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Uno sguardo all'investimento immobiliare
Scritto il 05.04.2019Gli italiani sono affezionati agli immobili. Lo sappiamo, è un dato di fatto. Da consulente finanziario, guardo e studio i dati in maniera oggettiva, per quello che sono. Le emozioni spesso ci portano a compiere scelte che la branchia della finanza comportamentale studia fin troppo bene. E che ci portano ad inefficienze di portafoglio importanti. Per questa analisi, ci viene in aiuto l’Istat: https://www.confedilizia.it/istat-ennesima-conferma-del-disastro-immobiliare/ Come procede l’investimento immobiliare per gli italiani? Ecco una fotografia precisa. Indice dei prezzi delle abitazioni nuove ed esistenti, dal 2010 ad oggi Il calo del mattone è importante. E significativo. Senza considerare che liquidare un immobile è un processo complicato, che lo Stato colpisce a livello fiscale quest’asset in maniera decisa, e che l’immobile stesso nel tempo richieda attività e spese di manutenzione. Nel grafico abbiamo solo l’andamento dei prezzi, nudo e crudo. Dati alla mano, ci sono investimenti decisamente più interessanti. L’importante, come sempre, è non improvvisare. Ma rivolgersi a consulenti professionali e competenti.
Continua a leggereLe regole per investire by Ray Dalio
Scritto il 29.03.2019Riporto i consigli per un buon investimento, come ci insegna Ray Dalio: “Vi garantisco che nel tempo ogni asset class potrà subire notevoli perdite, ma non sappiamo a priori quale sarà l’asset class che soffrirà il maggior declino e non sappiamo, inoltre, quale sarà l’asset class che per contro avrà le migliori performances, pertanto occorre diversificare bene sia per asset class che per geografia”. E aggiunge: “Buy when no one wants to buy and sell when no one wants to sell” (compra quando nessuno vuol comprare e vendi quando nessuno vuole vendere). Ray Dalio è a capo di Bridgewater, uno dei maggiori hedge fund al mondo, con oltre 150 billion di dollari in gestione. Mica spicci. Visti anche i risultati del suo All Weather Portfolio, viene proprio da dargli retta. Il suo fondo Pure Alpha, nel 2018, anno record in termini negativi per il mercato, come sappiamo, ha messo a segno un +14,6%. Non male. E ci dice anche un'altra cosa interessante. Non cadere nelle trappole mentali tipiche. Un esempio. Ray Dalio ricorda come i suoi genitori, avendo vissuto negli anni della grande depressione del 1929, non siano stati poi in grado di beneficiare della fase successiva di espansione economica, cadendo in una delle trappole mentali della finanza comportamentale, che va sotto il nome di “recency bias” (tendenza a dare troppa importanza al passato recentissimo e soprattutto a proiettarlo nel futuro, quasi cancellando tutto il resto). Quindi, sostanzialmente, i punti salienti sono 3: ° Diversificare i propri investimenti ° Comprare sui ribassi e vendere sui rialzi (applicabile con un semplici ribilanciamenti periodici) ° Non farsi influenzare dall’emotività. Gli errori tipici legati alla finanza comportamentale vanno ad inficiare in maniera importante il risultato del nostro investimento Mi permetto un’aggiunta, non me ne voglia Dalio. Fatevi affiancare da un valido professionista, che condivida con voi questi aspetti. Vi facilita parecchio la vita.
Continua a leggereI mercati finanziari hanno prezzi troppo elevati? Cosa aspettarci per i prossimi anni?
Scritto il 18.03.2019Due belle domande. Meritano due belle risposte. Alla prima, sì, i prezzi sono elevati, ma non basta questo per determinare un crollo imminente. Alla seconda, ci vorrebbe una sfera di cristallo, la cerco da un po’ ma non l’ho ancora trovata. Nel cercare, però, ho trovato molti dati interessanti, e utili per avere un quadro più completo. Li condivido con piacere. Le valutazioni azionarie, come detto, sono care, è fuori da ogni dubbio. Chi dice il contrario, mente, o deve vendervi qualcosa. Il mercato, però, offre molti altri dati e spunti che è importante prendere in considerazione. Eccone uno, su gentile concessione di Vanguard (colosso finanziario americano, uno dei maggiori distributori di ETF): Le valutazioni, come detto, sono care, ma il CAPE Ratio (ovvero il rapporto prezzo utili, aggiustato per cicli economici), ci dice che non siamo ancora su livelli di pericolo. Come si vede nel grafico, infatti, siamo appunto sopra i livelli di fair-value, ma lontani, ad esempio, dai livelli raggiunti pre-bolla del 2.000. Cosa aspettarci quindi per i prossimi anni? Anche qui, Vanguard ci offre dati molto molto interessanti. A chi interessasse solo il numerino, nudo e crudo, eccolo di seguito: 4%–6% for U.S. stocks. 7%–9% for non-U.S. stocks. 2%–4% for global bonds. Rendimenti decennali dal 4% al 6% annuo per l’azionario USA, dal 7% al 9% per l’ azionario globale esclusa America, dal 2% al 4% per la parte obbligazionari globale. Un portafoglio quindi 60% azionario 40% obbligazionario, ha aspettative dal 4% al 6%. Lontano dalle mirabolanti performance messe a segno dallo stesso portafoglio dal 1990 (e che si attestano al 7,3% annuo). Ma neanche poi così male. Per chi volesse approfondire i numeri sopra descritti, ecco il link all’articolo: https://investornews.vanguard/what-to-expect-next-from-the-markets/ Come sempre, una volta illuminato il percorso, è importante intraprenderlo con i mezzi giusti. Un conto è fare la maratona scalzo. Un conto è farla con le scarpe adatte. Per questo, è fondamentale rivolgersi ad un professionista perché ci supporti al meglio durante il percorso di investimento.
Continua a leggereSiete sicuri di stare guadagnando?
Scritto il 07.03.2019Esatto. Anche quando stiamo guadagnando, siamo sicuri di stare effettivamente guadagnando? Oppure, anche se siamo liquidi, e quindi stabili come valore del patrimonio, siamo sicuri di non stare perdendo? I due punti sono collegati, e ci portano allo stesso tema, importante quanto spesso ignorato. L’inflazione. Eh già, perché se il patrimonio oscilla con i mercati, o resta stabile perché liquido sul conto, tutto il contesto che abbiamo intorno non resta fermo, anzi, si muove inesorabilmente, influendo sul valore effettivo del mio patrimonio. Perché se oggi con 100.000 euro posso comprare un determinato bene di lusso, e dopo x anni con lo stesso importo posso prendere lo stesso bene ma di una sottomarca, significa che i miei soldi sono gli stessi ma hanno perso di valore. I numeri valgono poco, è il controvalore acquistabile che ne determina il vero valore. Da qui si apre un mondo. Questo lo storico dell’inflazione, dati Istat, ed il valore, in termini reali, del mio patrimonio iniziale di 100, quindi al netto dell’inflazione, anno dopo anno: Questa la tabella aggiornata con tutti i tassi di inflazione globali, l’ Italia segna +0,9%: Da qui la domanda iniziale. Siete sicuri di stare veramente guadagnando? Perché se, al netto di costi, imposte e tassazione, il vostro guadagnano netto è pari allo 0,9%, non avete guadagnato nulla, ma solo pareggiato l’effetto inflazione, ovvero il valore in termini reali del vostro patrimonio. Il vero guadagno si realizza dallo 0,9% in su, in quel caso parliamo di un incremento effettivo del patrimonio. Come fare per ottenerlo, è un altro discorso. Ed è per questo che faccio il consulente finanziario.
Continua a leggereTime is your friend. Il tempo è nostro amico - John C. Bogle
Scritto il 01.03.2019Fra i principi di investimento di John Bogle, il fondatore del colosso americano Vanguard, uno dei più importanti è sicuramente “Time is your friend”, il tempo è nostro amico. Il concetto è talmente importante, che ho avuto il piacere di presentare ieri sera una serata, su questo tema, a Reggio Emilia, riscontrando anche un buon successo e interesse. Ripropongo qui alcuni passaggi. Il tempo è sempre nostro amico? A vedere il 2018, anno record in termini negativi come ritorno di tutti gli strumenti finanziari mondiali, sembrerebbe di no. Però, eccolo, già il 2019 a mostrarci l’importanza del tempo. Avvio anno fra i migliori, anzi, il migliore dal 1987: E’ sufficiente però il fattore tempo perché i miei investimenti generino valore? Sarebbe bello, ma così non è. Un esempio. Mettendo a confronto il nostro indice italiano, il FTSE Mib (linea rossa), con semplice un indice globale (linea verde) 50% obbligazionario 50% azionario, vediamo subito dove ci premia il tempo. Ci premia se l’investimento è diversificato ed efficiente. Altrimenti possiamo anche restare, in questo caso, per 14 anni senza alcun ritorno (anzi, accumulando una perdita). Elaborando quindi una pianificazione efficiente e diversificata, insieme ad un consulente finanziario professionista del settore, ecco che allora basta scegliere semplicemente la velocità del percorso, che il tempo sarà sempre dalla nostra parte. Partendo dalla regola principe della finanza, più sono disposto ad accettare oscillazioni del capitale nel breve termine, più sono premiato e remunerato nel lungo termine. Nella tabella sopra, banalmente, 3 portafogli modello, il più dinamico 80% azionario 20% bond ha reso meglio, esponendomi a maggiori oscillazioni, il terzo, 60% azionario 40% bond, ha performato meno, tutelandomi maggiormente però durante le fasi di volatilità. In tutti e tre i casi, il tempo è stato nostro amico. Proprio come ci ha insegnato John Bogle.
Continua a leggereIl ruolo dell'oro
Scritto il 25.02.2019Stiamo assistendo nell’ultimo periodo ad un rialzo importante del bene rifugio per eccellenza. L’oro. E come sempre, in questi casi, davanti a trend di questo tipo, parte la danza delle speculazioni. https://www.marketwatch.com/story/gold-will-keep-rising-here-are-13-ways-to-profit-from-the-rally-2019-02-22 L’oro continuerà a salire? E’ l’investimento giusto ora? Bisogna salire sul carro finchè tira? La risposta è superflua, perché tanto la domanda non è quella corretta. Se invece ci chiediamo che ruolo ha l’oro all’interno di una pianificazione finanziaria, allora qui abbiamo risposte molto molto interessanti. Perché, come anticipato, l’oro è un bene rifugio. Tende ad apprezzarsi quando il mercato vende rischio (banalmente, quando scendono le azioni). Poi nel mezzo ci sono anche altre dinamiche, legate ad esempio alle riserve auree dei vari paesi, e alla domanda ed offerta globale del metallo giallo. Ma la sua funzione di bene rifugio è molto marcata. Il 2008 ne è un classico esempio. Ma allora, lo scorso anno, che ha perso tutto, come mai l’oro non ha protetto? Ne siamo proprio sicuri che non l’abbia fatto? Ci viene in aiuto il Sole24Ore. Ecco l’andamento delle principali asset di mercato lo scorso anno. Come sappiamo, è sceso tutto appunto. Ma, nel momento peggiore dell’azionario, e lo vediamo dal movimento di fine anno, a partire da ottobre, cosa fa l’oro? Esatto, si apprezza. E’ questo che deve fare l’oro. E che sa fare bene. Non generarci rendimento, non fare da gallina dalle uova d’oro (perdonate la battuta), non prestarsi a speculazioni finanziarie. Per generare rendimento in portafoglio, ci sono altre cose. Che funzionano molto molto meglio a questo scopo. L’oro serve come protezione. E in questo senso, ha senso sempre all’interno di un portafoglio d’investimento, a prescindere dall’andamento della materia prima e dal suo prezzo. Ovviamente, da misurare tenendo conto che è un asset volatile, e che è soggetto a cambio euro/dollaro, quindi senza eccedere. Il vostro consulente finanziario ve ne ha mai parlato?
Continua a leggerePrivate Equity perché conviene
Scritto il 18.02.2019Private Equity, se ne parla poco. Non è per tutti, se non per chi dispone di importanti capitali. I numeri ci mostrano come questo strumento abbia saputo performare meglio dell'indice azionario per eccellenza, ovvero l’ S&P500 americano, dal 1986 al 2018, così come anche dal 1998 al 2018. Lo vediamo di seguito. Ottimi rendimenti, ottimo diversificatore e decorrelatore di portafoglio, vista la natura particolare dello strumento, una soluzione quindi validissima. Cosa la rende ancora poco utilizzata? Il fatto che sia uno strumento poco liquido (non si compra e vende sul mercato come un'azione), e con tagli minimi di sottoscrizione più elevati rispetto ai normali fondi, azioni e obbligazioni. Appunto, non è per tutti. Ma per chi può, porta un grande valore aggiunto al proprio portafoglio. Lo vediamo di seguito, infatti, come destinare al portafoglio una quota di Private Equity aumenti l’efficienza e la resa dello stesso. La tabella parla chiaro. Aver avuto negli ultimi 25 anni una quota di Private Equity, avrebbe permesso di avere in portafoglio una voce che ha performato meglio dell’ S&P500 ma anche dell’indice azionario globale Msci World. Non solo quindi ha migliorato i rendimenti del portafoglio complessivo, ma ne ha anche ridotto i rischi in termini di volatilità. Risultato, portafoglio più performante e più stabile. Non male. Non male per niente. In un mercato come quello attuale, dove la volatilità ci porta sulle montagne russe, e i rendimenti non sono più generosi come 20 anni fa, è importante valutare tutte le migliori soluzioni per il proprio portafoglio.
Continua a leggereMeglio restare sempre investiti, o fare market timing?
Scritto il 11.02.2019Il mercato è volatile, lo sappiamo. Riassumendo, 2018 molto male, inizio 2019 molto bene. Ma quindi, è più efficiente restare sempre investiti, oppure entrare ed uscire dal mercato cercando di portare a casa un risultato maggiore, approfittando della volatilità?
Continua a leggereQuest’anno entra in vigore la normativa Mifid 2
Scritto il 04.02.2019Introdotta a livello comunitario, la normativa ha l’obiettivo di tutelare maggiormente gli investitori. In che modo? 3 punti fondamentali. 1 – chi presta servizio di consulenza deve rispettare requisiti precisi di professionalità e competenza (nello specifico, oltre a dover superare l’esame di iscrizione all’albo, il consulente deve aver maturato anni di esperienza nel settore, e annualmente è richiesto il superamento di test ed esami a conferma delle competenze acquisite). Era importante introdurre questo punto all’interno della normativa? Evidentemente sì. Ci sono reti che infatti possiedono personale non interamente abilitato a prestare servizio di consulenza, stando alla normativa (esempio Poste Italiane, che, come riportato a fine 2018, qualora intendesse abilitare l’intera rete, dovrà istruire verso un percorso formativo e di affiancamento il 5% della propria rete, ad oggi non idonea secondi i criteri Mifid 2) Ciascun risparmiatore merita l’assistenza di un professionista serio e competente. Benvenuta Mifid II 2 – Distinzione fra consulenza indipendente e non indipendente. Tradotto, il cliente ha diritto di sapere in maniera chiara se la consulenza che gli viene prestata segue logiche della banca mandante (per cui le decisioni di investimento proposte dal consulente sono dipendenti appunto dalle direttive aziendali o costruite con prodotti sempre della banca mandante) o se viene prestata liberamente, e senza alcun vincolo. Anche qui, era importante introdurre questo punto all’interno della normativa? Evidentemente sì “il collocamento diretto di fondi terzi ormai rappresenta una parte irrisoria dell'offerta: 5% in Banca Mediolanum, 7% in Azimut, 16% in Allianz Bank FA, 18% in Banca Generali e 23% in Fideuram” Advisor online fonte dati Un cliente ha diritto di sapere in maniera chiara e trasparente se la proposta d’ investimento che gli viene fatta si traduce in un prodotto di casa, o in strumenti terzi, per cui il consulente è libero di scegliere il meglio che c’è sul mercato, e non solo quello che dispone la casa. Anche qui, ciascun risparmiatore merita il meglio per il proprio portafoglio. Benvenuta Mifid II 3 – Trasparenza lato costi. Il cliente deve sapere quanto paga. Era importante introdurre questo punto all’interno della normativa? Evidentemente sì (Leggi l'articolo) “Il report rileva, infatti, che il 45% degli investitori non sa indicare come venga remunerato il proprio consulente, mentre il 37% crede che il servizio sia gratuito” Il fatto che il risparmiatore italiano non sappia come venga remunerata la consulenza, indica che non sappia quindi neanche quantificarla. Quanto sta pagando (senza saperlo quindi)? Leggi l'articolo. “Prendendo per esempio il decennio 2008-2017, i costi degli strumenti azionari venduti alla clientela retail in Italia (incluse le commissioni di sottoscrizione e riscatto) hanno impattato per il 37% sulle performance lorde quando la media europea si è fermata ad appena il 24%” Il cliente ha quindi lasciato sul piatto (la banca) il 40% delle performance ottenute sull’asset azionaria. Sulla parte obbligazionaria, e sulle prospettive delle reti e banche di mollare l’osso, ecco un altro spunto. Leggi l'articolo. "Circa il 27% dei fondi del nostro paese - segnala Sebastiano Mazzoni Perelli, director e reponsabile dell'area wealth & asset management di Prometeia - ha una struttura di costi non coerente con il rendimento atteso delle asset class su cui vengono realizzati gli investimenti" Tradotto, la banca non molla l’osso, ovvero non rinuncia al suo utile, è il risparmiatore che dovrà rinunciare al suo. Benvenuta Mifid II Benvenuta Mifid II Benvenuta Mifid II Benvenuta Mifid II Basterà da sola la Mifid II a risolvere tutti i problemi? Ovviamente no. La palla ora è in mano ai risparmiatori, ai clienti. Mai come ora. Non aspettate la Mifid II, chiedete presso la vostra banca o presso il vostro consulente, fate domande, informatevi a riguardo. Benvenuti nella nuova era della consulenza
Continua a leggereLe regole per il successo (negli investimenti)
Scritto il 29.01.2019Vanguard sbarca in Italia. Il pioniere americano dei fondi indicizzati a basso costo non quota solo 19 ETF a Piazza Affari, ma mette a disposizione dei propri risparmiatori gli insegnamenti del suo fondatore, recentemente scomparso, John Bogle, per gestire le proprie finanze in modo semplice ed efficace http://www.morningstar.it/it/news/181059/vanguard-porta-in-italia-le-regole-per-investire-bene.aspx Poche regole, basilari, per un successo assicurato sul campo degli investimenti: iniziare a risparmiare da giovani vivere al di sotto delle proprie possibilità, ovvero mettere regolarmente da parte qualcosa diversificare evitare la complessità rimanere aderenti al proprio piano finanziario indipendentemente dalle condizioni di mercato. Infatti, lo stesso John Bogle, ci insegna:
Continua a leggereQuanto costa l'emotività. Ecco i numeri
Scritto il 24.01.2019Il 2018 è stato un anno molto volatile, lo sappiamo. Sicuramente qualcuno, preso dallo sconforto, avrà venduto alcune posizioni. È fisiologico. Però il 2019 si è aperto con una spinta rialzista delle più forti a livello storico. America miglior avvio dal 1987. Aver quindi venduto nel 2018, perdendosi questo rimbalzo, si è rivelato dannoso per il proprio portafoglio. Eh, ma datemi una sfera di cristallo e farò l’indovino. La sfera non ce l’abbiamo ahimè, ma una cosa certa la sappiamo. Movimentare i portafogli sull’onda emotiva compromette pesatamente il rendimento dei propri investimenti. In negativo. L’avrete già sentito dire. Ma non sono solo parole, sono fatti. Eccoli qui:
Continua a leggerePIR. Vantaggi per chi
Scritto il 21.01.2019Se ne parla molto, in tanti ne decantano le lodi, ma molto viene omesso (forse appositamente). Tracciamo insieme un primo bilancio di questi strumenti. Ci viene in aiuto in questo senso il Sole24Ore, articolo del 16/01/2019. Giulio Centemero, della Commissione Finanze alla Camera, ci dice che dei PIR sottoscritti finora, pochi capitali sono finiti all’economia reale. Ma come? Non erano strumenti ideati appositamente per sostenere la nostra economia? Tramite i PIR, infatti, si voleva valorizzare il risparmio degli italiani, avvicinandoli all’investimento, e contemporaneamente, far arrivare questi flussi alle aziende italiane, in modo che potessero goderne. Qualcosa allora si è inceppato. Se non hanno agevolato l’economia reale, chi hanno agevolato allora? Sempre il Sole24Ore, articolo del 14 gennaio 2019, ci viene in aiuto. “Guardando per esempio i PIR, la sola Banca Mediolanum (i cui costi erano peraltro fra i più elevati) è intervenuta quest’anno con una limatura e il livello complessivo ponderato (dei costi)resta pari all’1,55% secondo le rilevazioni di Plus24.” Già. Le banche che li hanno collocati sicuramente ne hanno agevolato, con laute commissioni percepite. E l’investitore? La Borsa Italiana viene da un 2018 burrascoso, e l’investitore è facile che si ritrovi in portafoglio un PIR decisamente in negativo. Ma è presto per valutare lo strumento, è un investimento da valutare sul lungo termine. 5 anni ad esempio. Bene, allora valutiamolo sul lungo termine Questo è lo storico del nostro indice FTSE Mib, dal 1997.
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