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Come investire in modo efficiente, efficace e profittevole
Scritto il 11.10.2019Warren Buffet ci insegna che investire è semplice ma non facile. Molto spesso, a rendere il tutto più complicato, ci pensa l’industria del marketing adoperato da banche e reti, che ci bombarda di strumenti, view di mercato, dati e notizie, così che, spaesati, ci affidiamo al professionista di turno, pronto a servirci il suo piatto “commissionale”. E’ il momento della Robotica, no aspetta, è il momento della Cina, no aspetta è il momento dell’ Intelligenza Artificiale, no aspetta è il momento della Belt & Road, no aspetta è il momento Smart City, e chissà poi quale sarà il prossimo trend (l’unico trend comune in tutto questo sono i costi astronomici di questi strumenti, che molto spesso sono pure indietro rispetto ad un banale indice Msci World, se non ci credete verificate voi stessi). Investire non significa puntare sul cavallo che riteniamo vincente, o che ci viene venduto come tale. Investire significa impiegare il capitale in maniera efficiente sui mercati finanziari, per raggiungere i nostri obiettivi, in linea con il nostro profilo rischio/rendimento. E per farlo, basta partire da questo semplice schema, il succo dell’investimento efficiente sta tutto qui: Nel grafico abbiamo le principali asset class di mercato, in relazione con l'indice azionario USA (S&P500), in ordine da quelle più correlate, in alto (e abbiamo tutte le varie declinazioni di azionario, come quello internazionale ed emergente) a quelle meno correlate, scendendo verso il basso (come commodities, ovvero materie prime) fino a quello completamente decorrelate (come appunto oro e obbligazionario), ovvero che si muovono al contrario rispetto all'azionario (scende uno, sale l’altro, e viceversa). Una volta che stabiliamo un piano basato su questa semplice matrice, il gioco è fatto. Scenario risk-off, mercati vendono rischio e comprano prudenza, abbiamo l’azionario in calo, ma oro e obbligazionario ci sostengono l’investimento; Scenario risk-on, i mercati comprano rischio, oro e obbligazionario soffrono, ma l’azionario sale a prendere valore. A questo punto, capite bene che dei movimenti di mercato, degli scenari politici, economici, non ci frega nulla. Delle view dei gestori nemmeno (ci azzeccassero almeno..). Il vostro percorso sarà stabile, efficiente, e redditizio, per voi. Questo è un portafoglio a prova di 2008, tanto per intenderci (Ray Dalio, con il suo All Weather Portfolio, che lavora esattamente sulle decorrelazioni, ha chiuso il 2008 con -3,93%, a fronte dell’azionario che sappiamo era sceso oltre il 40%..). In America, i grossi portafogli modello sono tutti gestiti in questa maniera. Il fondo sovrano più grosso al mondo (fondo norvegese), da 1 trilione di dollari, si compone di decorrelazioni, non di mega-trend impacchettati dall’industria del marketing. A voi la scelta. Buon investimento a tutti
Continua a leggereCos'è il rischio gestorio e perchè è importante conoscerlo
Scritto il 04.10.2019E’ presto detto. Prendiamo un fondo 5 stelle Morningstar, con uno storico di extra-performance pazzesco, il migliore nella sua categoria; è giusto dargli delega totale sull'asset class, all’interno del nostro portafoglio? No, per un motivo molto semplice. Sovraperformance passate non sono garanzie di sovraperformance future. E il rischio è tutto a vostro carico. Di esempi in tal senso (dalle stelle alle stalle) ne abbiamo quanti ne vogliamo. Cito l'ultimo, il caso più recente quindi: Il comparto Edr Emerging Bonds viene da anni di creazione di alfa straordinari. Poi, l'inversione del trend è evidente. Dei posizionamenti su Argentina e Turchia non hanno premiato l'investimento, e passare da sovraperformance a sottoperformance è un attimo. Di casi del genere la storia è piena, alcuni comparti hanno pure chiuso i battenti (MS Diversified Alpha Plus dice nulla?). Come non ricordare anche il famoso Carmignac Patrimoine, un must fino a qualche anno fa, un 2008 chiuso in pareggio che gridava al miracolo. Non averlo in portafoglio era un crimine. Eccolo ora: Quindi, fiducia a tutti ma fiducia a nessuno. Ovvero, i gestori, quelli bravi, certamente vanno valutati, e considerati, all’interno di una pianificazione finanziaria, ma con il giusto peso. Che vuol dire, 3-5%, e a fianco ci mettiamo un bell’ ETF che replica il mercato di riferimento, sarà la nostra assicurazione. Così finchè il gestore lavora bene, ottimo, quando comincia a perdere colpi, lasciamo che li perda lui, e non noi, noi il rendimento generato dal mercato lo vogliamo ugualmente. E’ un concetto semplice, che però vedo viene applicato poco, il che è un peccato perché avrebbe tutelato parecchio gli investitori strada facendo. Chi avesse piacere ad approfondire queste tematiche, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti.
Continua a leggereL'economia rallenta. è ufficiale. Che fare
Scritto il 27.09.2019Il ciclo economico rallenta. È ufficiale. E quindi? Meglio aspettare di investire, meglio privilegiare strumenti prudenti, meglio aspettare prossimi cali di mercato? Ecco di seguito uno scambio di mail avvenuto con un cliente: Cliente: "Ma entrare ora con gli indici così alti non mi espone a cali nel prossimo futuro? Sai che il momento in cui saltare sul treno è fondamentale... Non è meglio puntare su indici o titoli con concrete possibilità di crescita futura?" "Qui è importante sfatare un mito fondamentale (anzi, 2). Il primo: ° Nessuno sa cosa farà il mercato in futuro, e quali saranno i migliori asset in cui investire. Ci provano e ci riprovano, dall'alba dei tempi, e sbagliano sempre clamorosamente ° Ed eccoci al punto più importante. I mercati sono alti? Sono bassi? Meglio entrare? Meglio aspettare? Il punto è: il mondo ha raggiunto il limite della propria crescita per sempre, ed è destinato a fallire clamorosamente? Perché se così fosse, e l'economia mondiale fosse quindi in procinto di fallire definitivamente, per tornare al baratto o alla vita primitiva, allora sì, siamo troppo alti, non è buono comprare ora. Altrimenti, il mondo, da qui ai prossimi anni (e per questo il punto è, e sarà sempre, l'orizzonte temporale, ragionare di lungo periodo) sarà molto probabilmente cresciuto, come sempre ha fatto. E nella sua crescita, saranno cresciuto gli asset finanziari in cui abbiamo investito" Il rischio, in questi casi, come sempre, è quello di finire come il cane nella GIF sotto, che aspetta il momento giusto di entrare sui mercati (la ruota gira, ed il cane aspetta e aspetta e aspetta e aspetta e...): Eh, ma l'economia rallenta, c’è il rischio recessione. E quindi? È un dato di fatto che il ciclo economico attuale sia maturo, ed è fisiologico e naturale che stia perdendo vigore. Questo non significa che finirà il mondo. Se avete un piano di investimento in essere, guardate la luna, non l'aereo che si frappone in quel momento fra la vostra vista e la luna. L'aereo passa e se ne va. Propongo di seguito uno studio bellissimo, pubblicato sul Washington Post, che riporta il numero di recessioni che un adulto americano ha potuto osservare nel corso della sua vita: Se per la popolazione più giovane, un'eventuale recessione rappresenta certamente una novità, per i più adulti non lo è affatto, c'è chi ne ha viste 3, 4 o più. E dopo tutte queste recessioni, il mercato azionario oggi dov'è? A nuovi massimi. Questi sono i rendimenti sui mercati finanziari negli ultimi 19 anni, per chi fosse entrato pronti via pre-recessione del 2.000, per poi subire successivamente anche quella del 2008: Il mondo non è finito, nonostante due recessioni, anzi, ha creato valore, per chi ha saputo prenderlo. L'economia è ciclica, e mostra un naturale alternarsi di crescita e rallentamento, possibile ancora stupirsi di questi scenari? Il portafoglio d'investimento, una volta diversificato e posizionato sui diversi quadranti economici (Ray Dalio docet, basta osservare il suo modello “All Season”), è pronto per superare anche 4 recessioni economiche, o più, e portare valore per l’investitore, i numeri ce lo dicono in maniera chiara e precisa. Orizzonte temporale, gestione dell'emotività, e saremmo tutti ricchi.
Continua a leggereQual è il valore aggiunto di un consulente finanziario?
Scritto il 20.09.2019Se lo sono chiesti anche quelli di Vanguard, il colosso americano attivo negli investimenti a gestione passiva (ETF). Secondo una ricerca di Vanguard, “Assessing the value of advice”, che ha coinvolto una parte dei 100mila clienti del Vanguard Personal Advisor Services (140 miliardi di dollari in gestione), è presto detto. Il valore aggiunto consiste nel gestire l'emotività del cliente, e supportarlo nelle scelte da prendere durante il percorso di investimento, proprio quando il fattore emotivo comincia a farla da padrone. Con buona pace di chi resta convinto del ruolo del consulente nella creazione di alfa e di fund picking. Studi ci dicono che l'unico soggetto che crea rendimento è il mercato stesso; ecco che allora il ruolo del consulente diventa importante nel fare in modo che il cliente ottenga tutto quel rendimento, senza disperderlo in scelte emotive errate, o in strumenti inefficienti (come fondi onerosi e sottoperformanti il semplice mercato). Questa funzione del consulente finanziario è importantissima, proprio alla luce del comportamento del mercato stesso, mai lineare, e molto spesso volatile: Osservando l’andamento del mercato azionario americano, vediamo appunto le diverse correzioni avvenute, e come ogni calo si presti a vivere momenti emotivamente negativi. “Meglio vendere?” “Esco e poi rientro?” “Cosa fare?”. Guardando però il percorso nel suo complesso, ecco come ogni correzione risulti in realtà minima, e anzi si presti perfettamente come occasione d’acquisto. A questo storico possiamo aggiungere anche il 2008, cambia poco, ad oggi sempre su nuovi massimi siamo (e quindi in forte guadagno). Quando però ci siamo dentro, non è così facile vederla in questo modo. Ecco perché il ruolo del consulente finanziario è quindi importante, come anticipato da Vanguard; il ruolo non è certamente quello di creare alfa, moltiplicare pani e pesci, o darci “le dritte” di turno” (se le sapessero, sarebbero a Miami a fare la bella vita, non a lavorare tutti i giorni), ma quello di assistere il cliente, guidarlo verso un percorso fatto di selezione di strumenti efficienti, e di poca emotività (che, ricordiamo, è il primo distruttore di valore). Se trovate un consulente che vi rivende i vostri stessi bias comportamentali (ovvero, per tenervi buoni, vi fa vendere parte degli investimenti durante una fase di calo), vendete il consulente, non gli investimenti. Resto a disposizione per chi volesse contattarmi per approfondire l’argomento. Buon investimento a tutti
Continua a leggereGli ETF sono pericolosi?
Scritto il 12.09.2019Sì, secondo Michael Burry, il gestore che operò il grande short (investimento al ribasso) sul mercato, nel 2008 (come riportato nel film "La grande scommessa"). Sarà vero quindi? La risposta alla domanda è semplice quanto banale. E ci arriva dai numeri. Le chiacchere le lasciamo al bar. I fondi indicizzati detengono meno del 15% delle azioni quotate. L'indicizzazione di azioni e obbligazioni a livello globale rappresenta meno del 5% degli asset globali. I fondi comuni, ad esempio, come si vede nel grafico allegato, detengono molto di più. Gli stessi fondi che stanno soffrendo la crescita esponenziale degli ETF, gli stessi fondi comuni che fanno fatica a battere i rispettivi benchmark. Gli stessi fondi comuni che ad oggi detengono il grosso del mercato. Quindi, casomai, il punto è un altro. Il problema non è la gestione passiva o attiva dello strumento, ma la NOSTRA gestione attiva di investitori emotivi. Comprando sulla base delle nostre paure, e sensazioni, siamo in grado di trasformare in attivi anche strumenti passivi, comprandoli e rivendendoli infinite volte. I dati di mercato ci confermano che i primi a non essere investitori passivi sono molti di coloro che utilizzano strumenti passivi. Il più importante Etf sull’SP500 passa di mano ogni 12 giorni, un orizzonte temporale da investitore iperattivo. Stessa sorte per quello sul Nasdaq il famoso QQQ di Invesco. Concentriamoci su questo. Buon investimento a tutti.
Continua a leggereInversione curva USA e timori recessivi. Cosa fare
Scritto il 29.08.2019Secondo un sondaggio di Bank of America, la recessione è alle porte per un terzo degli investitori istituzionali. Come riportato nell’articolo evidenziato, il 34% degli istituzionali teme una recessione, la percentuale più alta degli ultimi 8 anni. Che fare quindi? Si è parlato anche dell’inversione della curva americana, ulteriore segnale di un’imminente recessione. Tutti i nodi sembrano venire al pettine quindi. O forse no? Ci sono alcune cose che sono importanti da sapere, per navigare serenamente sui mercati. 1 – Il mercato necessita di una recessione per scendere? Ma chi l’ha detto. Le borse possono calare anche in maniera decisa senza alcun segnale anticipatore e senza alcune recessione economia. E’ importante essere attrezzati, all’interno del proprio portafoglio d’investimento, SEMPRE. Mica solo quando comincia ad arrivare puzza di bruciato. Queste di seguito sono le correzioni avvenute sulla borsa americana senza che al contempo fosse presente una recessione economica: Investire senza le dovute precauzioni, è un azzardo, sempre e comunque. E’ importante essere sempre pronti. O si rischia di farsi male (nessuna decorrelazione in portafoglio? Ahi ahi ahi ahi ahi, direbbe una nota pubblicità). 2 – E’ sufficiente un’inversione della curva americana, o l’opinione negativa di gran parte di investitori istituzionali, perché la recessione avvenga? Fosse così facile prevedere il timing della fine di un ciclo economico, investire sarebbe una festa. Musica, balli, e tanti soldi per tutti. La realtà è un’altra cosa. Ad esempio, queste nel grafico sono le vendite al dettaglio in America, che, a luglio, segnano un incremento dello 0,7% rispetto a giugno, e un +3,4% da inizio anno. Alla faccia del rallentamento. E le previsioni degli investitori istituzionali? Chi mi segue, sa già cosa farsene delle previsioni. https://www.ilsole24ore.com/art/perche-scimmia-una-moneta-investe-meglio-un-guru-AE7VR4MD “Cxo Advisory Group ha effettuato una ricerca su 6582 previsioni di 68 esperti di azionario in merito all’andamento dell’indice S&P500 di Wall Street tra il 2005 e il 2012. Ora prendete una scimmia, le consegnate una monetina e (sperando che non la mangi) gliela fate lanciare per ottenere un testa o un croce, ecco che avrete il 50% di possibilità di azzeccare la risposta esatta. Il risultato della ricerca? Avete indovinato: la scimmia ha battuto il guru (50% di precisione contro 47% medio)”. 3 – La curva si è invertita, mettiamo che anche questa volta predica l’arrivo di una recessione, meglio levare subito le tende? Non sarei così sicuro di volerlo fare, fossi in voi. Ora prendiamo una bellissima tabella, dove abbiamo i rendimenti dell'indice azionario (USA, S&P500) fotografati il giorno preciso in cui la curva USA si è invertita, in 4 periodi storici differenti, poi i rendimenti 3 mesi dopo l’inversione, 6 mesi dopo, 1 anno dopo, 18 mesi dopo, e 2 anni dopo. Occhio a giocare di anticipo. Una volta su 4 è andata bene. Altre 3 volte mi sono mangiato rendimenti, che, a perderli oggi, significa dire addio ad un risultato soddisfacente di portafoglio (visto quanto proposto sulla parte bond). 4 – Ma ci serve sapere effettivamente quando un ciclo economico finisce e quando rinasce? Se ragioniamo di lungo periodo, di investimento che segue un metodo preciso, fatto di pesi e contrappesi, decorrelazioni e ribilanciamenti annui fra asset…ancora non ci rendiamo conto forse di quanto sia inutile tutto sto giochino previsionale, se non a vendere giornali sparando titoloni folkloristici, o fondi creati il giorno prima che promettono la miglior performance per quella fase economica. E’ una giostra che serve a tutti tranne che all’investitore. Di seguito, i rendimenti a 20 anni di oro, azionario globale, azionario USA e bond a lungo termine (americano nello specifico): ° Oro + 510% ° Azionario globale +106% ° Azionario USA +203% ° Bond US lungo termine +335% E in tutto questo, ci sono state ben 2 recessioni economiche. E quindi? Resto a disposizione per chi avesse piacere ad approfondire i temi evidenziati. Buon investimento a tutti.
Continua a leggereAnche Warren Buffet sottoperforma il mercato. Incredibile ma vero
Scritto il 19.08.2019Questa è un’immagine che a mio avviso andrebbe appesa in ogni studio di consulenza finanziaria. In blu vediamo l’andamento del titolo Berkshire Hathaway, legato a Warren Buffet. In arancione, il semplice azionario americano S&P500. Il concetto è molto semplice. Nessuno è in grado di battere il mercato per sempre. Neanche Warren Buffet. Nel grafico vediamo chiaramente infatti la sottoperformance di Buffet ,rispetto al semplice mercato, negli ultimi 9 anni. E stiamo parlando di Warren Buffet. Ad oggi il numero 1. Indiscusso. Il valore che ha saputo creare nel tempo l’oracolo di Omaha è pazzesco (del resto parliamo del terzo uomo più ricco al mondo, ad oggi). Eppure il mercato non guarda in faccia a nessuno, le regole base valgono per tutti, Warren Buffet compreso. Quindi, quando vi trovate ad acquistare un fondo azionario del miglior gestore azionario al mondo, 5 stelle Morningstar, mettetevi il dubbio. Sempre. E se cominciasse a sottoperformare? Perché lui la commissione nel frattempo continuerebbe ad incassarla. I punti di performance li perdete voi. Possiamo chiamarlo rischio gestorio. Volete un altro esempio? Michael Hasenstab è conosciuto per essere il guru, la stella di riferimento della gestione attiva sull’asset obbligazionario paesi emergenti. Ottimi numeri dalla sua, tanto di cappello. Finchè…. Sono tutti bravi, quindi. Finchè non sbagliano. Chiedere di Bill Gross, Eduard Carmigac, Mark Mobius, la lista è bella lunga. MS Diversified Alpha Plsu vi dice nulla? Le regole valgono per tutti, che siate Warren Buffet o il miglior gestore 5 stelle Morningstar, non si fanno sconti a nessuno. Il concetto è, quanto ti questo rischio volete in portafoglio? Come sempre, il giusto peso, e la giusta misura, fanno la differenza. L’abbiamo visto anche nel caso H2O. Basterebbe affiancare ai gestori, quelli veramente bravi, una buona parte di strumenti a gestione passiva, a replicare il mercato in ogni sua virgola. Pensateci. Perché rischiare se potete vincere sempre? Chi avesse piacere ad approfondire queste dinamiche, mi può contattare per un consulto. Buon investimento a tutti.
Continua a leggereIl Manuale dell' Investitore Intelligente
Scritto il 02.08.2019Condivido con piacere i concetti che ritengo più importanti per l’investitore, in modo che possa investire sui mercati in maniera efficiente. Investire, infatti, è un’attività in realtà semplice, basta seguire pochi semplici concetti di buon senso: ° Diversificare. In altre parole, non comprare singoli titoli, ovvero rischio specifico. Il perché è questo qui: Nel grafico abbiamo l’andamento di tutti i singoli titoli che compongono l’azionario americano S&P500, in questo 2019. Scegliendo singoli titoli, avreste potuto prendere quello che ha fatto meglio, (ovvero più del 50%), ma anche quello che è riuscito a perdere più del 20%, in un anno molto positivo per i mercati. Perché correre il rischio? Basta diversificare sul mercato nel sul complesso. +20% da inizio anno, senza alcun rischio specifico. Mica male. ° Diffidare di qualsiasi view o previsione di mercato. Prendete le previsioni sul mercato di qualsiasi consulente, società, o analista, archiviatele, e cestinatele. Non servono a niente, non miglioreranno il vostro investimento in alcun modo. Ho scritto parecchio a riguardo nei vari post, riporto giusto questo articolo del Sole24Ore. Una scimmia può fare previsioni più azzeccate di quelle degli analisti finanziari: https://www.ilsole24ore.com/art/perche-scimmia-una-moneta-investe-meglio-un-guru-AE7VR4MD A livello previsionale, quello che ci dice il mercato è solo questo: ° Esiste una, seppure debole, correlazione negativa, analizzando le decadi sul mercato azionario USA, fra i rendimenti ottenuti nei 10 anni precedenti e quelli ottenuti nei 10 anni successivi. Ovvero, a maggiori ritorni ottenuti nella decade precedente, corrispondono ritorni inferiori ottenuti nella decade successiva. ° Tutte le volte in cui l'azionario ha segnato ritorni reali (al netto dell'inflazione quindi) negativi a 10 anni, nei successivi 10 ha mostrato ritorni positivi elevati ° Fare un PAC toglie dal dubbio del market timing, migliora la vita e spesso anche il nostro investimento Tutto il resto è noia. Quando vi dicono che la crescita mondiale dura da troppo tempo, e prevedono una fine imminente di questo ciclo, fategli leggere questo articolo: https://www.dadamoney.com/australia-come-mai-non-ha-avuto-una-recessione-in-quasi-3-decenni-cnbc/ Australia. 27 years without a recession. 27 anni senza una recessione. Il ciclo economico finirà quando deve finire. Non ci è dato saperlo ad oggi. ° Costruire decorrelazioni all’interno del vostro portafoglio Proprio perché non possiamo prevedere il mercato, decorrelate. Decorrelate. E decorrelate. Semplice, funziona. 2018, mercati azionari globali (USA, internazionali, e paesi emergenti) in calo, obbligazionario in salita (nella seconda parte dell’anno). Maggio di quest’anno uguale. E se arriva un 2008 sui mercati? Decorrelate, decorrelate, decorrelate. Se non avete decorrelazioni in portafoglio, siete in balia dei mercati. Se quelle che avete non funzionano, sono da rivedere. Prendiamo la giornata odierna. Trump fa crollare i mercati azionari. Oro al momento segna +1,09%. Decorrelate. ° Emotività. Tenetela lontana Nello studio prodotto da Dalbar vediamo chiaramente come l’investitore medio, a fronte delle proprie scelte ed interventi sul portafoglio, dettati dall’emotività, porti a casa (linea grigia) sempre meno valore, e parecchio, rispetto a quanto prodotto dal mercato. Addirittura non arriva a pareggiare l’inflazione. L’emotività è il peggior nemico per i vostri investimenti. ° Costi. La Mifid2 è in vostro soccorso e in vostro aiuto. Predilite in portafoglio strumenti che abbiano un profilo commissionale adeguato. Non regalate soldi, non siete benefattori, siete investitori. https://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2018/04/16/news/sorpresa_quasi_un_terzo_dei_fondi ha_costi_pi_alti_dei_rendimenti Buona estate e buon investimento a tutti.
Continua a leggereIl caso della consulente TOP d'Italia, sospesa dall'albo
Scritto il 24.07.2019E’ il caso di questi giorni. Non serve fare nomi, e non ci interessa, la vicenda è comunque su tutti i giornali, ed è stata ripresa e approfondita anche sul Sole 24 Ore, quindi chi volesse ha modo di avere tutti i dettagli della vicenda. Si parla di una professionista Top, premiata nel 2016 come “Prima Top Private nazionale”, con in passato anche una candidatura alle elezioni comunali, e riconosciuta come Eccellenza della consulenza finanziaria in Italia, premio ottenuto nel 2008. Il portafoglio accreditato è parecchio importante. Se ne sta parlando in quanto alla consulente è stato appena revocato il mandato, il suo negozio finanziario, e sito internet, sono stati chiusi, e l’ Organismo di vigilanza le ha sospeso il mandato per 180 giorni. Incredibile, cos’è successo? Parliamo pur sempre di un professionista Top. Gli articoli di giornale parlano di “"gravi irregolarità compiute nell’esercizio di consulente abilitata all’offerta fuori sede". Nel verbale redatto dalla mandante si fa riferimento a "condotte di particolare gravità, consistenti nell’acquisizione di somme di pertinenza dei clienti, rilascio alla clientela di rendicontazioni false, falsificazione della firma della clientela ed effettuazione di operazioni non autorizzate". La stessa consulente, in un verbale raccolto il 25 giugno, racconta di “aver predisposto rendicontazioni false relative alle posizioni di alcuni clienti, alterando 'i rendimenti “. Questa storia deve insegnarci qualcosa, di molto importante, affinchè vicende tristi come questa, dove tutti perdiamo (clienti, consulenti, e l’educazione finanziaria), non si ripetano più. Il rendimento, per tutti, clienti, consulenti, ed investitori, deriva dal mercato. E’ una regola semplice, ma a volte ce la dimentichiamo. Non esiste consulente al mondo in grado di creare rendimento. Ci provano i fondi attivi a creare un po’ di Alfa sui mercati, e già loro fanno una fatica pazzesca, e molto spesso finiscono per fare anche peggio del mercato (i numeri li sappiamo). Se cercate qualcuno in grado di moltiplicarvi pani e pesci, diffidate, invece di seguirlo. Il consulente è semplicemente una figura che vi assiste lungo il vostro percorso, per aiutarvi a prendere scelte di investimento nei momenti cruciali, per costruire per voi la pianificazione migliore che risponda alle vostre esigenze, e selezionare gli strumenti finanziari più idonei da inserire al suo interno. Il rendimento sarà poi il mercato a darcelo. Usciamo da questo tunnel della performance, tutti, consulenti e clienti, perché è l’unica cosa che non possiamo controllare. Tutto il resto sì. Seconda cosa, che mi sento di consigliare ai clienti. Lo so che è una società basata sull’immagine, ma non giudichiamo la copertina, impariamo a valutare il libro. Il contesto vale 0, ciò che conta sono i contenuti. Troppo spesso vedo consulenti catturare l’interesse dei clienti perché, girando con il Rolex o con la Porsche con autista, come nel caso della consulente in oggetto, vengono considerati più competenti. Non è il Rolex che costruisce il vostro portafoglio e analizza i vostri bisogni. Per quelle cose occorrono studio e competenze. Cose che non si possono comprare, vanno coltivate. Buon investimento a tutti
Continua a leggereIl Permanent Portfolio. Il metodo di investimento vince sempre
Scritto il 16.07.2019Abbiamo approfondito in un post recente il Golden Butterfly Portfolio. Numeri incredibili. L’articolo ha suscitato parecchio interesse. Ora diamo un occhio ad un altro modello di portafoglio con uno storico pazzesco. Il Permanent Portfolio. Elaborato da Harry Browne e pubblicato all’interno del suo libro “Fail Life Investing” del 2001, il Permanent Portfolio fa della semplicità la sua forza. Questa infatti la sua allocazione: ° 25% azionario, per prendere performance dalle fasi di crescita economica ° 25% cash come protezione per le fasi recessive ° 25% oro e 25% obbligazionario lungo termine sempre per gli scenari recessivi, con un occhio anche all'inflazione. Il portafoglio è stato testato sul mercato, con storico fino al 1970. Il modello, essendo nato in America, riprende il mercato americano (azionario e obbligazionario), l’investitore europeo può scegliere se o riprodurlo pari pari, incamerando la variabile euro-dollaro, o personalizzarlo in chiave europea (la struttura del ptf è talmente semplice che si presta molto bene). Ecco, di seguito vediamo nella tabella il Permanent Portfolio di Harry Browne a confronto con il classico ptf 60/40 (60% azionario 40% obbligazionario) e l'azionario USA. Dal 1978 al 2017, il Permanent ha restituito agli investitori l'8,69% annuo, rispetto 10,26% del 60/40 e l’11% dell'azionario US. Performance inferiori, quindi, ma il ptf ha creato plusvalore proprio quando i mercati erano più in difficoltà, ovvero 2000 e 2008. E infatti il Permanent sovraperforma nel periodo 2001-2006 e 2007-2012, come evidenziato. Due considerazioni importantissime. La prima. Alzi la mano chi, onestamente, comprando, smanettando, seguendo la view dei gestori, del consulente di turno, o vendendo l’anima al Diavolo, abbia saputo generare dei ritorni ANNUI come quelli del Permanent Portoflio, con solo il 25% di azionario, negli orizzonti temporali indicati. 9.01% annuo prendendosi un 2008 pronti via in faccia, nel periodo 2007-2012. La seconda. Come sempre, il Permanent Portfolio non è la soluzione a tutto. Ci sono investitori più dinamici, ci sono investitori ancora più prudenti. Ma è un METODO efficiente per investire senza preoccuparsi di alcuna view di mercato, e portare a casa ritorni che l’investitore italiano mediamente si sogna la notte insieme a Belen Rodriguez. Ci sono studi e papers accamedici ben precisi che ci dicono che per investire in modo efficiente occorre investire con metodo. Che sia il Golden Butterfly, l’All Season di Ray Dalio, o il Permanent Portfolio non conta. L’importante è che ne adottiate uno. Altrimenti raccoglierete solo le briciole e arricchirete intermediari e consulenti pronti a vendervi il nuovo fondo di turno o la nuova moda del momento. Chi avesse piacere ad investire con metodo, mi contatti pure per consulto gratuito.
Continua a leggereL'importanza di investire con metodo. Voi, quale usate
Scritto il 10.07.2019Chi legge i miei post ormai mi conosce, e lo sa. Le chiacchere stanno a 0. Nella finanza contano i numeri. Chi deve farcire i numeri con delle parole, è perché molto spesso deve vendere qualcosa (diffidare di questa gente). I numeri ci dicono una cosa molto semplice. Quando investiamo o adottiamo un metodo preciso, o ci affidiamo, con fiducia, alle view di mercato (meglio sovrappesare questo o quello) o ai gestori 5 stelle Morningstar, delegando a loro il compito di scegliere i posizionamenti da adottare. Bene, ora vediamo numeri e grafici, perché appunto il resto è tutta fuffa. Prendiamo un metodo qualsiasi, il Lazy Portfolio ad esempio, il più banale di tutti. Portafoglio statico, mai movimentato, 50% azionario 50% obbligazionario, diversificato globalmente. Giusto 2 decorrelazioni in croce al suo interno, come ad esempio azionario-obbligazionario governativo, di norma quando scende uno sale l’altro. Stop. Bene, ora, per non fare torto a nessuno, prendiamo l’indice dei fondi bilanciati presenti in Italia. E il dado è tratto. Di seguito tutti i dettagli del confronto: https://www.adviseonly.com/portafoglio-del-mese/portafogli-ao-lazy-portfolio-tanto-semplice-quanto-efficace/ Certo, il Lazy Portfolio è un ptf più dinamico della media. E infatti molto più volatile. Però i risultati rispetto a fondi che movimentano il portafoglio, seguono le view, e smanettano avanti e indietro, sono stupefacenti. Come sempre, ci vuole la controprova. Cambiamo il metodo. Del Golden Butterfly Portoflio, abbiamo parlato in un post dedicato (un consiglio, recuperatelo). Il primo che mi presenta un fondo bilanciato, o un proprio ptf personale, con dati certificati e storico almeno ventennale migliore di questo, gli pago una cena. Da Cracco. Prendiamone un altro. l’ All Season Portfolio di Ray Dalio. Il metodo di investimento è semplicissimo. 7,5% oro, 7,5% materie prime, 30% equity, 15% obbligazionario breve termine, 40% obbligazionario lungo termine. Ovvero, non posso prevedere il mercato, e proprio per questo il metodo è costruire un ptf con tutte le asset class decorrelate fra loro, così che ognuna faccia il suo compito, in base allo scenario in cui mi trovo. Questo è per chi ha vissuto male il 2000 e il 2008. Vissuti male non per causa del mercato. Ma perché il metodo di investimento adottato non era corretto. L’all Season (o All Weather) ha chiuso il 2008 a -3,93%, poca roba. Parlavo con un investitore pochi giorni fa, su quale metodo fosse il migliore. La risposta è semplice. L’importante non è quale adottare. L’importante è adottarne uno. Perché navigare senza un metodo preciso, finiamo nel mare ben rappresentato dall’indice dei fondi bilanciati collocati in Italia. Un giorno compro un fondo, un giorno un altro, poi sovrappeso questo, poi sottopeso quello, poi cambio strategia, e poi, e poi…e poi i rendimenti a confronto di chi adotta un metodo e lo porta avanti sono impietosi. E voi, quale metodo di investimento adottate?
Continua a leggereGolden Butterfly Portfolio. Il miglior investimento possibile
Scritto il 03.07.2019Partendo dal presupposto che, come sappiamo, tenere la liquidità sul c/c è oneroso perché ci costa ad oggi lo 0,9% annuo, ovvero l’inflazione. Come allocare quindi la liquidità in modo efficiente? Ogni giorno leggiamo di nuovi fondi lanciati sul mercato, di tassi promozionali sul conto deposito, di mirabolanti promesse di rendimento. Come muoversi? Approfondiamo il modello Golden Butterfly Portfolio, e poi vi dirò perché. Il Golden Butterfly è un metodo di investimento semplicissimo. Portafoglio 20% azionario, 20% azionario small cap (piccole imprese), 20% obbligazionario lungo termine, 20% obbligazionario breve termine, 20% oro. Il ragionamento alla base è, non posso prevedere il mercato (gli studi a riguardo si sprecano, chi pensa di poterlo fare auguri), ma ne conosco i meccanismi. Quando l’economia cresce, si compra rischio (principalmente azionario), quando rallenta si comprano beni rifugio (oro e obbligazionario). Combinato tutto insieme, abbiamo un piano che lavora su più cicli di mercato, e le view le lasciamo a chi deve vendere qualcosa. Ora viene il bello. Il modello Golden Butterfly è stato testato sul mercato americano, dal 1970 ad oggi. Abbiamo quindi uno storico importantissimo. Eccolo qua: Ritorno medio annuo, REALE, quindi corretto per l’inflazione, 6,2%. Contando che l’inflazione in America viaggia al 2% ultimamente, parliamo di un 8% annuo. Il Ptf ha guadagnato l’80% delle volte. Ora facciamo un paragone con tutti i fondi attivi bilanciati di questo mondo, non faccio nomi ma li conosciamo tutti. Questi numeri se li sognano. Proprio perché i gestori fanno previsioni di mercato, e, inevitabilmente le sbagliano. Questo è un metodo di investimento, il metodo è matematico e razionale, e per questo funziona. Mica finita qua. Ecco i ritorni a 10 anni del portafoglio. Anche qualora foste partiti nel 2000, o nel 2007 o 2008, quindi pronti via vi beccate in faccia un crollo azionario di quelli cattivi, a 10 anni il rendimento annuo è sempre POSITIVO e interessante. SEMPRE. Si parla dal 4% al 6% annuo in termini reali, sempre al netto dell’inflazione. Per chi è fortunato si viaggia anche al 7%. Annuo, per 10 anni. Pazzesco. Ora, trovatemi un fondo bilanciato, o conto deposito, o metodo di investimento analogo, con questa costanza e risultati, testati sul campo con storico dal 1970. E quindi, torniamo alla domanda, è il miglior portafoglio possibile? Mica finita qui. Per rispondere, andiamo a confrontarlo con TUTTI i ptf modello americani più importanti, dall’ All Season di Ray Dalio, al Permanent Portfolio di Harry Browne, allo Swensen adottato dalla Yale University, il Three Fund di Bogle, fondatore di Vanguard, e altri ancora. Scomodiamo i big, quelli grossi. E facciamo un paragone. Eccolo: Linea orizzontale abbiamo il rischio, inteso come volatilità, e linea verticale i ritorni, rendimenti quindi. Ed ecco tutti i più importanti portafogli modello. Ed ecco il Golden Butterfly, in alto a sinistra, rischio fra i più bassi, con il ritorno fra i più alti. Ah, però. Ma non mi basta, voglio la controprova. Qui abbiamo il rischio inteso come drawdown massimo, ovvero come massima discesa del ptf, e come ritorni sempre i rendimenti. Ancora una volta, il Golden appare come il migliore, battuti tutti. Tanta roba. È quindi l’investimento migliore possibile? Certo che no. Ogni persona ha il suo profilo di rischio, orizzonte temporale, obiettivi ed esigenze di investimento. Inoltre, il ptf è espresso interamente in dollari, in chiave europea qualche accorgimento è da valutare. Però certamente è la base dalla quale partire quando valutate delle soluzioni di investimento, se vi propongono qualcosa peggiorativo rispetto a questo, il 90% delle volte è perché devono vendervi qualcosa. Per chi avesse piacere ad approfondire queste tematiche, mi contatti pure per un consulto.
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