Giovanni Donini

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Consulente finanziario

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Criptovalute: cosa sono, come funzionano e quali sono i rischi

Scritto il 29.01.2024

Si parla ormai da tempo delle criptovalute, soprattutto in termini di investimento. In realtà si tratta di vere e proprie monete digitali che si possono usare per comprare beni o servizi e scambiare valore su Internet. Sono diverse da quelle tradizionali, come l’euro o il dollaro, perché non sono controllate da nessun governo o banca, ma sono basate su una tecnologia chiamata blockchain, che è come un grande libro contabile che registra tutte le transazioni in modo sicuro e trasparente. Ogni volta che qualcuno effettua una transazione, la blockchain si aggiorna e tutti possono vedere cosa è successo e questo le rende molto difficili da falsificare o rubare. Le più famose sono il Bitcoin, l’Ethereum e il Tether, che ha la caratteristica di essere stabile, cioè di mantenere un valore fisso rispetto al dollaro statunitense. In realtà, secondo il sito CoinMarketCap, che offre informazioni dettagliate sui prezzi, i grafici e le capitalizzazioni di mercato delle criptovalute, se ne contano più di 8.000, con una capitalizzazione di mercato totale che supera 1.400 miliardi di dollari. Ciascuna ha poi delle caratteristiche diverse, come il prezzo, la velocità delle transazioni, la sicurezza e la disponibilità. Uno dei siti più interessanti per cercare informazioni a riguardo è Criptovalute24.   I rischi e le sfide La sicurezza è un tema molto importante e delicato, che riguarda sia gli aspetti tecnici che legali. Le criptovalute sono appunto monete digitali che utilizzano la crittografia per garantire la sicurezza, l’immutabilità e la trasparenza delle operazioni. Tutte le transazioni sono registrate in modo decentralizzato senza l’intermediazione di istituti centrali come banche e governi. La crittografia consente di proteggere le transazioni e controllare la creazione di nuove unità di valuta. Per questo motivo, offrono una maggiore privacy rispetto alle transazioni tradizionali, consentendo agli utenti di mantenere il proprio anonimato.   Alcune caratteristiche Alcune delle loro caratteristiche sono da conoscere, in modo da avere piena consapevolezza di cosa si acquista: la volatilità: il loro prezzo può variare molto in breve tempo, a causa della domanda e dell’offerta, delle notizie, degli eventi e delle speculazioni. Questo le rende un investimento ad alto rischio, che richiede una buona conoscenza del mercato e una gestione attenta del portafoglio; la sicurezza informatica: le criptovalute sono conservate in portafogli digitali, che possono essere online, offline o hardware. Questi portafogli possono essere vulnerabili agli attacchi informatici, ai virus, ai malware, ai furti e alle perdite. Se un portafoglio viene compromesso o perso, le criptovalute contenute al suo interno possono essere irrecuperabili. Per questo motivo, è fondamentale scegliere un portafoglio affidabile e sicuro, e proteggerlo con password, codici e backup; la regolamentazione: le criptovalute sono ancora in una fase di sviluppo e innovazione, e non esiste una regolamentazione uniforme a livello globale. Ogni paese ha delle norme diverse riguardo alla legalità, alla tassazione, alla supervisione e alla protezione dei consumatori. Questo crea delle incertezze e delle difficoltà per gli utenti, gli operatori e le autorità. Inoltre, per il loro grado di riservatezza, possono essere usate per scopi illeciti, come il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo, l’evasione fiscale e la truffa.   Acquistarle e conservarle Per acquistare le criptovalute, bisogna usare una piattaforma di scambio, che è un sito o un’applicazione che permette di comprarle usando la valuta a disposizione dell’acquirente (euro o dollaro). Tra quelle più popolari segnalo Coinbase,Binance e Kraken. È necessario registrarsi e collegare il proprio conto bancario o una carta di credito, avendo cura poi di scegliere la quantità di criptovaluta che si vuole acquistare. Una volta eseguita l’operazione, la piattaforma invierà la quantità così acquistata sul proprio portafoglio virtuale dell’utente. Il portafoglio virtuale, è come un comune portafoglio, che invece di contenere le monete o le banconote, contiene questa particolare categoria di valuta. Si compone di due elementi che sono un indirizzo e una chiave privata. L’indirizzo è come il numero di conto, che viene usato per ricevere o inviare criptovalute. La chiave privata è come una password, usata per accedere al portafoglio e autorizzare le transazioni. Il portafoglio può essere online se è collegato a Internet e permette di accedere alle criptovalute in modo facile e veloce, anche se è più vulnerabile agli attacchi informatici; quello offline è invece scollegato dalla rete e permette di conservare le criptovalute in modo più sicuro, anche se è meno pratico da usare. Quelli cosiddetti hardware sono invece una forma di archiviazione a freddo, che impedisce agli hacker di accedere alle chiavi private, che sono le password che ne consentono l’uso. I portafogli hardware sono composti da due elementi: un dispositivo fisico, che può avere la forma di una chiavetta USB, di una carta o di un altro oggetto, e un software, che permette di interfacciarsi con il dispositivo e di effettuare le operazioni di invio e ricezione.   Come usarle, venderle o convertirle Le criptovalute possono essere usate per comprare beni o servizi su Internet, oppure per scambiare valore con altre persone. Per fare ciò, è però necessario conoscere l’indirizzo del destinatario, che può essere una persona, un negozio, un’organizzazione o un’altra piattaforma di scambio. È poi necessario inserire l’indirizzo e la quantità di criptovaluta che si vuole inviare dal proprio portafoglio virtuale, confermando poi la transazione, che verrà registrata nella blockchain. A questo punto, il destinatario riceverà la conferma dell’avvenuta transazione. La criptovaluta può essere usata per diversi scopi, come fare acquisti online o donazioni, fare investimenti, scommesse o regali. Oltre che per acquisti o investimenti, le criptovalute possono essere vendute e convertite in valuta tradizionale. Per effettuare questa operazione, è necessario usare di nuovo una piattaforma di scambio, scegliendo la quantità di moneta digitale che si vuole vendere, autorizzandone poi la conversione. Il risultato verrà quindi versato sul conto bancario o sulla carta di credito.   Sicurezza e volatilità delle criptovalute L’uso di criptovalute porta con sé alcuni inevitabili problemi di sicurezza. Il furto o lo smarrimento delle chiavi private, che sono le password che consentono di accedere e gestire le proprie criptovalute, determinano la perdita irreversibile delle stesse, perché non c’è alcun modo per recuperarle in altro modo. Inoltre, gli attacchi informatici alle piattaforme di scambio, possono mettere a rischio i depositi degli utenti. Se vengono violate o falliscono, gli utenti possono arrivare a perdere anche integralmente i propri depositi. Altro caso è quello delle piattaforme truffa, come dimostrato dal recente caso della Società New Financial Technology, che ha raggirato oltre 700 clienti per un valore intorno ai 23 milioni di euro1. Infine, non bisogna dimenticare che la mancanza di regolamentazione e di garanzie legali le rende proprio per questo molto vulnerabili a frodi, truffe, manipolazioni e controversie. Se gli utenti subiscono delle perdite o dei danni a causa di attività illecite o dispute, non hanno la possibilità di rivolgersi a nessuna autorità o istituzione per ottenere un rimborso o un risarcimento.   Proprio per la loro natura, queste valute digitali sono tra gli asset più volatili che esistano, proprio perché il loro valore dipende da diversi fattori, come la domanda, l’offerta, le notizie, le speculazioni, le regolamentazioni e le innovazioni. Questi fattori possono cambiare rapidamente e in modo imprevedibile: è questo che causa le forti oscillazioni sul loro prezzo. Per citare un esempio, il Bitcoin, la criptovaluta più famosa e diffusa, ha raggiunto il suo massimo storico di oltre 60.000 dollari a marzo 2023, ma poi è sceso a circa 30.000 dollari nel successivo mese di maggio, segnando un ribasso record del 50% del suo valore in soli due mesi.   Conclusioni Per tutto quanto esposto, appare naturale suggerire a chi volesse avvicinarsi al mondo delle criptovalute di farlo acquisendo prima consapevolezza sui rischi e sulle opportunità che queste offrono, informandosi molto bene prima di investire o scambiare queste monete digitali. Esse sono una realtà in continua evoluzione e trasformazione e perciò sono anche una sfida per la sicurezza, la regolamentazione e l’innovazione. Pertanto solo con una buona conoscenza e una giusta prudenza si può approfittare delle potenzialità di questa nuova frontiera finanziaria.  

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PERCHÉ LE PREVISIONI SUI MERCATI FINANZIARI SONO SPESSO SBAGLIATE

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 11.01.2024

La fine dell’anno e l’inizio del successivo sono momenti in cui si moltiplicano le previsioni sulle tendenze economiche e finanziarie. Molti osservatori cercano così di anticipare l’andamento dei mercati e dei principali indicatori economici e finanziari. Ma quanto sono affidabili queste previsioni? E quali sono i rischi di basare le proprie decisioni di investimento su di esse? La verità è che le previsioni sui mercati finanziari sono spesso sbagliate, per vari motivi. Innanzitutto, i mercati sono influenzati da una moltitudine di fattori, molti dei quali imprevedibili o difficilmente quantificabili. Si pensi ad esempio agli ultimi eventi geopolitici, che hanno innescato conflitti bellici, alle crisi sanitarie che ci hanno colpito negli ultimi anni, alle innovazioni tecnologiche, alle sorprese elettorali, alle reazioni emotive degli investitori. Tutti questi elementi possono avere un impatto significativo sui mercati, ma sono difficilmente prevedibili con un certo grado di precisione. Un esempio significativo di ciò si è verificato nel 2020 in occasione dell’esplosione della pandemia di Covid-19 che ha provocato una forte caduta dei mercati azionari globali, seguita da una rapida ripresa, grazie all’intervento delle banche centrali e dei governi. Tuttavia, nessun analista era in grado di prevedere l’entità e la durata della crisi sanitaria, né le sue conseguenze economiche e sociali. Eppure sappiamo come sono andate le cose contrariamente a tutte le previsioni. I bias cognitivi che condizionano le previsioni Non bisogna poi dimenticare che le previsioni sui mercati finanziari sono spesso influenzate da bias cognitivi, cioè da distorsioni psicologiche che alterano il giudizio razionale. Tra le tante ne segnalo alcune tra le più comuni: • bias di conferma, che consiste nel cercare o interpretare le informazioni in modo da confermare le proprie convinzioni o aspettative, ignorando o sminuendo quelle contrarie. Se un investitore crede che il mercato azionario sia destinato a salire, potrebbe concentrarsi solo sulle notizie positive e ignorare quelle negative, o interpretare le stesse informazioni in modo diverso a seconda che confermino o contraddicano la sua visione; • bias di ancoraggio, che consiste nel basare le proprie valutazioni su un punto di riferimento iniziale, anche se irrilevante o arbitrario, senza adeguatamente aggiornarlo in base alle nuove informazioni. Questo capita quando un investitore ha acquistato un’azione a un prezzo elevato, e per questo potrebbe rimanere ancorato a quel valore e rifiutarsi di vendere anche se il prezzo scende, sperando in una futura ripresa, invece di valutare l’azione in base al suo valore attuale e alle sue prospettive; • bias di eccessiva fiducia, che consiste nel credere di avere capacità, conoscenze o informazioni superiori alla realtà, ignorando gli errori, le incertezze o i rischi. Questo è tipico di chi, avendo ottenuto in passato dei risultati eccezionali, attribuisce il merito solo alla sua abilità e non alla fortuna, e si aspetta di replicare i suoi successi negli investimenti; • bias di proiezione, che consiste nel proiettare le proprie preferenze, emozioni o aspettative sugli altri, assumendo che la loro visione sia simile alla propria. Se un investitore è ottimista sulle prospettive di una determinata azienda, potrebbe pensare che anche gli altri investitori lo siano, e quindi che il prezzo dell’azione salga, senza tenere conto che gli altri potrebbero avere opinioni diverse o informazioni aggiuntive. L’effetto delle previsioni Queste distorsioni cognitive possono quindi portare a fare previsioni troppo ottimistiche o pessimistiche, troppo rigide o influenzate da mode o opinioni dominanti, senza tenere conto della complessità e della variabilità che connotano da sempre i mercati. Le previsioni sui mercati finanziari sono spesso anche autocorrenti, cioè tendono a influenzare i comportamenti degli investitori e, di conseguenza, i mercati stessi. Se, ad esempio, molti analisti prevedono un rialzo delle borse, gli investitori potrebbero aumentare le loro posizioni azionarie, contribuendo a far salire i prezzi. Al contrario, se molti analisti prevedono un calo delle borse, gli investitori potrebbero ridurre le loro posizioni azionarie, contribuendo a far scendere i prezzi. In questo modo, le previsioni possono diventare una profezia che si autoavvera, almeno fino a quando non emergono nuovi elementi che le smentiscono. Questo è quanto è accaduto nel lontano 2007, quando molti analisti prevedevano che il mercato immobiliare statunitense avrebbe continuato a crescere, alimentando la domanda di mutui e di titoli derivati. Questo ha portato molti investitori a entrare in questo settore, facendo salire i prezzi e abbassando gli standard di qualità. Tuttavia, nel 2008, la bolla immobiliare è scoppiata, provocando una crisi finanziaria globale, che ha colto di sorpresa molti investitori. Come affrontare i mercati con saggezza Per tutti questi motivi, le previsioni sui mercati finanziari sono spesso sbagliate e possono essere fonte di delusione o di perdite per gli investitori che si basano su di esse. Ciò non significa che sia inutile o impossibile cercare di capire i trend e le dinamiche dei mercati, ma che bisogna farlo con cautela, umiltà e spirito critico, senza farsi abbagliare da previsioni troppo precise, sicure o seducenti. Piuttosto che seguire ciecamente le previsioni altrui, è meglio costruire una propria visione, basata su dati, analisi, esperienza e obiettivi personali, e adeguarla di volta in volta in base alle nuove informazioni e alle proprie esigenze. In questo modo, si potrà affrontare i mercati con maggiore consapevolezza e serenità.

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IL PREZZO DELLA PAURA

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 01.12.2023

I mercati finanziari sono influenzati dalla situazione geopolitica globale, che cambia continuamente e crea incertezza. Di fronte a questo scenario, molti clienti mi domandano quale sia la strategia migliore per i loro investimenti: restare sul mercato o uscire in attesa di condizioni più favorevoli? Non c’è una risposta univoca, perché dipende da diversi fattori, tra cui la tolleranza al rischio di ogni investitore. Tuttavia non credo sia una buona idea liquidare investimenti quando i mercati sono in crisi, perché potreste perdere delle occasioni e pagare dei costi. Ritengo invece sia meglio seguire una strategia di lungo periodo, diversificando il portafoglio tra diverse tipologie di asset, aree geografiche, stili di gestione e gradi di rischio. In questo modo, potrete approfittare della crescita economica mondiale, minimizzando l’effetto delle turbolenze locali. I rendimenti si ripresenteranno nel tempo e faranno crescere i vostri portafogli, se saprete essere pazienti senza lasciarvi influenzare dalla paura o dall’avidità. Questo è sempre stato vero in passato e lo sarà anche in futuro. Invece di scrivere un articolo tecnico e complicato sull’argomento, ho pensato di raccontare una storia che spero faccia riflettere il paziente lettore. La storia illustra un concetto fondamentale: la reddittività di un portafoglio dipende più dalla sua costruzione e dalla sua gestione, piuttosto che dai suoi spostamenti tattici. E la paura ha sempre un peso molto rilevante per il successo di ogni investimento. La storia di Marco il pescatore ambizioso. Marco era un pescatore di lago che aveva sempre sognato di andare a pescare nel mare. Un giorno decise di realizzare il suo sogno: comprò una barca nuova, attrezzata per la pesca d'altura. Era bellissima e dotata di un ponte di comando pieno di tecnologia e di un potente motore, oltre ad uno scafo molto robusto, costruito con materiale di ultima generazione. Era felice e orgoglioso del suo nuovo acquisto. Il sole brillava, il cielo era azzurro e il mare era calmo e quel giorno per la prima volta si spinse al largo. Li trovò un grande banco di pesci: lanciò le reti e in poco tempo la stiva si riempì. Marco, soddisfatto per quel suo investimento, tornò al porto per vendere il pescato e per la prima volta nella sua vita di pescatore si sentì ricco. Nelle sue uscite aveva osato di giorno in giorno a spingersi sempre più al largo. Durante una di queste battute di pesca si accorse che il tempo stava peggiorando. Una tempesta si avvicinava veloce all'orizzonte e Marco, spaventato, decise di rinunciare. La burrasca lo raggiunse prima di arrivare in porto. Le onde travolsero la sua imbarcazione che però resisteva alla forza mare. La pioggia fitta gli bagnava il viso, facendogli provare per la prima volta una intensa paura di affondare. Si tenne al timone e cercò di seguire la rotta verso il porto più vicino, che raggiunse a fatica. Fu in quel momento che Marco si rammaricò di aver comprato quella barca che lo aveva portato sul mare esponendolo a quel pericolo. Lui era abituato a onde molto più piccole dentro il suo lago. Qui non aveva mai avuto paura. Per la prima volta si pentì di quello che aveva fatto: quella barca non avrebbe dovuto mai acquistarla. Ormeggiata l’imbarcazione, sceso a terra incolume, Marco cominciò a lamentarsi ad alta voce. In quel momento gli si avvicinò un marinaio alto e robusto, con i capelli grigi e la barba nera. Sembrava un uomo saggio, di quelli che, segnati dall’esperienza del vivere, hanno imparato tutti i segreti del mare. Si guardarono per qualche minuto e poi iniziarono una conversazione. Il marinaio gli fece i complimenti per quella barca che in effetti era molto elegante e potente. Marco rispose che voleva venderla confessandogli che dopo quello che aveva appena passato, aveva una grande paura di affrontare ancora il mare. Il marinaio cercò allora di convincerlo che quello di cui lui aveva avuto paura era meraviglioso e generoso. Andava però rispettato perché pericoloso e imprevedibile. Marco ribatté allora che rischiare in quel modo non era per lui e che voleva al suo lago, tranquillo e calmo. Così il marinaio capì che il pescatore, spaventato dalla tempesta voleva comunque liberarsi di quella barca. Pensò che fosse un'occasione da non perdere. Dunque propose di comprargliela a un prezzo di realizzo. Marco accettò subito senza chiedersi se fosse o meno un buon affare. In quel modo si sarebbe sbarazzato in un colpo solo della barca e della paura. Firmò il contratto e consegnò le chiavi al marinaio. I due si strinsero la mano e si salutarono. Dopo alcuni giorni quella tempesta si placò e il mare si calmò e tornò limpido, come sempre. Il marinaio uscì a pescare con la sua nuova barca. Andò al largo e, lanciate le reti le ritirò cariche di pesci, i più grossi e pregiati che lui avesse mai visto in vita sua. Tornò in porto felice e soddisfatto per vendere il pesce. Anche lui si sentì ricco, perché quella bellissima imbarcazione era stata una vera imperdibile occasione. Marco invece era tornato al suo lago e con il ricavato della vendita, si era comprato una barca molto più modesta. Non gli serviva qualcosa di meglio perché da quelle parti le tempeste non erano mai state pericolose. Non aveva più paura e ormai era tranquillo e rilassato. Il guadagno non era molto ma lui doveva accettare suo malgrado questa nuova condizione. Non voleva più provare quell’esperienza vissuta che gli aveva fatto perdere la voglia di navigare sulle onde. Qualche tempo dopo, Marco ritornò al porto. Voleva nonostante tutto rivedere il mare. Di questo gli era rimasta dentro una grande nostalgia, nel ricordo di quando le cose erano andate bene per lui. Il marinaio lo vide e gli si avvicinò dicendogli sorridendo: "Che bella barca che mi hai dato. È perfetta per andare lontano, dove il pesce è più abbondante. Le attrezzature sono ottime e non avrei potuto trovare di meglio. Ora questa barca vale infinitamente più di quello che l’ho pagata grazie a te. Se vuoi ricomprarla sarò felice di rivendertela, naturalmente un grande sovrapprezzo, proprio perché si è dimostrata resistente anche durante le tempeste". Marco lo guardò e si morse le labbra. Si era reso conto del suo errore, pentendosi amaramente di aver venduto quell’imbarcazione in preda alla paura, senza averci pensato a fondo. In quel momento capì che chi aveva comprato la sua barca era molto più che un semplice marinaio, perché sapeva perfettamente come far rendere al meglio le barche comprate da pescatori sprovveduti, quelli che spaventati dalla prima burrasca, non vogliono più ritornare a bordo. Ma ormai i giochi erano fatti e tornare indietro era impossibile. Marco non avrebbe più avuto la forza di ricomprare qualcosa che lui stesso aveva svenduto, il rammarico di chi era stato sconfitto dalla fretta di liberarsi di qualcosa che gli sembrava ormai senza valore. I due si salutarono. Il marinaio continuò a caricare il pesce sul camion parcheggiato sulla banchina del porto. Marco invece si diresse verso l’uscita. Fu in quel momento che vide, dipinta sulla grande muraglia posta a protezione del porto, una frase della quale non si era mai accorto prima che recitava: “Le tempeste non durano per sempre e prima o poi finiscono. Se resisti con pazienza e coraggio, sarai premiato per il tuo sforzo. Questa è la legge del mare”.  

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Venti di guerra: Abbandonare o resistere?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 22.11.2023

“Questo è un periodo molto delicato, non pensi che sia meglio liquidare gli investimenti in attesa di tempi migliori?” Questa è la domanda che mi è stata posta di recente da un investitore NON mio cliente, che desiderava discutere delle sue scelte di investimento di cui era molto deluso. È facile per un investitore avverso al rischio lasciarsi prendere dallo sconforto in momenti come questi. Tuttavia, contrariamente a ogni aspettativa, il mercato statunitense, che da tempo sostengo ripaghi con il miglior interesse coloro che hanno la pazienza di affidarsi a lui, ha recuperato negli ultimi giorni diversi punti, nonostante i venti di guerra di questo tormentato periodo storico. Sfide Economiche e Crescita dei Mercati È proprio la storia che ci ha spiegato che sempre ai periodi critici seguono fasi di recupero significativo: abbandonare il mercato in un momento sbagliato può farci correre il rischio di svendere ai minimi, ma anche di farci perdere opportunità di guadagno derivanti da mercati in ripresa. Le sfide economiche e geopolitiche che stiamo affrontando non sono altro che una ripetizione di quanto la storia ci ha già mostrato. Se poi vogliamo trovare motivi validi per non investire, non abbiamo che da aprire un giornale o accendere la televisione. Così facendo, non avremo difficoltà a trovare le giuste ragioni per non investire. Le sfide economiche e geopolitiche che stiamo affrontando non sono altro che una ripetizione di quanto la storia ci ha già mostrato. Se poi vogliamo trovare motivi validi per non investire, non abbiamo che da aprire un giornale o accendere la televisione. Così facendo, non avremo difficoltà a trovare le giuste ragioni per non investire. Tuttavia, il grafico che segue illustra l’andamento del mercato azionario globale dal marzo 1973 al maggio 2023, tratto da Milano Finanza di sabato 18 novembre 2023, ci indica la strada verso l’ottimismo. Nonostante i numerosi momenti critici endogeni ed esogeni, la crescita dei mercati nel tempo non si è mai interrotta. È vero, siamo passati da fasi di rialzo a fasi di ribasso anche notevoli a volte. Tuttavia, negli ultimi 50 anni, l’indice azionario globale MSCI ha generato un rendimento annualizzato dell’8,3%, superando tutte le crisi, anche le più dure come quella del 2008. Inarrestabilità della crescita Il grafico che segue mostra inoltre come negli ultimi 50 anni, la crescita media dell’azionario globale, quando i prezzi delle azioni aumentano del 20% o più, abbia generato un rendimento del 224%, durato circa cinque anni e mezzo. Ai pessimisti faccio notare come il mercato ribassista medio è durato poco più di un anno e la perdita media è stata del 33%. Certamente fuori dalle medie, nella storia ci sono stati periodi di ribassi molto più lunghi, ma forse dovremmo chiederci se avere i nervi saldi in momenti in cui le cose sembrano volgere al peggio non offra grandi opportunità a chi riesce a controllare la propria ansia. Anche la troppa fiducia e l’eccessivo entusiasmo sono atteggiamenti che mettono a rischio il capitale investito: accrescere il rischio in un momento sbagliato potrebbe trasformarsi in un errore irrimediabile. Per evitare quindi errori penalizzanti, non bisogna mai perdere di vista gli obiettivi per cui quel capitale è stato investito. È per questo sempre opportuno imporsi una disciplina basata sul lungo periodo, cercando di evitare di prendere decisioni basate sull’impulsività, nel tentativo di inseguire la decisione delle masse. Fasi di Mercato e Illusioni di Investimento L’idea poi di riuscire con continuità ad acquistare quando i prezzi sono bassi e vendere quando sono alti è un’altra illusione da cui allontanarsi. Il rischio che così si corre non è solo quello di acquistare al momento sbagliato, ma anche di non farlo al momento giusto. È infatti dimostrato che entrare in ritardo, anche solo di poco, in un mercato rialzista può avere un impatto negativo sui rendimenti. Questo vale anche per l’uscita dal mercato. Sebbene alcuni investitori possano essere tentati di liquidare i propri investimenti quando i mercati scendono, così facendo rischiano di perdere i guadagni più consistenti durante la fase di ripresa, che a volte può avvenire anche solo pochi giorni dopo il ribasso, a volte addirittura durante queste fasi. Le migliori giornate di trading possono spesso verificarsi nel bel mezzo di una flessione e viceversa. Perdere i momenti migliori e non approfittare degli stessi genera non solo perdite ma anche mancati guadagni e questo normalmente su tutti i mercati, cosi come dimostra la tabella qui sotto. Conclusioni La storia dei mercati finanziari ci insegna che la pazienza, la disciplina e una visione a lungo termine sono fondamentali per navigare con successo attraverso i periodi di volatilità. Nonostante le sfide e le incertezze, i mercati hanno dimostrato una resilienza notevole nel tempo, offrendo importanti opportunità di guadagno a coloro che sono in grado di resistere alla tentazione di prendere decisioni affrettate basate su paure a breve termine. Ricordiamo sempre che l’investimento è un viaggio, non una destinazione, e che il successo richiede tempo, pazienza e una buona dose di coraggio.

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È NATA CRONOS VITA

Scritto il 08.11.2023

Cronos Vita ha preso il posto di Eurovita, diventando una nuova realtà assicurativa italiana specializzata nel settore Vita. L’operazione di sistema che ha portato alla nuova Compagnia è stata realizzata grazie all’impegno di 5 primarie Compagnie di Assicurazione e di 30 Istituti di Credito, con la supervisione delle competenti Autorità di Vigilanza e dei Ministeri dell’Economia e delle Finanze, con l’obiettivo di fornire solidità e garanzie ai clienti provenienti da Eurovita, risolvendo definitivamente le problematiche insorte nei primi 6 mesi del 2023. Come avevo ricordato negli articoli precedenti, la difficoltà per Eurovita era sorta per un abbassamento del parametro Solvency sotto la soglia minima tollerabile. Per questo era intervenuta d’imperio l’Ivass, che con circolare del 6 febbraio scorso aveva congelato i riscatti delle polizze. Il parametro Solvency è una misura della capacità della compagnia assicurativa di far fronte ai propri impegni finanziari nei confronti degli assicurati. Infatti, più alto è il parametro, più solida è la compagnia e, secondo i dati forniti, Cronos Vita è oggi al 150%. C’è però nell’accordo di salvataggio una clausola per la quale, se il parametro dovesse scendere improvvisamente sotto il 120%, i soci saranno pronti a intervenire nuovamente. Ciò significa che Cronos Vita ha una buona solidità finanziaria e può garantire con grande margine la sicurezza delle polizze dei suoi clienti. NEL RISPETTO DELLE CONDIZIONI CONTRATTUALI PRECEDENTI RIPRENDE L’OPERATIVITA’ Con il passaggio da Eurovita a Cronos Vita, le condizioni contrattuali sottoscritte dal cliente non hanno subito variazioni. Queste rimarranno pienamente in vigore anche al momento del passaggio a una delle 5 Compagnie azioniste e non sarà necessario sottoscrivere un nuovo contratto. Non è al momento possibile confermare con precisione la data di suddivisione del portafoglio polizze tra le 5 Compagnie. Cronos Vita Assicurazioni avrà una durata massima di 24 mesi, il trasferimento delle polizze avverrà quindi entro massimo 2 anni dalla nascita della Compagnia. I clienti saranno informati non appena possibile e in ogni caso secondo i tempi previsti dalla normativa di riferimento. Per i clienti l’operatività è stata ripristinata totalmente, con la possibilità di effettuare aggiuntivi e di prelevare totalmente o parzialmente il capitale maturato. I VANTAGGI DELLE UNIT LINK CRONOS VITA Inoltre, voglio qui comunque ricordare i principali vantaggi delle Unit Link: · La possibilità di scegliere tra oltre 1300 diversi fondi di investimento, Sicav e Etf, da selezionare per costruire il proprio portafoglio, in base al proprio profilo di rischio e alle proprie aspettative di rendimento; · La flessibilità di poter modificare la composizione del proprio portafoglio, spostando il capitale da un fondo all’altro, senza costi aggiuntivi. Con una sola firma e senza costi, è possibile costruire o modificare un portafoglio con un massimo di 40 prodotti con un minimo di 500 euro; La trasparenza di poter monitorare il valore delle quote dei fondi sottostanti e il rendimento della propria polizza, tramite l’area riservata del sito web della compagnia assicurativa; I vantaggi fiscali, come il tax deferral, che permette di rinviare la tassazione dei rendimenti al momento del riscatto o della liquidazione della polizza, e la tassazione al netto di rendimenti e perdite, che permette di compensare le eventuali minusvalenze con le plusvalenze; La protezione patrimoniale, in quanto le polizze unit linked sono impignorabili e insequestrabili, e non rientrano nell’attivo ereditario, quindi sono esenti dalle imposte di successione; La possibilità di nominare come beneficiario chiunque si voglia, anche persone fuori dall’asse ereditario, e di modificare la designazione in qualsiasi momento. Le somme sono esenti da tasse di successione e consentono di trasferire il patrimonio in modo semplice, rapido e sicuro, senza dover affrontare le lungaggini e i costi di una successione ordinaria. Possono essere beneficiari anche non appartenenti all’asse ereditario. CONCLUSIONI Con i miei articoli sull’argomento ho sempre cercato di tranquillizzare i clienti durante la fase di transizione da Eurovita a Cronos Vita, perché credo fermamente nei vantaggi delle polizze unit linked, che offrono opportunità finanziarie e fiscali ai contraenti. Sapevo che la situazione di Eurovita sarebbe stata risolta con la nascita di una nuova realtà molto più solida, così come era già accaduto in passato con il passaggio da Skandia a Old Mutual, e poi ad Eurovita. L’ho fatto perché volevo che i miei clienti non si facessero condizionare dai pessimi articoli scritti sull’argomento, che hanno creato sul mercato grande confusione facendo addirittura temere ai clienti di potere arrivare a perdere i loro investimenti, inducendoli per questo a chiederne il riscatto non appena si fosse risolta la vicenda. MI auguro con questo di avere ben spiegato e supportato le mie ragioni e di avere convinto quanti più clienti possibili a mantenere i loro investimenti, proprio perché non esistono motivi validi per chiedere il riscatto. Resto comunque sempre a disposizione con chiunque necessiti di ulteriori dettagli.  

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LA SITUAZIONE FINANZIARIA MONDIALE: I TRE FATTORI RILEVANTI

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 26.10.2023

Sono diversi i fattori destabilizzanti di cui oggi bisogna tenere conto. Su tutti segnalo l’andamento attuale dell’economia cinese, le attuali tensioni geopolitiche e naturalmente, le politiche monetarie delle banche centrali volte al controllo dell’inflazione. LA CINA Per cominciare osserviamo come le previsioni della Banca Mondiale parlino di una ridotta crescita del PIL cinese che verosimilmente si assesterà nel 2023 intorno al 4,3% invece dell’8,1%, in contrasto con le previsioni degli esperti. La pandemia e la crisi del colosso Evergrande hanno rallentato i consumi e frenato il settore immobiliare, che è stato uno dei motori di crescita degli ultimi 20 anni. Questa situazione ha avuto e ha ripercussioni sull’economia globale con un impatto negativo sui mercati finanziari di tutto il mondo. Tuttavia la Cina sta cercando di rafforzare la propria situazione interna mediante un forte sostegno al settore immobiliare, con un rafforzamento del settore sanitario e un miglioramento delle relazioni internazionali. Lo sforzo è anche quello di aumentare gli investimenti nella ricerca di tecnologie che favoriscano l’economia circolare e rinnovabile, sia per l’esportazione che per il consumo interno. Ciò  potrebbe avere un deciso impatto su vari settori, come la medicina, l’energia rinnovabile, la robotica e l’intelligenza artificiale. Per questo il PCC sta pensando anche di varare una nuova e più efficace politica fiscale volta ad incentivare la ripresa del mercato interno, oltre ad un piano quinquennale mirante a sviluppare sempre di più l’economia circolare attraverso varie iniziative come la promozione del riciclaggio, della rigenerazione, la progettazione di prodotti verdi e le risorse rinnovabili, il tutto prevalentemente rivolto al mercato interno, proprio allo scopo di rilanciare i consumi. GUERRA E TENSIONI GEOPOLITICHE L’incertezza geopolitica e le tensioni tra paesi stanno sicuramente avendo un impatto negativo sull’economia globale. Il FMI stima una crescita del 2,7% per il 2023, una crescita ridotta del rispetto a quella avvenuta proprio a causa della guerra in Ucraina. L'apertura della crisi in Medio Oriente potrebbe anche aumentare le sue ripercussioni negative sui mercati finanziari. Tutto questo accade in uno scenario in cui l’inflazione pare tornare sotto controllo grazie alle politiche monetarie delle banche centrali. L’idea dominante è di rallentare la crescita dei tassi, per evitare di soffocare completamente l’economia. La guerra tra Israele e Hamas è un altro evento inaspettato che mette in difficoltà il sistema, in particolare la Fed e la Bce. Ciò introduce altre variabili che aumentano il rischio di una situazione altamente instabile. Lo ha detto chiaramente anche Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, in un suo recente intervento, dove ha ribadito come l’escalation delle tensioni geopolitiche rappresenti una minaccia per il sistema finanziario dove, in un contesto di maggiori rischi importanti, si possa ritornare ad una crescita dell’inflazione. Ciò infatti costringerebbe Fed e Bce ad altri aumenti dei tassi, rendendo più probabile una recessione che, sino a poco prima dello scoppio di questo ultimo conflitto, sembrava invece scongiurata. L’INFLAZIONE Le tensioni geopolitiche in diverse aree geografiche, come l’Africa, l’Ucraina e ora il Medioriente, potrebbero quindi determinare un aumento dei prezzi delle materie prime e avere quindi un impatto significativo sull’inflazione. Questa situazione potrebbe persino scatenare rivolte sociali nei paesi più poveri, in particolare di quelli economicamente e politicamente meno stabili. A causa di ciò non sarebbero più in grado di acquistare cibo sufficiente per la propria popolazione e si potrebbero scatenare rivolte sociali con pesanti ripercussioni sui mercati globali. Si entrerebbe cosi in una spirale dove le banche centrali non potrebbero che rialzare i tassi, innescando così una inevitabile recessione a livello globale. CONCLUSIONI La situazione economica globale è certamente complessa e preoccupante, ma abbiamo già più volte indicato come affrontare queste crisi secondo una logica di opportunità piuttosto che di pericolo. Innanzitutto è necessario ben diversificare il portafoglio, evitando le concentrazioni importanti di capitale nello stesso settore, acquistando titoli diversi tra loro. Fondamentale diventa poi evitare di prendere decisioni impulsive basate sulle emozioni del momento. Diventa prioritario infine mantenere il focus sul futuro, cercando di concentrare l’attenzione sulle opportunità di lungo termine, tenendo ben presente che la storia ci ha dimostrato come le crisi sono sempre e comunque temporanee.  

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GUERRA E FINANZA: UNA BREVE ANALISI DEL COMPORTAMENTO DEGLI INVESTITORI

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  • Finanza Comportamentale
Scritto il 17.10.2023

L’irrazionalità degli investitori in tempo di guerra è un fenomeno che ha sempre suscitato l’interesse di chi studia l’andamento dei mercati finanziari. Numerose ricerche hanno evidenziato come l’investitore tenda a comportarsi in modo irrazionale durante queste crisi. Si evidenzia infatti come spesso si lasci guidare nelle decisioni dalle emozioni, anziché sull’analisi di dati oggettivi: il comportamento prevalente è quello di tentare di proteggere il capitale investito liquidando gli asset. Tuttavia l’analisi storica ci mostra che i mercati tendono a recuperare sempre i ribassi accumulati, talvolta anche molto rapidamente. Durante la Prima Guerra Mondiale, molti investitori liquidarono gli investimenti azionari per acquistare obbligazioni governative, ritenute più sicure. Questa decisione si è poi rivelata errata a causa di una forte svalutazione dovuta all’inflazione. Al contrario, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, i mercati finanziari Usa si sono ripresi rapidamente e coloro che avevano venduto titoli azionari durante il conflitto hanno perso l’opportunità di beneficiare di una rapida ripresa. Lo stesso non si può dire per i mercati europei e asiatici, dove a causa del conflitto le Borse erano chiuse. GLI INSEGNAMENTI DELLA STORIA La storia ha insegnato che prendere decisioni di investimento in modo istintivo è sempre sbagliato, specie se queste scelte hanno come fondamento la paura o l’emozione. Un esempio recente di comportamento sbagliato degli investitori si è avuto durante la pandemia di Covid-19. A partire da marzo 2020, i mercati mondiali hanno subito pesanti perdite ma sono riusciti immediatamente a mettere a segno un recupero che si è fermato solo a metà dell’anno successivo. Immaginiamo per un solo istante il rammarico provato da tutti coloro che hanno venduto i propri investimenti per la paura, senza più rientrare. I MERCATI FINANZIARI NEI PERIODI BELLICI Allo stesso modo, non sono stati rari i recuperi dei mercati finanziari in periodi bellici. Durante la Guerra del Vietnam, l’incremento registrato è stato del addirittura del 20%. Nel conflitto balcanico, durante la Guerra del Golfo (1991 e 2003), quella in Afghanistan (2001) e in Libia (2011), gli incrementi hanno raggiunto quasi l’8%. Un recente studio, condotto da Deutsche Bank, che ha esaminato l’evoluzione storica dell’indice S&P500 attraverso 28 dei principali eventi bellici degli ultimi 83 anni, ci conferma quanto appena detto. A partire dall’invasione della Cecoslovacchia da parte della Germania nel 1939, passando per la guerra del Kippur, fino a eventi più recenti, emerge che il periodo di massima tensione sui mercati è durato mediamente 15 sessioni di Borsa, con una perdita di circa il 6%. In media, sono stati necessari 16 giorni per ritornare ai livelli pre-crisi dal picco di negatività massima raggiunta, anche se in questo caso stiamo parlando del più efficiente tra i mercati finanziari, quello che non ha chiuso i battenti in occasione dei conflitti mondiali. I dati dell’ultimo conflitto tra Russia e Ucraina ci confermano ancora una volta questa tendenza, dimostrando come una ripresa dei listini non sia così poi rara. AVVERTENZE Ogni esperienza di investimento è però unica. Ciò che ha funzionato in passato potrebbe non funzionare necessariamente in futuro. Siamo nel campo della statistica: qui la certezza sull’andamento dei mercati finanziari non è mai garantita. È comunque sempre fondamentale mantenere un atteggiamento positivo. La storia ci trasmette da sempre il principio secondo il quale il recupero non è una questione di se, ma di quando. E questo indipendentemente dal fatto che la crisi sia endogena o esogena. Chi scrive è un inguaribile ottimista che non si lascia influenzare dalle parole “attenzione, questa volta è diverso!”. Io preferisco sempre e comunque confidare sugli insegnamenti della storia che ci ha trasmesso l’ineluttabilità del progresso dell’economia supportato dalla crescita dei mercati. CONCLUSIONI Per concludere possiamo trarre un grande insegnamento da quanto letto appena sopra: durante i periodi di crisi le decisioni di investimento devono essere prese sempre con calma e riflessione, con uno sguardo rivolto sempre ai fondamentali dell’economia e ai dati macroeconomici. Questo perché le scelte di investimento devono sempre essere consapevoli e informate, mai frutto di scelte emotive. Investire è poi un viaggio di lungo termine che richiede pazienza, costanza e metodo, elementi senza i quali ogni scelta di investimento diventa molto rischiosa.  

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COS’È E A COSA SERVE UN PORTAFOGLIO DI INVESTIMENTO

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 10.10.2023

La costruzione di un portafoglio di investimento è un’arte che richiede una profonda conoscenza delle esigenze, degli obiettivi e del profilo di rischio dell’investitore. Non esiste una formula unica che valga per tutti, ma bisogna adattare il portafoglio alle caratteristiche e alle preferenze di ciascuno. Per questo, è importante avere una visione chiara della propria situazione finanziaria, dei propri obiettivi di lungo e breve termine, della propria tolleranza al rischio e delle proprie aspettative di rendimento. Inoltre, è fondamentale monitorarlo costantemente e apportare le modifiche necessarie in base all’andamento dei mercati e ai cambiamenti delle proprie condizioni personali. Un portafoglio ben costruito può essere una fonte di soddisfazione e di sicurezza per l’investitore, ma richiede una buona dose di competenza, impegno e disciplina. IL PRINCIPIO FONDAMENTALE PER RIDURRE IL RISCHIO Costruirne uno robusto, cioè capace di resistere a qualsiasi condizione di mercato (forti ribassi, forti rialzi o andamenti laterali), non è però facile come si potrebbe pensare. Spesso, infatti, si tende a valutare il suo andamento solo in base a due elementi opposti: il guadagno o la perdita nel periodo d’investimento. In realtà, ogni asset inserito in un portafoglio è parte di un insieme di attività finanziarie combinate per generare un rendimento riducendo il rischio. L’andamento dipende dalla composizione e combinazione dei rischi e dei rendimenti delle singole attività finanziarie che lo compongono. Bisogna specificare che il miglior investimento possibile per ciascun investitore è in teoria NON diversificato. Se esistesse un asset con la più alta performance per unità di rischio, questo sarebbe l’unico da scegliere, rendendo così inutile diversificare. Tuttavia, in realtà, i mercati sono poco prevedibili e sono soggetti a frequenti cambiamenti. Per questo motivo, si ricorre alla diversificazione per aumentare la probabilità, non la certezza, che asset combinati tra loro riescano a produrre nel tempo un risultato accettabile per l’investitore. Il vantaggio è quello di ridurre l’impatto delle fluttuazioni di mercato sul portafoglio, aumentandone l’esposizione a diverse opportunità di guadagno, e bilanciando il rapporto tra rischio e rendimento. Allo stesso tempo, presenta però anche alcune sfide o limitazioni: è difficile trovare asset non correlati tra loro, comporta dei costi di gestione del portafoglio, e può far perdere l’occasione di ottenere rendimenti più elevati da un singolo asset. ALLOCAZIONE STRATEGICA: LA VISIONE DI LUNGO PERIODO Sappiamo bene che diversificare non aumenta il rendimento, ma serve soltanto a ridurre il rischio o, per semplificare, a rendere un portafoglio robusto, pronto cioè ad affrontare ogni evento futuro che possa influire sui mercati finanziari. Consente quindi di ottenere un rapporto ottimale tra rendimento e rischio, poiché le attività tendono a bilanciarsi a vicenda. Proprio l’allocazione strategica delle attività stabilisce la quota di capitale da destinare a ogni classe di attività (per esempio, azioni, obbligazioni, liquidità, ecc.), in base al profilo di rischio e al rendimento atteso dall’investitore. L’allocazione strategica rappresenta la sua visione di lungo periodo, che il gestore del portafoglio progetta appunto come un asset diversificato. ALLOCAZIONE TATTICA: LA VISIONE DI BREVE O MEDIO PERIODO Quella tattica determina invece la variazione temporanea della quota di capitale assegnata a ogni classe di attività, in funzione delle condizioni di mercato e delle opportunità di investimento. In particolare, rappresenta la visione di breve o medio periodo e ha lo scopo di sfruttare o evitare le anomalie o le inefficienze del mercato. I QUATTRO PRINCIPALI FATTORI DI DIVERSIFICAZIONE  Diversificare implica l’uso di vari fattori. Qui ci limiteremo a considerarne 4, sapendo che l’argomento meriterebbe ben altri approfondimenti. I 4 principali sono i seguenti: per classe di attività: significa allocare il capitale tra le diverse categorie di strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni, liquidità, ecc. Ogni classe di attività ha caratteristiche diverse in termini di rendimento, rischio e correlazione con le altre. L’obiettivo è trovare la loro combinazione ottimale, meglio se poco correlate tra loro. per settore: consiste nell’investire in diversi settori economici, come energia, finanza, industria, tecnologia, ecc. Ciascuno ha dinamiche specifiche che dipendono da elementi come la domanda, l’offerta, la concorrenza o la regolamentazione del momento. Per esempio, il settore energetico è influenzato dal prezzo del petrolio e dalla transizione verso le fonti rinnovabili, mentre il settore tecnologico è guidato dall’innovazione e dalla digitalizzazione. L’obiettivo è sempre quello di puntare su settori con performance e rischi diversi e poco correlati tra loro. per area geografica: implica di destinare il capitale a diversi mercati nazionali o internazionali. Ciascuno ha caratteristiche proprie che dipendono ad esempio dalla crescita economica, la stabilità politica, la politica monetaria, il cambio valutario, ecc. Per esempio, i mercati emergenti offrono opportunità di crescita ma anche rischi legati alla qualità istituzionale e alla volatilità dei tassi di cambio, mentre alcuni mercati sviluppati potrebbero invece offrire maggiore sicurezza ma anche minori potenziali di rendimento. Il tutto sempre alla ricerca di decorrelazione. per tempo: Il tempo è un fattore altamente condizionante, in quanto le diverse attività possono presentare performance e rischi diversi a seconda dell’orizzonte temporale preso in considerazione.   CONCLUSIONI Per chiudere il discorso, possiamo quindi affermare che la diversificazione finanziaria non è una certezza di risultato, ma una manifestazione di cautela e di intelligenza, che permette di affrontare con maggiore tranquillità e sicurezza le difficoltà e le molte variabili dei mercati finanziari.  

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INVESTIRE: UNA GUIDA PER PRINCIPIANTI, UN RIPASSO PER ESPERTI

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 05.10.2023

nvestire i propri risparmi può essere un modo efficace per far crescere il proprio patrimonio. Farlo sui marcati finanziari richiede un approccio che non può prescindere da alcuni elementi fondamentali quali la conoscenza, la pianificazione e la disciplina. Per i principianti in particolare, può essere difficile capire da dove iniziare e come evitare gli errori più comuni. In questa guida sono inseriti dieci semplici suggerimenti, che possono aiutare a muoversi nella giusta direzione senza commettere errori.   1. Formarsi sulle basi degli investimenti Prima di iniziare a investire è essenziale acquisire una formazione finanziaria almeno di base. Questo significa comprendere i concetti chiave relativi al funzionamento di azioni, obbligazioni e fondi comuni di investimento, oltre ad alcune nozioni sul concetto di rischio, rendimento e diversificazione. Esistono molte fonti di informazione disponibili online (blog, podcast e corsi) che possono consentire in breve tempo di apprendere elementi base. 2. Definire gli obiettivi finanziari Un passo importante è definire gli obiettivi finanziari a breve, medio e lungo termine. Questo aiuta a quantificare il tempo che si ha a disposizione per investire. Ciò è determinante anche per acquisire consapevolezza sul livello di rischio che si è disposti a tollerare, che può essere oggettivo (es. situazione economica personale) e soggettivo (es. paura di perdere denaro). Gli obiettivi possono essere personali o professionali, come comprare una casa, pagare gli studi dei figli o andare in pensione. Tuttavia dovranno essere specifici (a cosa quel denaro è destinato), misurabili (che tipo di rendimento si cerca), raggiungibili (investire non deve essere una speculazione che mira ad assumere rischi inutili per ricercare rendimenti impossibili), rilevanti (sottrarre denaro al consumo per qualcosa che non è rilevante per il nostro futuro riduce la resilienza in caso di ribasso), temporizzati (quantificati in termini di tempo). 3. Diversificare il portafoglio Una delle regole d'oro degli investimenti è la diversificazione del portafoglio. Questo significa collocare risorse in una varietà di asset come ad esempio azioni, obbligazioni, immobili, materie prime, valute. Il risparmio gestito e gli ETF permettono di ridurre ulteriormente il rischio. 4. Scegliere l'orizzonte temporale adeguato L'orizzonte temporale degli investimenti si riferisce al periodo di tempo in cui si intende mantenere un investimento prima di liquidarlo. In generale, gli investimenti a breve termine (1-3 anni) sono più facilmente liquidabili e comportano bassi rischi e bassi rendimenti, rispetto a quelli di medio periodo (3-5 anni) e di lungo periodo (oltre 7 anni). Il rendimento è proporzionale al rischio quindi più questo aumenta e più gli obiettivi saranno elevati. Un corretto uso del tempo consentirà di abbattere la volatilità insita in ogni investimento. 5. Fondo di garanzia È importante per tutti coloro che investono valutare la situazione finanziaria personale prima di collocare risorse. Questo significa avere un fondo di emergenza che possa coprire almeno sei mesi di spese essenziali in caso di imprevisti, in modo da non liquidare gli investimenti destinati ad un periodo più lungo in caso di ribassi di mercato. 6. Gestire il rischio Il rischio è una componente inevitabile degli investimenti. Tuttavia è possibile gestirlo in modo da proteggere il capitale e ottimizzando i rendimenti. Alcuni strumenti utili per la gestione del rischio sono gli stop loss e i limiti d'ordine, che permettono di impostare un prezzo massimo o minimo a cui vendere o comprare un asset in caso di forti variazioni di mercato. La modifica di portafoglio (tattica o strategica) deve essere sempre attentamente valutata, per non commettere errori di ingresso e uscita a causa di un aumento improvviso della volatilità. Gestire il rischio è anche mantenere un investimento in caso di perdite, nel rispetto del tempo e del principio che vuole i mercati azionari sempre crescenti nel lungo periodo. Per le obbligazioni vale la regola del 100: ogni obbligazione nasce a 100 e viene liquidata a 100. Comprare sotto la pari implica comunque un guadagno, anche se in quel momento il valore di mercato scende sotto il limite di acquisto. 7. Controllare i costi e le commissioni Investire comporta costi e commissioni che possono incidere in modo negativo sui rendimenti finali. È importante capire bene il loro impatto sul portafoglio per cercare un utile trade off tra costo e rendimento. Infatti non è sempre detto che un prodotto finanziario a basso costo sia vantaggioso, così come potrebbe essere estremamente conveniente invece l’uso di un prodotto molto costoso. 8. Investire in ciò che si conosce Mai investire in qualcosa che non si è compreso sino in fondo. Meglio sarebbe evitare di sottoscrivere un prodotto quando alcuni degli elementi dell’operazione da concludere non fossero stati compresi al meglio. Collocare risorse su ciò che si conosce può contribuire ad aumentare la fiducia e la motivazione dell’investitore. 9. Considerare gli aspetti fiscali Gli investimenti hanno delle implicazioni fiscali che vanno sempre tenute in considerazione, al fine della valutazione del risultato finale. Alcuni possono beneficiare di agevolazioni, come i piani pensionistici o i PIP, mentre altri possono essere soggetti a tassazioni diverse (azioni e obbligazioni 26% titoli di Stato 12,5%). È poi importante informarsi sulle normative fiscali vigenti e pianificare gli investimenti in modo da ottimizzarne il carico. Altro elemento da considerare è la possibilità di compensare plusvalenze e minusvalenze stando l’attuale normativa che distingue tra redditi di capitale e redditi diversi. 10. Mantenere sempre la calma Il rispetto del periodo di tempo destinato ad un investimento è un aspetto prioritario. Sappiamo che i mercati finanziari sono per loro natura soggetti a fluttuazioni, talvolta anche di forte entità. Ciò può influenzare negativamente lo stato d’animo degli investitori più timorosi. Per questo è importante mantenere sempre la calma e non lasciarsi guidare dalle emozioni del momento. La soluzione è più semplice di quanto si possa immaginare: evitare di investire se si ha paura di perdere denaro. Fondamentale è cercare di rispettare il più possibile le tempistiche che ci si è dati. Investire può essere un'attività stimolante per chiunque sia disposto a imparare e a dedicare tempo per studiare investimenti anche alternativi a quelli normalmente conosciuti. In questo campo infatti non esistono certezze e seguire questi suggerimenti aiuta ad aumentare le probabilità di successo. Investire è un viaggio, non una corsa, e l’imprevisto e l’inatteso sono sempre dietro l’angolo.  

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La precarietà del lavoro e il suo impatto sul futuro pensionistico

Scritto il 26.09.2023

La precarizzazione del lavoro è diventata una realtà per molti giovani lavoratori. Infatti, contratti a termine, lavori a chiamata e altre forme di impiego instabile fanno ormai parte della normalità lavorativa. La discontinuità dei versamenti con finalità previdenziali e la frammentazione dei periodi di contribuzione determinano un ridotto montante versato per il calcolo della prestazione finale. Le conseguenze di tutto ciò saranno inevitabilmente il prolungamento dell’età lavorativa e una diminuzione della prestazione pensionistica al termine del periodo. Lo studio del Consiglio Nazionale dei Giovani e di Eures Quello di cui stiamo parlando non è fantasia e nemmeno una semplice opinione, ma è il contenuto di un importante studio presentato l’8 agosto scorso dal Consiglio Nazionale dei Giovani, realizzato in sinergia con Eures, dal titolo “Situazione contributiva e futuro pensionistico dei giovani”. Il CNG è un organo consultivo istituito con la legge di bilancio 2019, che ha l’importante scopo di rappresentare i giovani nel dialogo con le istituzioni, per ogni confronto sulle politiche che riguardano il mondo giovanile. Eures è invece una rete di cooperazione dei servizi per l’impiego, coordinata dalla Commissione europea e creata nel 1993, che ha l’obiettivo di favorire la libera circolazione dei lavoratori nello spazio economico di propria competenza. La fonte è quindi molto autorevole, cosa che ci garantisce l’assoluta affidabilità dei dati che evidenziano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la preoccupazione sulla sostenibilità del nostro sistema previdenziale, in particolare per le giovani generazioni di lavoratori. I dati allarmanti sull’età e l’importo della pensione Ciò è stato evidenziato in un articolo pubblicato in data 10 agosto scorso su Ansa.it dal titolo “[I giovani che iniziano a lavorare oggi andranno in pensione a 74 anni]”. I dati qui riportati, usciti purtroppo durante una caldissima estate e subito dimenticati, non sono riusciti a stimolare a sufficienza la curiosità dei più giovani, per spingerli alla ricerca di una soluzione. Appare evidente quanto sia scarsa l’adesione a sistemi di risparmio previdenziale, necessario per tamponare le ridotte prestazioni pensionistiche che il futuro riserverà ai lavoratori al momento della quiescenza. Si stima infatti che l’importo dell’assegno pensionistico per i lavoratori dipendenti che oggi hanno meno di 35 anni e che si ritireranno a 74 anni ammonterebbe a 1.577 euro lordi mensili (1.099 al netto dell’Irpef). Per i lavoratori in partita Iva, l’importo dell’assegno pensionistico ammonterebbe a 1.650 euro lordi mensili (1.128 al netto dell’Irpef). L’importanza di verificare la propria posizione previdenziale Per i motivi esposti e senza addentrarci troppo nei numeri, non possiamo che suggerire ai lavoratori di analizzare senza indugio la propria posizione previdenziale, al fine di verificare l’entità del proprio tasso di sostituzione, in modo da anticipare l’incidenza sul proprio tenore di vita del passaggio dal reddito da lavoro a quello da pensione. Il rapporto tra il reddito da lavoro e quello da pensione determina il cambiamento del tenore di vita al momento della quiescenza. Se questo rapporto è alto, il tenore di vita non cambierà di molto e occorrerà fare soltanto piccoli aggiustamenti alle proprie abitudini. Al contrario, se è basso, le disponibilità finanziarie del futuro pensionato saranno molto più contenute e sarà necessaria un’integrazione del reddito. Ma questa sarà possibile solo se si è provveduto per tempo ad attivare una previdenza complementare che generi una rendita integrativa, oppure a distribuire la ricchezza accumulata durante la vita lavorativa, investendo in ambito finanziario o immobiliare. I suggerimenti pratici per il futuro previdenziale Per concludere, a tutti coloro che stanno pensando al proprio futuro previdenziale, soprattutto ai più giovani, vorremmo dare alcuni suggerimenti pratici che nascono dalla nostra esperienza personale e professionale: Iniziare presto: non è mai troppo presto per iniziare a pensare alla pensione. Prima si comincia a risparmiare, più tempo avrà il denaro per crescere grazie al miracoloso effetto degli interessi composti; Sfruttare la fiscalità: per chi pensa sia ormai troppo tardi per iniziare un piano previdenziale suggeriamo di calcolare il ritorno fiscale dei fondi pensione, anche se usati per un periodo di tempo limitato; Risparmiare regolarmente con l’obiettivo pensione: anche piccoli importi mensili possono sommarsi nel tempo e arrivare a costruire grandi capitali; Sfruttare i contributi corrispondenti: se il datore di lavoro offre un piano pensionistico con contributi corrispondenti, mai disdegnare di contribuire almeno fino all’importo corrispondente, in modo da generare un montante, capace a sua volta di generare interessi crescenti sul capitale; Diversificare gli investimenti: non mettere tutte le tue uova nello stesso paniere, soprattutto se si ha paura di perdere denaro. Se si ha molto tempo è consigliabile usare sempre il rischio come fattore incrementale per la crescita del capitale, sfruttando la volatilità senza per questo subirla; Rivedere regolarmente il piano: la situazione finanziaria cambierà nel corso del tempo, quindi è importante rivedere e aggiustare costantemente il progetto pensionistico. È quindi arrivato il momento di ripensare al proprio futuro prima che questo arrivi e ci trovi impreparati!

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aumento dei tassi di interesse della BCE e della FED: impatto sui mercati finanziari

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  • Titoli di Stato, Spread e Tassi di i
Scritto il 20.09.2023

In un mondo in perenne evoluzione alla ricerca di un inesorabile progresso economico, uno dei fattori che ha il potere di scuotere i mercati finanziari è certamente il rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. Questo fenomeno, apparentemente semplice da un punto di vista teorico ma ben più complesso dal punto di vista pratico, ha in realtà delle pesanti ripercussioni sulla vita di tutti i giorni, in particolare sugli investimenti, sui prestiti e persino sulla forza delle valute.   AUMENTO DEI PREZZI SIN DAL 2021 Sin dall’estate del 2021 abbiamo assistito ad un generalizzato aumento dei prezzi di energia e materie prime, causato da un troppo rapido ritorno alla normalità dopo la pandemia. Questa situazione è stata poi esasperata dall’inizio del conflitto Russia Ucraina, che ha spinto in alto il livello dell’inflazione, che per anni è stato quasi insignificante. Questo nuovo scenario ha portato inevitabilmente ad una modifica della politica monetaria di molte banche centrali, che hanno assunto atteggiamenti pesantemente restrittivi, dando il via a un ciclo di rialzi dei tassi di interesse allo scopo di contenere l’inflazione. Limitando la nostra analisi agli Usa e all’Europa possiamo constatare come dal marzo 2022 la Fed sia intervenuta diverse volte per incrementare il costo del denaro, portandolo dallo 0% all’attuale 5,25%. Lo stesso ha fatto la Bce dal luglio dello stesso anno, con ben 10 aumenti consecutivi, portandone il livello da 0% all’attuale 4,5%.   INCIDENZA SUGLI INVESTIMENTI Le politiche monetarie delle banche centrali impattano sempre e comunque sugli investimenti finanziari e sui prestiti. Sono proprio i livelli dei loro tassi che sono usati come principale strumento di controllo dell’inflazione, uno dei principali sistemi di stabilizzazione dell’economia. Quando questa è in crescita e l’inflazione arriva ad un livello troppo alto, le banche centrali aumentano i tassi per ridurre la spesa rallentando l’economia, nel tentativo di ridurre i prezzi. Al contrario, in caso di recessione, possono abbassarli per stimolare la spesa al fine di rilanciarla.   OBBLIGAZIONI Questa situazione non può non produrre effetti sull’andamento degli strumenti finanziari usati per investire sui mercati stessi. Le obbligazioni sono particolarmente sensibili a questa variazione dei tassi. Infatti già sappiamo che quando questi aumentano, il prezzo di quelle esistenti tende a diminuire tanto più pesantemente, quanto più alti sono questi rialzi. Questo perché quelle di nuova emissione dovranno adeguarsi al nuovo momento economico offrendo un interesse più alto, rendendo quelle già emesse sul mercato meno attraenti, facendole quindi calare il prezzo. Al contrario, quando i tassi diminuiscono, il prezzo delle obbligazioni già emesse tende ad aumentare. Se invece si possiedono obbligazioni a rendimento variabile, si avrà un aumento del loro rendimento se i tassi salgono e opposto se scendono.   AZIONI Per le azioni l’effetto non è diverso ma si basa su un diverso presupposto: un aumento dei tassi rende per le aziende più costoso l’indebitamento riducendone i profitti, con la conseguenza di un calo del prezzo del valore azionario, anche se in verità, non tutte le azioni sono influenzate allo stesso modo. Infatti le aziende con bassi livelli di debito, o quelle che operano in settori meno sensibili alle variazioni dei tassi, potrebbero risultarne meno colpite o avvantaggiate.   RISPARMIO GESTITO E ETF Sul risparmio gestito e sugli ETF, un rialzo o una diminuzione dei tassi, genera un impatto che dipende dal tipo di asset in cui investono. Un fondo che investe principalmente in azioni potrebbe vedere una diminuzione del valore se i tassi di interesse salgono, mentre uno che investe in obbligazioni potrebbe vedere nel tempo un aumento del valore, specialmente se si acquistano quelle che hanno perso più valore, in attesa della loro scadenza. Sappiamo infatti che un’obbligazione viene emessa a 100 e comunque viene sempre rimborsata a 100. Ecco perché qualsiasi variazione negativa, se si acquista un titolo colpito da una diminuzione del prezzo che lo fa scendere sotto la pari, produce sempre un effetto positivo sul rendimento finale, a condizione che si rispettino le scadenze.   MUTUI E PRESTITI Un accenno merita infine l’impatto della variazione dei tassi su prestiti e mutui. Quando il costo del denaro aumenta, questo viene trasferito dalle banche commerciali ai consumatori sotto forma di tassi più alti anche su mutui e prestiti. Ciò rende l’indebitamento più oneroso anche per i consumatori, e porta inevitabilmente a una diminuzione della domanda di prestiti e mutui, con la conseguenza che a lungo andare l’economia potrebbe entrare in una fase di recessione o di stagflazione, cioè di una inflazione crescente in presenza di una mancata crescita. Nel caso opposto, quando cioè le banche centrali abbassano i loro tassi, il costo del denaro diventa meno oneroso, con la conseguente stimolazione dell’economia, facendo così aumentare la quantità di prestiti, spingendo le aziende e i consumatori ad indebitarsi sempre di più, con un aumento della spesa corrente.  

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LE PREVISIONI DI MAGHI E VEGGENTI SUL MERCATO FINANZIARIO

Scritto il 11.09.2023

L’attività del consulente finanziario viene spesso confusa con quella del mago o del veggente. Alla domanda “quali sono le sue previsioni sull’andamento dei mercati nei prossimi mesi?”, mi capita qualche volta di rispondere con un silenzio assordante, accompagnato da una comunicazione non verbale talmente evidente, che nessuno può fingere di non avere capito quello che da anni cerco di fare capire a chi vuole investire. Per riassumere il concetto in una parola ne userò una a me molto cara: imprevedibilità. La confusione nasce dal fatto che non è ancora chiaro a tutti che il mondo della finanza è intriso di molteplici variabili che ne caratterizzano appunto l’imprevedibilità. È proprio questa la caratteristica che l’investitore spesso non riesce ad accettare. Nei momenti di ribasso in particolare, parte la stagione della caccia al consulente, dove si amplifica l’accanimento a imputare a lui la responsabilità di non avere previsto il segno meno dei mercati, in modo da porvi rimedio per tempo. Tuttavia guardare ai propri investimenti con il senno del poi è facile, così facile che anche un bambino potrebbe sempre fare meglio di un esperto consulente, semplicemente operando attraverso variazioni tattiche di portafoglio basati su eventi che si sono già manifestati. La verità è invece che nessuno è in grado di anticipare il mercato così bene da evitare errori. Quando questo accade non è mai soltanto una questione di bravura ma soprattutto di fortuna. E spesso è addirittura la sopra o sottovalutazione di un rischio che li determina e li amplifica. A questo riguardo mi sento di consigliare un paio di letture interessanti sull’argomento prevedibilità dei mercati finanziari. La prima, già da me consigliata, per capirne il funzionamento nei momenti di crisi è “Il cigno nero. Come l'improbabile governa la nostra vita”, scritto da Nassim Nicholas Taleb e dato alle stampe nella sua prima edizione nel 2007, poco prima della crisi sub prime, che ha portato al successivo fallimento di Lehman Brothers. Il secondo invece è di quest’anno e si intitola “Il rinoceronte grigio. Come prevedere e affrontare i pericoli ovvi che spesso ignoriamo”, scritto da Michele Wucker, che ho scoperto in occasione della sua conferenza, organizzata da Anima SGR, al Salone del risparmio 2023 di Milano. Le due pubblicazioni usano un approccio diverso che pare in apparenza portare le tesi proposte su posizioni totalmente in contrasto. Una volta terminate le due letture si scoprirà che non esisto contrasto ma completamento. La prima e più famosa analizza eventi talmente improbabili che difficilmente possono essere previsti. Sono proprio gli eventi descritti nei due saggi che permettono di spiegare bene il motivo per il quale i consulenti, certamente non in grado di predire il futuro, allo stesso modo dei gestori professionali di portafogli e di sistemi di calcolo basati sull’AI, premi Nobel ed economisti inclusi partono, nella costruzione degli asset, da criteri quali la diversificazione e il tempo, al fine di ridurre il rischio di un investimento. Si parla appunto di ridurlo proprio perché l’eliminazione diventa impresa impossibile, specialmente in un mondo intriso di variabili come quello dei mercati finanziari. Già ridurre di molto la probabilità che l’allocazione di risorse non vada a buon fine, distruggendo le aspettative dell’investitore, è già tanto. MI rendo conto che le mie parole possano non essere condivise da tutti, sistematicamente distratti come siamo dalle continue lusinghe dei media e spesso anche a causa di una politica di marketing con un focus troppo concentrato sul risultato, piuttosto che sul rischio e sulla durata dell’investimento. Ciò spesso è causa di errate decisioni prese dall’investitore. Tutto questo genera infatti l’illusione che possano esserci strumenti, metodiche o fantastici maghi o guru dell’investimento, in grado di eliminare totalmente il rischio ovvero ridurlo al punto tale da farlo percepire come inesistente. Diciamolo una volta per tutte che tecnicamente, investimenti senza rischi e quindi sicuri al 100%, non esistono. È fondamentale che chi investe ne tenga sempre conto prima di firmare qualsiasi contratto. Chi non vuole capire che il rischio è controllabile ma non eliminabile, farebbe bene a tenere il denaro in liquidità sul conto corrente, nella consapevolezza però che così facendo, accetta una perdita annua di almeno il peso dell’inflazione. Il paradosso è che alcune volte, investimenti che sono di regola a basso rischio, si possano trasformare trasformano a certe condizioni ancora non facilmente prevedibili, in veri e propri incubi per l’investitore. Ma di questo parleremo ampiamente in altra occasione.  

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