Bruno Mazzola
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Nuova spinta per l`azionario europeo
Scritto il 14.03.2015SOLE 24 ORE PLUS a pag. 29 di Andrea Gennai La prima settimana di avvio del quantitative easing della Bce si è fatta sentire (e come!) sui mercati. Chi scommetteva su una flessione dei prezzi degli asset finanziari nell’ipotesi del “sell on news” è rimasto deluso. Si è sostanzialmente ripetuto il copione delle ultime settimane: rally dei listini azionari del Vecchio Continente, nuovi minimi dei rendimenti dei titoli di stato ed euro in picchiata. Protagonista assoluto è stato il Forex, con la moneta unica scivolata contro dollaro ai minimi da 12 anni in area 1,05 salvo poi rimbalzare. L’indice Ftse Mib ha fatto registrare un incremento del 1,6% settimanale nella rilevazione di giovedì. A dare fiato agli acquisti su azioni e bond anche le parole del numero uno della Bce, Mario Draghi, secondo il quale il Qe “funziona” e protegge l’area euro dal contagio della crisi greca. In parallelo i segnali che arrivano da Oltreoceano non sono stati altrettanto euforici. Sul fronte azionario le notizie più preoccupanti arrivano dagli emergenti.
Continua a leggereAzioni europee, 5 buy e 5 sell firmati Société Générale
Scritto il 11.03.2015MF a pag. 7 di Redazione La reazione del mercato al Quantitative easing della Bce è stata tiepida, perché i rialzi della scorsa settimana scontano in gran parte l’imminente partenza. Ecco, secondo gli analisti di SocGen, i titoli che ora meritano il rating buy e quelli da evitare. Le azioni da comprare. 1) Henkel. Il target price della multinazionale tedesca è 130 euro, che implica un potenziale di rialzo del 40%. 2) E.On. Rating positivo per il gigante tedesco dell’energia che capitalizza 28 miliardi, con prezzo obiettivo di 17 euro (+21%) 3) Kering. Il colosso francese del lusso (23 miliardi di capitalizzazione) merita il rating buy perché nel 2015 migliorerà la visibilità dei risultati, mentre calerà il rischio di revisione al ribasso delle stime. Il target price è 220 euro (+20%) 4) Aviva. Prezzo obiettivo di 650 pence (+16%) per la compagnia assicurativa inglese. 5) Hochtief. I risultati 2014 del general contractor tedesco sono solidi grazie all’aumento dell’utile operativo…il prezzo obiettivo è 83,3 euro (+17%) Le azioni da vendere. 1) Axel Springer. Target price 48 euro, inferiore alla quotazione attuale, per il gigante editoriale tedesco (Bild) 2) Volvo. Confermato il giudizio negativo (con target 83 corone) sul gruppo automobilistico svedese. 3) JCDecaux. Alla compagnia pubblicitaria francese, che sul listino di Parigi capitalizza 7,6 miliardi di euro, è stato assegnato il rating sell, con prezzo obiettivo 27,5 euro, del 17% inferiore alla quotazione attuale. 4) Inmarsat. Giudizio negativo sul gruppo inglese specializzato nei sistemi satellitari. Il titolo che capitalizza 3,9 miliardi di sterline, è valutato 710 pence, oltre il 20% in meno delle quotazioni attuali. 5) Arkema. Target price di 65 euro per la società chimica francese, che capitalizza 5 miliardi di euro.
Continua a leggereMercati chi incassa l`assegno di Draghi ecco come investire (e guadagnare)
Scritto il 09.03.2015CORRIERECONOMIA a pag. 22 Mercati chi incassa l`assegno di Draghi ecco come investire (e guadagnare) = Risparmi Così la cura Draghi arriverà nei nostri portafogli di Giuditta Marvelli In linea teorica le grandi favorite di questa manovra per metter fine all’inverno della crescita sono le azioni. Piazza Affari, da inizio anno, è già salita del 18%. Wall Street – a cui la timoniera della Fed Janet Yellen ha già spedito da tempo la raccomandata per disdettare il Qe a stelle e strisce – negli ultimi anni non ha fatto che salire. Una settimana fa anche il Nasdaq, mai più ripresosi dopo la bolla tech, si è svegliato lo scorso 2 marzo sopra la vetta dei 5 mila punti. Se il denaro non costa nulla e se ci sono utili e piani di espansione i listini salgono. Fino ad oggi i grandi investitori che muovono il mercato sono stati freddi con le borse europee. Adesso bisogna vedere. Il jolly- sia in borsa che con i bond – è valutario. Il Qe indebolisce l’euro e la svalutazione è uno dei sogni del Made in Italy. Quindi chi può rischiare, mentre le aziende italiane guadagnano vendendo meglio all’estero, dovrebbe investire anche in titoli denominati in dollari.
Continua a leggereLa bussola del risparmiatore - Cosa fare con i BTp = Ecco cosa fare con i BTp nell`era degli acquisti Bce
Scritto il 06.03.2015SOLE 24 ORE a pag. 5 di Maximilian Cellino Da lunedì prossimo la Banca centrale europea inizierà ad acquistare obbligazioni per 60 miliardi di euro al mese, una parte dei quali in titoli di stato. E’ quindi normale per i risparmiatori chiedersi come comportarsi di fronte a questo elemento di novità. La scelta non è ovviamente banale, perché chi vendesse adesso realizza verosimilmente una plusvalenza più o meno rilevante (tutti i Btp trattano sopra la pari e i loro prezzi sono ai massimi), è anche evidente che in un mondo di rendimenti prossimi allo zero (se non addirittura negativi) non è altrettanto semplice trovare alternative convincenti a parità di rischio. “Per questo- sottolinea Andrea Delitala, responsabile investment advisory di Pictet A.M.- chi investe con l’ottica del cassettista fa meglio a mantenere i titoli fino a scadenza, perché in questo modo può continuare a fare affidamento su cedole che allo stato attuale è difficile reperire altrove”. Per chi predilige una gestione più dinamica del portafoglio gli elementi da valutare per poter prendere una decisione sono: il prezzo d’acquisto dei titoli, la loro scadenza e ovviamente l’idea che ci si è fatti su ciò che potrà accadere da qui ai prossimi mesi. Per Gabriele Minotti, coordinatore area mercati di Credem, crede che un ulteriore margine di apprezzamento sia piuttosto limitato. Per l’analista esistono quindi le condizioni per cedere i titoli “a partire da quelli con scadenza più ravvicinata”. Meglio adesso, quando il quantitive easing deve ancora partire che fra sei mesi”, avverte ancora Minotti. Verso quali tipologie d’investimento dirigere il denaro che si libera dalla vendita dei Btp ciascuno ha la propria indicazione: Bond in valuta differente, titoli finanziari subordinati, Azioni, Fondi azionari o Etf. Restando però nell’ambito dei titoli di stato, Delitala concede ancora più di una chance alle emissioni legate all’inflazione, da inizio anno i bond indicizzati hanno registrato una performance di rilievo, il prezzo del decennale italiano è salito dell’8% rispetto al 4% del titolo nominale a pari scadenza. L’indicatore seguito da Mario Draghi e dai banchieri di Francoforte, è rappresentato dal tasso d’inflazione atteso fra 5 anni e per i successivi 5 anni, che dall’annuncio del “qe” è risalito dall’1,50% circa all’1,76%. La Bce però premerà sull’acceleratore finchè non vedrà questo valore avvicinarsi al 2%, e quanto più le aspettative cresceranno, tanto più un titolo legato all’inflazione risulterà più conveniente rispetto a un bond nominale
Continua a leggereQuelle «valutazioni relative» che gonfiano la bolla
Scritto il 01.03.2015SOLE 24 ORE a pag. 2 di Walter Riolfi Se i mercati siano davvero nel pieno di un’altra bolla speculativa lo scopriremo fra sei mesi, fra un anno o forse più. Di certo è che le borse sono care sotto tanti aspetti, ma le obbligazioni hanno raggiunto valutazioni che mai s’erano viste in passato. Pur considerando l’anormalità di tassi ufficiali a zero o sotto zero, gli effetti perversi dei quantitative easing, è cosa folle dover pagare un interesse negativo per acquistare un titolo di stato di medio lungo periodo o accontentarsi di 30 centesimi l’anno che offre il Bund a 10 anni; perché in due lustri può succedere di tutto ed è certo che si dovrà sopportare un rendimento reale negativo. Se davvero i bonds sono in bolla speculativa, gli esiti potrebbero essere ancor più disastrosi di quelli sperimentati nella recessione del 2008-2009. E’ ovvio pensare che le azioni siano a questo punto molto più convenienti.Se un’obbligazione rende lo 0,3% anche la penultima delle azioni mi darà qualcosa di più come dividendo. Invero i pe(prezzo su utili) sono molto alti, qualunque sia il metodo con cui si calcola il denominatore. Ad esempio, oggi l’S&P vale 17,5 volte i profitti immaginati nel 2015, valore superiore alla media storica. Il paradosso è che 5 mesi fa, quando il pe 2015 pareva fosse “solo” di 16. Perché gli analisti prevedevano utili in crescita del 12,4%, si diceva che W.S. aveva spazio per salire. Difatti è salita di oltre l’8% a nuovi record. Ma nel frattempo la crescita degli utili è stata corretta a un insignificante 1,7%. E se diventasse negativa? Niente paura, dicono gli investitori: adesso le opportunità sono nelle borse europee, i cui utili (forse) saliranno del 7% nel 2015 e mostrano multipli più bassi. Finchè dura la logica delle valutazioni relative, godiamoci tutti i mercati, anche perché una bolla può durare a lungo prima di scoppiare.
Continua a leggereLe borse tornano a marciare
Scritto il 27.02.2015ITALIA OGGI a pag. 47 di Redazione Dopo la pausa di mercoledì, ieri le borse hanno ripreso a macinare acquisti. Il sentiment resta positivo e gli operatori, per adesso, hanno deciso di investire massicciamente sul mercato. Dopo gli accordi della settimana scorsa, la Grecia sembra dare meno preoccupazioni, mentre si attendono sviluppi in Ucraina, dopo l’annuncio dell’avvio del ritiro delle truppe dal fronte di guerra. A dare sostegno ai listini è stato anche il dato sulla fiducia di consumatori e imprese in Europa. Il Ftse Mib è ritornato sopra quota 22 mila punti e ha chiuso a 22.165 con un +1,04% Miglior listino d’Europa. Continua intanto la discesa dello spread, che ha chiuso a 105 punti dai 113 dell’avvio. Quanto all’euro, ha perso molto terreno rispetto a mercoledì, arrivando a 1,1192 sul dollaro. Infine il petrolio a metà seduta a New York, il Wti era quotato a 49,64 dollari al barile, contro i 61,94 dollari del Brent a Londra.
Continua a leggereFondi La flessibilità? Paga poco Solo 19 su mille vincono la sfida
Scritto il 23.02.2015CORRIERECONOMIA a pag. 31 di Francesca Monti La libertà? Paga. Ma non abbastanza. Soprattutto se la promessa di rendimento si accompagna a quella di non far ballare troppo gli investitori. Solo 19 prodotti sugli oltre mille venduti in Italia con l’etichetta “flessibile” sono stati i grado di offrire un rendimento competitivo con quello dei portafogli bilanciati, garantendo però un controllo del rischio veramente efficace. Ma andiamo con ordine. I fondi flessibili sono la categoria più gettonata: basti pensare che nel 2014 hanno raccolto 42,3 miliardi di euro, poco meno della metà dell’intera industria dei fondi comuni (91,4 miliardi). Sono la seconda categoria più diffusa sul mercato italiano, sorpassando gli azionari e solo dietro agli obbligazionari. Peccato che i loro rendimenti per quanto positivi (+5,4% dall’inizio del 2014) risultino inferiori a quelli degli obbligazionari (+6,1%), a fronte di un rischio sopportato per raggiungere la performance, maggiore. I flessibili hanno rischiato il 3,86% contro il 2,04 degli obbligazionari, che hanno guadagnato in media un punto in più….
Continua a leggereQuando la ragione dei mercati non coincide con i fondamentali
Scritto il 18.02.2015SOLE 24 ORE a pag. 2 di Walter Riolfi Ci sarà sicuramente una ragione. Ma ad un osservatore , per quanto attento sfugge perché l’euro sia salito, quando tra Grecia ed Euroguppo le posizioni erano inconciliabili, Similmente, si fatica a capire come mai i rendimenti e lo spread di Bonos, Btp e persino dei titoli portoghesi siano calati, quando il governo di Atene non cessava d’ammorbidire che l’uscita del Paese dall’euro sarebbe destabilizzante per l’eurozona. Tutto questo era successo quando ancora non si sapeva che la Grecia aveva chiesto una dilazione del (vecchio) programma, almeno un’ora prima di veder sui monitor quella che qualcuno ha scambiato per una resa alla Troika del governo Tsipras. Ci sarà una ragione che spiega perché i rendimenti dei TBond americani siano ieri saliti ai massimi da inizio anno, e già prima della presunta resa di Atene, così per l’ennesi record di Wall Street. Ma è evidente che qualsiasi valida ragione che può aver mosso gli operatori su tutte queste attività a poco a che fare con i fondamentali dell’economia o delle aziende e neanche con la logica monetaria. Probabilmente non ha a che vedere nemmeno con l’umore dei mercati. Forse con qualche ragione tecnica che, al momento, però, ci sfugge.
Continua a leggereA gennaio sale in vetta AcomeA Italia A2 (+12%)
Scritto il 14.02.2015SOLE 24 ORE PLUS a pag. 25 di Guido Foppa A gennaio sono proseguiti i trend ribassisti dell’euro e dei prezzi petroliferi, mentre la banca centrale elvetica ha abbandonato la difesa di quota 1,2 contro l’euro. L’evento che ha portato le conseguenze più marcate è stato però l’annuncio della Bce di un programma di acquisto mensile di 60 mld di bond, mossa alla quale i mercati azionari hanno risposto con rialzo notevoli. Grazie a un rendimento del 12%, AcomeAItaliaA2 si laurea Best Performer di gennaio. Il fondo – gestito in modo attivo da Tilotta e Brasca – manterrà l’approccio cauto sugli energetici perché le valutazioni non scontano del tutto la criticità strutturali. L’esposizione elevata dei titoli finanziari, a sua volta, risponde alla forte reattività a un contesto macroeconomico in miglioramento, nonché ai benefici derivanti dai cambiamenti normativi in atto. In prospettiva il mercato azionario italiano presenta valutazioni sacrificate, soprattutto nei settori finanziari e ciclici. Nell’area euro, infine, l’Italia è uno dei principali beneficiari della politica monetaria della Bce, nonché di una ripresa della crescita economica.
Continua a leggereIl piccolo portafoglio va mixato
Scritto il 09.02.2015ITALIA OGGI SETTE a pag. 40 di Luigi Dell'Olio E’ il momento dunque, di un check-up di portafoglio che consideri anche la diversificazione valutaria? Per Riccardo Ambrosetti, presidente di Ambrosetti Asset Management, “ la diversificazione valutaria è uno strumento di allocazione importante soprattutto in situazioni come quella attuale, con tassi pressoché nulli sui principali asset”. In sostanza a spingere in questa direzione non è solo la prospettiva di un ulteriore indebolimento della moneta unica, ma anche la mancanza di alternative. Lo stesso Ambrosetti ricorda però che “ la volatilità dei cambi e solitamente superiore a quella del sottostante obbligazionario e, spesso, anche dell’azionario”. Quindi l’investimento in asset denominati in valuta estera richiede competenze finanziarie superiori. Fatte queste premesse per l’esperto il deprezzamento dell’Euro rispetto al Dollaro, ma anche a Sterlina, Franco Svizzero e Yen, è ormai vicina al capolinea, pertanto “investire in asset denominati in valuta può avere senso in ottica di pura diversificazione, un po’ meno in chiave prettamente speculativa”.
Continua a leggereBoom di polizze vita a 110 miliardi
Scritto il 06.02.2015ITALIA OGGI a pag. 40 di Redazione Il 2014 ha fatto segnare un record storico nel mercato assicurativo italiano: a fine anno, la raccolta di polizze vita ha raggiunto i 110 miliardi di Euro, con un incremento del 30% rispetto al 2013. Secondo il direttore generale dell’Ania, Dario Focarelli, i numeri sono frutto di una “credibilità che non è venuta meno e al contrario si è rafforzata. Se guardiamo a quella sorta di indicatore sintetico della fiducia, rappresentato dal rapporto tra premi incassati e capitali restituiti agli investitori per la scadenza delle polizze o per riscatti anticipati, il 2014 ha rappresentato anche in questo caso un anno record con flussi netti di raccolta pari a 46 miliardi, triplicati rispetto all’anno precedente”. L’ammontare totale di investimenti che fa capo alle compagnie assicurative italiane a fine 2014 era pari a 625 miliardi di Euro e le colloca “al primo posto nella classifica degli investitori istituzionali del paese”.
Continua a leggereBankitalia lancia l`allarme sul Bitcoin
Scritto il 01.02.2015SOLE 24 ORE a pag. 19 di R.fi. Bankitalia lancia l’allarme Bitcoin. “La Banca D’Italia scoraggia le banche e gli altri intermediari vigilati dall’acquistare, detenere o vendere valute virtuali”. Bankitalia condivide l’opinione dell’Eba (European Banking Autority) che aveva già messo in guardia sulle valute virtuali, pubblicando un suo parere a luglio scorso. In assenza di adeguati presidi e di un quadro legale certo circa la natura giuridica delle stesse ci si può esporre a gravi rischi. Avverte Via Nazionale evidenziando che “ le concrete modalità di funzionamento degli schemi di valuta virtuale possono integrare, nell’ordinamento nazionale, la violazione di disposizioni normative, penalmente sanzionate”. Il Bitcoin è una moneta elettronica creata nel 2009 da un informatico conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Si basa su transazioni criptate completamente anonime, non viene gestita da alcuna banca, il valore dipende dalla fiducia dei suoi investitori. E la criptomoneta può essere trasferita attraverso il web a chiunque disponga di un “indirizzo Bitcoin”, salvata su un computer sotto forma di “portafoglio” o tenuta presso terze parti che svolgono funzioni simili ad una banca. Secondo l’Eba al momento i rischi superano i benefici: potenzialmente transazioni più facili e veloci e l’inclusione finanziaria. Tuttavia c’è chi scommette sul successo futuro del Bitcoin e stanno lavorando alla prima piattaforma di scambio regolamentata (Nasdaq) per la valuta virtuale.
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