Marco Minotti

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Frenare le emozioni per ragionare con cautela

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 30.04.2019

Più volte abbiamo parlato di come i comportamenti umani possano influenzare i risultati dei nostri investimenti, e il più delle volte in maniera negativa. Oggi vorrei quindi tornare a focalizzare l’attenzione su tali comportamenti, precisandone alcuni aspetti.   Innanzitutto, occorre considerare che un ottimismo o un pessimismo esagerati costituiscono spesso dei segnali da valutare in maniera molto attenta. Pensiamo ad esempio alla negatività degli ultimi tre mesi del 2018, una negatività immotivata se si considera che ci si trovava in ottimo momento per investire alla luce del ribasso delle valutazioni; al contrario l’eccessivo ottimismo di questi giorni va rivisto con maggior cautela.   A tal proposito non è necessario spendere energie in previsioni di lungo o medio termine, occorre infatti comprendere il momento attuale, atteso che il vero elemento da considerare sono le valutazioni relative al giusto valore di un’attività o di uno strumento finanziario, e poco altro.   Consiglio quindi di cercare di comprare con avvedutezza, o quantomeno in maniera disciplinata tramite un PAC; la disciplina, ovvero la capacità di seguire in maniera precisa le regole di investimento nel lungo termine, consente infatti di ottenere risultati nettamente migliori.   In conclusione, ritengo che in un contesto di mercato sempre più variabile e di difficile interpretazione bisogna creare un buon asset allocation, ovvero una razionale distribuzione dei fondi disponibili fra le varie attività di investimento,in base al proprio profilo di rischio per poi, in maniera accorta e disciplinata, seguire le regole fondamentali di un buon investitore (stock-picking, PAC, ecc).

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È ancora l’anno del dragone

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 25.04.2019

È ormai risaputo che la gran parte del Pil mondiale viene prodotto in oriente, in particolar modo in Cina, ma resta da chiedersi se questa sia una tendenza del momento, destinata a finire, o se invece anche nel prossimo futuro sarà ancora la Cina a risultare determinante.   Propendo per questa seconda opzione, il “volo del dragone” certo non è più così travolgente come prima, ma restano ancora delle grosse opportunità da poter cogliere.   Dopo un 2018 caratterizzato da una riduzione delle valutazioni e da una crescita a rilento, il 2019 è iniziato con un altro piglio, legato soprattutto all’alleviarsi delle tensioni commerciali e all’introduzione da parte della Cina di un atteggiamento moderatamente stimolante, sia dal punto di vista monetario che fiscale. Il Governo ha infatti avviato diverse iniziative per sostenere l’economia, ad esempio dando avvio a nuovi cantieri per le infrastrutture o incentivando la domanda interna nel tentativo di rendere la Cina meno dipendente dalle esportazioni, sì da controbilanciare il rallentamento del Pil.   In aggiunta a ciò, l’economia americana dovrebbe, secondo le previsioni, andare incontro ad un rallentamento, e probabilmente anche il dollaro dovrebbe rallentare di conseguenza.   In un contesto del genere, la Cina rimane un’area di assoluto interesse, soprattutto per chi decide di adottare un approccio diversificato, come spesso ho suggerito di fare, ma è importante muoversi con attenzione, sulla base di direttive specifiche. 

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Gestione attiva o gestione passiva?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 24.04.2019

Nel mondo del risparmio gestito la scelta tra strumenti agestione attivae quelli a gestione passivaspesso divide il consenso degli investitori, trattandosi infatti di sistemi evidentemente complementari.   La gestione passiva si caratterizza per il parallelismo rispetto al mercato di riferimento, essa tenta infatti di replicarne gli andamenti, sia in positivo che in negativo; tale approccio è più comune nella gestione dei portafogli azionari, attraverso la creazione dei cosiddetti fondi indice,che replicano l'andamento di un indice azionario.   La gestione attiva è invece una strategia finalizzata a ottenere una performance superiore a quella dell’indice di riferimento, il c.d. benchmark, il gestore attivo intende infatti “battere il mercato”, ottenendo un “extra-rendimento”; essadetiene inoltre al suo interno delle strutture difensive (ad esempio i derivati) che in caso di storture del mercato possono andare a calmierare efficacemente questi andamenti.   In un periodo di rally dei mercati come questa prima fase dell’anno, ovvero un periodo caratterizzato da un aumento importante degli acquisti sul mercato, che porta poi a un aumento dei prezzi,un fondo direzionale avrà performato meglio rispetto ad una gestione attiva, che presenta al suo interno maggiori costi rispetto alla prima. In una fase invece di estrema volatilità come il termine del 2018, una gestione attiva riuscirà in maniera più efficace a proteggere il patrimonio del cliente evitando gli scossoni dei fondi direzionali.   Nella logica di progettualità del proprio portafoglio di investimenti sarà dunque fondamentale trovare un giusto mix tra attivo e passivo, al fine di produrre quell’Alpha (extra rendimento) che tutti noi cerchiamo nel medio lungo termine.

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Come realizzare i propri obiettivi previdenziali?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 23.04.2019

Si parla spesso di previdenza come asset fondamentale all’interno dei portafogli, ma ci siamo mai chiesti che montante occorre maturare per avere una vera integrazione pensionistica, quanto devo accantonare per garantirmi una pensione integrativa di 1.500 euro al mese a 67 anni?  Tendenzialmente, e con i coefficienti di conversione di rendita attuali, circa 300.000 euro, una somma decisamente ingente che ci porta immediatamente a chiederci come sia poi nei fatti possibile creare una pensione integrativa sufficiente per le mie esigenze.   Sicuramente bisogna sfruttare a pieno le agevolazioni fiscali garantite dalla legge ed in particolare, se si è dipendenti di un’azienda privata, è bene destinare il TFR, in aggiunta ad un eventuale versamento volontario deducibile, ad un fondo pensionistico, i cui versamenti sono difatti deducibili fiscalmente dal reddito dichiarato. Se al contrario si esercita la libera professione, un buon suggerimento consiste nello sfruttamento del massimo di versamento deducibile (5.164 euro annui)., il che comporta un risparmio fiscale fino a 2.221 euro. In entrambi i casi inoltre, soprattutto se si è già avanti con l’età, bisognerà studiare con il proprio consulente il versamento necessario e tutte le ulteriori integrazioni sotto forma di versamento unico per poter agevolmente raggiungere quanto sperato.   Prendiamo come riferimento concreto la situazione di un giovane di 30 anni che lavora: come dovrebbe impostare il suo fondo pensione?   Considerato che il fondo pensione identifica un obbiettivo di lungo termine (35/40 anni di orizzonte), e considerato che si dovrà nel frattempo costituire altri capitali per far fronte alle emergenze, ritengo fondamentale un’allocazione azionaria in base al proprio ciclo di vita, sì da far performare al massimo il proprio investimento nel lungo termine.

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L’importanza di progettare il proprio futuro con gli strumenti giusti

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 23.04.2019

Più volte abbiamo parlato dell’importanza della progettualità, elemento imprescindibile nella gestione dei propri risparmi, ed in particolar modo si è specificato che bisognerebbe dare un nome preciso ai propri obbiettivi di investimento. Ebbene, oggi vorrei parlare di come programmare un piano di investimento che miri a garantire le spese universitarie dei figli.    Se consideriamo di avere figli piccoli, lo strumento senza dubbio più efficace rimane il PAC, ovvero un Piano di Accumulo di Capitale, un servizio particolarmente utile per gli investitori perché consentono l'acquisto di quote di un fondo tramite versamenti periodici successivi. Si possono infatti versare nel fondo comune importi fissi o variabili, a cadenza mensile, trimestrale, quadrimestrale e così via, per un arco temporale di cinque, dieci o quindici anni, ed anzi, è proprio in un orizzonte di almeno 15 anni che il PAC riuscirà a performare nella maniera più efficace, atteso che il capitale investito dal risparmiatore, in termini complessivi, cresce in modo graduale nel tempo. Ovviamente per raggiungere la massima efficacia il PAC dovrà essere di tipo azionario e dovrà puntare su un tema di investimento legato ai trend del futuro: il piano funziona infatti al meglio quando il mercato di riferimento è caratterizzato da un’alta volatilità, ciò in quanto sono proprio le salite lente e i crolli improvvisi a fare sì che il PAC sia redditizio. Creare un piano di risparmio su un sottostante obbligazionario a breve termine ha dunque poco senso perché crescendo, lo stesso, in modo costante nel tempo, il PAC offrirà rendimenti scarsi.   Ovviamente vi ricordo che bisognerà al contempo effettuare una buona pianificazione assicurativa, sì da evitare che un obbiettivo così importante venga poi vanificato da un imprevisto di vita (infortunio, malattia o premorienza).

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Legge di bilancio 2019 e nuova luce sui PIR

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 03.04.2019

Come cambieranno i PIR (Piani Individuali di Risparmio)? Avevamo già parlato di questi strumenti, introdotti dalla legge di bilancio del 2017 e pensati come forma di investimento a medio termine, capace di veicolare i risparmi verso le imprese italiane, e in particolare verso le piccole e medie imprese; inoltre, se il programma viene mantenuto per almeno cinque anni, in concomitanza con altre condizioni, viene garantita ai risparmiatori l’assenza di tassazioni. La Legge di bilancio 2019 ha sul punto introdotto una serie di importanti novità: secondo le nuove disposizioni, i PIR dovranno avere almeno il 7% del patrimonio investito in fondi di venture capital: 3,5% in settori ad alto potenziale di sviluppo e 3,5% in società quotate sulla Borsa italiana. Inoltre, le società quotate dovranno avere meno di 250 dipendenti e ricavi inferiori a 50 milioni di euro, e sia queste che le società oggetto di investimento dei fondi di venture capital non potranno ricevere risorse finanziarie come aiuto per il finanziamento superiori ai 15 milioni. Queste modifiche non sono invero ancora operative, si attende infatti il decreto attuativo che dovrà arrivare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio, ma l’obbiettivo dichiarato è quello di avvicinare ancora di più il risparmio degli italiani all’economia reale, con un sostanziale beneficio per l’occupazione e la crescita dell’intero paese. In questo senso, lo strumento dei Pir ha sicuramente rappresentato un’ottima innovazione a mio avviso, ma gli stessi dovranno in futuro essere meglio spiegati nelle finalità (soprattutto da banche e consulenti), sì da rendere maggiormente partecipi e coinvolti i risparmiatori in una sottoscrizione consapevole. Nell’attesa di eventuali modifiche normative definitive, ritengo che sarà sostanziale utilizzare questo strumento per partecipare alla crescita delle piccole medie aziende, accentuandone quindi l’importante funzione sociale.

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Come costruire il proprio portafoglio obbligazionario

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 02.04.2019

Negli scorsi post abbiamo parlato di obbligazionario come parte “core” del proprio portafoglio, ovvero la parte che punta a raggiungere obiettivi di medio-lungo termine, riuscendo a decorrelarla dagli asset più rischiosi.  Oggi vorrei darvi qualche indicazione su come effettivamente costruire questa parte di portafoglio in modo corretto, sfruttando in particolare alcune opportunità. Sicuramente per la parte di portafoglio a massima decorrelazione lavorerei su un fondo obbligazionario globale, affiancandovi un “total return”, ovvero un particolare tipo di fondo finalizzato all’ottenimento di un rendimento costanteindipendente dall’andamento dei mercati. Si tratta quindi di investimenti finalizzati a un obiettivo di rendimento e di rischio esplicitoche è compito del gestore del fondo raggiungere; va infatti segnalato che l’obbiettivo di questa parte di portafoglio non è l’extra rendimento ma la protezione del capitale. In particolare, ritengo che questa parte di portafoglio debba rappresentare circa il 50/60% della totalità. Il residuo 40% lo utilizzerei per sfruttare le opportunità che si sono venute a creare sul mercato obbligazionario dopo gli ultimi storni del 2018; queste sono legate in particolar modo ai paesi emergenti, paesi che oggi rappresentano una vera e propria opportunità di extra rendimento, al quale inoltre affiancherei un fondo diversificato che lavori su high yield (titoli ad alta redditività, ma molto rischiosi, emessi da società private in difficoltà finanziaria che pur di accaparrarsi i mezzi necessari alla sopravvivenza sono disposti a corrispondere tassi di interesse più elevati)e credito in maniera molto selettiva. Ovviamente non possiamo limitarci ad investire in questa selezione obbligazionaria senza aver affiancato anche una efficace strategia sull’equity, comunemente nota come long/short equity, capitale a lungo e a breve termine.

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2019, quanto è netta la rottura con il 2018?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 14.03.2019

“Il rimbalzo più elevato dal 1991”, o “la miglior partenza annuale degli ultimi 29 anni”, così ha preso avvio il 2019.    Sicuramente un inizio molto incoraggiante, trainato dalle attese molto positive sugli utili aziendali e dalle prospettive di una politica più accomodante sul fronte del rialzo dei tassi da parte della Fed. Dopo l’eccellente 2017 guidato da una ripresa globale sincronizzata, l’Europa è ricaduta nello scorso anno nel suo percorso abituale di crescita ridotta; da febbraio 2018 sino a dicembre l’indice che misura la volatilità globale (VIX) ha raggiunto livelli mai visti da più di cinque anni.   Lo scorso anno, soprattutto l’ultima parte, rappresenta invero agli occhi di molti solo un lontano ricordo, tutto sembra tornare positivo, ma il problema è che siamo solo ad inizio anno e la volatilità, anche violenta, caratterizzerà inevitabilmente anche il 2019. I rischi politici ed economici che hanno connotato gli scorsi trimestri, e che hanno appunto determinano un rallentamento generale, sono infatti ancora attuali: la guerra commerciale di Trump con la Cina e l'Europa ha avuto un forte impatto negativo su diversi settori, e ancora in Europa, l'esito della Brexit e gli agitati rapporti tra Italia e UE hanno pesato anche sul sentiment, a ciò vanno aggiunte le incertezze legate alle imminenti elezioni europee.   Questi ostacoli, se fino a poco tempo fa sembravano insormontabili, appaiono oggi relativi, quasi non vengono considerati da molti risparmiatori, ma è una posizione sbagliatissima: come già scritto, con molta probabilità il 2019 sarà un anno molto diverso dal quello appena concluso, ma non per questo andrà esente da rischi e da volatilità sui mercati, e allora come muoverci?   Come sempre la programmazione degli obbiettivi è fondamentale: se pianifichiamo, la volatilità assume le vesti di un’opportunità per implementare le nostre posizioni e per ottenere vantaggio nel lungo termine (pensate ad un PAC), se pianifichiamo la volatilità temporanea non ci condiziona, perché per noi è importante l’obbiettivo finale.

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Universo obbligazioni, qualche primo chiarimento

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 12.03.2019

In questi giorni tornano di attualità le obbligazioni (bonds) e per questo vorrei fare un riepilogo sulle varie tipologie di obbligazioni e sulle loro caratteristiche.   Partirei intanto da una definizione, sì da capire di cosa si sta parlando: le obbligazioni sono titoli di debito rilasciati da Enti diversi, come imprese, Stati sovrani, Pubbliche Amministrazioni ed organizzazioni internazionali, e che servono loro per finanziarsi. Dall’altra parte, nella prospettiva dell’investitore, esse costituiscono titoli di credito che conferiscono il diritto di percepire, secondo la modalità fissata gli interessi, e una volta raggiunta la scadenza, la restituzione del capitale nominale.   Le obbligazioni si classificano poi in base al saggio d’interesse, che può essere fisso, ovvero con interessi predefiniti e concordati tra emittente ed investitore, o variabile, con interessi che varieranno a seconda delle fluttuazioni dei mercati. In Italia si registra una preferenza per gli interessi rientranti nella prima categoria, ciò in quanto garantiscono la sicurezza e la prevedibilità dei flussi e dei rendimenti.   È bene anche ricordare che le obbligazioni non prevedono solo rendimenti, ma anche il c.d. capital gain: con tale termine, tradotto in italiano come “guadagno in conto capitale”, si indica la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto, esso sostanzialmente rappresenta il guadagno conseguito dall’investitore, almeno quando di segno positivo (plusvalenza).    Dal punto di vista dei rischi poi, le obbligazioni sono meno rischiose delle azioni perché con l’acquisto delle prime si presta denaro, al contrario nell’azionario si comprano quote di partecipazione di un’azienda, tradotto: con le azioni si guadagna se l'impresa va bene (ossia se stacca un dividendo e/o il suo valore cresce), mentre le obbligazioni garantiscono comunque il rimborso del prestito più un interesse, e se poi l’impresa dovesse fallire gli obbligazionisti hanno diritto al rimborso in base a quanto rimane all'azienda, gli azionisti no.

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Scenari per l’immediato futuro

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 07.03.2019

Dal 2008, cioè dal fallimento di Lehman Brothers ad oggi, i nostri portafogli finanziari hanno subito un radicale cambiamento.   I motivi sono vari, ma il principale deve rinvenirsi nel tentativo di creare valore/ottenere maggiori performance dal proprio portafoglio, considerata la graduale riduzione dei rendimenti dei classici strumenti obbligazionari (BOT/BTP) e soprattutto la loro drastica riduzione di sicurezza. I risparmiatori hanno infatti progressivamente spostato i loro asset dalle obbligazioni a strumenti più flessibili, virando addirittura verso il mondo azionario, andando in molti casi ad innalzare il loro grado di rischio del portafoglio in maniera impensata fino a poco tempo prima.   Il 2018 è stato infatti un anno molto impegnativo per tutti gli investitori, sia in termini di performance assolute, sia soprattutto per la diffusione pressoché generalizzata di negatività su tutti gli strumenti investibili. Il susseguirsi di fattori geopolitici significativi, l’affacciarsi di una guerra commerciale non prevista e dati economici sotto le attese per molte economie ha posto un accento più negativo sulle stime introducendo molta negatività proprio nell’ultima parte dell’anno. Ma dopo un 2018 di questo tenore, ritengo sia opportuna una riflessione sul proprio portafoglio in vista di un possibile aggiustamento futuro. Se è pur vero che il 2019 è iniziato con un altro piglio, soprattutto per l’azionario, bisogna cominciare a reinserire nel portafoglio una maggiore decorrelazione per evitare che picchi di volatilità possano farsi sentire in maniera eccessiva, soprattutto se non propriamente coerenti con il nostro profilo di investitore.   A tal proposito ritengo che l’obbligazionario di alta qualità, dopo le recenti dichiarazioni di rallentamento nella politica di rialzo dei tassi da parte della Fed (Federal Reserve System), possa gradatamente rientrare nei nostri portafogli, sì da cominciare a creare quella decorrelazione necessaria in una fase avanzata del ciclo.

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Smart cities, approdo sicuro per un giusto investimento

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 06.03.2019

Torno oggi sul tema già più volte trattato delle smart cities per analizzare il loro circolo virtuoso che ne porterà all’esplosione dei prossimi anni.   Come in precedenza chiarito, con il termine “smart city” si fa riferimento a quell’insieme di strategie di pianificazione urbanistica tese all'ottimizzazione dei servizi pubblici, in modo da mettere in relazione le infrastrutture materiali delle città con il capitale umano, intellettuale e sociale di chi le abita. Tale obiettivo si raggiunge essenzialmente per via dell’impiego diffuso delle nuove tecnologie della comunicazione, dell’implementazione della mobilità, della cura dell’ambiente e dell’investimento nell'efficienza energetica, anche al fine migliorare la qualità di vita e soddisfare le esigenze di tutti.   I punti focali del circolo virtuoso della smart city sono così riassumibili: espansione economica che crea nuovi posti di lavoro - popolazione che cresce - talenti che rendono le città smart.  Proprio questo processo porta a dei dati impressionanti, ed in particolare:   1950: 37% aree urbane, 63% aree rurali 2008: 50% aree urbane, 50% aree rurali 2035: 37% aree urbane, 63% aree rurali    Una vera e propria rivoluzione che favorirà lo sviluppo di queste aree, con un conseguente incremento del valore immobiliare, a dispetto della inevitabile svalutazione di altre zone. Quindi Mega cities e Large cities saranno certamente il contesto immobiliare migliore in cui investire nei prossimi anni, soprattutto in un’ottica di lungo periodo.

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Una nuova luce sul risparmio, un'occasione di investimento

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 28.02.2019

Secondo l’ultima indagine dell’Anasf (Associazione nazionale consulenti finanziari) il 71% degli intervistati dovrebbe essere avviato a un percorso di educazione finanziaria.    Questo dato mostra chiaramente che ci troviamo in una situazione estremamente difficile, una situazione ove risulta in particolare complessa l’analisi della propria situazione patrimoniale, ed è proprio tale complessità che rischia di dare luogo ad errori estremamente gravi, per sé e per la propria famiglia. Il problema è dato dal fatto che il più delle volte si risparmia per il “non si sa mai”, ovverosia non si guarda al risparmio come una forma di investimento, il che rende molto difficile una buona pianificazione finanziaria, e conseguentemente la realizzazione di veri guadagni. Per esempio, quando si approccia un Pac bisognerebbe in primo luogo scegliere il tema che in una prospettiva di 15/20 anni crescerà di più (intelligenza artificiale, robotica, energie alternative), e successivamente occorre definire una cifra sostenibile, sì da far crescere di conseguenza il proprio investimento. Se si ragiona in quest’ottica non accantono 200 euro tanto per risparmiare, ma accantono quella somma per sfruttare al meglio i nuovi trend di sviluppo a livello mondiale, nonché per ottenere i migliori risultati nel medio lungo termine.   In mercati sempre più dinamici è del resto fondamentale ragionare nell’ottica di medio lungo termine e con la mentalità dell’attento investitore.

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