Simone Sgamma

Simone Sgamma

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BTP Italia, ci difenderà dall’inflazione?

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Scritto il 01.03.2023

L’andamento dei prezzi al consumo, che è stato del 10,1% su base annua nel gennaio scorso, pur essendo in leggera diminuzione, continua a impoverire salari, stipendi e risparmi. L’inflazione attesa per il 2023 è pari al 5,2% per l’indice generale e del 3,2% la componente di fondo, cioè quella depurata dai beni energetici. Sono questi i livelli che si avrebbero a fine anno se, per i prossimi mesi, nei listini dei prezzi sui quali l’inflazione viene calcolata, vi fossero variazioni mensili nulle. Il nuovo Btp Italia, della durata quinquennale, è diretto, come altre offerte in passato, ai singoli risparmiatori e alle famiglie. E si presenta come una sorta di prodotto-simbolo nella nuova strategia, peraltro annunciata anche dalla stessa premier, Giorgia Meloni, di aumentare l’italianità del debito, già comunque per tre quarti domestico. La finalità è quella di proteggerci meglio dall’inflazione anche perché una copertura completa sembrerebbe una promessa troppo azzardata.  Caratteristiche Btp Italia Il Btp Italia di marzo avrà durata di cinque anni e prevede un premio di fedeltà dell’8 per mille per chi lo terrà in portafoglio fino al 2028. Capitale garantito, cedole semestrali e tassazione agevolata al 12,5 per cento. L’inflazione di riferimento è quella dell’indice Foi, calcolato sui prezzi al consumo per operai e impiegati al netto dei tabacchi. Nei Btp Italia la protezione del potere d’acquisto del capitale investito è affidata a un meccanismo apparentemente semplice. Alla fine di ciascun semestre, si calcola la variazione dell’indice dei prezzi nello stesso arco di tempo e quando essa è positiva, viene aggiunta nella stessa misura alla cedola in pagamento ed al capitale nominale investito, ( da precisare che il livello d’indice FOI preso a riferimento è quello di due mesi antecedenti allo stacco cedola) Il Btp Italia del prossimo marzo pagherà la prima cedola a settembre. Se in questo periodo l’indice dei prezzi sarà aumentato, il risparmiatore riceverà una cedola fissa a cui si aggiunge una parte variabile data dalla crescita dell’indice nel periodo di riferimento. Invece nel caso in cui nel semestre successivo l’indice dei prezzi dovesse restare fermo, quel risparmiatore dovrà accontentarsi della cedola nominale prevista, senza alcuna maggiorazione sul capitale. Conviene investire in BTP Italia? Trattandosi di titoli indicizzati all'inflazione e con una garanzia di rimborso certo dell''importo nominale, i rischi nell'investire in tali obbligazioni sono minimi, se non pressoché nulli, tuttavia, i rendimenti connessi e derivanti da tale investimento, potrebbero essere relativamente bassi in caso di coincidenza con livello di indice Foi preso a riferimento. Il titolo è indicizzato all'inflazione e i suoi rendimenti aumentano all'aumentare dell'inflazione, ciò significa anche che decrescono al diminuire dell'inflazione e, stando alle proiezioni e stime comunitarie e della BCE, entro il 2025, i livelli d’ inflazione potrebbero tornare nell'ordine del 3%, con conseguente calo dei rendimenti connessi a questo tipo di BTP. Pertanto, da una parte può essere conveniente in caso di inflazione costante nel tempo dall’altro però potrà essere meno conveniente rispetto ad altri titoli presenti sul mercato che hanno tasso fisso nel caso in cui si venisse a definire uno scenario ad inflazione decrescente. Secondo una mia analisi il titolo merita di essere inserito all’interno del portfolio, cercando però di affiancarlo a titoli di stato e corporate con tasso fisso rilevante.  

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Asta Btp Short Term Febbraio 2023

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Scritto il 21.02.2023

Il Ministero dell'economia e delle finanze ha annunciato una nuova emissione di BTP a breve termine L'asta avrà luogo mercoledì 22 e giovedì 23 Febbraio 2023, con regolamento previsto per venerdì 24 febbraio. Di seguito tutte le caratteristiche del BTP Short Term che verrà emesso a breve. Il BTP  di prossima emissione avrà durata di due anni e scadenza fissata per il 28 marzo 2025. Si tratta della prima tranche di emissione per i BTP Short Term, e molti dei parametri connessi a questo titolo, non sono stati ancora attribuiti. Nello specifico, si legge nella documentazione che, la vita residua è ancora in fase di attribuzione, così come il codice ISIN legato al titolo. Tutti gli altri parametri invece sono stati già definiti. La data di emissione assegnata è fissata al 24 febbraio 2023. Per il BTP Short è prevista una cedola annuale del 3,40% ripartita in due pagamenti semestrali previsti per il 28 marzo e il 28 settembre. La prima cedola verrà pagata il 28 marzo 2023 e ad essa è stato attribuito un tasso cedolare pari allo 0,3005520% corrispondente ad un periodo di 32 giorni su un semestre di 181 cui farà seguito un pagamento ad un tasso lordo del 1.70% versato il 28 settembre 2023.   I titoli verranno messi all’asta per un valore minimo di 3,25 miliardi di euro, fino ad un massimo di 3,75 miliardi di euro, con un importo supplementare pari ad 1,125 miliardi di euro.

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BTP Italia, a marzo una nuova emissione

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Scritto il 13.02.2023

Dal 6 marzo nuova emissione, durata quinquennale, cedole semestrali, tasso minimo garantito e premio fedeltà dello 0,8%. La nuova emissione di BTP Italia si terrà dal 6 al 9 marzo 2023. Lo rende noto il MEF, anticipandone le caratteristiche  I BTP indicizzato all’inflazione sono studiati per gli investitori al dettaglio al fine di concedere una protezione contro l’aumento del livello dei prezzi. Le cedole pagate ogni sei mesi e il capitale sono rivalutati in base all’inflazione italiana misurata dall’Istat attraverso l’indice FOI, con esclusione dei tabacchi. Grazie a tale meccanismo l’investitore semestralmente potrà recuperare la perdita di potere d’acquisto realizzata in quel determinato periodo di riferimento. A scadenza inoltre BTP Italia garantisce la restituzione del capitale nominale sottoscritto. Per chi acquista il prodotto in fase di sottoscrizione e lo detiene fino a scadenza è previsto anche un premio fedeltà dello 0,8%. Emissione e Sottoscrizione  Il nuovo titolo emesso ad inizio marzo verrà collocato in due fasi: la prima fase che va da lunedì 6 a mercoledì 8 marzo sarà riservata ai soli risparmiatori individuali la seconda fase si svolgerà in data 9 marzo e questa viene riservata agli investitori istituzionali Ancora non siamo a conoscenza del tasso minimo garantito il quale verrà comunicato dal Mef in data 3 marzo.  Gli investitori che vorranno sottoscrivere BTP Italia potranno farlo in qualsiasi istituto e il taglio minimo è fissato a 1000 euro con possibilità di acquisto per multipli di 1000. Inoltre se acquistato in emissione non è prevista commissione bancaria e la tassazione dei redditi di capitale e diversi è pari al 12,5%  

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BOT Febbraio 2023, il rendimento supera il 3%

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Scritto il 11.02.2023

Venerdì 10 febbraio 2023 il Ministero dell'economia e delle finanze ha collocato un BOT annuale. Nel dettaglio, la Banca d’Italia ha comunicato che  sono stati collocati tutti i titoli offerti (ISIN IT0005532988) Il rendimento lordo di aggiudicazione è aumentato al 3,179%, che equivale a un prezzo di aggiudicazione di 96,877. Nella precedente asta dei BOT annuali di gennaio 2023 il rendimento dei titoli era stato fissato al 3,086%. Si tratta di un buon rendimento? Un rendimento in area 3% può essere ritenuto inadatto per proteggere dall’andamento dell’inflazione ma andrebbe anche tenuto conto che stiamo parlando di un investimento in un asset,con rischi bassissimi. Per trovare un rendimento del 3% senza assumersi rischi tangibili, bisogna guardare ai conti deposito. Sui conti deposito però c’è una tassazione più alta pari al 26% e allora i BOT 12 mesi la vincono facile avendo una tassazione al 12,5% Pertanto possiamo dedurre che il BOT in questione risulta essere adatto a chi cerca soluzioni dove mettere i risparmi a rischio nullo al fine di ricevere un piccolo rendimento da qui a 12 mesi, riservandosi sempre la possibilità di venderlo prima della scadenza in caso di necessità. Le aste dei prossimi mesi confermeranno questo trend?  Osservando i rendimenti delle ultime emissioni di gennaio e febbraio, possiamo dire che da qui ai prossimi mesi i rendimenti potrebbero muoversi in area 3% mentre andando più in là nel tempo molto probabilmente saranno destinati a scendere sotto alla suddetta percentuale.

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FOCUS BOT E BTP GENNAIO 2023

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Scritto il 27.01.2023

Il Tesoro procede con le nuove emissioni di titoli di stato previste per il 2023, anno che sarà caratterizzato per l’intera area euro da emissioni di titoli di debito con tassi interessanti volti a finanziare le misure a sostegno contro inflazione e caro energia. La seguente settimana ha visto in particolare l’emissione di BTp a 7-10 anni e Btp indicizzato per un volume complessivo di 5 miliardi di euro. Non dobbiamo dimenticare inoltre il BOT a sei mesi che è andato all’asta proprio nella giornata di oggi. Il calendario 2023 si presenta ricco di nuove emissioni. In un momento in cui la BCE continua a fare pressing circa l’aumento dei tassi al fine di scongiurare il rischio inflazione, di contro il boom di emissioni spaventa alcuni investitori. Fatta questa parentesi però bisogna sottolineare che il suddetto contesto di ansia da parte di alcuni risparmiatori e la massiccia emissione di titoli di debito non ha intaccato ad oggi lo spead BTP-Bund. Al tempo stesso va detto che i tassi del BTP decennale hanno superato la soglia del 4% in un contesto nel quale sul mercato dovranno essere inseriti ancora altri titoli di stato. EMISSIONI FLASH DI BTP Il tesoro in una nota ha definito che il 31 gennaioverranno emessi titoli a medio lungo termine. I titoli oggetto d’asta sono: Btp a 5 anni con scadenza 2028 (seconda tranche) per volumi di 3,5-4 miliardi di euro Btp a 10 anni con scadenza 2033 (quinta tranche) per volumi di 3-3,5 miliardi di euro Ccteu a 5 anni scadenza 2026 (diciassettesima tranche) per volumi tra 1-1,5 miliardi di euro. BOT 6 MESI GENNAIO 2023 Per il mese di gennaio il tesoro non ha emesso solo Btp ma anche Bot. Particolare attenzione va data al BOT semestrale emesso nella giornata di oggi. Il titolo avrà un rendimento lordo del 2,822%, decisamente al rialzo rispetto al collocamento avvenuto a fine novembre ( +50 punti base). Va ricordato che il trend rialzista dei rendimenti era stato confermato anche nelle precedenti aste: come quella per avente per oggetto i Bot a 1 anno, con rendimenti che si erano impennati di oltre 40 punti base superando quota 3%.  COME SI COMPORTERA’ IL TESORO NEL 2023 Il Tesoro ha anticipato, riguardo alle emissioni di titoli di stato, che nel 2023 le esigenze di finanziamento saranno determinate dalle scadenze dei titoli in circolazione che, saranno pari al netto dei BOT a poco meno di 260 miliardi di euro. Infatti, per il 2023 si prevedono emissioni lorde complessive di titoli a medio lungo termine in un intervallo tra i 310 ed i 320 miliardi di euro”. Un fenomeno innegabile che sta caratterizzando le prime aste dell’anno è il rialzo dei rendimenti, il quale era largamente atteso da mesi vista l’impennata dei tassi, che ha preso avvio già nell’autunno del 2022 quando gli analisti avevano scommesso su rendimenti fino al 5% nel 2023.  

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Al via l’offerta bond di ENI

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  • Obbligazioni - investimenti obbligaz
Scritto il 16.01.2023

Si apre oggi l'offerta dei primi bond destinati al mercato retail e collegati agli obiettivi di sostenibilità. Il prestito avrà durata di 5 anni per un valore complessivo di 1 miliardo di euro, importo che potrà essere aumentato sino a 2 miliardi in caso di eccesso di domanda da parte degli investitori.  Il  lotto minimo sottoscrivibile è stato fissato a 2.000 euro (pari a 2 obbligazioni), con possibili incrementi pari ad almeno un’ obbligazione, per un valore nominale pari a 1.000 euro ciascuna. La durata dell’obbligazione, è di 5 anni con decorrenza dal prossimo 10 febbraio 2023 e pagherà ai sottoscrittori, annualmente e in via posticipata, interessi a tasso fisso sulla base del tasso "che sarà determinato e comunicato entro 5 giorni lavorativi dalla conclusione del periodo di offerta". Il tasso, specifica Eni, "non potrà essere inferiore al tasso minimo, fissato pari al 4,30%".  I bond, si legge nel prospetto della società, perseguono "l’obiettivo di finanziare eventuali futuri fabbisogni, di mantenere una struttura finanziaria equilibrata e diversificare ulteriormente le fonti finanziarie". In particolare, l’ultima cedola pagabile il 10 febbraio 2028 sarà collegata al conseguimento dei seguenti target di sostenibilità di Eni: riduzione delle emissioni nette di gas serra (Scope 1 e Scope 2) associate alle operazioni del business Upstream. Nello specifico l’obiettivo è di ridurre l’indicatore Net Carbon Footprint Upstream (Scope 1 e 2) ad un valore pari o inferiore a 5,2 MtCO2eq al 31 dicembre 2025 (-65% rispetto alla baseline del 2018);  incremento della capacità installata per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, fino a raggiungere un valore pari o superiore a 5 GW al 31 dicembre 2025. A fronte del raggiungimento da parte di Eni dei target sopra riportati, il tasso di interesse nominale annuo lordo rimarrà invariato "sino alla scadenza delle obbligazioni". "In caso di mancato raggiungimento di anche uno solo dei due target, il tasso di interesse relativo alla cedola pagabile alla data di scadenza (10 febbraio 2028) sarà incrementato dello 0,50%".

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Arriva il nuovo BTP a 20 anni.

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Scritto il 11.01.2023

Il MEF ha annunciato il collocamento sindacato di un nuovo BTP a 20 anni. Lo stesso ministero riporta che l’emissione avverrà nel prossimo futuro e che le banche incaricate al collocamento saranno  Barclays, BNP Paribas, Citibank, Goldman Sachs e Intesa Sanpaolo. Inoltre per la prossima asta del 12 gennaio  il MEF ha già ribadito in una nota che non verranno offerti titoli con scadenza superiore a 10 anni. Il nuovo BTP avrà scadenza 1 settembre 2043, una scadenza per il quale il mercato al momento non possiede in circolazione strumenti analoghi. Il bond in oggetto avrà un rendimento annuo di circa il 4,45% pagato in due cedole una a marzo e l’altra a settembre per un flusso cedolare semestrale pari al 2,25%. Oltre alla cedola l’emissione può risultare interessante anche dal punto di vista “speculativo”. Infatti tra la fine del 2020 e gli inizi del 2021 BTP con scadenza simile offrivano rendimenti molto più bassi ovvero compresi tra 1 e 2%. Un esempio può essere il BTP 2044 che in un contesto di tassi bassi aveva toccato quotazioni superiori a 170. Oggi il valore è sceso di molto a causa della politica di rialzo dei tassi adottata dalla BCE per contenere l’inflazione, ma quando arriveremo al giro di boa e le banche centrali decideranno di ridurre la stretta monetaria le quotazioni torneranno a salire creando un potenziale contesto di crescita per il nuovo BTp che verrà collocato.

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Il fallimento di FTX, colosso delle Criptovalute

Scritto il 17.11.2022

La caduta di FTX uno dei giganti della finanza di ultima generazione rischia di mettere in crisi l’intero sistema delle criptovalute coinvolgendo oltre 1 milione di investitori, fra istituzionali e retail per una perdita totale di circa 30 miliardi di dollari. Solo qualche mese fa il fondatore del terzo Exchange di criptovalute al mondo, FTX, aveva dichiarato al Financial Times che volendo avrebbe potuto anche acquistare un colosso della finanza tradizionale come Goldman Sachs. La notizia del fallimento di FTX ha creato una certa ansia sui mercati finanziari e in particolar modo a quei settori che sono legati alle crypto. Infatti negli ultimi mesi sono stati molteplici i fallimenti di società impegnate nel settore crypto, i quali potrebbero generare un vero e proprio effetto domino. Cosa è accaduto prima del fallimento? Tutto ha preso avvio dal clamoroso fallimento del token Luna, ad aprile, che aveva generato il panico nel mercato e trascinato con sé quattro società, che nel giro di tre mesi hanno dovuto dichiarare bancarotta per insolvenza. Per ironia della sorte, era stato proprio fondatore di FTX in quelle settimane a cercare di tranquillizzare mercati ed investitori, sulla solidità del sistema, proponendosi come garante per gli investitori coinvolti. Inoltre ad inizio novembre Coindesk, aveva espresso dubbi circa la solvibilità di Alameda Research, società controllata da FTX, tanto che la stessa controllante e il suo token FTT sono caduti in una crisi di liquidità. Alla fine FTX è stata costretta a richiedere la protezione dei creditori attraverso il Chapter 11 al fine di gestire l’operatività aziendale. Cosa è successo dopo la caduta del colosso FTX? Nelle ore successive alla notizia Bitcoin e Ethereum hanno ceduto il 15 e 24% in un mercato che negli ultimi mesi ha visto performance negative addirittura del 90%. In tutto ciò anche grandi clienti sono stati coinvolti. Esattamente BlackRock e Sequoia si aggiungono ad un altro milione di investitori rimasti a mani vuote dopo il fallimento della società. Inoltre Sequoia in una nota ha chiaramente specificato ai propri clienti la svalutazione a zero di FTX. D’altronde la stessa FTX negli ultimi mesi era nel mirino della SEC (la società che si occupa del controllo della borsa negli USA), che da tempo chiede al governo e al Congresso una legge che regolamenti un settore, cresciuto a dismisura negli ultimi anni, senza adeguati controlli e regole per garantire investitori e sistema finanziario. Nello scorso marzo il presidente americano Biden ha emanato un ordine esecutivo in cui chiedeva espressamente al Congresso di riunirsi per deliberare sul tema delle regole del settore, che vale più di 2000 miliardi di dollari. Questa richiesta deriva anche dai molteplici fallimenti, tanto che vari governi lavorano per cercare una soluzione volta a ridurre tutte quelle operazioni ai limiti della legalità messe in atto da tali società. Un esempio è il Regno Unito il quale ha vietato l’operatività di Binance sul suolo britannico a causa di carenza di trasparenza operativa. Il fallimento di FTX porterà ad una svolta del mercato crypto che non sarà più quello di prima. Tutti ci interroghiamo sul futuro e su quali azioni verranno messe in campo dalle autorità competenti. Con buona probabilità possiamo già anticipare che l’evento di per sé ha condotto ad una perdita di fiducia delle cryptovalute tanto da portate sempre più investitori ad effettuare domande sulla solidità delle aziende operanti nel settore.

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BTP Italia 2030, un titolo da maxi cedole

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Scritto il 11.11.2022

Nel 2022 l’inflazione in Italia è cresciuta arrivando ad un livello elevato tale da allarmare i risparmiatori. Per proteggerli il tesoro nel mese di giugno 2022 effettuò l’emissione del BTP indicizzato all’inflazione che stando ai dati odierni promette una maxi cedola per coloro che lo hanno sottoscritto. Nel mese di ottobre, l’indice dei prezzi è cresciuto dell’11,9% annuo. Questo è un dato che non si vedeva in Italia da molto tempo, infatti dobbiamo tornare indietro fino al 1984 per trovarne uno più alto. Il contesto attuale preoccupa molto i consumatori ma non i possessori di BTP Italia 2030 ISIN: IT0005497000, i quali sono in attesa di riscuotere a dicembre la loro prima cedola. BTP Italia 2030 è un bond con indicizzazione all’inflazione FOI dell’Istat. Ogni sei mesi il titolo effettua una rivalutazione del capitale e della cedola in base all’andamento del suddetto indice, a cui si aggiunge il rendimento minimo fissato all’ 1,6% annuo. Inoltre per coloro che hanno sottoscritto il prodotto in fase di emissione, il tesoro ha previsto anche un premio fedeltà pari all’1% del capitale investito. Il premio verrà erogato solo ai risparmiatori che deterranno il titolo fino a scadenza in due tranche: lo 0,4% nel giugno 2026 come premio intermedio e il restante 0,6% a scadenza ovvero il 28 giugno 2030. Meccanismo di rivalutazione di BTP Italia Nello specifico, il Tesoro comunicò per il BTp Italia 2030 un indice FOI iniziale di 109,72. Nel mese di settembre, era salito a 113,50. Sulla base del dato preliminare di ottobre, tale indice è salito ulteriormente del 3,5%. Non lo avrebbe immaginato nessuno, tant’è che si tratta di un massimo storico. Dunque, dovremmo attenderci un indice FOI ad ottobre a circa 117,50, in rialzo del 7,1% su base semestrale. Questo significa che i possessori del BTp Italia 2030 avrebbero diritto a una rivalutazione del 7,1%. Su ogni 1.000 euro nominali detenuti in portafogli, incasserebbero 71 euro a titolo di capitale e altri 8,57 euro a titolo di interessi. In totale, 79,57 euro, l’8% del capitale nominale investito. Al netto dell’imposizione fiscale del 12,50%, sarebbe il 7%. La protezione dall’inflazione ci sarebbe quasi tutta. Chiaramente, serviranno i dati ufficiali del Tesoro per trovare conferma per le nostre stime. Forse non a caso, dopo la pubblicazione del dato sull’inflazione, il BTp Italia 2030 ha incrementato anche il suo valore ad oggi pari a 98,4. Malgrado ciò, resta sotto la pari, per cui si continua a poterlo acquistare a sconto rispetto al suo valore di rimborso a scadenza.

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Obbligazioni, quali acquistare contro l’inflazione?

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Scritto il 06.10.2022

Investire in obbligazioni è certamente più sicuro rispetto ai titoli azionari non dal punto di vista della remunerazione ma bensì in termini di sicurezza. Acquistando azioni l’investitore parteciperà al rischio della società emittente, mentre sottoscrivendo obbligazioni presterà denaro che avrà indietro a scadenza insieme a degli interessi periodici. Attenzione; acquistare obbligazioni è rischioso se lo si fa a scatola chiusa. Bisogna conoscere attentamente la situazione dello Stato o dell’azienda per scongiurare l’eventualità che non possa onorare il debito. Nello scenario odierno le obbligazioni continuano ad essere, uno degli strumenti preferiti sia per chi ha un basso profilo di rischio, sia per chi vuole rischiare qualcosa in più. Il settore obbligazionario è uno dei più variegati in cui qualunque investitore può trovare uno strumento che sia in linea con le sue prospettive di rischio-rendimento. Scegliere però le migliori non è affatto facile, proprio perché sul mercato sono presenti prodotti diversi tra loro che possono presentare  diverse prospettive di rendimento ma anche differenti prospettive di rischio Che cosa sono le obbligazioni? L’obbligazione è un titolo di credito “ per chi acquista” e uno di debito “ per chi vende”. Rientrano nei debiti di una società o di uno stato emessi al fine di finanziare  le proprie attività. Chi le acquista ha la garanzia di riscuotere l’ intero capitale a scadenza più gli interessi previsti dal titolo obbligazionario. In italia le obbligazioni si suddividono in due tipologie: OBBLIGAZIONI STATALI, emesse da autorità statali al fine di finanziare la spesa pubblica. OBBLIGAZIONI CORPORATE, emesse da aziende che ricercano capitali per poter finanziare le attività correnti. È sicuro investire in obbligazioni? Parlare di investimenti completamente sicuri non è corretto. Un investimento per sua natura non è mai sicuro, quindi l’investitore dovrà tenere a mente la possibilità di generare un profitto o una perdita. Tuttavia, confrontandosi con esperti del settore si riuscirà a valutare l’affidabilità degli strumenti finanziari da inserire in portafoglio al fine di ridurre il  grado rischio. Obbligazioni indicizzate all’inflazione cosa sono? L’inflazione è un problema crescente soprattutto nell’anno in corso, che sta mettendo a dura prova gli italiani ed i loro investimenti. Le obbligazioni indicizzate all’inflazione offrono rendimenti sull’andamento del tasso d’inflazione proteggendo i risparmi e dando anche la possibilità di generare una rendita attraverso l’aumento dei tassi d’interesse. Questi titoli presentano lo stesso sistema di rimborso dei titoli di stato classici a cui si aggiunge una componente variabile, che cambia proporzionalmente al variare del tasso d’inflazione nazionale.   Le obbligazioni indicizzate all’inflazione italiane Lo stato offre due tipologie di titoli obbligazioni indicizzate all’inflazione. BTP ITALIA: Titolo con indicizzazione all’inflazione italiana. Emesso a giugno 2022 ha durata di 8 anni ed il suo collocamento è mirato al rifinanziamento dell’emergenza Covid-19. Il titolo offre un rendimento minimo dell’1,6% a cui va aggiunto il doppio premio fedeltà dell’1%. A questo si aggiunge anche l’evoluzione dell’inflazione nazionale. BTPi: Titolo indicizzato all’inflazione dell’Eurozona. Ha durata variabile che va dai 18 mesi ai 30 anni con cedole semestrali crescenti dallo 0,1% al 3,2% rivalutate sull’inflazione europea.  Conviene investire in obbligazioni indicizzate? Davanti all’attuale situazione macroeconomica i titoli di stato indicizzati all’inflazione possono essere un ottimo strumento di protezione. Il basso rischio che presentano li rende adatti ad un’ampia fetta d’investitori.  Sono strumenti che premiano in periodi di alta inflazione mentre premiarono molto in caso di deflazione e proprio per questo aspetto bisogna sempre valutare le previsioni d’inflazione in base alla durata delle obbligazioni. Prospettive future Con l’aumento del costo del denaro, dei prezzi, dell’inflazione e con il relativo aumento dei tassi d’interesse le obbligazioni risultano essere interessanti. In particolare modo in Italia, abbiamo degli ottimi prodotti collocati sul mercato secondario, che potranno aiutare gli investitori a superare questo momenti di crisi contendendo le eventuali perdite causate dall’inflazione e dalla conseguente riduzione di potere d’acquisto. Come sempre resto  a disposizione dei lettori di MoneyController per fornire ulteriori informazioni.

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Quale è il prezzo della liquidità?

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Scritto il 29.09.2022

Un pensiero comune che associa una grande fetta di persone è quello di riuscire ad accumulare quanti più soldi possibili sul proprio conto corrente al fine di avere una serenità futura. Questo è un trend in forte ascesa, che ha portato a registrare un aumento di liquidità in conto corrente del +12% negli ultimi due anni. Questa tendenza è stata accentuata anche dal periodo di incertezza che stiamo vivendo che porta sempre più risparmiatori ad evitare i mercati finanziari al fine di non correre troppi rischi. Tutto ciò si traduce come un effetto boomerang, che in un periodo di alta inflazione amplifica l’effetto erosione del potere di acquisto del proprio patrimonio. Perché accantonare liquidità in conto non è la scelta migliore? Parcheggiare somme di denaro in conto corrente non è la scelta più giusta. Osserviamo quali sono le cause che ci conducono ad affermare con certezza questa tesi Rendimento nullo: Il denaro fermo in conto non genera né interessi né rendimenti. Inoltre nel tempo non possiamo beneficiare di una rivalutazione del denaro anzi più che un beneficio possiamo ricevere un danno a discapito del potere d’acquisto. Imposta di bollo: L’ imposta di bollo è dovuta per tutti i depositi che presentano una giacenza media superiore a 5000 euro e costa al cliente 34,20 euro all’anno. Gli investimenti finanziari di contro pagano un’ imposta pari allo 0,2%.  Prelievo forzoso:  Tutti ricordiamo il prelievo del 6 per mille applicato nel 1992 dal governo Amato al fine di ripianare la situazione di bilancio dello stato italiano. Inoltre non sono da escludere anche probabili futuri prelievi forzosi da parte dello stato. Basti considerare che in questo scenario il governo sta applicando varie manovre per contenere il debito pubblico, ma se non saranno sufficienti potrà aprirsi la possibilità di un prelievo sui conti correnti. Inflazione:  Il 2022 è un anno in cui si è registrato un livello medio di inflazione che non si vedeva da almeno un paio di decenni. L’ inflazione in questo contesto storico è una minaccia che ritroviamo tutti i giorni; dalla spesa al supermercato al pagamento delle bollette. Ad oggi anche l’oro bene rifugio per eccellenza non protegge gli investitori. Infatti il suo suo prezzo ha toccato il minimo storico dall’ agosto 2020. Questo accade principalmente perché l’oro in un momento di rialzo dei tassi non genera reddito cosi da renderlo meno appetibile. Infatti gli investitori in uno scenario come questo  possono ottenere rendimenti maggiori attraverso strumenti di stampo obbligazionario. Spese Varie:  Tra queste riportiamo le spese di tenuta conto, l’invio del cartaceo e tutti gli altri servizi che il cliente  paga. Infatti se consideriamo un conto che in media ha un costo di 5 euro al mese, solo di spese tenuta conto il cliente a fine anno pagherà 60 euro che graveranno direttamente sul suo patrimonio. Se a queste aggiungiamo cartaceo, bancomat e carta di credito la spesa sarà sicuramente più elevata. Quali soluzioni? Considerato lo scenario economico attuale, la scelta migliore sarebbe quella di confrontarsi con un consulente finanziario che sappia ascoltare le esigenze e i bisogni del cliente. Ad oggi il mercato offre strumenti con bassissimo rischio che possono coprire o addirittura neutralizzare l’effetto inflazione mantenendo al tempo stesso l’investitore lontano da troppi rischi. Nel caso foste interessati sono disponibile per un appuntamento al fine di ricercare lo strumento adatto alla gestione del vostro patrimonio.

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Quali strategie adottare da qui a fine anno?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 17.09.2022

Oggi troviamo dei mercati molto simili a quelli del mese di luglio. Tutto ciò non sta ad indicare che il periodo estivo è stato un periodo privo di spunti. Durante questi due mesi abbiamo assistito a due differenti fasi di mercato. In una prima fase, in cui c’è stato un recupero dei mercati azionari ed obbligazionari:mediamente del +10 % sull’azionario e con rendimenti in calo di 50-100 punti base nel settore obbligazionario. Invece nella seconda fase si è registrata una forte correzione la quale ha portato le valutazioni azionarie ed obbligazionarie non lontano da quelle registrate ad inizio estate. Durante il mese di luglio si sono accumulati inoltre, timori recessivi a livello globale. In particolare negli USA questi timori, sono stati alimentati tra le altre cose dalla pubblicazione di un PIL negativo per il secondo trimestre consecutivo, cosí da porre le basi per uno scenario da recessione tecnica. D’altro canto in Europa, i timori recessivi sono stati alimentati dall’escalation dei costi energitici. Nonostante la Federal Reserve e La Banca Centrale Europea abbiano segnalato la volontà di contrastare aggressivamente la fiammata inflazionistica in atto, i mercati finanziari di contro hanno ipotizzato che l’atteso brusco rallentamento dell’economia sarebbe stato sufficiente per far rientrare l’inflazione in breve tempo. Nei prossimi mesi l’attenzione delle banche centrali sarà orientata su politiche disposte a sacrificare la crescita economica al fine di far rientrare l’inflazione. Questo dichiarato approccio provocherà sicuramente forte volatilità ed instabilità soprattutto nel mercato azionario e nell’ obbligazionario governativo. Nel contesto di una ipotetica recessione nel prossimo semestre, è possibile che la traiettoria dei rialzi dei tassi di interesse da parte della BCE possa essere meno aggressiva rispetto a quanto ora prezzato dai mercati. I mercati azionari, viceversa, restano vulnerabili. La correzione degli indici fin qui osservata è riconducibile prevalentemente a una revisione legata al rialzo dei tassi di interesse. Il deterioramento del contesto macroeconomico rischia di impattare gli utili societari, su cui è lecito ipotizzare nei prossimi mesi, in un contesto di recessione, anche in importanti ribassi. Pertanto ritengo utile consigliare la costruzione e il ribilanciamento dei portafogli con posizionamenti orientati verso un atteggiamento difensivo, attraverso l’ausilio di professionisti del settore che possano indirizzare l’investitore verso le migliori opportunità presenti sul mercato.

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