Giovanni Donini

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Oceani e tempeste

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 26.01.2015

Posto la risposta ad una email di un cliente che oggi mi chiedeva preoccupato, cosa prevedessi sul mercato europeo dopo il QE e dopo il voto greco, per intervenire sul portafoglio. “In realtà, come lei sa bene Dr. XXXX preferisco non lanciarmi in previsioni azzardate, poiché noi poveri mortali, siamo solo naviganti di quell’immenso mare chiamato mercato e incapaci su previsioni di eventi futuri, non certificati e mai certificabili, quali sono le turbolenze o le crisi che portano instabilità. Partendo per il nostro viaggio d’investimento abbiamo scelto la rotta, senza accontentarci di navigare in un bacino chiuso e protetto, poiché volevamo andare lontano e attraversare l’oceano. Quindi abbiamo tracciato sulle mappe il punto di partenza e quello di arrivo, abbiamo scelto il quando partire e il modo per attraversare quell’enorme e sconfinata distesa d’acqua e, verosimilmente, il quando arrivare. Abbiamo poi costruito il nostro vascello: scegliendo tra i migliori progetti abbiamo dato forma e consistenza allo scafo, dotandolo dei migliori pezzi tra quelli offerti dai più quotati e affidabili fornitori. Abbiamo quindi installato il meglio tra i sistemi di controllo della nostra rotta: GPS, ECOSCANDAGLIO, SOLCOMETRO E ANEMOMETRO. Infine ci siamo accordati a fare in modo che ogni singolo elemento fosse sempre controllato e verificato, sostituendo quelli rotti o obsoleti. Per questo abbiamo accettato il rischio di tempeste improvvise ed inattese, generatrici di correnti che avrebbero potuto allontanarci dalla nostra destinazione ma anche spingerci più veloci verso la nostra meta, con la consapevolezza che avendo sempre in assoluto i migliori materiali possibili nessuna tempesta avrebbe mai potuto affondarci. Continuiamo il nostro viaggio tenendo ben saldo il timone, navigando decisi: noi stiamo nell’oceano, quello che succede in piccoli golfi del mondo non ostacolerà mai il nostro viaggio. E io sarò sempre con Lei, di questo può starne certo. Cordiali saluti GB Donini"

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Fondo Monetario Internazionale tra rallentamento e crescita

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 22.01.2015

Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso la crescita del PIL mondiale per gli anni 2015 e 2016: la cosa curiosa è che nell'ultimo outlook del giorno 20 gennaio, sono stati corretti i parametri di crescita verso il basso (area euro) e verso l'alto (Nord America), confermando poi un andamento soddisfacente per la zona Asiatica, nonostante il rallentamento della Cina, che sta attuando una serie di riforme strutturali, che certamente porteranno i loro frutti negli anni a venire, quelle riforme che sono ben lontane dall’essere attuate nella zona euro. L'abbassamento del prezzo del petrolio è comunque un toccasana per l'economia mondiale, ad eccezione di quei paesi dove la ricchezza prodotta dipende quasi esclusivamente dall'estrazione del greggio. Tenendo presente che forse solo la Norvegia è in break even tra produzione e vendita, tutti gli altri paesi si vedranno costretti a ricorrere ad “alchimie finanziarie” per sostenere tale regime di prezzi, che diventa quindi una perdita secca (Russia, Libia, Venezuela, Arabia Saudita ed altri). Il problema è dunque politico non economico ma certamente salutare per l’intera comunità mondiale e, per questo, rimaniamo in attesa di sviluppi per i prossimi mesi, certi anche del fatto che ogni Stato aumenterà le riserve strategiche, così come stanno facendo gli Stati Uniti. Certo che dai massimi del 2008 (132 $) passando per i minimi del febbraio 2009 (39 $) di strada ne è stata fatta. A noi qui interessa qui evidenziare che se l’economia americana è cosi solida e poco volatile oggi, dopo il QE e il successivo Tapering, i cittadini si ritroveranno ulteriori dollari in tasca da spendere, mantenendo alti i consumi. Credo forse sia venuto il momento di considerare il mercato Nord Americano come generatore di bassa volatilità (non nulla!!) e di un premio di rischio sempre più alto. Forse un sogno per il risparmiatore italiano che vuole tanto rendimento e poco rischio: il vero paradosso dei nostri giorni.

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