Marco Minotti

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L’assicurazione di responsabilità civile: la nostra tutela dai rischi

Scritto il 09.09.2024

L’assicurazione della responsabilità civile serve a tutelarci da un grande rischio: nel caso in cui si venga chiamati a risarcire un danno, l’impresa di assicurazione interviene al nostro posto, proteggendo in questo modo il nostro patrimonio.   Le parti in causa, in queste circostanze, sono il contraente del contratto che è colui che paga il premio, l’assicurato, ovvero il soggetto il cui interesse è tutelato dalla polizza (contraente e assicurato possono non coincidere) e il danneggiato, la persona considerata terza rispetto all’assicurato e colui che ha subito il danno da risarcire.   Le assicurazioni di responsabilità civile, quindi, proteggono il patrimonio, sollevandoci in tutto o in parte dall’onere di dover risarcire di tasca nostra i danni provocati.  In base alle proprie esigenze, questa garanzia può coprire anche i danni causati a terzi dalle persone e dagli animali di cui siamo in qualche modo responsabili: ad esempio, le persone del nostro stesso nucleo familiare, un collaboratore domestico o l’animale domestico.   È comunque importante sapere che la copertura di responsabilità civile si basa sul concetto di colpa e non su quello di dolo. Un soggetto è in colpa quando ha provocato il danno in maniera non intenzionale perché è stato distratto, poco prudente o non ha adottato tutte le cautele necessarie; invece, una persona agisce con dolo, quando provoca un danno intenzionalmente.  Pertanto, il danno causato con dolo non sarà coperto.   L’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi presenta alcune particolarità rispetto agli altri contratti assicurativi. Una caratteristica che riguarda solo questa tipologia di contratti è quella tra polizze con clausola “Loss occurrence” e polizze con clausola “Claims made”.   La clausola “Loss occurence” prende in considerazione la data in cui avviene l’evento che ha causato il danno e, quindi, la garanzia è efficace per gli eventi che avvengono durante il periodo di validità della polizza, a prescindere dalla data di richiesta di risarcimento da parte del danneggiato e dalla denuncia del sinistro.   La clausola “Claims made” (“a richiesta fatta”) fa, invece, coincidere il sinistro con la richiesta di risarcimento del danno ricevuta dall’assicurato, anche se relativa a fatti avvenuti prima della stipula della polizza. Quindi, in virtù di questa clausola, la polizza di responsabilità civile copre tutte le richieste di risarcimento presentate all’assicurato nel periodo di validità del contratto, a prescindere dal momento in cui si è verificato l’evento che ha causato il danno.   Va inoltre detto che alcune categorie di professioni o attività presentano un rischio maggiore di provocare danni a terzi. Basti pensare all’errore di un medico, di un avvocato o di un costruttore.  Le persone danneggiate a seguito di questi errori possono legittimamente richiedere un risarcimento per il danno subito e tale danno può anche essere ingente. Per questo, la legge stabilisce che per chi svolge determinate attività (personale sanitario, professionisti iscritti ad un ordine professionale, costruttori di immobili), la polizza per la responsabilità civile è un obbligo, utile a tutelare non solo il patrimonio dell’assicurato ma anche la posizione del danneggiato, che viene così messo al riparo dall’eventualità che il danneggiante non sia in grado, da solo, di pagare il risarcimento.  Da qui, possiamo affermare che l’assicurazione della responsabilità civile ha una funzione sociale, che protegge, al tempo stesso, chi causa e chi subisce un danno. Altra assicurazione obbligatoria per legge è la RC auto.   In conclusione, la copertura di responsabilità civile ha caratteristiche particolari e diverse dalle altre polizze danni, in quanto non interviene quando siamo noi a subire un danno, ma lo fa quando è qualcun altro ad essere danneggiato da un comportamento nostro, di una persona, un animale o una cosa di cui siamo responsabili.  Dunque, l’assicurato e la vittima del danno sono soggetti differenti e l’oggetto diretto della tutela assicurativa è il patrimonio dell’assicurato.

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Il rischio catastrofi naturali? Non è così “straordinario”

Scritto il 06.09.2024

Dal 2010 al 2021 sono stati registrati 1.318 eventi estremi: 516 piogge torrenziali, 367 trombe d’aria, 123 esondazioni fluviali e 55 frane derivanti dalle precipitazioni copiose.    Sembra, quindi, che la maggior parte degli eventi catastrofali siano causati dall’abbondanza d’acqua; in realtà, anche la mancanza d’acqua è un fattore altrettanto preoccupante.  Nello specifico, l’Italia è stata penalizzata per ben 72 miliardi di euro negli ultimi 40 anni per danni causati da eventi atmosferici catastrofali.   In sostanza, eventi di tale portata possono avere ingenti effetti sul patrimonio di ogni individuo, che in queste circostanze, si trova a dover sostenere la riparazione, o magari la ricostruzione, della propria abitazione.   La difficoltà finanziaria di una famiglia nel caso di evento atmosferico “straordinario” è più alta per coloro che non assicurano la propria abitazione da questi rischi.   La poca prevenzione nei confronti di un rischio è un problema che affligge ampiamente il popolo italiano ma in questo caso è quasi incredibile che un popolo, che investe un ingente parte del suo patrimonio nell’acquisto di un’abitazione, non si protegga economicamente dai potenziali rischi con una copertura dedicata.   Approfondiamo il tema e scopri la soluzione più adatta alle tue esigenze.

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La tutela legale: perché è importante?

Scritto il 02.09.2024

Nell’ambito delle coperture a tutela del proprio patrimonio, la tutela legale ha molta importanza. Con questo tipo di garanzia, è possibile affidarsi ad un professionista legale e poi chiedere il rimborso delle spese legali e peritali in caso di controversie penali o civili. Che si tratti di un incidente stradale, di problemi con i vicini di casa o con i dipendenti o di far valere un contratto per un acquisto o con un fornitore, la tutela legale è la soluzione ideale per poter affrontare più facilmente dal punto di vista economico i momenti più delicati e imprevedibili della vita quotidiana, facendo valere i propri diritti.   Nella prima fase delle controversie, anche in presenza di questa polizza, si cerca di risolvere la questione trovando un accordo con il contendente, adottando quindi una soluzione stragiudiziale ed evitando così di finire in tribunale. Tuttavia, se i tentativi falliscono, si dovrà necessariamente arrivare di fronte ad un giudice. Come altre coperture, può essere estesa anche alle persone che rientrano nel nostro stesso nucleo familiare. Certamente, è indicata per le aziende, alle quali può capitare spesso di dover affrontare cause o processi. Inoltre, negli ultimi anni, vista anche l’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, è sempre consigliabile abbinare una polizza di tutela legale in aggiunta alla RC Auto. Questo perché, in caso di sinistro stradale, non sempre si può risolvere la questione con una constatazione amichevole: quando ci sono danni importanti, la questione diventa molto più complessa e le spese legali da affrontare possono essere veramente elevate. In sostanza, le coperture di tutela legale rappresentano un valido mezzo di parificazione delle opportunità di difesa tra soggetti che hanno potenzialità economiche disuguali perché permettono a tutti di avere la possibilità di far valere i propri diritti e di garantirsi un equo accesso alla tutela dei propri interessi, prevenendo possibili atteggiamenti prevaricatori e giochi di forza tra le parti.

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3 domande per orientarsi nel mondo degli investimenti

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 30.08.2024

Il profilo dell’investitore tipo italiano è caratterizzato ormai da decenni da un marchio di fabbrica indelebile: investire in modo prudente. Questo approccio, con l’era pandemica, si è accentuato, marcando ancora di più l’avversione al rischio degli investitori. Di fatto, non ci si potrebbe aspettare diversamente uscendo da una fase di totale disorientamento sociale ed economico-finanziario. In Italia, il 52% della popolazione si sente finanziariamente più avverso al rischio, percentuale che si innalza ancor di più tra i giovani, coloro che hanno l’orizzonte temporale più lungo per investire. Premesso che ogni obiettivo finanziario, anche il più conservativo, è sempre meritevole del massimo rispetto, vale la pena fare la seguente riflessione: cosa significa investire con prudenza oggi? Il punto fondamentale sul quale è bene focalizzarsi è la reale produttività di quei comportamenti che da sempre sono sinonimo di prudenza finanziaria. Può essere considerato prudente il mantenimento di ingenti somme di liquidità sul conto corrente in un momento storico nel quale l’inflazione è notevole, rischiando l’erosione reale del potere di acquisto del nostro denaro? Uscendo dalla sfera strettamente finanziaria, può essere considerato prudente accentrare ricchezza immobiliare in un Paese come l’Italia, caratterizzato da una crisi demografica strutturale, popolato da sempre meno persone e per giunta sempre più anziane? Tutto ciò ha come causa l’incapacità generale di individuare soluzioni valide ed alternative che diano risposta all’esigenza di salvaguardia. È indispensabile capire che queste alternative esistono. La possibilità di ottenere la giusta e soddisfacente remunerazione per il risparmio accantonato esiste, così come la possibilità di non esporsi allo stesso tempo a fattori di rischio capaci di mettere in pericolo il proprio patrimonio. La scelta migliore per noi la possiamo trovare attraverso tre domande che ci possono dare delle indicazioni utili sul nostro investimento. Domanda n. 1: dove investire? Nell’ultimo periodo i rendimenti offerti dal mondo obbligazionario sono di notevole interesse. È un fenomeno nato dalle politiche restrittive adottate in questo determinato periodo storico dove l’inflazione la fa da padrona. Per chi però ha un orizzonte temporale medio – lungo, mettere un piede nel mercato azionario diversificato e globale può essere più profittevole. Domanda n. 2: come investire? Sappiamo che il mercato azionario richiede tempo e che a volte fa soffrire perché implica dover sopportare fasi di turbolenza e volatilità, esattamente quelle che l’investitore prudente vorrebbe evitare. Piuttosto che evitarle, però, sarebbe opportuno sfruttarle attraverso l’accumulo graduale. Domanda n. 3: perché investire? Avere ben chiaro quali sono i motivi alla base di ciascun investimento rappresenta la base migliore per investire nel posto, nel modo e nella quantità corretta. Se prima non si ha chiaro il perché, diventa difficile rendersi conto dell’importanza del dove, del come e del quanto. Vorresti trovare le tue risposte alle tre domande? Contattami per un incontro dedicato in cui approfondire questo tema importantissimo!

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ESG o SRI? Facciamo chiarezza nel mondo degli investimenti sostenibili

Scritto il 26.08.2024

Gli investimenti sostenibili sono quelli che operano secondo criteri di sostenibilità ed etica, dedicando particolare attenzione a fattori ambientali, sociali e di governo d’azienda. Si tratta di scelte d’investimento che non mirano soltanto al ritorno economico, ma che rispettano le tre regole fondamentali sintetizzate con l’acronimo ESG: environmental, cioè pongono attenzione ai rischi ambientali; social, cioè che salvaguardano i diritti umani, le politiche di genere e rispettano elevati standard lavorativi; governance, con focus sull’etica del business, la coerenza tra i valori dichiarati e l’operato aziendale. La valutazione di un‘azienda è eseguita tramite un rating specifico composto da un giudizio che certifica la solidità di un emittente, di un titolo o di un fondo dal punto di vista delle performance sostenibili. Questo rating è complementare al rating tradizionale, che tiene in considerazione le variabili economico-finanziarie. Negli investimenti sostenibili, possiamo trovare anche un altro acronimo: si tratta di SRI (social responsible investments), ovvero investimenti socialmente responsabili. In questa fetta di mercato sono comprese tutte le aziende con dei valori etici ben fondati. Per delineare meglio la differenza tra ESG ed SRI ci sono due linee guida: gli ESG valutano il potenziale delle realtà coinvolte per poter ottimizzare l’analisi finanziaria, mentre le SRI hanno come principale focus i doveri etici, valutando successivamente le azioni e preferendo imprese con uno storico impeccabile. Quindi, le ESG uniscono al profitto la scelta di un investimento basato su responsabilità e sostenibilità, mentre le SRI uniscono al profitto la scelta di un investimento basato su principi etici. Ad ogni modo, non bisogna pensare erroneamente che gli investimenti sostenibili non diano profitto: i ricercatori dell’Università di Oxford hanno effettuato degli studi sul tema e su 100 imprese oggetto dell’analisi, 88 hanno dimostrato che, quelle che perseguono la scia degli investimenti sostenibili ottengono dei risultati migliori. In conclusione, investire in modo sostenibile non penalizza il rendimento. Anzi: è stata proprio evidenziata la correlazione positiva tra investimenti sostenibili e il profitto dell’investimento stesso.

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Il legame tra copertura sulla vita e successione

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  • Pianificazione successoria
Scritto il 23.08.2024

La successione è un processo legale complesso che segue la morte di una persona e coinvolge la distribuzione dei suoi beni e delle sue proprietà tra gli eredi designati. In questo contesto, la copertura sulla vita svolge un ruolo importante per garantire la continuità finanziaria ai propri eredi. Il legame tra copertura sulla vita e successione facilita il passaggio del patrimonio: ma come? Quando si pianifica la propria successione, l’obiettivo principale è garantire che i propri eredi siano adeguatamente protetti finanziariamente e la copertura sulla vita può svolgere un ruolo fondamentale in questo processo. Infatti, con questo strumento, si può designare un beneficiario specifico che riceverà un capitale in caso di decesso dell’assicurato. La copertura sulla vita può essere particolarmente utile nel coprire i debiti e le spese di successione che potrebbero essere lasciati dall’assicurato. Ad esempio, se l’assicurato ha un mutuo o un prestito in corso, l’indennizzo di tale copertura può essere utilizzato per rimborsare tali debiti, evitando che ricadano sugli eredi. Inoltre, questa tutela può aiutare a coprire le spese legali e amministrative associate alla successione, semplificando il processo e riducendo gli oneri finanziari per i beneficiari. Nel caso specifico che l’assicurato sia un socio in un’azienda, la copertura sulla vita può esercitare un importante ruolo nella successione della quota di proprietà di essa. Ad esempio, nel caso in cui un socio dovesse prematuramente venire a mancare, l’indennizzo dato dalla copertura darebbe un significativo aiuto agli altri soci per dare continuità al proprio business. Mentre, nel caso in cui gli eredi non avessero intenzione di portare avanti tale proprietà, l’indennizzo di cui beneficerebbero gli altri soci servirebbe a liquidare gli eredi legittimi tenendo al sicuro la quota aziendale. La copertura in caso di premorienza svolge quindi un ruolo chiave nella pianificazione successoria, garantendo la continuità finanziaria ai propri eredi e semplificando il processo di successione.

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Copertura in caso di premorienza: uno strumento prezioso per tutelare chi ami

Scritto il 19.08.2024

La copertura in caso di premorienza, detta temporanea caso morte (TCM), è una soluzione assicurativa in cui sono coinvolti i seguenti soggetti: – la compagnia assicurativa che decide se assumere il rischio o meno – il contraente, colui che sottoscrive il contratto (persona fisica, giuridica, ecc..) – l’assicurato che può essere sempre e solo una persona fisica – i beneficiari che possono essere come nel caso del contraente (persone fisiche, giuridiche, ecc..) Si tratta di un prezioso strumento di tutela delle persone care affinché possano mantenere un determinato tenore di vita anche dopo la premorienza del soggetto assicurato: infatti, in questa circostanza, la Compagnia eroga un capitale direttamente ai beneficiari della copertura. Il consiglio è designare i beneficiari nominalmente. Soprattutto nel caso di figli minori, la TCM può essere una soluzione utile per assicurare un capitale da destinare alla crescita dei figli nel caso uno dei genitori venisse a mancare, ma è anche uno strumento da considerare per far fronte alle pretese di eredi che magari hanno ricevuto meno eredità. Tra i molteplici vantaggi, c’è la possibilità di proteggere il patrimonio, in quanto le somme erogate dalla compagnia al beneficiario sono insequestrabili, impignorabili e non rientrano nell’asse ereditario. Un altro vantaggio fiscale è che il contraente può detrarre una parte delle somme versate. In conclusione, all’interno di una pianificazione patrimoniale, questo tipo di strumento assicurativo è molto importante, ancora di più se abbinato ad un testamento.

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Prevenire è proteggere

Scritto il 16.08.2024

Nella vita, ci sono molte cose che possiamo pianificare e controllare, ma c’è un elemento che rimane incerto: il futuro. Per garantire la sicurezza finanziaria dei propri cari anche in caso di imprevisti, la copertura sulla vita svolge un ruolo fondamentale. La copertura sulla vita è un contratto tra un individuo e una compagnia assicurativa. In cambio del pagamento di premi periodici, la copertura sulla vita fornisce una somma di denaro, conosciuta come indennizzo o beneficio, ai beneficiari designati in caso di premorienza dell’assicurato durante la validità del contratto. Stipulare una copertura in caso di premorienza può essere una scelta saggia per coloro che hanno persone dipendenti finanziariamente, come il coniuge, i figli o i genitori anziani. Questo strumento infatti può aiutare a mantenere la stabilità economica della famiglia e garantire che i cari abbiano le risorse necessarie per andare avanti anche in assenza dell’assicurato.

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Copertura Key Man: la protezione per le PMI

Scritto il 12.08.2024

L’Italia è un Paese il cui tessuto aziendale è composto prevalentemente da piccole e medie imprese. Principalmente in questi contesti, dove il ruolo di ogni singola persona è determinante per la crescita o la sopravvivenza dell’azienda, il capitale umano di chi più contribuisce al successo e allo sviluppo della realtà aziendale va adeguatamente protetto. È quindi importante prevenire situazioni che, se non adeguatamente protette, rischiano effettivamente di complicare il percorso dell’impresa oltre che di tutti coloro che vi fanno parte. La soluzione per proteggere il futuro dell’azienda da eventi avversi che colpiscono le figure chiave è la copertura Key Man. In primo luogo, è opportuno chiarire che con figura chiave si intende una figura apicale: l’amministratore delegato piuttosto che il direttore commerciale o chi ricopre un ruolo dirigenziale. In senso più ampio, tuttavia, la copertura può essere valutata per chiunque assuma un’importanza vitale per lo sviluppo del business e rappresenti una risorsa non facilmente e velocemente sostituibile nell’organigramma societario. Inoltre, se la figura chiave che viene a mancare detiene anche una partecipazione rilevante all’interno dell’azienda, c’è il problema legato alla liquidazione agli eredi della quota, come stabilito dal Codice civile. La polizza Key Man, nel caso di premorienza della persona chiave, garantisce all’azienda un capitale assicurato, erogato da una Compagnia assicurativa. Rispetto alla versione classica di copertura Key Man (copertura in caso di premorienza) esistono altre diverse declinazioni del prodotto, molte delle quali contemplano anche la tutela contro i casi di invalidità permanente o di malattie gravi. Tipicamente, la polizza Key Man prevede le seguenti figure contrattuali: azienda come contraente e beneficiario, uomo chiave come assicurato.Il contratto può tutelare il singolo individuo ma esistono anche coperture di carattere collettivo: si tratta dunque di una soluzione pensata per proteggere più Key Man all’interno dell’azienda. La copertura deve prevedere un indennizzo che sia coerente con la rilevanza della figura aziendale che si assicura. Si tratta dunque di stimare un importo che in caso di evento avverso metta in condizione l’impresa di arginare le conseguenze operative, finanziarie ed economiche derivanti dalla premorienza dell’assicurato. In conclusione, così come questa copertura è importante in ambito familiare per proteggere le persone a noi care, la stessa importanza si ha in un contesto imprenditoriale per garantire la continuità dell’azienda. Infatti, le persone sono la risorsa più importante nelle dinamiche aziendali, e questa copertura consente di superare più facilmente le fasi in cui vengono meno le persone che quella stessa azienda sono in grado di sostenerla e farla crescere.

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Come funziona la divisione dell’eredità in Italia?

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  • Pianificazione successoria
Scritto il 09.08.2024

La successione legittima altro non è che una serie di passaggi regolamentati da una serie di leggi che mirano a garantire un’equa distribuzione del patrimonio tra gli eredi legittimi di un soggetto. La successione, in Italia, deve tenere in considerazione quattro punti: – la riserva legale: quota obbligatoria che gli eredi legittimi devono avere del patrimonio in questione; – la successione legittima: procedimento con cui si assegnano le quote di eredità a seconda del grado di parentela nel caso in cui il testamento non rispetti la riserva legale; – tasse successorie che, a seconda del grado di parentela e dell’entità del patrimonio, vanno a colpire l’erede; – possibilità di redigere un testamento, favorendo determinati soggetti a differenza di altri. Le quote degli eredi legittimi variano in base alla presenza di più soggetti legittimari. Anche questo aspetto è dettagliatamente disciplinato dalla legge: ad esempio, nel caso di presenza del coniuge e di un unico figlio, la quota di legittima per ciascun erede legittimo sarà di 1/3 ciascuno ed il rimanente 1/3 sarà la quota disponibile. Infatti, ciò che resta del patrimonio, detratte le quote di riserva, è la quota disponibile, cioè quella quota di cui chi scrive il testamento può disporre in totale autonomia, senza che i legittimari possano ritenere lesive le disposizioni del testatore. Le quote disponibili potranno subire delle riduzioni, secondo normativa, nel caso in cui le quote di riserva non siano rispettate. Per quanto riguarda le tasse di successione, ad oggi, in Italia variano dal 4% all’8% e si applicano solo ai patrimoni superiori al milione di euro in caso dei parenti in linea retta e del coniuge e a 100 mila euro tra fratelli. Per beni devoluti a soggetti terzi si applica l’8%, che scende al 6% tra fratelli, fino ad arrivare al 4% per i figli e il coniuge. In merito ai beni immobili si pagano le tasse di trascrizione e catastali fino ad un massimo del 3%. Purtroppo, c’è da dire che in Italia, pur essendo un paradiso per quanto concerne la fiscalità successoria, le normative di carattere ereditario sono non conosciute o mal interpretate così da creare situazioni in cui il bene ricevuto in eredità è co-intestato tra vari soggetti. In conclusione, la successione in Italia è un processo ben regolamentato al fine di garantire una distribuzione equa dei beni. Tuttavia, è essenziale comprendere le leggi e i procedimenti coinvolti affidandosi ad un avvocato esperto in diritto successorio.

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Il problema successorio che affligge l’Italia

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  • Pianificazione successoria
Scritto il 05.08.2024

In Italia, soprattutto in passato quando le famiglie risultavano molto numerose, c’è sempre stato un grosso problema legato alla co-intestazione di beni. Questo fenomeno si verifica quando più persone hanno diritti congiunti sui beni ereditati da un soggetto in comune. In generale si può verificare la co-intestazione di tre beni: – conti bancari – investimenti finanziari – proprietà immobiliari A differenza delle prime due casistiche, dove la divisione risulta più semplice per una alta liquidità del bene, per le proprietà immobiliari ci sono diverse problematiche. Nello specifico, si potrebbero verificare disaccordi tra i diversi intestatari del bene sull’eventuale gestione dell’asset in questione e, nel caso qualcuno di questi volesse vendere, si ritroverebbe a dover chiedere il consenso di tutti gli altri per poter procedere alla liquidazione. Questo potrebbe essere un grosso problema nel caso in cui una proprietà immobiliare portasse con sé dei debiti o delle tasse da dover pagare. Infatti, tutti gli intestatari di un immobile sono egualmente responsabili di esso. Per evitare questo tipo di problematiche che potrebbero creare non solo danni finanziari ma potrebbero anche danneggiare legami sentimentali, è necessario attivarsi con largo anticipo, redigendo un testamento che rispetti la normativa in ambito successorio. Un’altra soluzione da considerare è la copertura in caso di premorienza: infatti, il capitale liquidato andrebbe a favorire la liquidazione delle quote di proprietà di soggetti esterni. In conclusione, le cointestazioni sono un problema complesso e la gestione è un processo delicato, ma con una pianificazione oculata e con una consulenza legale, è possibile affrontare questo problema in modo efficace e prevenire disaccordi tra gli eredi.

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Perché non si parla abbastanza di successione nelle “coppie di fatto”?

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  • Pianificazione successoria
Scritto il 02.08.2024

Nel corso degli ultimi decenni, il concetto di famiglia è cambiato in modo significativo, e con esso anche le leggi che regolano la loro quotidianità. Le coppie di fatto, che vivono insieme senza essere sposate legalmente, sono diventate sempre più comuni in molte società. Bisogna, però, fare da subito una precisazione: l’espressione “coppia di fatto”, di uso comune, ha un significato vago; infatti, c’è una normativa specifica che ne identifica il significato in “convivenza di fatto” e “unioni civili tra persone dello stesso sesso”. La cosiddetta legge Cirinnà. Con questa legge le coppie di fatto hanno ottenuto diritti molto importanti che prima non venivano riconosciuti. L’unione civile, invece, è l’atto con cui due persone dello stesso sesso dichiarano all’anagrafe di essere legati da un vincolo, di convivere e di assumersi diritti e doveri paragonabili a quelli di un matrimonio; ad esempio, l’obbligo di assistenza morale, materiale e contribuzione ai bisogni comuni. La stessa legge Cirinnà stabilisce che, per conviventi di fatto, si intendono due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”. Con essa, sono state introdotte tre importanti novità: 1. il convivente superstite ha diritto di restare nella casa di comune residenza per due anni oppure per una durata equivalente al periodo di convivenza fino a un massimo di cinque anni; 2. il convivente superstite ha il diritto di subentrare nel contratto di affitto intestato al defunto; 3. il convivente può comunque redigere un testamento e inserire il rispettivo compagno/a nella cosiddetta “quota disponibile”. Per ufficializzare il proprio stato di convivenza, è necessario effettuare la registrazione anagrafica della coppia presso il proprio Comune di residenza. A questo punto i conviventi avranno un certificato dello stato di famiglia che attesterà l’esistenza di una convivenza di fatto. I diritti guadagnati attraverso la legge Cirinnà, però, non eliminano totalmente le problematiche in ambito successorio. Infatti, i problemi che possono sorgere in caso di morte di uno dei due componenti della coppia sono molteplici, soprattutto quando la persona deceduta rappresenta il lato economicamente più forte. Basti pensare ad una situazione in cui il convivente defunto sia l’intestatario dei beni di maggior valore, come la casa o i capitali investiti o depositati su un conto corrente. Per quanto riguarda i figli, bisogna distinguere tra i figli nati all’interno di una coppia di fatto e le coppie di fatto con figli. Detto ciò, comunque, i diritti dei figli nei confronti dei genitori non cambiano, qualunque forma prenda il rapporto della coppia. Sposata o non sposata, di fatto, convivente, separata, divorziata, ecc, i doveri dei genitori verso i figli e il loro diritto alla successione permane in ogni caso. Le coperture e gli investimenti assicurativi, non rientrando nell’asse ereditario, rappresentano una tutela patrimoniale importante per la coppia di fatto: questi strumenti risolverebbero la problematica successoria in materia di convivenza. Infatti, se calibrati in maniera efficace, darebbero una base economica al convivente superstite per riorganizzarsi da un punto di vista economico. Inoltre, su tutti gli strumenti assicurativi, non grava nessuna tassa di successione. Le coppie di fatto sono una realtà sociale sempre più comune, ma il diritto successorio spesso non tiene il passo con queste. La mancanza di una regolamentazione uniforme può creare complessità e dispute legali quando si tratta di successione. Pertanto, è importante che le coppie di fatto considerino seriamente la pianificazione successoria e lavorino con consulenti preparati.

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