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H20, cosa succede
Scritto il 24.06.2019H2O in questi ultimi ultimi giorni è stata nell’occhio del ciclone. Tutto parte da un articolo del Financial Times, seguito da un articolo successivo di Morningstar: http://www.morningstar.it/it/news/193482/h2o-allegro-finisce-sotto-revisione.aspx Morningstar infatti decide di mettere sotto revisione il comparto H2O Allegro. Viene evidenziata, per una piccola quota del fondo, la partecipazione in bond illiquidi del finanziere tedesco Windhorst, ed un possibile conflitto d'interessi con lo stesso. La notizia ha sollevato un polverone, sia perché gli H2O sono sempre stati sulla bocca di tutti (viste le performance ottenute nel corso del tempo), e anche perché hanno raccolto negli ultimi tempi parecchie masse, tanto che la casa di gestione ha dovuto introdurre una commissione d’ingresso fissa del 5% per limitare gli afflussi. Che fare ora quindi? Vendere, mantenere? Dall’uscita della notizia si sono certamente registrati diversi afflussi, seppur pochi in proporzione alle masse gestite da H2O. Il punto, a mio avviso, è molto semplice. Che le gestioni di H2O fossero "allegre", era evidente. Sono i numeri, in termini di volatilità, e rendimento, a dircelo, e ce lo hanno sempre detto. E gli investitori sono sempre stati ampiamente ricompensati per il rischio assunto. Difficile trovare un investitore scontento. Dovesse togliere ad oggi un Multibond sottoscritto 5 anni fa, si parla di rendimento a tripla cifra. L’ansia derivante dal "vendo o non vendo" è spesso causata da posizioni sovraesposte sul comparto. Perchè come, spesso accade, si compra la performance, e non la funzione dello strumento. E si finisce per ritrovarsi portafogli sovrappesati sugli H2O. Performance stellari, ma ora tremano le gambe. Vendo? Mantengo? Lavorando invece sulla funzione di decorrelazione del comparto, che quindi trova il suo posto all'interno di una pianificazione per un peso residuale, ad esempio un 5% in portafoglio, di cosa stiamo parlando? Anche perchè, a dirla tutta, ci sono fondi high yield o di private equity con posizioni molto più illiquide degli H2O. Dei quali però non si parla. Che H2O, con le performance stellari mostrate sul campo, anno dopo anno, non abbia pestato i piedi a qualcuno?
Continua a leggereView e previsioni di mercato. Sono utili per investire i nostri soldi?
Scritto il 20.06.2019Ogni giorno vediamo, leggiamo, e sentiamo un numero importante di previsioni di mercato. Analisti, economisti, studiosi e case di gestione ci forniscono view continuamente, il dollaro scenderà, l’ azionario Europa salirà, l’obbligazionario governativo farà male, quello dei paesi emergenti farà bene, sovrappesate questo, sottopesate quello, e chi più ne ha più ne metta. La domanda sorge quindi spontanea. È utile per un risparmiatore seguire queste view e bilanciare il portafoglio di conseguenza? La risposta è molto semplice. Eccola qui. Articolo del Wall Street Journal. Pubblicate le previsioni, fatte ad inizio anno, di 50 economisti sull’andamento quest’anno dei titoli obbligazionari governativi USA decennali. 50 economisti, con molta probabilità gente laureata ad Harvard e con un curriculum di tutto rispetto. Eccole nel grafico. Insieme all’andamento reale che ha avuto poi il decennale americano. Sarà un caso. Come in ogni cosa, occorre la controprova. Sole24Ore, articolo del 5/12/2017. Datato, ma molto attuale. https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-12-04/perche-scimmia-una-moneta-investe-meglio-un-guru-170506.shtml?uuid=AE7VR4MD “Cxo Advisory Group ha effettuato una ricerca su 6582 previsioni di 68 esperti di azionario in merito all’andamento dell’indice S&P500 di Wall Street tra il 2005 e il 2012. Ora, prendete una scimmia, le consegnate una monetina e (sperando che non la mangi) gliela fate lanciare per ottenere un testa o un croce”. Previsioni degli esperti vs previsioni della scimmia. Chi ha vinto? “la scimmia ha battuto il guru (50% di precisione contro 47% medio)”. Ecco quindi la risposta alla nostra domanda. Il mercato non è prevedibile, ecco perché il risparmiatore focalizzandosi su questi aspetti spende tempo inutilmente. Molto più importante concentrarsi sui suoi obiettivi reali, in termini di orizzonte temporale (per quanto tempo i miei soldi possono restare investiti), profilo di rischio (prudente, bilanciato o dinamico), esigenze finanziarie (ad esempio ottica pensionistica, passaggio successorio, protezione patrimonio). Un buon consulente finanziario saprà poi costruire il portafoglio più adatto ed in linea con il profilo dell’investitore. Un portafoglio che appunto non segua le view di mercato (vista la loro utilità), ma che si basi su dati oggettivi e precisi. Un esempio? L’All Weather Portfolio di Ray Dalio non segue alcuna view, e ha passato il 2008 con un 35% di azionario al suo interno. Risultato -3,93%. Come ha fatto? Con un metodo ed una strategia precisa e molto semplice. È replicabile. Il metodo batte qualsiasi view. Per approfondire insieme metodo, e strategie, resto a disposizione per chi volesse contattarmi per un consulto.
Continua a leggereCome arrivare ad 1 milione di euro
Scritto il 10.06.2019Esatto, avete letto bene. Come fare per raggiungere un capitale di 1 milione di euro? Avete due strade. O lavorate sodo, veramente sodo, in un progetto veramente, veramente importante. Oppure mettete da parte 5.000 euro l’anno e li investite sul mercato finanziario. E aspettate. Quanto? Considerando effetto capitalizzazione composta, ammontare investito ed effetto mercato, è presto detto. 20 anni, se ipotizziamo un rendimento medio annuo generato dal mercato del 20,7% l’anno. Scordatevelo 30 anni, ipotizzando un rendimento del 10,5% l’anno. Possibile, ma non così facile 40 anni, abbiamo bisogno di un rendimento medio annuo del 6,8%. Si può fare 50 anni, occorre un 4,7% annuo. Decisamente fattibile. Quindi, raggiungere 1 mln di euro è possibile. Lavorando di orizzonte temporale e mercato. Occorre strategia, un piano preciso, ed un percorso da avviare. Qui di seguito abbiamo il caso di studio: https://theirrelevantinvestor.com/2019/06/09/ackshually/ Chi volesse approfondire insieme un piano di azione personalizzato, mi contatti pure
Continua a leggereTrump, dazi ed investimenti. Che fare
Scritto il 04.06.2019Twitter può essere un social pericoloso. Soprattutto se dato in mano a Trump. Il suo “cinguettio” ha riacceso le tensioni sui mercati internazionali, avendo riaperto il discorso dazi Usa-Cina. Ed ecco l’indice Nasdaq perdere il 10% dai massimi raggiunti, e l’S&P500 americano correggere il 7%. Che fare quindi? Semplice. Diamo i numeri. Dicevamo, l'azionario americano sta calando, così come quello internazionale. I guadagni da inizio anno dell’S&P500 erano a +18%, ora scesi a +11%. +18% era effettivamente tanto, da inizio anno, ma gli investitori ora vogliono sapere del -7% in corso. E allora diamo i numeri. Dal 1950, l'indice azionario USA S&P500 ha visto una correzione del 5%, o maggiore, dai massimi, nel corso dell'anno, 65 volte su 70. Il 93% delle volte quindi, dal 1950 al 2019, abbiamo visto un calo nel corso dell'anno del 5% o più. Queste le uniche eccezioni: 1954 (-4.4%) 1958 (-4.2%) 1964 (-3.5%) 1995 (-2.5%) 2017 (-2.8%). Ovvero, Houston, è tutto normale. Di seguito abbiamo una tabella molto interessante, che riprende tutte le correzioni del mercato azionario USA, dal 2009 in poi, compresa quella in corso attualmente: Di correzioni quindi ne abbiamo avute tante, e per i mercati un motivo vale l'altro. Ieri erano le preoccupazioni sulla Cina. La stabilità europea. La Grecia. Il prezzo del petrolio. Le elezioni in America. La Brexit. È indifferente, ogni motivo è valido. L'america, nel frattempo, dal 2009 ad oggi ha fatto questo (manca giusto il calo dello scorso anno, recuperato tutto questo inizio 2019): In questi giorni emerge un altro dato molto importante. Questo: A fronte dell'azionario in calo, tutte le decorrelazioni stanno funzionando alla perfezione. Come ad esempio il classico obbligazionario, bene rifugio nelle fasi di sell-off, e che ora sta crescendo, a fronte dell’azionario in calo. Lo stesso oro sta ben decorrelando in questa fase, e proteggendo il portafoglio. Piani quindi strutturati secondo un metodo scientifico di investimento, sono in grado di navigare anche in acque agitate. Che fare quindi? Se la liquidità parcheggiata sul conto non serve nel breve termine, è sempre il momento giusto per investire, tramite una pianificazione ben strutturata. Altrimenti avrete sempre una scusa per non farlo, per poi trovarvi anno dopo anno a perdere potere di acquisto per effetto inflazione. Oppure, se il vostro piano è sbilanciato verso una o un’altra componente in portafoglio, è sempre il momento giusto, ora come non mai, per fare un check up del vostro portafoglio, verso un’efficiente pianificazione. Chi fosse interessato, mi contatti pure
Continua a leggereCambio euro-dollaro, coprire o non coprire
Scritto il 30.05.2019Molti risparmiatori mi chiedono “Sugli strumenti in dollari, che facciamo? Copriamo il rischio cambio o lasciamo il cambio aperto”? La domanda è giusta, in quanto molti asset di mercato sono espressi appunto in dollari, dall’azionario e obbligazionario internazionale (l’indice MSCI World è appunto in dollari, così come il Barclays Global Aggregate), a quello emergente, a quello americano, ovviamente. Solo la parte puramente europea è espressa in euro. Ma l’Europa, all’interno del panorama globale, conta poco. E’ tutto il resto, fuori dalla zona Euro, che conta; ma inserire questo resto, dentro il portafoglio, significa inserire anche dollari. E il cambio euro/dollaro oscilla parecchio nel tempo. E’ una variabile certamente da considerare. Che fare quindi? Il cambio si può anche coprire (tramite strategie di hedging), ovvero è possibile acquistare strumenti espressi in dollari, ma senza subire le oscillazioni del cambio. Effetto euro/dollaro neutralizzato, sono esposto solo sul sottostante (azionario, obbligazionario che sia). Ottimo. La copertura però costa, viene effettuata tramite derivati, e oggi costa anche parecchio coprire il cambio. Punto a capo, che fare quindi? Partiamo dalla base, ovvero il dollaro è di per sé un asset finanziario, con funzioni molto interessanti, come ad esempio quella di bene rifugio (si comprano dollari quando si vende rischio). E già solo per questo, mantenere un po' di USD in portafoglio vale come diversificatore e contribuisce a migliorare l'efficienza di portafoglio. Quanto dollaro però? Una risposta univoca non c'è, ma condivido, sullo spunto di uno studio di Vanguard (una delle più grosse società di investimento al mondo, con asset in gestione pari a 5,1 mila miliardi di dollari, investiti tramite ETF), un concetto che può aiutare a fare chiarezza. Il cambio porta con sé volatilità. L'azionario è volatile già di suo, l'obbligazionario invece mi aspetto funga da asset difensivo e stabile di portafoglio. Ecco perché può avere senso lasciare a cambio aperto l'equity e coprire la parte bond. Vanguard: "We conclude that, with currency risk hedged, global bonds represent an attractive investment that can prove beneficial within most investors’ strategic fixed income allocation" "The key to realizing the diversification potential of global bonds is to hedge the currency exposure back to the investor’s local currency" Tradotto. La parte obbligazionaria, a cambio coperto, rappresenta un investimento attraente che può portare benefici alla maggior parte degli investitori nella loro allocazione strategica. La chiave per realizzare il potenziale di diversificazione dell’obbligazionario globale sta nel coprire il cambio valuta verso quella dei paesi dove risiedono gli investitori. Di seguito i link agli articoli. https://www.vanguardfrance.fr/documents/global-fixed-income-tlisg.pdf https://personal.vanguard.com/pdf/ISGGLBD.pdf?fbclid=IwAR1PPiUfJPeMYquKrVi_2O0MUgv7l0CRpT-o5OqwIVOpXY-qTHj8YtgIRQY Gli investitori che avessero piacere ad approfondire il tema, e avere una consulenza in merito ai loro portafogli, possono contattarmi direttamente.
Continua a leggereCome investire 1 TRILIONE di dollari. Il caso del fondo sovrano norvegese
Scritto il 24.05.2019Se aveste un trilione di dollari, come lo investireste? Bella domanda. Averceli, intanto... Ecco, il fondo sovrano norvegese, uno dei più grossi (se non il più) al mondo, li ha. E deve gestirli ed investirli sul mercato. Sarebbe interessante vedere quindi come si comporta un fondo di queste masse. I norvegesi, si sa, sono trasparenti, non hanno nulla da nascondere. Ed infatti, sul sito del fondo, vengono pubblicati tutti i dati, report, e composizione portafoglio. https://www.nbim.no/en/ Per importi di questo tipo, di solito uno si immagina chissà quali fantasmagoriche tecniche di investimento, algoritmi, strategie di trading, utilizzo di strumenti particolari o esclusivi, e chi più ne ha più ne metta. Nulla di tutto ciò. I dati sono presenti sul sito. Portafoglio 70% azionario, 2% Real Estate, e resto obbligazionario. Il tutto definito in logiche di totale diversificazione. Obbligazionario composto da parte governativa e corporate, azionario suddiviso a livello settoriale, fra tecnologici, finanziari, beni di consumo, e via dicendo, e anche a livello geografico, con una preferenza verso USA. Tutto qua. Ovviamente il tutto gestito nella maniera più professionale, ovvero, difficilmente il fondo cadrà nelle trappole emotive tipiche, come vendere sui ribassi e comprare sui rialzi. I norvegesi sono freddi (in tutti i sensi). Buy & Hold. Diversificazione e disciplina. Ecco come sono investiti 1 TRILIONE (fa spavento anche solo a dirlo o scriverlo) di dollari. Risultati? Un +5,8% annuo, dal lancio (1998). Guarda caso, sono le stesse logiche che ci insegnano il buon Ray Dalio e John Bogle. Chi volesse approfondire ulteriormente, può contattarmi per un consulto
Continua a leggereEvento: ESG - ENVIRONMENTAL, SOCIAL AND GOVERNANCE
Scritto il 15.05.2019Il tema ESG, nel mondo degli investimenti, sta acquistando sempre più importanza. Investimenti che portino non solo rendimento, ai risparmiatori, ma che siano anche attenti alle tematiche sociali, etiche, ed ambientali. L'investimento sostenibile è il futuro, ma è anche già il presente. Per questo è importante parlarne insieme. Vi aspetto quindi martedì 21 maggio, dalle ore 19:15, presso l' Agriturismo La Razza, a Canali di Albinea (Reggio Emilia). E' richiesta la conferma, in caso di presenza. Iscriviti all'evento
Continua a leggereSiete sicuri delle vostre certezze?
Scritto il 14.05.2019Da appassionato e studioso dei mercati, tendo a mettere tutto in dubbio e a farmi molte domande. E trovo risposte molto interessanti a volte. Ne condivido alcune con voi lettori. Distruggere per creare qualcosa di nuovo è sempre emozionante. Partiamo dalla vicenda più attuale. "Tensioni legate ai dazi USA-Cina spaventano i mercati". Questo leggiamo in questi giorni, e ci viene presentato come un dato di fatto. Ne siamo sicuri? Nella tabella, vediamo il tasso di crescita, misurato tramite variazione del PIL, dell’America. Gli USA crescono. L'America è un paese che cresce maggiormente tramite l'economia interna, grazie soprattutto al consumo degli americani stessi. Le esportazioni incidono meno, rispetto al resto dei paesi mondiali. Quindi, riassumendo. L' America, motore dell'economia mondiale, continua a crescere. I dazi incidono su questo motore in maniera residuale. Di che stiamo parlando allora? Forse di un mercato che cercava una scusa per scendere, perché se continuava a questi ritmi chiudevamo l'anno a +60% (sarebbe stato bello, sì, ma un po ' troppo utopistico). E il discorso dazi come scusa calza a pennello. Eh, ma i mercati anticipano e scontano un rallentamento economico globale. Arriva la recessione! Si salvi chi può. Ma siamo sicuri che recessione economica equivalga ad un calo dell’azionario? Nella tabella, le performance dell'azionario USA durante tutte le fasi di recessione storiche, dagli anni '20 ad oggi. In 8 di queste (su 15 totali quindi), l'azionario ha performato positivamente. Con ritorni anche a doppia cifra. Doppia. Chiudo con una riflessione pungente. Siete sicuri che il consulente finanziario vi porti valore aggiunto rispetto al mercato? Perché, al di là dei proclami che vedo e leggo quotidianamente (c’è sempre qualche pollo che ci casca), incontro clienti seguiti da consulenti finanziari con una certa frequenza. Casi reali, quindi. E, vedendone i portafogli, a confronto con un semplice benchmark di mercato, di valore aggiunto ne ho visto raramente. Di clienti arrabbiati infatti ne ho visti parecchi. Il valore non lo crea il consulente finanziario. Il valore lo crea il mercato. Per tutti. Investitori, consulenti, titoli, deriva tutto dal mercato. E’ lui a generare le performance, il consulente non crea nulla sotto questo aspetto. E la performance generata dal mercato è storicamente molto elevata. Quindi, da prendere ce n’è senza bisogno di inventarsi nulla. Il ruolo del consulente è quindi quello di accompagnare il cliente, creandogli l’asset allocation adeguata per il suo profilo, tramite gli strumenti più efficienti e seguirlo durante il percorso, affinché non commetta errori dettati dalla finanza comportamentale (banalmente, vendita sui ribassi e acquisto puntualmente sui rialzi). E il risultato verrà da sè.
Continua a leggereIl PAC. Quando
Scritto il 06.05.2019Cos’è? Il PAC è un Piano di Accumulo, ovvero una forma di investimento che permette di entrare sul mercato in maniera graduale. Anziché investire il capitale in un’unica soluzione, il PAC ci permette di investire, per una durata predefinita, ad intervalli regolari. Ad esempio, 100 euro al mese per 5 anni Perché? Il PAC ci leva dall’imbarazzo del market timing. Chi compra un asset finanziario, che sia obbligazione o azione, la domanda è: “sto comprando ad un prezzo alto o ad un buon prezzo?”. Perché appunto il nostro strumento è ancorato al suo prezzo d’acquisto, in base al quale si determinerà se nel tempo avrò un guadagno o meno. Il PAC, proprio perché ci fa entrare gradualmente sul mercato, non è fissato al prezzo d’acquisto iniziale; comprando quote di mercato ad intervalli regolari, abbiamo modo di mediare il prezzo continuamente, alto o basso che sia. Quindi l’investimento diventa più sereno, e disegna un percorso più tranquillo. Esempio pratico: PAC da 1.000 euro al mese, su di un dato strumento. Primo mese lo strumento prezza a mercato 100. Con 1.000 euro ne compro 10 quote (1.000/100=10) Secondo mese. Mercato scende e prezzo va a 50. Sempre con i miei 1.000 euro, al prezzo di 50 compro 20 quote stavolta (1.000/50=20). Quindi il doppio del mese prima. E se mercato salisse? Mettiamo che al terzo mese, mercato sale, e il mio strumento prezza 200. A quel prezzo, con i miei soliti 1.000 euro, compro 5 quote. Quindi meno. Ed ecco un vantaggio importantissimo del PAC. Compro di più quando mercato scende, e meno quando mercato sale. Mica da ridere questa roba qua. Vediamo infatti un esempio reale: Se io fossi entrato sul mercato azionario S&P500 nell’anno 2.000, mi sarei preso pronti via la bolla dot.com (in Italia ricorderete ancora le Tiscali e le Seat PG), e il crollo delle torri gemelle. Dopo 5 anni, il mio investimento sarebbe ancora sotto del 2%. Se fossi entrato tramite PAC, comprare più quote durante il ribasso (grazie al meccanismo che abbiamo visto prima), mi ha permesso di avere, sempre dopo 5 anni, un rendimento stavolta positivo (e molto interessante anche). Quando? Sempre
Continua a leggereObbligazionario, ha ancora senso tenerlo in portafoglio?
Scritto il 30.04.2019Si parla spesso e volentieri di azionario. È dinamico, vivace, si presta bene. L'obbligazionario è certamente meno "eccitante". Ma è altrettanto importante. Giusto per dare un'idea, il Vanguard Total Bond Market Index gestisce più di 215 BILLION di dollari. Non bruscolini. Quindi, a che punto siamo con l'obbligazionario? Vediamo qui sotto in grafico lo Spread della componente obbligazionaria corporate americana (ovvero differenziale di rendimento rispetto ai più prudenti Treasury governativi USA). La media storica è dello 0,78%. E il grafico stesso ci dice che chi ha comprato l'obbligazionario corporate a fine 2009 ha fatto un ottimo affare. Ora lo spread è sicuramente su livelli bassi. Altro dato importante. L'assunzione di rischio credito corporate (quindi debito delle imprese) ci si aspetta renda maggiormente rispetto a chi acquista debito governativo, giusto? Più rischio, più rendimento. Fonte Bloomberg, dal 1976 ad oggi, Barclays US Treasury Index (governativo quindi) ha reso il 7,14% annuo. Barclays US Aggregate Index, quindi comprendente la parte corporate (per il 25%), ha reso il 7,29% annuo. Non tanto di più quindi. Eccolo qui: Come mai così poca differenza? Perché la parte governativa pura ha mantenuto valore anche durante le fasi di calo del mercato, contrariamente a quella corporate, che invece ha sofferto in quei frangenti. Sì, ma ora, che fare? Proprio alla luce dei rendimenti generati, ha ancora senso tenere obbligazionario? A livello di performance, possiamo aspettarci poche soddisfazioni. Il motivo è presto detto. Andamento tassi governativi americani (relativi ad un titolo decennale): Performance in termini reali (ovvero al netto dell’inflazione): Lo si vede chiaramente. Fino al 1980, in fase di tassi d’interesse in salita, la parte bond ha faticato molto a generare performance interessanti. In fase di tassi d’interesse in discesa, ecco che invece viene generato tutto il valore. La relazione fra prezzo obbligazione e tassi d’interesse è inversa, lo sappiamo, e ne vediamo l’evidenza. Sappiamo anche che i tassi sono molto bassi, in Europa soprattutto, e, banalizzo, è più che facile che salgano piuttosto che vadano ulteriormente giù (siamo addirittura arrivati in territorio negativo in Europa, cosa impensabile fino a qualche tempo fa). E ora la domanda delle domande. Ha quindi senso mantenere questa componente in portafoglio? Certo. E non per le performance, la vera funzione dell’obbligazionario è un’altra. Proprio perché, così come ci avviciniamo ad un possibile scenario futuro di rialzo tassi, ci avviciniamo anche ad un possibile scenario recessivo globale (prima o poi arriverà, è inevitabile, l’economia è ciclica). E proprio perché, così come abbiamo visto nel secondo grafico, la parte bond governativa ha tutelato il portafoglio in scenari di mercato ribassisti causati da recessioni globali, ecco il vero valore dei bond: La tabella ci mostra il comportamento dell’azionario (equity) nella prima metà di tutte le fasi recessive storiche. Ovviamente negativo. E quelle dell'obbligazionario (bond). Positivo. Ma ci dice anche un'altra cosa, molto importante. Che questa comportamento inverso azionario/obbligazionario è avvenuto anche in fasi in cui azionario e obbligazionario mostravano una correlazione importante fra loro! Ovvero momenti in cui si muovevano in maniera similare. Poi ecco, nella fase più delicata, che riprende valore la loro relazione inversa, scende uno sale l'altro. E il mio portafoglio è al riparo. Infatti: Ecco quindi i rendimenti della parte obbligazionaria durante le correzioni azionarie dal 1987 al 2018. Quindi, ha senso ancora mantenere obbligazionario in portafoglio? Certo che sì! E avrebbe ancora più senso affidarsi ad un consulente finanziario competente, nelle proprie scelte di investimento, che vi evidenzi questi aspetti e vi assista al meglio, sempre.
Continua a leggereGuida rapida per ottimizzare lo zainetto fiscale e gestire le minusvalenze
Scritto il 23.04.2019Vedo che gli utenti sono particolarmente attenti al tema minusvalenze. I post a riguardo infatti sono molti, e raccolgono sempre interesse. Proprio per questo, ci tenevo a fornire un supporto ulteriore, con l’obiettivo di fare ancora più chiarezza sul tema. Dal punto di vista fiscale, la situazione è semplice. Tutto quello che vendo in perdita genera una minusvalenza, e viene pertanto accantonata all’interno del mio zainetto fiscale. Queste minusvalenze sono compensabili però solo entro l’anno della generazione, e nei successivi 4, dopodiché decadono. E non con tutte le plusvalenze, ma solo con quelle generate da singoli titoli ed obbligazioni, ETC e certificati. Quindi no fondi, no ETF, e no cedole e dividendi legate ai vari strumenti (eccetto quelle dei certificati). Cosa si intende con compensazione? Se vendo un titolo, comprato a 100, e lo vendo a 120, genero una plusvalenza di 20, soggetta a tassazione. Se ho nello zainetto una minusvalenza (mettiamo di 5, ad esempio), questa la sottraggo ai 20, e pertanto sono tassato solo sulla differenza (in questo caso sono tassato su 20-5 ovvero su 15). E ottengo un risparmio fiscale. Ed ecco perché il giochino interessa così tanto a tutti i risparmiatori! Sulle metodologie di compensazione, e strumenti più adatti allo scopo, si è scritto di tutto, quindi preferisco sorvolare. E andare al nocciolo del problema, per risolverlo alla radice. Il concetto è in realtà semplice. Se gioco a calcio contro Tizio, e perdo 20 volte su 25, è difficile che giocando altre 25 volte possa ottenere delle grandi vittorie. Quindi, se adoperando strumenti come azioni e obbligazioni, o ho ottenuto delle minusvalenze, è difficile che adoperando gli stessi strumenti, o analoghi, sempre in logica speculativa, possa ottenere dei risultati diversi. Errare è umano, perseverare è diabolico, disse un tale. Del resto lo Stato non è scemo, c’è un motivo per cui permette la compensazione solo con questi strumenti, e non con altri. Perché è più difficile. E quindi avete meno possibilità di vittoria, e lo Stato ha quindi più possibilità di incasso. E lo Stato punta ad incassare il più possibile, lo sappiamo (ahimè). Il rischio, quindi, è quello di rincorrere la volpe in mezzo ad un campo minato. Ovvero, per rincorrere la compensazione, rischio di generare ulteriori minusvalenze. Quindi, tutto questo per dire. Se facendo l’azione A avete ottenuto il risultato B, che vi ha portato ad una perdita, per ottenere un risultato diverso occorre cambiare l’azione. La soluzione non è come compensare le minusvalenze. La soluzione è non crearne più. E per non crearne più, occorre cambiare strategia rispetto a quella che mi ha portato ad accumularle. O strumenti. O il fai-da-te. O il consulente che mi ha portato a generarle.
Continua a leggereSei uno scommettitore o un'investitore?
Scritto il 12.04.2019Caro cliente, sei uno scommettitore o un investitore? Perché c’è molta differenza, soprattutto in termini di risultati ottenuti sui mercati finanziari. Scommettere significa “giocare” in borsa (si dice giocare apposta), con l’obiettivo di portare a casa una differenza positiva fra prezzo di acquisto e prezzo di vendita. Quello è il rendimento, il valore, obiettivo. Ed è appunto una scommessa, perché prevedere l’andamento futuro di prezzo di un singolo strumento finanziario, è roba da Nostradamus. Pensate invece di poter fare lauti guadagni, grazie agli studi di analisi tecnica, fondamentale, view di gestori, report, dati e tutto quello che vi pare? Bene, sappiate che avete le stesse probabilità di quelle che ha una scimmia. Non so scherzando. Ecco di seguito, previsioni degli analisti, supportate da dati, analisi, grafici e studi, sull’andamento dell’indice Dax tedesco, in 18 anni. E di fianco la previsione fatta da una scimmia. E guarda un po’, analisti e scimmie, dopo 18 anni, mostrano stesso margine di errore. Bene. Ora vediamo quindi cosa significa investire allora. Investire significa portare a casa tutto il valore generato dall'economia mondiale, che, nel suo trend di crescita secolare, si traduce in valore sui mercati finanziari e quindi per gli investitori. Devo quindi, con i dovuti accorgimenti, solo stare seduto ad aspettare di prendere questo valore, che il mercato mi produce gratuitamente. E a disposizione di tutti. La distinzione fra scommettitore ed investitore è talmente importante, che esiste proprio una branchia della finanza, detta finanza comportamentale, che studia i comportamenti dei risparmiatori sui mercati finanziari. Ora, come fare per passare da scommettitori ad investitori? Un concetto base, semplice quanto funzionale, c'è, e può aiutare parecchio. Guardate il vostro investimento il meno possibile. Meno lo guardate, meno attivate le trappole mentali legate ai prezzi (mercato scende, mercato sale), meglio farà il vostro investimento nel lungo termine. Meno trappole, più guadagni. Ah. Avere un valido consulente finanziario che vi supporti nelle vostre scelte e decisioni finanziarie, aiuta. Parecchio
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