata da un aumento del reddito di eur 50.000 di un consumatore e di una crescita nulla degli altri 10, avremmo un aumento di spesa non proporzionale del consumatore arricchito ( magari acquisterà un PC e una stampante)  mentre non vedremo nessun incremento (se non addirittura una riduzione ) di spesa da parte dei restanti 9 cittadini.   Questo concetto intuitivo è definito Propensione Marginale al Consumo, ovvero il rapporto tra l'incremento del consumo e l'incremento del reddito che ne è la causa. Si tratta di un numero compreso fra 0 e 1, un valore di 0,7 indica che a fronte di un incremento di reddito di 100, 70 vanno in consumi e 30 vanno risparmiati, pertanto tanto più elevato è il valore, tanto più incisive saranno nel paese le politiche economiche di sviluppo del PIL e viceversa. Per questo motivo in presenza di una elevata concentrazione del reddito il policy maker deve mettere in atto politiche di ridistribuzione del reddito se vuole applicare efficaci politiche Keynesiane atte a sviluppare il PIL. In conclusione, la scelta dell'area geografica o del settore sul quale investire deve poter tener conto di molteplici fattori quali: i trend storici di sviluppo (utilizzo di smartphone, internet, robotica nei processi produttivi...) la tipologia di consumatore (es. Scolarizzazione, piramide demografica, cultura, ecc.) e deve saper considerare la portata delle politiche economiche e fiscali vigenti e la distribuzione del reddito attuale e prospettica. Questi aspetti più che mai qualificano e caratterizzeranno l'agire del consulente finanziario moderno.

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Benedetta presbiopia!

Scritto il 08.11.2018

Non sempre i difetti compromettono le buone riuscite dei nostri intendimenti, nell'ambito degli investimenti una buona dose di “presbiopia” può rappresentare un plus importante per l'investitore. La presbiopia di cui parlo naturalmente non è quella propria del nostro occhio, quanto piuttosto quella di stampo simbolico dell'investitore che non concentra troppo l'attenzione agli avvenimenti contemporanei, ma cerca di comprendere i trend di sviluppo delle dinamiche economiche sociali nel futuro e investe di conseguenza. Un approccio di questo tipo richiede all'investitore uno sforzo intellettivo importante per interpretare la realtà che lo circonda cercando di coglierne le evoluzioni e le dinamiche principali, si tratta di uno sforzo non da poco, che richiede una assunzione di responsabilità importante. Il consulente finanziario che sa “leggere” la realtà che lo circonda, che intuisce le evoluzioni e che ne condivide i contenuti con i propri clienti fornisce il prezioso valore aggiunto della consulenza / assistenza di cui dovrebbe essere portatore fondamentale. Un esempio di variabile che ritengo importante nella valutazione dell'allocazione degli investimenti è costituito dalla piramide demografica dell'area presa in esame. Investire conoscendo la distribuzione per età della popolazione ci permette di fotografare la situazione di partenza di quella società in termini di consumi attuali, ma ci permette anche di ipotizzare quelli futuri, in questo modo con una buona approssimazione potremo individuare i settori sui quali possiamo ragionevolmente aspettarci sviluppi, investimenti e dunque crescita nel tempo. Naturalmente l'analisi risulterà tanto più appropriata quanto più arricchita da ulteriori elementi specifici quali la storia o le abitudini di vita del popolo, la scolarizzazione, ecc. Sono convinto che queste considerazioni razionali paiano ai più scontate, in realtà non fanno parte della comune capacità operativa dei consulenti che troppo spesso si limitano a raccogliere gli orientamenti standardizzati delle case di investimento che magari sono a loro volta condizionate dai prodotti di batteria. In un contesto finanziario dove l'offerta degli strumenti di investimento sono di fatto disponibili alla totalità degli investitori, la differenziazione del servizio del consulente dovrà sempre più risiedere nella sua capacità di leggere la situazione attuale e coglierne a pieno le evoluzioni, deve in altre parole passare dalla capacità di scattare una fotografia alla abilità di creare un filmato. Un ultimo ed importante strumento in mano ai consulenti contemporanei è offerto dall'orientamento sempre più spiccato da parte dell'industria del risparmio gestito, a realizzare strumenti di investimento tematici o comunque concentrati in specifici ambiti di investimento rigorosamente connotati. Ecco che a fianco dei tradizionali strumenti obbligazionari nascono prodotti specializzati per duration (anche negativa), rating emittente, piuttosto che prodotti a leva , ai prodotti azionari quali quelli differenziati per aree (Europa, Asia, Usa, ecc) fanno da contraltare prodotti che si concentrano su titoli del comparto automobilistico, piuttosto che alimentare o tecnologico, questi ultimi addirittura divisi in aree come i media, piuttosto che intelligenza artificiale, ecc. Una tale varietà di strumenti implica una certa capacità di selezione, senza la quale non solo l'investitore rischia di male allocare i propri risparmi, ma si espone ad una ansiogena attività di ricerca dell'ultima novità del momento per inseguire le chimere del guadagno fine a se stesso perdendo la direzione maestra fornitagli dalla bussola dell'interpretazione dei trend. Forse non tutti sapremo correttamente interpretare i fatti dei nostri giorni e meno ancora le possibili evoluzioni, ecco allora che in nostro aiuto potrebbe presentarsi l'avvento di una buona dose di “presbiopia” che potrebbe aiutarci dal non distogliere lo sguardo verso l'obiettivo di medio termine per perderci nella confusione contemporanea che spesso proprio per avvolgerci completamente finisce per condizionare troppo le nostre scelte. Ecco allora che prendendo a riferimento quanto riportato sopra in relazione alla capacità di analisi e selezione prodotti, la piramide demografica europea, considerando il reddito pro-capite di tale area e tenuto conto dell'organizzazione degli stati potrebbe suggerire una particolare attenzione ad investimenti nel settore farmacologico o delle aziende sanitarie attive in ambiti di ricerca sulle malattie degenerative e ancora, vista la mobilità territoriale dei giovani e le dimensioni attuali dei nuclei famigliari, sempre tenuto conto della piramide demografica si potrebbero approcciare i settori di investimento relativi alle costruzioni di case di cura per anziani o di residenze protette, ecc.  Ragionamenti diversi e specifici andranno fatti partendo dalla piramide demografica indiana che vede una forte presenza di giovani generazioni rispetto alle fasce più anziane della popolazione, in questo contesto possono assumere rilievo i settori edili, delle infrastrutture e gli investimenti tecnologici (naturalmente pesati sulla base della capacità reddituale attuale e prospettica). E che dire della più importante area economico politica del mondo, lascio al lettore l'esercizio relativo agli USA, allegando la piramide demografica di riferimento. Il tempo a mia disposizione è terminato, sono in sala d'attesa, ora vi lascio il dottore mi attende, .... per la visita oculistica!

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L'impero globale del Fondo Monetario e della Banca mondiale

Scritto il 12.10.2018

Esistono economisti che si ispirano ad autorevoli pensatori non uniformati alla dottrina economica imperante e che vale la pena prendere in considerazione.... “L’ applicazione di teorie economiche sbagliate non rappresenterebbe un così grave problema se la fine del colonialismo prima e del comunismo poi non avessero dato al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale l’ occasione di ampliare i rispettivi mandati originari estendendo notevolmente il loro raggio d’ azione. Oggi, queste istituzioni sono diventate protagoniste dominanti dell’ economia mondiale. Sono tenuti a seguire i loro dettami economici, dettami che riflettono le loro ideologie e teorie neoliberiste, non soltanto i paesi che ne chiedono l’aiuto, ma anche quelli che ne cercano l’ approvazione formale per poter accedere più facilmente ai mercati finanziari internazionali. Per molti questo ha significato povertà e per numerosi paesi caos sociale e politico.” JOSEPH E. STIGLITZ

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Eccomi

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Scritto il 10.10.2018

Una delle caratteristiche peculiari dell’essere umano è la capacità ad adattarsi alle modifiche del contesto che lo circonda. Il cambiamento insito nella natura rappresenta l’elemento di discontinuità che mette alla prova gli esseri viventi e la capacità di adattarsi cioè, di trarre giovamento dal cambiamento, costituisce la garanzia della sopravvivenza e della prosperità della propria specie. Il primato dell’uomo sulle altre specie va ricercato in questo semplice concetto, oltre il quale esiste un ulteriore stadio di sviluppo che è quello della capacità dell’uomo di plasmare l’ambiente in cui vive modificandolo a suo piacimento utilizzando gli strumenti e le conoscenze acquisite nel tempo nell’ambito delle scienze sociali e naturali. A differenza dell’evoluzione darwiniana che richiede tempi misurabili in millenni se non in centinaia di migliaia di anni, l’adattamento all’evoluzione determinata dall’azione dell’uomo impone tempi più rapidi condizionando il modo di vivere di secoli quando non di generazioni, anziché di ere. La rapidità con la quale, stili di vita, modalità produttive e comunicative si sviluppano nel mondo contemporaneo rendendo obsolete le pratiche consolidate, obbligano le persone ad una notevole velocità di cambiamento per restare al passo con i tempi, a questa dinamica non può sottrarsi l’ambito finanziario e del risparmio, attraversato negli ultimi 2 decenni da un impetuoso sviluppo in termini di prodotti, normative e approcci tecnici agli investimenti che caratterizzano l’agire dei risparmiatori. Ma se esistono diverse tipologie di investitori, possiamo dire che esistono altrettante figure di consulenti adatti a loro e trovo giusto approfittare di questo spazio per presentarmi e caratterizzarmi. Distinguo subito il risparmiatore dallo speculatore, sempre collegato ai social e alle piattaforme informative, alla ricerca frenetica delle opportunità sui vari mercati mondiali, che agisce quasi quotidianamente su titoli o valute che dorme 4 ore a notte, per lui è adatto quello che chiamo il Consulente trading on line. Ci sono poi investitori fatalisti quelli del “...tanto siamo nelle mani di Dio” che pensano che valgano molto di più le capacità divinatorie che lo studio delle dinamiche economico finanziarie. Per loro non tutti i giorni sono buoni per investire e il calendario Maya offre spunti di azione interessanti. Il Consulente sciamano fa al caso loro, non usa tablet ma sassolini e si esprime per similitudini, ama il mercato toro anche se va a caccia di orsi nelle foreste americane. Il consulente che vorrei essere deve saper dare la giusta attenzione al particolare, ma deve avere sempre chiara la visione dall’alto del mondo economico finanziario nel suo insieme, deve essere un Consulente Astronauta. Egli non promette la luna, ma spinto dal desiderio di soddisfare chi gli ha affidato denaro, qualche volta volge lo sguardo verso il cielo utilizzando le stelle per individuare i punti cardinali che gli permetteranno di tracciare una rotta nelle proprie scelte di investimento. Con una rotta ben definita e un tempo di percorrenza coerente si potrà arrivare anche alla luna, senza casualità seppur con possibili imprevisti, in questo caso il consulente astronauta non abbandonerà mai a se stesso il suo cliente perché senza di lui non avrebbe ragione di esistere. Il consulente astronauta è un compagno di viaggio con il quale condividere un percorso, sa che qualche volta sentirà alla radio “Houston abbiamo un problema” ma sa anche che per il suo compagno di viaggio farà ogni cosa in suo potere per rientrare alla base sano e salvo dando fondo a tutte le sue competenze. Mi presento, sono Reinaldo Ferreri …Consulente Astronauta!

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