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Siete sicuri di stare guadagnando?
Scritto il 07.03.2019Esatto. Anche quando stiamo guadagnando, siamo sicuri di stare effettivamente guadagnando? Oppure, anche se siamo liquidi, e quindi stabili come valore del patrimonio, siamo sicuri di non stare perdendo? I due punti sono collegati, e ci portano allo stesso tema, importante quanto spesso ignorato. L’inflazione. Eh già, perché se il patrimonio oscilla con i mercati, o resta stabile perché liquido sul conto, tutto il contesto che abbiamo intorno non resta fermo, anzi, si muove inesorabilmente, influendo sul valore effettivo del mio patrimonio. Perché se oggi con 100.000 euro posso comprare un determinato bene di lusso, e dopo x anni con lo stesso importo posso prendere lo stesso bene ma di una sottomarca, significa che i miei soldi sono gli stessi ma hanno perso di valore. I numeri valgono poco, è il controvalore acquistabile che ne determina il vero valore. Da qui si apre un mondo. Questo lo storico dell’inflazione, dati Istat, ed il valore, in termini reali, del mio patrimonio iniziale di 100, quindi al netto dell’inflazione, anno dopo anno: Questa la tabella aggiornata con tutti i tassi di inflazione globali, l’ Italia segna +0,9%: Da qui la domanda iniziale. Siete sicuri di stare veramente guadagnando? Perché se, al netto di costi, imposte e tassazione, il vostro guadagnano netto è pari allo 0,9%, non avete guadagnato nulla, ma solo pareggiato l’effetto inflazione, ovvero il valore in termini reali del vostro patrimonio. Il vero guadagno si realizza dallo 0,9% in su, in quel caso parliamo di un incremento effettivo del patrimonio. Come fare per ottenerlo, è un altro discorso. Ed è per questo che faccio il consulente finanziario.
Continua a leggereTime is your friend. Il tempo è nostro amico - John C. Bogle
Scritto il 01.03.2019Fra i principi di investimento di John Bogle, il fondatore del colosso americano Vanguard, uno dei più importanti è sicuramente “Time is your friend”, il tempo è nostro amico. Il concetto è talmente importante, che ho avuto il piacere di presentare ieri sera una serata, su questo tema, a Reggio Emilia, riscontrando anche un buon successo e interesse. Ripropongo qui alcuni passaggi. Il tempo è sempre nostro amico? A vedere il 2018, anno record in termini negativi come ritorno di tutti gli strumenti finanziari mondiali, sembrerebbe di no. Però, eccolo, già il 2019 a mostrarci l’importanza del tempo. Avvio anno fra i migliori, anzi, il migliore dal 1987: E’ sufficiente però il fattore tempo perché i miei investimenti generino valore? Sarebbe bello, ma così non è. Un esempio. Mettendo a confronto il nostro indice italiano, il FTSE Mib (linea rossa), con semplice un indice globale (linea verde) 50% obbligazionario 50% azionario, vediamo subito dove ci premia il tempo. Ci premia se l’investimento è diversificato ed efficiente. Altrimenti possiamo anche restare, in questo caso, per 14 anni senza alcun ritorno (anzi, accumulando una perdita). Elaborando quindi una pianificazione efficiente e diversificata, insieme ad un consulente finanziario professionista del settore, ecco che allora basta scegliere semplicemente la velocità del percorso, che il tempo sarà sempre dalla nostra parte. Partendo dalla regola principe della finanza, più sono disposto ad accettare oscillazioni del capitale nel breve termine, più sono premiato e remunerato nel lungo termine. Nella tabella sopra, banalmente, 3 portafogli modello, il più dinamico 80% azionario 20% bond ha reso meglio, esponendomi a maggiori oscillazioni, il terzo, 60% azionario 40% bond, ha performato meno, tutelandomi maggiormente però durante le fasi di volatilità. In tutti e tre i casi, il tempo è stato nostro amico. Proprio come ci ha insegnato John Bogle.
Continua a leggereIl ruolo dell'oro
Scritto il 25.02.2019Stiamo assistendo nell’ultimo periodo ad un rialzo importante del bene rifugio per eccellenza. L’oro. E come sempre, in questi casi, davanti a trend di questo tipo, parte la danza delle speculazioni. https://www.marketwatch.com/story/gold-will-keep-rising-here-are-13-ways-to-profit-from-the-rally-2019-02-22 L’oro continuerà a salire? E’ l’investimento giusto ora? Bisogna salire sul carro finchè tira? La risposta è superflua, perché tanto la domanda non è quella corretta. Se invece ci chiediamo che ruolo ha l’oro all’interno di una pianificazione finanziaria, allora qui abbiamo risposte molto molto interessanti. Perché, come anticipato, l’oro è un bene rifugio. Tende ad apprezzarsi quando il mercato vende rischio (banalmente, quando scendono le azioni). Poi nel mezzo ci sono anche altre dinamiche, legate ad esempio alle riserve auree dei vari paesi, e alla domanda ed offerta globale del metallo giallo. Ma la sua funzione di bene rifugio è molto marcata. Il 2008 ne è un classico esempio. Ma allora, lo scorso anno, che ha perso tutto, come mai l’oro non ha protetto? Ne siamo proprio sicuri che non l’abbia fatto? Ci viene in aiuto il Sole24Ore. Ecco l’andamento delle principali asset di mercato lo scorso anno. Come sappiamo, è sceso tutto appunto. Ma, nel momento peggiore dell’azionario, e lo vediamo dal movimento di fine anno, a partire da ottobre, cosa fa l’oro? Esatto, si apprezza. E’ questo che deve fare l’oro. E che sa fare bene. Non generarci rendimento, non fare da gallina dalle uova d’oro (perdonate la battuta), non prestarsi a speculazioni finanziarie. Per generare rendimento in portafoglio, ci sono altre cose. Che funzionano molto molto meglio a questo scopo. L’oro serve come protezione. E in questo senso, ha senso sempre all’interno di un portafoglio d’investimento, a prescindere dall’andamento della materia prima e dal suo prezzo. Ovviamente, da misurare tenendo conto che è un asset volatile, e che è soggetto a cambio euro/dollaro, quindi senza eccedere. Il vostro consulente finanziario ve ne ha mai parlato?
Continua a leggerePrivate Equity perché conviene
Scritto il 18.02.2019Private Equity, se ne parla poco. Non è per tutti, se non per chi dispone di importanti capitali. I numeri ci mostrano come questo strumento abbia saputo performare meglio dell'indice azionario per eccellenza, ovvero l’ S&P500 americano, dal 1986 al 2018, così come anche dal 1998 al 2018. Lo vediamo di seguito. Ottimi rendimenti, ottimo diversificatore e decorrelatore di portafoglio, vista la natura particolare dello strumento, una soluzione quindi validissima. Cosa la rende ancora poco utilizzata? Il fatto che sia uno strumento poco liquido (non si compra e vende sul mercato come un'azione), e con tagli minimi di sottoscrizione più elevati rispetto ai normali fondi, azioni e obbligazioni. Appunto, non è per tutti. Ma per chi può, porta un grande valore aggiunto al proprio portafoglio. Lo vediamo di seguito, infatti, come destinare al portafoglio una quota di Private Equity aumenti l’efficienza e la resa dello stesso. La tabella parla chiaro. Aver avuto negli ultimi 25 anni una quota di Private Equity, avrebbe permesso di avere in portafoglio una voce che ha performato meglio dell’ S&P500 ma anche dell’indice azionario globale Msci World. Non solo quindi ha migliorato i rendimenti del portafoglio complessivo, ma ne ha anche ridotto i rischi in termini di volatilità. Risultato, portafoglio più performante e più stabile. Non male. Non male per niente. In un mercato come quello attuale, dove la volatilità ci porta sulle montagne russe, e i rendimenti non sono più generosi come 20 anni fa, è importante valutare tutte le migliori soluzioni per il proprio portafoglio.
Continua a leggereMeglio restare sempre investiti, o fare market timing?
Scritto il 11.02.2019Il mercato è volatile, lo sappiamo. Riassumendo, 2018 molto male, inizio 2019 molto bene. Ma quindi, è più efficiente restare sempre investiti, oppure entrare ed uscire dal mercato cercando di portare a casa un risultato maggiore, approfittando della volatilità?
Continua a leggereQuest’anno entra in vigore la normativa Mifid 2
Scritto il 04.02.2019Introdotta a livello comunitario, la normativa ha l’obiettivo di tutelare maggiormente gli investitori. In che modo? 3 punti fondamentali. 1 – chi presta servizio di consulenza deve rispettare requisiti precisi di professionalità e competenza (nello specifico, oltre a dover superare l’esame di iscrizione all’albo, il consulente deve aver maturato anni di esperienza nel settore, e annualmente è richiesto il superamento di test ed esami a conferma delle competenze acquisite). Era importante introdurre questo punto all’interno della normativa? Evidentemente sì. Ci sono reti che infatti possiedono personale non interamente abilitato a prestare servizio di consulenza, stando alla normativa (esempio Poste Italiane, che, come riportato a fine 2018, qualora intendesse abilitare l’intera rete, dovrà istruire verso un percorso formativo e di affiancamento il 5% della propria rete, ad oggi non idonea secondi i criteri Mifid 2) Ciascun risparmiatore merita l’assistenza di un professionista serio e competente. Benvenuta Mifid II 2 – Distinzione fra consulenza indipendente e non indipendente. Tradotto, il cliente ha diritto di sapere in maniera chiara se la consulenza che gli viene prestata segue logiche della banca mandante (per cui le decisioni di investimento proposte dal consulente sono dipendenti appunto dalle direttive aziendali o costruite con prodotti sempre della banca mandante) o se viene prestata liberamente, e senza alcun vincolo. Anche qui, era importante introdurre questo punto all’interno della normativa? Evidentemente sì “il collocamento diretto di fondi terzi ormai rappresenta una parte irrisoria dell'offerta: 5% in Banca Mediolanum, 7% in Azimut, 16% in Allianz Bank FA, 18% in Banca Generali e 23% in Fideuram” Advisor online fonte dati Un cliente ha diritto di sapere in maniera chiara e trasparente se la proposta d’ investimento che gli viene fatta si traduce in un prodotto di casa, o in strumenti terzi, per cui il consulente è libero di scegliere il meglio che c’è sul mercato, e non solo quello che dispone la casa. Anche qui, ciascun risparmiatore merita il meglio per il proprio portafoglio. Benvenuta Mifid II 3 – Trasparenza lato costi. Il cliente deve sapere quanto paga. Era importante introdurre questo punto all’interno della normativa? Evidentemente sì (Leggi l'articolo) “Il report rileva, infatti, che il 45% degli investitori non sa indicare come venga remunerato il proprio consulente, mentre il 37% crede che il servizio sia gratuito” Il fatto che il risparmiatore italiano non sappia come venga remunerata la consulenza, indica che non sappia quindi neanche quantificarla. Quanto sta pagando (senza saperlo quindi)? Leggi l'articolo. “Prendendo per esempio il decennio 2008-2017, i costi degli strumenti azionari venduti alla clientela retail in Italia (incluse le commissioni di sottoscrizione e riscatto) hanno impattato per il 37% sulle performance lorde quando la media europea si è fermata ad appena il 24%” Il cliente ha quindi lasciato sul piatto (la banca) il 40% delle performance ottenute sull’asset azionaria. Sulla parte obbligazionaria, e sulle prospettive delle reti e banche di mollare l’osso, ecco un altro spunto. Leggi l'articolo. "Circa il 27% dei fondi del nostro paese - segnala Sebastiano Mazzoni Perelli, director e reponsabile dell'area wealth & asset management di Prometeia - ha una struttura di costi non coerente con il rendimento atteso delle asset class su cui vengono realizzati gli investimenti" Tradotto, la banca non molla l’osso, ovvero non rinuncia al suo utile, è il risparmiatore che dovrà rinunciare al suo. Benvenuta Mifid II Benvenuta Mifid II Benvenuta Mifid II Benvenuta Mifid II Basterà da sola la Mifid II a risolvere tutti i problemi? Ovviamente no. La palla ora è in mano ai risparmiatori, ai clienti. Mai come ora. Non aspettate la Mifid II, chiedete presso la vostra banca o presso il vostro consulente, fate domande, informatevi a riguardo. Benvenuti nella nuova era della consulenza
Continua a leggereLe regole per il successo (negli investimenti)
Scritto il 29.01.2019Vanguard sbarca in Italia. Il pioniere americano dei fondi indicizzati a basso costo non quota solo 19 ETF a Piazza Affari, ma mette a disposizione dei propri risparmiatori gli insegnamenti del suo fondatore, recentemente scomparso, John Bogle, per gestire le proprie finanze in modo semplice ed efficace http://www.morningstar.it/it/news/181059/vanguard-porta-in-italia-le-regole-per-investire-bene.aspx Poche regole, basilari, per un successo assicurato sul campo degli investimenti: iniziare a risparmiare da giovani vivere al di sotto delle proprie possibilità, ovvero mettere regolarmente da parte qualcosa diversificare evitare la complessità rimanere aderenti al proprio piano finanziario indipendentemente dalle condizioni di mercato. Infatti, lo stesso John Bogle, ci insegna:
Continua a leggereQuanto costa l'emotività. Ecco i numeri
Scritto il 24.01.2019Il 2018 è stato un anno molto volatile, lo sappiamo. Sicuramente qualcuno, preso dallo sconforto, avrà venduto alcune posizioni. È fisiologico. Però il 2019 si è aperto con una spinta rialzista delle più forti a livello storico. America miglior avvio dal 1987. Aver quindi venduto nel 2018, perdendosi questo rimbalzo, si è rivelato dannoso per il proprio portafoglio. Eh, ma datemi una sfera di cristallo e farò l’indovino. La sfera non ce l’abbiamo ahimè, ma una cosa certa la sappiamo. Movimentare i portafogli sull’onda emotiva compromette pesatamente il rendimento dei propri investimenti. In negativo. L’avrete già sentito dire. Ma non sono solo parole, sono fatti. Eccoli qui:
Continua a leggerePIR. Vantaggi per chi
Scritto il 21.01.2019Se ne parla molto, in tanti ne decantano le lodi, ma molto viene omesso (forse appositamente). Tracciamo insieme un primo bilancio di questi strumenti. Ci viene in aiuto in questo senso il Sole24Ore, articolo del 16/01/2019. Giulio Centemero, della Commissione Finanze alla Camera, ci dice che dei PIR sottoscritti finora, pochi capitali sono finiti all’economia reale. Ma come? Non erano strumenti ideati appositamente per sostenere la nostra economia? Tramite i PIR, infatti, si voleva valorizzare il risparmio degli italiani, avvicinandoli all’investimento, e contemporaneamente, far arrivare questi flussi alle aziende italiane, in modo che potessero goderne. Qualcosa allora si è inceppato. Se non hanno agevolato l’economia reale, chi hanno agevolato allora? Sempre il Sole24Ore, articolo del 14 gennaio 2019, ci viene in aiuto. “Guardando per esempio i PIR, la sola Banca Mediolanum (i cui costi erano peraltro fra i più elevati) è intervenuta quest’anno con una limatura e il livello complessivo ponderato (dei costi)resta pari all’1,55% secondo le rilevazioni di Plus24.” Già. Le banche che li hanno collocati sicuramente ne hanno agevolato, con laute commissioni percepite. E l’investitore? La Borsa Italiana viene da un 2018 burrascoso, e l’investitore è facile che si ritrovi in portafoglio un PIR decisamente in negativo. Ma è presto per valutare lo strumento, è un investimento da valutare sul lungo termine. 5 anni ad esempio. Bene, allora valutiamolo sul lungo termine Questo è lo storico del nostro indice FTSE Mib, dal 1997.
Continua a leggereL’importanza della diversificazione. Numeri alla mano
Scritto il 16.01.2019Qualsiasi consulente che si rispetti ci parla sempre di diversificazione di portafoglio. Aspetto ancora più importante è la decorrelazione fra gli strumenti presenti in portafoglio, perché è a questo che serve anche la diversificazione. Ovvero che gli strumenti stessi si relazionino fra di loro in maniera inversa, scende uno sale l’altro. Senza decorrelazioni ben delineate, possiamo avere un portafoglio superdiversificato composto da 500 strumenti, che il risultato finale è solo un’accozzaglia di roba buttata lì per fare numero. Vista l’importanza di questo concetto, è importante avere ben chiaro in mente i vantaggi che comporta questo aspetto in una pianificazione finanziaria. Non solo teoricamente, ma in termini pratici, numeri alla mano. Questo è lo storico dell’indice azionario americano S&P500 ad oggi, con probabilità di ritorni positivi e negativi, basati su dati reali quindi, ad un giorno, un trimestre, un anno, 5, 10 e 20: Già qui vediamo come nel breve termine, il mercato mostri tutta la sua volatilità, e può generare rendimento così come perdere valore, mentre allungando l’arco temporale, le probabilità di ritorni positivi arrivano fino al 100%. L’orizzonte temporale è un discorso fondamentale negli investimenti, approfondiremo sicuramente il concetto in un articolo dedicato, perché lo merita. Ora. Questo è, basato sul medesimo orizzonte temporale, sempre sul mercato americano, un portafoglio 60% azionario 40% obbligazionario. Abbiamo aggiunto, per fare le cose semplici, una componente obbligazionaria governativa, come fattore decorrelante dall’azionario. Tutto qua. Quindi 60% azionario usa (S&P500) e 40% obbligazionario governativo usa (Treasury a 5 anni). Questi i risultati: Le probabilità di ritorni positivi aumentano sensibilmente. Su ogni orizzonte temporale. Trimestrale, un anno, 5, 10 e 20 anni. Stesso mercato, stesso arco temporale di riferimento. Il mercato è semplice, più di quanto si pensi. Non serve complicarlo con concetti a volte astrusi e inutili. Basta seguire poche, semplici regole. E’ importante quindi avere un bravo consulente che le conosca, in primis, e ce le illustri. Fonti: https://awealthofcommonsense.com/2019/01/diversification-is-almost-undefeated/
Continua a leggereIl confronto europeo su costi e rendimenti dei fondi
Scritto il 14.01.2019Commento all'articolo del Sole24Ore del 14 gennaio 2019: "Risparmio, costi al top d’Europa e raccolta in frenata". Rendimento annuo lordo dei fondi azionari europei in un orizzonte di dieci anni (scala sinistra, istogrammi) e impatto dei costi sul rendimento lordo (scala destra, pallino). Fonte: ESMA In un mercato di “vacche magre”, con i rendimenti attesi più contenuti, la volatilità destinata ad aumentare, ed un ciclo economico ormai maturo, ci si può permettere di lasciare così tanto alle banche, e prendere le briciole (sempre che non restino neanche quelle, come accaduto nel 2018)? La Mifid2 impone da quest’anno la massima trasparenza lato costi degli strumenti finanziari. Report periodici prodotti e consegnati ai clienti, che esplicitino i costi sostenuti. Ma c’è veramente bisogno di aspettarli? I numeri già li conosciamo, e sono molto chiari. Sempre l’articolo di oggi del Sole24Ore cita: “Prendendo per esempio il decennio 2008-2017, i costi degli strumenti azionari venduti alla clientela retail in Italia (incluse le commissioni di sottoscrizione e riscatto) hanno impattato per il 37% sulle performance lorde quando la media europea si è fermata ad appena il 24%”. Per una volta, l’Italia è prima. Ma non c’è da vantarsi. Il tempo di vacche grasse è finito. I mercati impongono ora la massima efficienza di portafoglio, perdersi punti per strada, a causa di costi eccessivi, vuol dire compromettere inevitabilmente i risultati dei propri investimenti. Gli strumenti per operare in efficienza ci sono, e consulenti finanziari che lavorano mettendo al centro l’interesse non della banca, ma del cliente, anche. La scelta tocca ora al risparmiatore.
Continua a leggereRecessione sì o no? Dove vanno i mercati?
Scritto il 11.01.2019Siamo in recessione? E’ questa la causa dello storno dei mercati di dicembre? Domanda lecita, vediamolo insieme. Prendiamo l’America, termometro dell’economia mondiale. Fonte ufficiale FED, Banca Centrale Americana, queste sono le probabilità ad oggi di uno scenario recessivo in USA. Basse. Gli ultimi dati occupazionali in America parlano chiaro. A dicembre sono stati creati 312.000 posti di lavoro a fronte dei 176.000 attesi dagli analisti. Certo, in Europa è tutto un altro discorso, ma d’altronde il contributo alla crescita mondiale da parte della zona Euro è molto meno rilevante rispetto a Stati Uniti ed area emergente, veri traini della crescita globale. E’ un dato di fatto che però il ciclo economico attuale sia maturo, e certamente più vicino alla sua naturale conclusione. Ma da qui a parlare di recessione in corso, ne passa di acqua di sotto i ponti. E i dati abbiamo visto in che direzione vanno. In molti mi chiedono in questi giorni riguardo lo storno violento di dicembre sui mercati finanziari, e di come questo sia in previsione appunto di un rallentamento economico. Anche i giornali ne parlano. La domanda è lecita, ma parte da un presupposto che merita di essere approfondito. I mercati sono in grado di anticipare una fase recessiva? Strano a dirsi, ma la storia ci dice che no, non danno alcuna informazione in merito! I numeri parlano chiaro, questo è l’indice azionario USA S&P500 12 mesi prima, 6 mesi prima, e 3 mesi prima di tutte le recessioni storiche avvenute in America. I numeri ci dicono che 3 mesi prima di una fase recessiva, il 57,1% delle volte l’indice azionario ha avuto addirittura un ritorno positivo! Quindi, a conti fatti, l’andamento del mercato non ci fornisce alcuna indicazione in questo senso, e proprio per questo è importantissimo non farsi condizionare da ipotesi suggestive, ma errate, nel nostro percorso da investitori.
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