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Quali scenari alternativi per il futuro dell'economia globale?
Scritto il 05.07.2019Nel post precedente si è dato un breve quadro dell’attuale stato di salute dell’economia a livello mondiale, uno scenario abbastanza critico rispetto al quale è possibile trarre diverse previsioni per i prossimi mesi. Una prima possibile ipotesi è quella della stagflazione, termine con il quale si indica la situazione nella quale sono contemporaneamente presenti nello stesso mercato sia un aumento generale dei prezzi (inflazione), sia un incremento del livello di disoccupazione, sia infine una mancanza di crescita dell’economia in termini reali (stagnazione). Una condizione invero non nuova, quantomeno per il nostro paese che già negli anni 70 ha dovuto affrontare un periodo di analogo tenore, proprio quando il prezzo del petrolio in tutto il mondo salì bruscamente. La stagflazione può essere un problema particolarmente difficile per le banche centrali perché la maggior parte delle politiche volte a ridurre l’inflazione tende a sfavorire i disoccupati, mentre le politiche progettate per diminuire la disoccupazione aumentano l’inflazione. Scenario alternativo è quello della deflazione, che comporterebbe una generale diminuzione dei prezzi con correlato incremento del potere d’acquisto della moneta. Alla base di tale deriva si rinviene una generale debolezza della domanda di beni e servizi, ovvero un freno ai consumi, che a sua volta dà normalmente luogo ad una fase di recessione economica. Terza prospettiva è quella della c.d. reflazione, ovvero una moderata nuova inflazione successiva alla deflazione innescata dalla iniezione di una maggior quantità di moneta, e che si accompagna solitamente a una ripresa economica. In particolare, dovrebbero essere rispettivamente la Cina a riprendere una politica di investimenti e gli Stati Uniti ad adottare strumenti a sostegno dell’occupazione. Questa è certamente l’ipotesi più rosea, ma al contempo anche quella meno quotata secondo gli studiosi del settore.
Continua a leggereL’attuale scenario economico globale e dell’Italia
Scritto il 03.07.2019Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente definito l’Italia come un rischio a livello mondiale. Ma quali sono le previsioni sul Pil mondiale? Qual è la situazione economica a livello globale? Già ad aprile lo stesso FMI evidenziava come fosse in atto un indebolimento della crescita a livello globale: l’economia mondiale dovrebbe crescere del 3.3% nel 2019, in calo rispetto al 3.6% del 2018, e se i rischi si valutano al ribasso, una ulteriore escalation delle tensioni commerciali e il conseguente aumento nell’incertezza potrebbero invece penalizzare la crescita economica. Certamente l’Eurozona sembra risentire più di altri centri di potere economico di questa situazione, in particolare soltanto la crescita attesa per l’Irlanda supera il 4%, mentre in Europa orientale oltrepassano la soglia del 3.5% Polonia, Slovacchia e Ungheria, segue il blocco dei paesi dell’Europa occidentale; tra questi, superano il 2% soltanto Lussemburgo, Grecia e Spagna. La maggior parte dei paesi UE occidentali si attesta pertanto tra l’1% e il 2%, e fanalino di coda, senza troppe sorprese, sono Germania (+0.8%) e Italia (+0.1%). Guardando invece alla situazione estera, si individuano, tra le aree geografiche che presenteranno i ritmi di crescita economica più elevati nel 2019, l’Asia meridionale, l'Asia che si affaccia sul mar cinese meridionale e l’Africa orientale. Soprattutto le zone dell’Oceano Indiano sembrano essere le favorite grazie ad una popolazione giovane e a standard di vita bassi che permettono un costo del lavoro altrettanto basso. A questo si deve aggiungere anche una strategia di investimenti da parte della Cina che ha spostato molte delle sue produzioni in quelle zone. Non può però trascurarsi di considerare come l’aumento dei prezzi del petrolio e la nuova escalation delle tensioni commerciali inducano a rivedere in negativo le stime per il prossimo trimestre anche rispetto ai paesi emergenti
Continua a leggereCiò che non può mancare nella pianificazione: i megatrend
Scritto il 27.06.2019I primi sei mesi dell’anno hanno visto distinguersi sul mercato i Megatrend, anche con rendimenti in molti casi a due cifre, e in alcuni casi addirittura nella seconda decina. Ma cosa sono nello specifico i Megatrend? Possiamo definire i Megatrend delle forze di cambiamento sociale, demografico, ambientale e tecnologico che cambieranno drasticamente il mondo che conosciamo da qui ai prossimi 15/20 anni, e che evolvono in maniera indipendente rispetto al ciclo economico (caratteristica unica e importantissima per la nostra asset allocation). Ci sono infatti situazioni che si evolvono in un breve periodo, tipicamente le mode, ci sono i microtrend, che hanno impatto diretto sui consumatori (esempio i social), ci sono i trend che sono più specifici e che rappresentano parte dei Megatrend, ed infine ci sono appunto i Megatrend, che delineano il loro sviluppo in un orizzonte temporale più lungo ma il cui impatto è estremamente certo è più elevato. Pensiamo ad esempio alle smart citye le nuove infrastrutture intelligenti, le nuove tecnologie come cloud e big data, il mondo virtuale,le reti di connessioni e interscambio di ultima generazione, la robotica, la cura e la prevenzione nella sanità, l’automazione industriale “green”, la produzione e gestione di energia pulita.Sono tutti movimenti anticipatori sotterranei che con il tempo pervaderanno la vita di tutti noi, cambiando le nostre abitudini e il nostro ambiente. In un mondo che cresce sempre più lentamente, i Megatrend sono un elemento fondamentale per la propria asset allocation; ovviamente il consiglio è come sempre di procedere con gradualità tramite un PAC.
Continua a leggere“Giapponesizzazione” dell’Europa, possibile soluzione della BCE?
Scritto il 25.06.2019L’Europa verso una “giapponesizzazione” dell’economia? Cosa si intende con tale termine? Dopo lo scoppio della bolla di inizio anni ’90, il Giappone affronta da ormai vent’anni un periodo di vulnerabilità che ha portato alla definizione di un andamento caratterizzato essenzialmente da quattro elementi: deflazione moderata, crescita lenta della produttività, domanda contenuta e tassi di interesse molto bassi nonostante l’incremento del debito pubblico. Alla base della fase decadente nipponica si colloca anche una struttura demografica in progressiva diminuzione: secondo i più recenti dati, un giapponese su tre ha oggi più di 65 anni. Proprio quest’ultimo fattore consente peraltro di assimilare specificatamente la situazione italiana, in misura maggiore rispetto agli altri Stati europei, a quella giapponese. Ebbene, ad avviso dei mercati sta succedendo proprio questo anche in Europa, che ormai da qualche tempo presenta sempre più una crescita pari allo zero. Nell’ultima riunione tenutasi a Sintra, Draghi ha infatti annunciato una nuova fase espansiva da parte della BCE per ridare spinta ad un’economia costantemente in stallo, una sorta di quantitative easing fase due. Per quanto attiene i mercati, il risultato di queste dichiarazioni è stato un immediato rialzo dell’azionario ed un’ennesima battuta d’arresto per l’obbligazionario, ad oggi anche i Bund tedeschi su scadenza decennale (la maggioranza) presentano segno negativo. Ai nostri fini ritengo sempre fondamentale organizzare una gestione attiva sia sulle obbligazioni che sulle azioni, con particolare attenzione ai Megatrend di cui già in precedenza ho parlato. Nei prossimi 12-18 mesi si assisterà infatti a interessanti scenari, a partire dalla successione di Draghi a novembre sino alle successive elezioni Americane, e in tale contesto evolutivo sarà fondamentale una buona asset allocation, capace di sfruttare le opportunità e resistere ai momenti di volatilità.
Continua a leggereProspettive future rispetto al mercato cinese
Scritto il 12.06.2019Il quadro delineato nel post precedente, che mostra una situazione di tendenziale incertezza per la potenza cinese, inevitabilmente spinge gli investitori ad assumere un atteggiamento prudente per l’immediato futuro. Ci si aspetta infatti un rallentamento della crescita economica del paese nei prossimi anni, dovendo lo stesso concentrarsi sul superamento delle varie sfide, ma ciononostante un rallentamento non significa necessariamente una crisi. Occorre infatti considerare le persistenti potenzialità e capacità di adattamento del paese, ed in primo luogo l’abilità dello stesso a dare attuazione alle politiche prestabilite: il suo sistema di governo centrale ha infatti consentito di risolvere problemi a una velocità e su una scala virtualmente insuperata da altre grandi nazioni in via di sviluppo, ad esempio l’India. Si pensi alle misure che la Cina ha adottato per far fronte a eccesso di capacità, elevata leva finanziaria e altri rischi economici e finanziari. Inoltre, con riguardo alla questione-moneta, la Cina ha finora mantenuto il controllo dei suoi conti con l’estero, il che dovrebbe costituire una base per lo yuan: le misure comprendono restrizioni agli investimenti esteri delle società nonché limiti ai prelievi di liquidità esteri con carte bancarie cinesi, limitazioni che, in combinazione con il rallentamento della crescita monetaria interna nel contesto di riduzione del debito, hanno contribuito a sostenere lo yuan. Ma a prescindere dalle indicate difficoltà, la Cina è ormai considerata un soggetto innovatore in molti settori dell’industria, basti considerare i rapidi miglioramenti nella produzione di batterie a ioni di litio che hanno contribuito a trasformare il paese nel maggiore mercato mondiale di veicoli elettrici in termini sia di produzione che di vendite. Le prospettive di lungo termine per la Cina sono dunque ancora promettenti, ammesso che le sue misure di ribilanciamento si traducano in un’economia più robusta e maggiormente sostenibile. Gli investitori devono certo prepararsi a ulteriori fasi di volatilità dei mercati nel breve termine, mentre la Cina è alle prese con gli ostacoli evidenziati, tuttavia tali ostacoli non sembrano insormontabili per un paese che vanta una serie di tattiche collaudate e nuove opportunità economiche.
Continua a leggereLa rapida crescita dell'economia cinese sta andando incontro ad uno stallo?
Scritto il 11.06.2019È ormai noto come dalla fine del secolo scorso la Cina sia diventata una nuova potenza economica e politica a livello globale grazie alla crescita eccezionale, che ha spinto la sua economia ai primi posti nel mondo, rivendicando un maggior peso politico internazionale. Il paese si è infatti trasformato da nazione chiusa nella seconda maggiore economia mondiale, superata solo dagli Stati Uniti. Ma dopo anni di crescita esuberante, la Cina si trova ora dinanzi a una potente combinazione di sfide interne ed esterne che minacciano di affievolirne la dinamica. Pensiamo allo stallo commerciale tra Stati Uniti e Cina: l’evidente avanzo commerciale cinese ha determinato un atteggiamento di diffidenza da parte del Governo americano. Altrettanto dicasi per le politiche di trasferimenti tecnologici e proprietà intellettuale, considerate nel contesto dell’ambizione del paese a diventare una potenza manifatturiera di fascia alta: “Made in China 2025” è il programma che esprime tale ambizione, delineando gli obiettivi del paese a diventare un protagonista dominante in settori strategici come la robotica e l’aviazione. Ebbene, l’andamento altalenante delle trattative commerciali ha turbato i mercati ed entrambi i paesi hanno aumentato i dazi sui rispettivi beni; gli Stati Uniti in particolare hanno limitato le vendite di componenti avanzati e altri tipi di tecnologie a specifiche società cinesi. Certo, il contenzioso commerciale deve ancora erodere la posizione dominante della Cina nelle catene di fornitura globali, ma un’incertezza prolungata potrebbe indurre le società a rivalutare gli investimenti e la produzione nel paese. Ma anche la situazione monetaria non si palesa del tutto soddisfacente: il surplus delle partite correnti cinesi, fonte di supporto per lo yuan, si è ridotto negli anni, tanto che alla fine dello scorso anno lo yuan ha toccato il minimo decennale rispetto al dollaro. Una moneta fragile potrebbe infatti a sua volta scatenare una fuga di capitali, danneggiando la fiducia dei mercati in generale.
Continua a leggereGLOBAL CITIES: LONDRA AVANZA NONOSTANTE LE INCERTEZZE POLITICHE
Scritto il 31.05.2019Avevamo forse già parlato in passato di Global City, ovvero un concetto di città nato per effetto della globalizzazione e della costante urbanizzazione, e che presenta una serie di caratteristiche, quali: la fama a livello internazionale, la capacità di influire su temi di importanza mondiale e di partecipare a eventi internazionali di particolare rilievo (es. Expo), avere un aeroporto che funga da hub internazionale e quindi avere un gran numero di collegamenti aerei con le grandi città del mondo, ecc. Ebbene, Schroders aggiorna periodicamente la classifica delle prime trenta Global cities, e stupisce come Londra abbia superato Hong Kong, aggiudicandosi il secondo posto dopo Los Angeles che si conferma alla vetta, e ciò nonostante l’incertezza economica e politica nel Regno Unito. La capitale britannica si conferma quindi la città europea con il posizionamento migliore, seguita da Parigi in 17esima posizione e da una new entry, Monaco di Baviera, al 28esimo posto. Nel 2016, Londra era ottava in classifica, per poi salire al terzo posto nel 2017. La ragione per la quale Londra si mostra così resiliente è individuabile soprattutto nelle revisioni positive circa i dati sull’occupazione, i quali alimentano a loro volta la crescita del reddito, una componente chiave dell’Indice. Non stupisce d’altro canto l’assenza dell’Italia, nonostante realtà in crescita come Milano. Sussiste inoltre un generale ottimismo nei confronti delle prospettive future per la città londinese, che può contare su attrazioni senza eguali, dagli spazi verdi a una vibrante offerta culturale e di intrattenimento. Molte persone da tutta Europa, ma anche dal resto del mondo, continuano a voler vivere e lavorare nella capitale inglese, e ciò significa che questa città è in grado di attirare professionisti e personale altamente qualificato. Londra, così come diverse altre città realmente globali, resta pertanto al centro dell’economia mondiale nonostante le sfide legate a Brexit. L’economia di scala si conferma infatti una parte importante dell’analisi: associare la generazione di idee alla dimensione di una città è il motivo per cui alcune metropoli riescono ad aggiudicarsi costantemente buoni punteggi e ad attrarre investimenti di lungo termine in asset reali.
Continua a leggereLA VARIEGATA IMMAGINE DEL NUOVO PARLAMENTO EUROPEO
Scritto il 30.05.2019Le elezioni tenutesi nei giorni scorsi hanno portato ad un’ampia frammentazione del Parlamento Europeo, con partiti che se da una parte sono legittimati da un’affluenza alle urne elevata, dall’altra sono portatori di agende politiche spesso molto diverse. La suddetta disomogeneità rischia nel medio termine di togliere slancio all’Europa, atteso che sarà sempre più difficile formare un consenso proprio a causa delle posizioni estremamente differenti tra le varie componenti, mentre già nell’immediato si presenteranno alcune difficoltà nella ricerca di una posizione comune sul ruolo e sul rinnovo delle Istituzioni Europee, a partire dalla Commissione. Anche da un punto di vista economico, un Parlamento Europeo con una visione del mercato meno coesa, e nello specifico con un maggior peso di posizioni estremiste, difficilmente riuscirà a esprimere quel forte consenso necessario per ridurre il divario Usa-Europa, tanto più in un contesto che vede sempre più pressante la sfida di emergenti forze economiche come la Cina. Un tema che invece dovrà necessariamente essere attenzionato è quello del clima; dopo essere stata per tre decenni all’avanguardia su queste tematiche, ultimamente l’Europa ha infatti perso di incisivitàrimanendo in ritardo su alcuni temi centrali, sotto il condizionamento di forti interessi industriali. Ne è un esempio il ritardo nello sviluppo della mobilità elettrica e delle batterie, oppure il fatto che Il taglio delle emissioni climalteranti al 2030 è rimasto al 40%, malgrado le sollecitazioni provenienti da più parti, Parlamento europeo incluso, affinché dopo l’Accordo di Parigi il target venisse alzato. Anche sulla fiscalità ambientaleci vorrebbe più coraggio, come pure sulle politiche industriali, e su quelle agricole. Ecco che su questi e su molti altri temi la presenza incisiva dei Verdi potrà orientare scelte importanti nei prossimi anni, avendo il relativo raggruppamento ottenuto un aumento del 36% dei seggi. Non bisogna infine trascurare i rischi cui potrebbero essere sottoposti alcuni paesi estremamente indebitati (vedi Italia), in un contesto dove le decisioni verranno prese con maggior e difficoltà per le motivazioni prima elencate.
Continua a leggereQuanto è attuale il rischio recessione?
Scritto il 29.05.2019Ormai da qualche mese si sente spesso parlare di recessione, ma è veramente un pericolo attuale? Bisogna infatti considerare che alcuni recenti eventi hanno incrementato questa preoccupazione, ad esempio con riguardo alla situazione di paesi come la Turchia e l’Argentina, che al momento si trovano in un periodo di volatilità valutaria (pensiamo che nel mese di marzo le banche centrali dei due Paesi hanno avuto difficoltà a tenere sotto controllo l’inflazione). Con una crescita economica incerta e timori su una potenziale recessione negli Stati Uniti, gli investitori potrebbero sentirsi un po’ più agitati del solito riguardo alla possibilità che questa situazione contagi anche il resto degli emergenti. Sembrano tuttavia essere crucci eccessivi, la Turchia e l’Argentina non rappresentano il sintomo di un problema più generale nei mercati emergenti, ma al contrario,i due Paesi stanno affrontando problemi abbastanza unici nelle sfere economiche e politiche. Al di là del sentiment, non vi è infatti ragione per cui gli investitori dovrebbero temere un effetto contagio, e difatti nessun altro mercato tra gli emergenti ha riscontrato problemi analoghi. Ma, pur guardando al lato positivo, che ci indica come la crescita sia prevista stabile in tutto il mondo, il che rappresenta certamente un elemento positivo per i mercati, dall’altra parte non può ignorarsi come lo sviluppo del commercio mondiale sia andato incontro ad una battuta d’arresto: nel 2019 gli scambi mondiali di beni e servizi potrebbero frenare la loro crescita al 2,6%, contro il 4,7% messo a segno nel 2017, ovvero prima dello scoppio delle tensioni tra USA e Cina. Si tratta di un fenomeno che aumenta il rischio di spingere il mondo in recessione; nei giorni scorsi l’OCSE ha lanciato l’allarme dicendo che quest’anno è previsto un forte rallentamento dell’economia mondiale (3,2%) rispetto agli ultimi trent’anni a causa proprio delle tensioni commerciali. Anche la BCE suggerisce una deviazione della crescita globale di un punto percentuale dalla stima di base, cioè un Pil globale che scende dal 3,5% al 2,5% nel prossimo biennio. Anche analizzando da vicino la situazione italiana, la riduzione del volume delle importazioni ed esportazioni in atto a livello globale rischia di diventare un problema per il Governo perché indebolisce il sostegno della domanda estera al Pil, e le previsioni dell’Istat circa un lieve aumento dello 0,3% dei consumi interni non è sufficiente a controbilanciare tale indebolimento.
Continua a leggereL’importanza di assicurare sé stessi prima di progettare investimenti
Scritto il 10.05.2019I dati parlano chiaro: la speranza di vita si allunga sempre di più, assestandosi intorno agli 80 anni, ma d’altro canto è differente la prospettiva di vita in salute, decisamente arretrata ai 58 anni. Ma cosa si intende con aspettativa di vita sana alla nascita? Si tratta dell’età fino alla quale possiamo aspettarci, sulla base dei dati esistenti, di vivere in salute; di lì in poi la nostra vita potrà proseguire ma da malati, con una bassa qualità e spesso con invalidità significative. Se nel 2004, gli uomini potevano attendersi di vivere in salute fino a 68,7 anni, nel 2012 la media era già scesa a 62,1. Per le donne, nel 2004 vi era una aspettativa di vita senza malattie fino a 71 anni, mentre nel 2012 era già scesa a 61,5, con una perdita netta di quasi nove anni. Quest’ultimo dato dovrebbe far riflettere su come occorra creare nel tempo una serie di coperture che possano fronteggiare il rischio di avere qualche problema di “manutenzione” nel corso della propria vita. Cosa significa? Che è ormai impossibile pensare ad una pianificazione finanziaria del proprio patrimonio senza prendere al contempo in considerazione questi rischi, per sé e soprattutto per la propria famiglia. Se infatti la vita si allunga, dall’altra parte il welfare statale, per ovvie ragioni, diviene sempre meno efficiente ed efficace, e allora creare una buona pianificazione assicurativa dei rischi significa creare dei conti correnti vincolati presso una compagnia di assicurazione che divengono attingibili in caso di infortunio, malattia, interventi chirurgici, non autosufficienza, ecc. Io credo che prima di pensare ai rendimenti bisogna creare le fondamenta per non dover disinvestire in caso di imprevisto.
Continua a leggereUn buon avvio del primo trimestre 2019, vediamo cosa ci aspetta nei prossimi mesi
Scritto il 08.05.2019La volatilità sui mercati può considerarsi un lontano ricordo? Sembra proprio di sì, considerato che i mercati hanno abbondantemente recuperato lo storno di fine 2018 con un rally mai visto dal 1991: quasi tutte le classi di asset, fatta eccezione per la sterlina e pochi altri attivi, hanno registrato una prova da ricordare nel primo trimestre. La Borsa di Milano è stata seconda solo alla piazza di Shangai, ma bisogna ora vedere se si riuscirà a tenere questo passo, considerate anche le tante incertezze sul fronte Brexit e le divisioni in Europa.Se questo è lo stato attuale, cosa dobbiamo quindi aspettarci dai prossimi mesi? Ebbene si prospetta sicuramente un ritorno della volatilità, anche a causa della perdurante politica americana sui dazi, che trova conferma in un recentissimo tweet di Trump proprio sui negoziati con la Cina e che, se da una parte allarma politici e mass media, dall’altra tiene spesso sul chi vive anche operatori, investitori e analisti. Sembra effettivamente che basti poco per rompere questo “equilibrio instabile”. Accanto alla guerra commerciale in atto, contribuisce certamente ad innalzare la volatilità dei mercati anche l’incertezza circa il futuro assetto dell’Europa, in vista delle imminenti elezioni. Sulla base dei sondaggi attualmente disponibili, le elezioni europee potrebbero infatti portare a un Parlamento più frammentato e ad una crescita dei partiti euroscettici, uno scenario che nel breve termine determinerebbe un aumento della volatilità generale del mercato e contribuirebbe a spread più ampi per le obbligazioni societarie e dei paesi periferici, oltre che a tassi d'interesse più bassi sugli attivi ritenuti più sicuri (ad esempio, i Bund tedeschi). Ma volatilità, ricordiamoci bene, non è soltanto un elemento negativo, al contrario, può offrire anche delle opportunità, soprattutto per chi utilizza un PAC rispetto al quale paradossalmente deve sperare che il mercato storni per guadagnare di più nel lungo periodo. La regola generale vuole del resto che dei prezzi volatili offrono maggiori opportunità di trading, ovvero che se le valute, come il dollaro o l’euro, iniziano improvvisamente a salire o scendere di valore in un breve lasso di tempo, si prospettano maggiori opportunità da sfruttare. Da un punto di vista strategico e di asset allocation, in questa fase manterrei le posizioni senza aumentare la parte di portafoglio dedicata al rischio, in modo da sfruttare all’occorrenza i momenti di opportunità.
Continua a leggereNuove frontiere: gli investimenti ESG
Scritto il 02.05.2019Le priorità d’investimento sono in continua mutazione e cresce il numero di investitori preoccupati non solo dai rendimenti dei loro investimenti, ma anche dal fatto che i loro risparmi siano gestiti in modo responsabile. Del resto nella vita di tutti i giorni si è sempre più abituati a riciclare i rifiuti, a utilizzare fonti di energia più pulita e ad adottare pratiche rispettose dell’ambiente, un atteggiamento che inizia ad estendersi anche alle decisioni di investimento. In questo sensosi parla sempre più spesso di costruzione di portafogli ESG, fondati su investimenti “Environmental, Social and Governance”. Ma cosa si intende esattamente con tale locuzione? Ci si riferisce ad un approccio basato sull'analisi del rischio che integra le valutazioni e l’impatto dei fattori ESG in tutto il processo di investimento, dalla ricerca e l’analisi dei fondamentali, alla costruzione e alla manutenzione del portafoglio, alla gestione del rischio. Schematizzando, un portafoglio in linea con i criteri ESG deve superare appunto uno screening sui suddetti tre livelli: 1) Ambientale, relativamente alle emissioni di carbonio eccessive e alla gestione dei rifiuti tossici. 2) Sociale, ovvero sviluppo del capitale umano e gestione della privacy e sicurezza dati personali. 3) Governance, relativamente all’indipendenza del CdA e la remunerazione appropriata dei dirigenti. Del resto, è stata ormai superata da parte delle aziende stesse l’idea che l’applicazione di principi etici obblighi a rinunciare a una parte dei rendimenti, anzi, si è dimostrato esattamente il contrario, ovvero che si possono compiere ottime scelte di investimento senza per questo rinunciare a dei solidi rendimenti nel lungo termine.
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